LA PRESIDENZA DELLA CAMERA DICE: INDENNITA’ DEI DEPUTATI ITALIANI INFERIORE A QUELLA DEI DEPUTATI DELLA UE”

Pubblicato il 3 gennaio, 2012 in Costume, Politica | Nessun commento »

Comunicato della Camera in risposta al rapporto della commissione Giovannini. “Al netto stipendi da 5.000 euro”

Montecitorio non ci sta, "indennità inferiori ai colleghi Ue"
Roma, 3 gen. (TMNews) – Le indennità dei deputati risultano inferiori a quelle dei colleghi europei. E’ quanto precisa una nota dell’ufficio di presidenza della Camera a proposito del rapporto della commissione Giovannini. I dati dell’organismo guidato del presidente dell’Istat dimostrano, secondo Montecitorio, che i parlamentari italiani hanno stipendi più bassi rispetto ai Paesi più ricchi dell’Unione europea e che i 16mila euro su cui insistono i media sono in realtà cifre lorde. Secondo l’ufficio di presidenza della Camera “va innanzitutto sottolineato – si spiega nella nota – che dalla tabella di comparazione contenuta nella relazione della commissione, che conferma quanto emerso dallo studio effettuato dagli uffici della Camera, si ricava che il costo complessivo sostenuto per i deputati italiani in carica è inferiore rispetto a quello sostenuto dalle assemblee dei Paesi europei con il Pil più elevato”. Montecitorio sostiene anche che “nel documento l’importo dell’indennità spettante ai deputati italiani (pari a 11.283,28 euro) è indicato al lordo delle ritenute previdenziali, fiscali e assistenziali”. Al netto di tali ritenute l’importo dell’indennità parlamentare, secondo i conti di Montecitorio, è pari mediamente a 5.000 euro. “Tale somma – prosegue la nota – si riduce ulteriormente per i deputati che svolgono un’attività lavorativa per la quale percepiscono un reddito uguale o superiore al 15% dell’indennità parlamentare”. “Sono queste, dunque, le cifre cui bisogna guardare per individuare quanto effettivamente viene posto a disposizione dei deputati a titolo di indennità parlamentare”. “Comparando tale dato con quello degli altri Paesi europei – sottolinea l’ufficio di presidenza della Camera – tenendo conto dei differenti regimi fiscali, l’ammontare netto dell’indennità parlamentare erogato ai nostri deputati risulta inferiore rispetto a quello percepito dai componenti di altri Parlamenti presi a riferimento”. FONTE ANSA, 3 GENNAIO 2012, ORE 20,30
…..Il comunicato dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati, cioè di Fini, è eloquente: a ridurre gli stipendi dei nostri deputati e, ovviamente, dei senatori, non “passa manco per la capa” a nessuno, alla luce, si legge fra le riga del comunicato, delle  (non) conclusioni  cui è giunta l’apposita commissione presieduta dal presidente dell’ISTAT. Eravamo stati facili profeti nel commentare le dichiarazioni rese da quest’ultimo nel prevedere che le (non) conclusioni  della commissione avrebbero fornito l’appiglio a questi signori per sottrarsi con l’impudenza e l’arroganza dei prepotenti ai sacrifici che invece sono stati imposti a tutti gli italiani . E siamo stati facili profeti, anzi ancor più profeti, nel preannunciare che a sostenere l’appiglio sarebbe stato lo stesso Fini, l’ex fascista antisistema, ormai sprofondato nel ruolo,  negli agi e nei privilegi della casta, tanto da difenderli con spudorata faccia tosta. Nè possiamo sperare che quel fregnone di Monti, ormai ben calato nel ruolo di pupazzo nelle mani dei “soliti noti” , intervenga con decreto, come ha fatto per tassare, anzi supertassare i lavoratori e i pensionati italiani, per ridurre d’ufficio gli stipendi di questi riscaldasedie: non è stato capace di eliminare i gettoni ai consiglieri circoscrizionali, figuriamoci se gli riesce di avere il necessario coraggio per  intervenire su deputati e senatori. Se lo facess, un secondo dopo se ne va a casa, lui e i suoi ministri da barzelletta. E’ vero che lui non ci rimette poi troppo, anzi ha già visto saldato in anticipo il suo conto, con la nomina a senatore a vita con relativo e congruo compenso, però il piacere di definirsi “il genero della Germania” non lo potrebbe avere più. E allora cosa resta da fare? Una sola cosa. Far sbocciare una primavera mediterranea. Ma questo è un sogno di una notte di inizio d’anno. g.

TAGLIARE GLI STIPENDI AI POLITICI? E’ COME ANDARE SU MARTE.

Pubblicato il 3 gennaio, 2012 in Costume, Il territorio, Politica | Nessun commento »

La Commissione incaricata di indicare i tagli da fare: dati insufficienti a capire come tagliare i costi della politica. Insomma di tagliare gli stipendi dei parlamentari non se ne parla per ora, salvo che Fini e Schifani non mantengano le loro promesse e entro gennaio procedano comunque ai tagli. Vedremo!

La domanda è semplice: si possono tagliare gli stipendi dei parlamentari italiani? La risposta non lo è altrettanto. Secondo Enrico Giovannini, presidente Istat, che guida la Commissione incaricata di valutare la questione, il problema è che sì, i nostri deputati e senatori guadagnano più dei loro colleghi europei.

Ma se in termini di stipendio i nostri politici sono “più costosi”, a rendere più difficile il confronto è il fatto che ad abbassare i costi della politica nostrana sono il numero minore di assistenti, i portaborse e le minori spese aggiuntive.

A denunciare la situazione è il rapporto pubblicato sul sito della Funzione pubblica. Impossibile mettere a paragone la nostra situazione e quella degli altri Paesi dell’Eurozona. Difficile anche il lavoro della Commissione incaricata di occuparsi della questione, istituita già dal governo Berlusconi, che denuncia il troppo poco tempo a disposizione per giungere a un verdetto, che era atteso entro il 31 dicembre.

Qualche dato? L’indennità parlamentare per i deputati in Italia è di 11.283 euro, contro i 7.100 della Francia, gli 8.500 dei Paesi Bassi e i 2.813 della Spagna. E se le cifre in Italia sono già alte, all’indennità si deve aggiungere una diaria da 3.500 euro. Ma se le cifre italiane sembrano sproporzionate, è anche vero che non tengono conto delle minori spese accessorie.

In Italia ogni mese i deputati spendono in spese di segreteria e rappresentanza circa 3.690 euro, una cifra sensibilmente inferiore ai 9.100 che i francesi spendono per i collaboratori.

La camera dei deputati

Diversa la situazione in Austria e Germania. Nel primo caso i portaborse sono dipendenti della Camera, mentre nel secondo vengono pagati dal Parlamento, per un totale di 14.700 euro.

Non solo: ai politici di casa nostra vanno anche 1.331,7 euro per i trasporti, nonostante la possibilità di viaggiare gratis su treni, autostrade, navi e aerei, 258,2 euro per le spese telefoniche e 41,7 euro per la dotazione informatica. Molto diversa la situazione francese. I politici d’oltralpe percepiscono 6.412 per le spese di rappresentanza, ma non prendono nessuna diaria, che gli permetta di pagarsi un affitto nella capitale. Hanno però la possibilità di accedere ad alloggi a tariffe agevolate. Inoltre non hanno nessun rimborso per i trasporti, bensì un carnet di biglietti che gli consentono 40 viaggi da Parigi al proprio collegio d’appartenenza e una carta ferroviaria con sconti ulteriori.

E ad essere sproporzionato rispetto alla media europea è anche il vitalizio che ogni parlamentare riceve dopo cinque anni di mandato, ora sostituito dalla pensione con metodo contributivo, pari a 2.486 euro al mese. Per lo stesso periodo in Francia vengono corrisposti ai parlamentari 780 euro con un versamento del 10,5% dell’indennità legislativa.Ma la Commissione denuncia: “I dati raccolti sono del tutto provvisori e di qualità insufficiente per una utilizzazione ai fini indicati dalla legge“. Ovvero insufficienti perché si possa capire se, come e dove tagliare i costi della politica. Non è bastato “l’impegno profuso“, soprattutto “tenendo conto dell’estrema delicatezza del compito ad essa affidato, nonchè delle attese dell’opinione pubblica sui suoi risultati“, che non ha messo la Commissione “in condizione di effettuare il calcolo di nessuna delle medie di riferimento con l’accuratezza richiesta dalla normativa“. Andrea Cortellari, Il Giuornale, 3 gennaio 2012

……..E voilà! Per tagliare le pensioni, imporre le tasse, aumentare la benzina, e tutti gli altri aumenti che sono già scattati  da ieri l’altro senza nessuna preoccupazione per milioni di persone che se prima non potevano arrivare alla quata settimana del mese ora non sanno come arrivare alla seconda, non vi sono nè dubbi, nè incertezze; invece  per tagliare gli stipendi, le indennità, i benefit e i privilegi dei nostri parlamentari,  incapaci sinanche di esprimere un governo politico e ridottisi a subire i burocrati che magari essi stessi hanno aiutato a far carriera, non c’è commissione che sia capace di districarsi nella giungla deegli stipoendi europei.  Il presidente della commissione incarica di proorre i tagli,  che è anche presidente dell’Istat, ha fatto sapere che è difficile stabilire come e di quanto tagliare gli stipendi di loro signori. E ci pare sia  l’ennesima presa per i fondelli degli italiani da parte della casta. Vedremo se difronte a tale siffatta (e molta dubbia) dichiarazione di impotenza,  i due presidenti delle Camere, Fini e Schifani, sapranno mantenere il loro impegno di poche settimane fa quando hanno assicurato che se la commissione non avesse concluso i lavori, avrebbero provveduto loro  due entro gennaio. Non voremmo essere facile profeti ma si insinua il dubbio del solito sofisma nei quali è maestro più che Schifani, Fini, il quale potrebbe essere tentato dal distinguere tra conclusione dei lavori (che c’è stata ) e  esito  degli stessi che invece non ci sono. Per cui in mancanza di esiti non si può procedere…e gli stipendi della casta continueranno ad essere salvi e noi tutti rimarremo cornuti e gabbati.g

TUTTE LE 50 TASSE DI MONTI. E A PAGARE SONO GLI ONESTI.

Pubblicato il 2 gennaio, 2012 in Economia, Politica | Nessun commento »

Ecco l’elenco di tutti i balzelli del governo tecnico. Dall’Iva al canone, dalla benzina alle rendite: non vengono colpiti i privilegi della Casta

Tutte le 50 tasse di Monti A pagare sono gli onesti

Pdl, Pd e Terzo Polo forse non lo sapevano, ma con il loro voto di fiducia hanno detto sì a 50 tasse. La «salva Italia», il Milleproroghe e gli aumenti accordati da governo o Authority nelle ultime ore hanno fatto salire il conto degli italiani. Tra una salassata e l’altra i contribuenti perderanno uno stipendio. Massacrati gli onesti e risparmiati i parassiti e la Casta. Sulla carta gli aumenti sono 28,  in realtà sono più di cinquanta. Ecco i rincari,  da oggi in vigore.

1) CASA – Da quest’anno scatta l’Imu, l’imposta municipale sugli immobili. Due le aliquote: 0,4 per mille sulla prima abitazione, 0,76 per mille sulle altre case di proprietà.
2) RENDITE – L’Imu  garantirà un maggior gettito rispetto alla vecchia Ici, grazie all’ampliamento della base imponibile attraverso l’aumento fino al 60% dei moltiplicatori previsti per i fabbricati iscritti al Catasto.
3) IRPEF – Il governo ha bloccato l’aumento delle aliquote, ma ha concesso alle Regioni la possibilità di aumentare l’addizionale dallo 0,9% all’1,23%.
4) IMMOBILI ALL’ESTERO – Introdotta un’imposta ordinaria sul valore delle abitazioni detenute all’estero dalle persone fisiche. Il costo? Pari a quella dovuta sugli immobili tenuti in Italia. Previsto comunque un credito d’imposta per le eventuali imposte patrimoniali dovute nel Paese in cui gli immobili sono situati.
5) BOLLO SUI CONTI – Scatta l’imposta di bollo per le comunicazioni relative a strumenti e prodotti finanziari: sarà dell’1 per mille nel 2012 e dell’1,5 per mille a partire dal 2013. L’applicazione dell’aliquota proporzionale è estesa:
5-a) alle gestioni patrimoniale
5-b) alle quote di fondi di investimento italiani ed esteri
5-c) alle polizze vita
5-d) ai buoni fruttiferi postali per i quali, tuttavia, è stabilita una soglia di esenzione qualora il valore non superi i 5mila euro
6) ESTRATTI CONTO – Il bollo sugli estratti conto e i rendiconti dei libretti di risparmio resta a 34,2 euro per le persone fisiche. Sale invece a 100 euro se il cliente non è una persona fisica.
7) IMPOSTA SULL’ESTERO – Introdotta un’imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero dalle persone fisiche. Si applica con le stesse aliquote della nuova imposta di bollo sulle attività detenute in Italia.
8) IMPOSTA SULLO SCUDO – Nuova imposta di bollo sulle attività finanziarie “scudate” per continuare a mantenere l’anonimato col Fisco italiano: l’imposta è fissata al 10 per mille per quest’anno, al 13,5 per mille per il 2013 e al 4 per mille a partire dal 2014
9) UNA TANTUM SULLO SCUDO – Solo per quest’anno è istituita un’imposta straordinaria del 10 per mille sulle attività finanziarie “scudate” che, alla data del 6 dicembre 2011, sono state prelevate o liquidate.
10) TASSA SULL’AUTO – Addizionale erariale alla tassa automobilistica regionale, da versare allo Stato, sulle auto di potenza superiore ai 185 Kw: sono 20 euro per ogni chilowatt che supera il limite.
11) TASSA SULLA BARCA – Prevista un balzello sullo stazionamento, navigazione, ancoraggio e rimestaggio per le unità da diporto che stazionano nei porti nazionali o navighino nelle acque italiane: si va dai 5 euro al giorno per le piccole imbarcazioni, fino a 703 euro per le navi superiori ai 64 metri.
12) TASSA SUGLI AEREI – Nasce un’imposta erariale sugli aeromobili:  si va da 1,5 euro al chilo (per gli aerei fino a mille chili) a 7,55 euro al chilo (per gli aerei superiori a 10000 chili).
13) ACCISA BENZINA – Aumenta l’accisa sulla benzina (con inevitabile rincaro dell’Iva e quindi del prezzo finale) di 8,2 centesimi al litro
13-a) Da ieri rincaro dell’accisa sui carburanti in Piemonte: 5 centesimi, che diventano 6,1 col rincaro l’Iva
13-b) Aumenta l’accisa in Liguria: 5 cent, quindi 6,1 cent (contando pure l’Iva)
13-c) Rincara di 7,6 centesimi l’accisa nelle Marche: il prezzo finale sale così di 9,1 centesimi.
13-d) Carburante più caro anche in Toscana: +5 cent,  +6,1 considerando la solita  Iva.
13-e) Accisa più consistente pure in Umbria: +3,4 cent, prezzo finale +4,1 centesimi.
13-f) Rincari legati ai carburanti anche in Lazio: l’accisa fa un balzo di 2,6 cent, aumentando il pieno di altri 3,1 cent al litro.
14) ACCISA GASOLIO – L’accisa sul gasolio è già aumentata di 11,2 centesimi al litro.
15) ACCISA GPL - Non si salva nemmeno il gpl, la cui accisa sale di 2,6 centesimi.
16) PIÙ IVA/1 – Dal 1° ottobre è disposto un incremento di due percentuali dell’aliquota Iva ridotta, che salirà dal 10 al 12%.
17) PIÙ IVA/2 – Sempre dal  1° ottobre rincarerà (dopo l’aumento dello scorso settembre) l’aliquota ordinaria dell’Iva: passerà dal 21 al 23%.
18) TASSA SUI RIFIUTI – Alla tariffa per il servizio rifiuti si applica una maggiorazione pari a 0,3 euro per metro quadrato di superficie (elevabile dal Comune fino a 0,4 euro). Il tributo dovrebbe comunque scattare nel 2013.
19) MENO PENSIONE – Saranno indicizzate all’inflazione solo le pensioni fino a 1.400 euro. Di fatto, gli assegni superiori subiranno una specie di tassazione, ovvero il mancato adeguamento del trattamento all’aumento del costo della vita.
20) CONTRIBUTI AUTONOMI – Salgono le aliquote contributive per coltivatori diretti, artigiani, commercianti e autonomi: aumenteranno dell’1,3% quest’anno, poi l’incremento sarà dello 0,45% fino ad arrivare ad un’aliquota del 24%.
21) AUTONOMI SEPARATI – Aumentano di uno 0,3% l’anno (fino a raggiungere un’aliquota del 22%) i contributi per gli autonomi iscritti alla gestione separata Inps.
22) TASSA SUL TFR – Per la quota superiore al milione di euro del trattamento di fine rapporto si applicherà l’aliquota massima Irpef del 43%.
23) PENSIONI D’ORO – Arriva un prelievo del 15% sugli assegni previdenziali che superano i 200mila euro.
24) CARO TABACCO – Nessun aumento del prezzo delle sigarette. Aumentano le accise solo sul tabacco trinciato ovvero quello venduto in buste per preparare manualmente le sigarette.
25) CANONE RAI – Il canone Rai aumenta anche quest’anno. Entro il 31 gennaio bisognerà versare la somma di 112 euro: 1,5 euro in più rispetto al 2011.
26) PEDAGGI – L’ultimo giorno dell’anno sono stati decisi gli aumenti dei pedaggi autostradali in vigore già da ieri. Ecco i rincari tratta per tratta:
26-a) Autostrade Meridionali: +0,31%
26-b) Autostrade del Brennero: +1,22%
26-c) Torino-Savona: +1,47%
26-d) Milano-Serravalle: +1,85%
26-e) Tangenziale di Napoli: +3,49%
26-f) Autostrade per l’Italia: +3,51%
26-g) (Sitaf) barriera di Bruere +4,15%; barriera di Salbertrand +5,12%; barriere di Avigliana +5,62%
26-h) Società autostrada Tirrenica: +4,82%
26-i) Autostrada dei Fiori: +5,22%
26-l) Autostrade Centro Padane: +5,62%
26-m) Società autostradale Ligure Toscana: +5,68%
26-n) Autostrade Torino-Ivrea: +6,66%)
26-o) (Satap) Torino-Novara Est +6,32%; Novara est-Milano +6,8%
26-p) Strada dei Parchi: +8,06%
26-q) Brescia-Padova: +7,45%
26-r) Autocamionale della Cisa: +8,17%
26-s) Satap, tronco A21: +9,7%
26-t) Società autostrade valdostane: +11,75%
26-u) Autovie Venete: +12,93%
26-v) Raccordo autostradale della Valle d’Aosta: +14,17%
27) BOLLETTE GAS – L’Autorità per l’energia (e il governo non l’ha fermata, come invece è successo in Spagna) ha deciso un rincaro del 2,7% per la tariffa del gas
28) BOLLETTE LUCE – Sempre l’Authority ha aumentato del 4,9% la tariffa elettrica. di Giuliano Zulin, Libero 2 gennaio 2011

VENDOLAE’ UN ROBIN HOOD AL CONTRARIO: RUBA AI PUGLIESI POVERI PER RESTARE RICCO LUI

Pubblicato il 2 gennaio, 2012 in Il territorio, Politica | Nessun commento »

In Puglia la mazzata peggiore per l’addizionale regionale Irpef. Il governatore e leader di Sel l’ha portata all’1,73%

Vendola Arriva Nichi, Robin Hood al contrario: ruba ai pugliesi poveri per restare ricco lui

Il giorno prima del varo del decreto salva-Italia il Governatore della Puglia, Nichi Vendola, è uscito quasi trionfante dal vertice delle Regioni con il premier, Mario Monti. A sentire lui aveva sventato il taglio dei trasferimenti del Fondo sanitario nazionale alle Regioni, limitando assai i danni per la sua Puglia. Vero che nel decreto legge c’era un aumento dell’aliquota base dell’Irpef regionale dallo 0,90% all’1,23%, ma per i pugliesi questo avrebbe significato assai poco: proprio Vendola alla vigilia dell’estate aveva aumentato quell’aliquota per il 2011 portandola all’1,20%: la variazione avrebbe dovuto essere leggerissima (0,03%). Tanto che il suo assessore al Bilancio, Michele Pelillo, si è lasciato andare a dichiarazioni stampa rassicuranti: «Avendo già deciso gli aumenti, la Puglia lascerà inalterate le addizionali».

I contribuenti devono avere sorriso e perfino applaudito, poverini. Non sapendo che il linguaggio dei politici deve sempre essere interpretato. Solo due settimane più tardi i pugliesi hanno scoperto l’amara verità: non solo la nuova aliquota base per loro non è dell’1,23%, essendo salita all’1,53%, ma la stangata è soprattutto sui redditi bassi ed è perfino più tenue su quelli medio-alti, per cui la nuova aliquota è dell’1,73%. Nel 2010 infatti la Puglia aveva due addizionali regionali Irpef: una dello 0,90% fino a 28 mila euro di reddito complessivo, e una dell’1,40% da quella cifra in su, senza distinzione fra redditi medio-bassi, medi, medio-alti, alti e super-alti. Secondo la divisione tradizionale in queste categorie per altro Vendola appartiene alla tranche dei redditi alti (circa 14 mila euro al mese), risparmiata dalla sua manovra. Nel giro di un solo anno infatti l’addizionale regionale pugliese è cresciuta del 70% sui redditi bassi e perfino su quelli inferiori ai mille euro lordi al mese.

Per chi guadagna anche ventimila euro netti al mese invece la scure fiscale di Vendola è stata assai più comprensiva: l’aumento è stato del 23,6% rispetto al 2010. E certo l’idea che nella Regione del governatore rosso che più rosso non si può vengano presi a ceffoni i poverelli e trattati con i guanti i ricchi, fa una certa impressione. Tanto più che Vendola aveva tutti i poteri di legge per compensare le entrate diminuendo su redditi bassi e bassissimi (ad esempio fino ai 10-15 mila euro) l’aliquota base fino allo 0,73%, e diversificando le aliquote a seconda dei redditi (1,40 fra 15 e 28 mila e 1,73 come ha fatto da lì in su). Perché abbia fatto l’esatto opposto di quanto professato in centinaia di comizi, interviste e discorsi vari, Vendola l’ha fatto capire per la prima volta durante una delle ultime puntate della trasmissione Servizio pubblico di Michele Santoro: «Perché ho tassato anche i redditi al di sotto dei 15 mila euro? Perché sopra i 15 mila non si becca nulla». Verità un po’ disarmante, e a dire il vero anche ampiamente disarmata da quel che avviene in altre Regioni. I poveri sono trattati meglio di quanto non faccia Vendola in Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Liguria, Piemonte, Umbria, Veneto, Toscana, Sardegna, Basilicata, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Valle D’Aosta. Quasi dappertutto, quindi.  Franco Bechis, Libero, 2 gennaio 2011

AGENZIA DI VIAGGI NIKI VENDOLA. UNA MISSIONE OGNI 5 GIORNI

Pubblicato il 2 gennaio, 2012 in Il territorio, Politica | Nessun commento »

Nel 2011 per Vendola e gli assessori della Puglia trasferte da New York a Sidney. La spesa? 784mila euro

Bisogna ammetterlo: da quando c’è Nichi Vendola, la regione Puglia viaggia. Soprattutto il suo presidente: macina migliaia di chilometri, al prezzo di decine di migliaia di euro.

Nichi Vendola, leader del Sel

Ecco perché andrebbe completata la frase con cui il governatore ha varato il bilancio 2012: «Con la crisi quest’anno abbiamo avuto tutti l’idea di essere malati e privati di qualcosa». Tutti privati, tranne lui. La crisi non ha impedito a Nichi di impegnarsi febbrilmente nelle missioni all’estero, quei viaggi fatti in nome (e a spese) del contribuente all’insegna di una diplomazia estera che manco l’Onu. In un anno sono state firmate 67 delibere per autorizzare un’ottantina di missioni fatte dal presidente della Regione, dagli assessori della giunta, e dai funzionari dell’ente. A sfogliare le delibere del 2011 si riceve un’impressione netta: la Regione Puglia è più animata di un porto di mare, ogni cinque giorni in media qualcuno ha fatto le valigie ed è partito.

Tra gli ultimi viaggi che hanno trovato una copertura finanziaria c’è quello che Vendola ha fatto in Cina dal 7 al 14 novembre. Obiettivo della missione: rafforzare la cooperazione tra la provincia del Guangdong e le organizzazioni pugliesi del settore green economy. Vendola, come un novello Marco Polo si è incamminato lungo la via della seta in compagnia di Francesco Manna, suo capo di Gabinetto per un viaggio che è costato in tutto 24mila euro. «È importante essere qui in Cina, – ha commentato il governatore pugliese – perché è terra di innovazione e di prodigi». E in effetti prodigiosa è anche la cifra che Nichi e il suo accompagnatore sono riusciti a spendere per soggiornare negli alberghi del Guangdong e di Hangzhou, la seconda meta del pellegrinaggio cinese: 6.690 euro in tutto. Vale a dire in media 477 euro a testa per ogni notte passata nel Paese del dragone. E se le spese per il pernottamento fanno pensare a un trattamento da nababbo, quelle aeree non sono da meno: Vendola e Manna hanno speso infatti 6.371 euro.

Per capire i prodigiosi sviluppi dell’intesa tra Vendola e il Guangdong bisognerà aspettare, ma il leader Sel oltre a essere un navigatore è anche un sognatore. In Cina infatti ha avuto una visione e ha fatto una promessa: «Sogno un mondo in cui è possibile che migliaia di studenti pugliesi possano laurearsi qua e migliaia di studenti cinesi vengano a studiare in Puglia». Per questo ha raggiunto un accordo con la provincia cinese per istituire a Bari una sede dell’Istituto Confucio, il nono in Italia. Proprio quello che ci voleva.

La Regione Puglia è un faro di alacrità nel pianificare le missioni, un tour operator dalle innumerevoli risorse organizzative. E soprattutto economiche: a maggio è stata firmata la delibera per approvare la spesa di 784mila euro da destinare alle missioni. Magari Vendola dirà che è sempre meno del Milione di Marco Polo, chissà se i suoi elettori saranno d’accordo. L’ente spende in media più di duemila euro al giorno per far viaggiare il proprio presidente, gli assessori e i funzionari.

Di queste risorse, 675mila euro sono destinate proprio alle missioni all’estero: dalla sede della Regione Puglia non c’è angolo di mondo che non si possa raggiungere, New York, Sidney, Londra, Parigi, Siviglia sono solo alcune delle moltissime mete dei globetrotter pugliesi. E poi ci sono i viaggi tra Bruxelles e Bari, perché i funzionari devono raggiungere la città pugliese dall’ambasciata regionale in Belgio: 500 metri quadri in Rue de Throne che la Regione ha pagato 2milioni di euro. «Sarà un polo di accoglienza per tutta la comunità pugliese con pavimenti in pietra di Trani e decori di marmo della Murgia» aveva assicurato Vendola. Di certo, sui pavimenti destinati alle suole della comunità scorrono via veloci anche i trolley dei dirigenti in partenza per Bari. Il Giornale, 2 gennaio 2011

.…………..Ovviamente il Niki, profeta della gente povera, saprà trovare le parole giuste per spiegare che tutti quei soldi in viaggio, compreso quello in Cina, come Craxi un ventennio fa, li ha spesi per studiare da vicino come fare per aiutare i derelitti pugliesi ai quali vende tanto fumo quanto ne producono tutte le fabbriche del mondo messe assieme. Naturalmente senza arrosto, perchè l’arrosto è riservato a lui e ai suoi colleghi consiglieri regionali che hanno si modificato le norme sul vitalizio ma con decorrenza 2020. Perchè loro non sono fessi:le regole decorerranno per gli altri, mica per se stessi. Naturalmente il Niki troverà chi lo difenderà, anzi un particolare avvocato d’ufficio già ce l’ha. E’ il presidente della provincia di Bari, il noto Schiuttli che un giorno conciona e l’altro pure, il quale sulla Gazzetta di oggi ha trovato il modo di bastonare,a parole, ovviamente, quanti hanno criticato l’ingenrenza del Niki nella nomina di un primario medico  al San Paolo, il prof. Sardelli, a favore  del quale, secondo la testimonianza resa ai PM dall’ex lady di ferro della sanità pugliese, Lea Coserntino, furono riaperti i termini di un concorso  poi vinto dallo stesso Sardelli. “Ha fatto benissimo Vendola, ha tuonato il nuovo Catilina Schittulli, perchè Sardelli è bravo, parola mia che l’ho visto curare mio padre”. Il punto è, ma lo dimentica Schittulli che tuona contro gli sprechi e gli abusi quando riguardano gli altri,  che non è in discussione la bravura di questo o quello, il punto è che sono in discussione le regole che o ci sono o non ci sono e se ci sono debbono valere per tutti, compreso Niki e Sardelli. Ma Schittulli che vede all’orrizzonte sfumare il sogno di divenire il nuovo Garibaldi in salsa pugliese, sogna di diventare almeno sindaco di Bari dopo Emiliano. Per questo….lecca lecca a Vendola. g.

LA PRIMAVERA MAI ARRIVATA. I “NUOVI LEADER PEGGIO DEI RAIS”

Pubblicato il 2 gennaio, 2012 in Costume, Politica, Storia | Nessun commento »

Dal Cairo a Tunisi a Bengasi, piazze ancora in rivolta: ieri contro i tiranni, oggi contro chi li ha rimpiazzati

La chiamavano primavera,ma quest’anno non arriverà. La stagione delle illusioni se n’è andata,ha lasciato posto allo sconforto di una rivoluzione mai germogliata. Lo dicono a Sidi Bouzit dove la fiammata e il sacrificio del venditore ambulante Mohammed Bouazizi accese la rivolta tunisina. Lo ripetono le folle egiziane di piazza Tahrir. Lo gridano qui a Maidan Al Shajara, la Piazza dell’Albero nel cuore di Bengasi dove i lavoratori neri in tuta e caschetto giallo fedeli a Gheddafi randellarono i dimostranti dando vita alla leggenda dei mercenari al soldo del raìs.

Dieci mesi dopo la piazza è di nuovo piena con i sacchi a pelo srotolati e le tende coperte di murales. Ci sono gli invalidi di guerra con i moncherini fasciati. Ci sono i reduci in mimetica e scarponi, gli intellettuali verbosi, gli arrabbiati cronici. Tutti di nuovo in piazza. Tutti di nuovo a gridare slogan al cielo. Tutti pronti a inveire contro i nuovi «raìs». Ibrahim Musmari ha 25 anni compiuti da poco. Le due gambe dilaniate da un razzo esploso davanti alla sua jeep sono rimaste su una duna di Brega. Fino a una settimana prima era solo un fabbro. Raccoglieva ferraglia, la plasmava tra incudine e martello e ci ricavava quel che bastava per vivere. Poi ha imbracciato il kalashinikov, s’è sentito un eroe. «Quando mi svegliai all’ospedale e scoprii di essere vivo mi arrabbiai. Avrei preferito essere già in paradiso. Gli amici mi dissero “sii felice, ora sei un eroe hai dato metà di te per la rivoluzione”.Mi mandarono a curarmi in Qatar e poi in Grecia. Non avevo più le gambe ma tutti mi aiutavano. Poi hanno ucciso Gheddafi e io mi sono ritrovato qui a Bengasi, senza un soldo, senza un sussidio, senza un grazie. Non sono più né martire, né eroe. Sono solo un rottame. Sono come quei pezzi di ferro con cui mi guadagnavo da vivere. Mi hanno usato e venduto ».

Dietro alla carrozzella dell’invalido si fan largo le urla di Mararfel Sway. Ha 50 anni, dirige un sindacato e nonostante cammini ancora sulle proprie gambe sembra molto più infuriato del povero Ibrahim. «Perché grido? Perché urlo? Leggiti quei 18 punti – sbraita puntando il dito contro il manifesto appeso a un palazzo – vogliamo che il Cnt (Consiglio Nazionale di Transizione) ci dica come usa i soldi del petrolio, vogliamo sapere quando ci sarà un’elezione e come gestiranno il nostro futuro. A dieci mesi dalla rivoluzione non conosciamo neppure i nomi di tutti i componenti del Cnt, l’identità di molti continua ad esser segreta… e sai perché? Perché sono gli stessi che controllavano soldi e istituzioni con Gheddafi».

Anche tra i giovani ritornati nella Piazza dell’Albero il refrain più di moda è trasparenza.

«Il potere del Cnt è oscuro come una finestra infangata- s’infervora il 23enne Mohammad Albajenie. A febbraio bivaccava nelle tende dei Giovani per il Cambiamento piantate davanti al tribunale,sognava l’eldorado petrolifero di una Libia trasformata in nuova Dubai. Ora per pagarsi l’università lavora in un supermercato e la sera corre in piazza per urlare la propria delusione: «Ci hanno promesso la democrazia perché non si dimettono? Non sono stati né scelti né eletti, sono lì solo perché erano gli unici a disposizione, devono andarsene a casa, vogliamo un Cnt eletto dal popolo».

La rabbia di Maidan Al Shajara a Bengasi è la stessa respirata due settimane fa a Sidi Bouzit in Tunisia. Nell’epicentro di tutte le rivolte arabe del 2011 Moez e gli altri colleghi del carrettiere martire Mohammed Bouazizi, ripetono in coro un solo concetto. «Lui è morto e ci ha regalato la libertà di protestare, ma quelli arrivati dopo Ben Alì non ci hanno ancora dato né lavoro né dignità. Qui la rivoluzione è solo uno slogan, tutti lo ripetono ma quando fanno i conti con il portafoglio scoprono di esser poveri come prima».
Un’identica frustrazione dilaga tra i tavolini del quartiere Bursa, la retrovia di piazza Tahrir dove i rivoluzionari della prima ora, i ragazzi e le ragazze ammaliati dal sogno di un Egitto democratico, laico e liberale fanno i conti con il tradimenti degli islamici e i fucili dei militari.

Alaa Alja, 22 anni, ti mostra i quindici punti di sutura nascosti sotto la fascia azzurra annodata sul capo. «Li vedi questi? I militari ci hanno tirato dei mattoni dall’alto di un palazzo, intorno a me i miei amici sono morti colpiti dai proiettili. In piazza quella sera c’eravamo solo noi. I Fratelli Musulmani, i salafiti, gli islamici ormai pensano solo alle elezioni e al potere. Ci hanno usati per cacciare Mubarak e ora lasciano che i militari ci facciano fuori. La rivoluzione un anno fa era un sogno, ora è solo un ricordo dal gusto amaro». Il Giornale, 2 gennaio 2012

.………….E’ un film già visto più e più volte.  Potremmo citare centinaia di esempi. Ne facciamo uno solo. Alla caduta del fascismo furono tanti i gerarchi  che smessa la sahariana si affrettarono ad indossare la nuova divisa, e ancor di più furono  gli adulatori che si inventarono antifascisti e ripresero ad adulare, ora  i nuovi potenti. Quindi niente di nuovo sotto il sole. g.

E’ STATA LA CULONA, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 31 dicembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Quando si dice che non tutte le ciambelle riescono col buco. E dire che quella confezionata da Napolitano per fare fuori Berlusconi già era poco credibile a caldo.

Troppe mani avevano partecipato all’impasto e alla lievitazione, dentro e fuori l’allora maggioranza. Poco credibile quella necessità di urgenza assoluta finita nel dimenticatoio un minuto dopo il giuramento del governo Monti. Troppo oscuro il percorso che aveva portato alla scelta di quei ministri così tecnici ma così ammanicati con poteri altri dalla politica. Ieri si è scoperto che la farina non veniva dal nostro sacco, ma da quello della Merkel. Lo svela il quotidiano Wall Street Journal , che racconta di una telefonata tenuta segreta fatta il 20 ottobre a Napolitano nella quale la cancelliera tedesca chiede con forza l’allontanamento di Berlusconi e in cambio promette aiuto e comprensione per l’Italia.Non sappiamo che assicurazioni abbia avuto da Napolitano, certo è che solo quattro giorni dopo, il 24 ottobre, la cancelliera si sentiva certa che Berlusconi era finito, al punto da ridere di lui durante la conferenza stampa del G8 insieme al sodale Sarkozy.

Passano due settimane e la Merkel è accontentata. Napolitano nomina Monti senatore a vita. È lo stesso Monti che ha raccontato come è andata: «Ero a Berlino e ho ricevuto una telefonata del Quirinale che…». A Berlino? Ma guarda la coincidenza. Ovviamente ci sarà una spiegazione anche a questo, speriamo che non sia come quella data ieri da Napolitano sulla telefonata: sì, c’è stata, ma abbiamo parlato d’altro. Già, del tempo o forse della comune fascinazione giovanile per il comunismo: lei in carriera nella Germania dell’Est, lui a stendere comunicati a favore dell’invasione russa dell’Ungheria e contro il Nobel al dissidente Sacharov.

Insomma, in ottobre il Paese non era in pericolo, non più di quanto lo sia adesso. Altri interessi hanno portato alla sceneggiata istituzionale. Quelli del comunista Napolitano sono ovvi e noti. Quelli della Merkel meno. Non credo che la signora si sia vendicata per aver appreso da una intercettazione illegale che Berlusconi la chiamava in privato, e da buon cronista, «la culona». No, credo che più che la signora abbia circuito, insieme a mister Obama e a Sarkozy, nonno Napolitano per piegare l’Italia al loro volere su questioni altre, tipo Libia, asse con Putin, oleodotti e altri mega affari.

Ma su questo ne sapremo di più alla prossima telefonata con gli ordini per Quirinale e Palazzo Chigi. Alessandro Sallusti, Il Giornale 31 dicembre 2011

.……………..L’anno si chiude con questa “bella” notizia, quella svelata dalla stampa americana secondo cui quella di Berlusconi sarebbe stata una vera e propria defenestrazione chiesta dalla Merkel a Napolitano e da questi eseguita. Sulla vicenda, che il colle sul quale regna Giorgio 1°  s’è precipitato a smentire,  infuria la polemica e la Lega, per bocca di Calderoli,  che come riferisce Sallusti svela retroscena inquietanti, chiede che venga istiuita una commissione d’inchiesta che faccia luce e sopratutto faccia verità. Non crediamo molto alle commissioni di inchiesta e non ci interessano tra 30 anni le pasticciate conclusioni. Restiamo al presente. Ci pare che a rivedere il film delle dimissioni di Berlusconi, della nomina dell’anonimo Monti a senatore a vita, della sua urgente “chiamata” al capezzale dell’ammalato, cioè l’economia italiana,  nella veste di inedito “uomo del colle”, la cura da cavallo a spese dei soliti poveri prescritta dal governo dei tecnici superbravi, tutti sino a poco prima burocrati ben pagati, la presa d’atto che la cura non è servita a niente e che i superbravi sono al più ottimi superasini, ecco a rivedere questo film non c’è da stupirsi che le rivelazioni della stampa estera siano vere, esatte al millesimo. Del resto basta pensare all’ottimo esecutore della congiura di palazzo,  cioè a Napolitano. Come ricorda Sallusti, Napolitano è lo stesso signore che nelle giornate che videro la “meglio gioventù″ ungherese morire sotto i cingoli dei carri armati sovietici,  stilava dichiarazioni di sostegno alla’armata rossa, rossa come il sangue dei martiri ungheresi, è lo stesso signore che si indignava per il Premio Nobel al dissidente sovietico Sacharov, lo stesso che all’alba del 20 agosto 1968, mentre a Praga la breve Primavera dubcechiana era stritolata dalla invasione ordinata dalla gerontocrazia al potere nella Russia poststaliniana, insomma è lo stesso signore che da sempre è stato uno straniero in Patria. Ora avrebbe solo cambiato  “padrone”: dalla Russia alla Germania, ma sempre con lo stesso intento, cioè far soccombere gli interessi nazionali. Certo ne ha fatto di strada Napolitano. Da modesto funzionario comunista della corrente migliorista del PCI guidata da Giorgio Amendola a potente  plenipotenziario tedesco in Italia. Tanto potente da essere riuscito lì dove non era riuscito Togliatti: imporre il potere dei soviet dimissionando la democrazia e commissariando il Parlamento eletto dal popolo, quindi sostituendosi al popolo. Peggio di così non potevamo chiudere questo 2011, decennale delle Due Torri. Augurarci che il 2012 sia migliore ci pare ritualmente inutile fino a quando le forze politiche in un sussulto di dignità non decideranno di cambiare strada e recuoerare a se stesse al nostro Paese dignità e autonomia. Entrambe sono indispensabili per ritornare ad essere credibili, dentro e fuori dei confini nazionali. Comunque, auguri Italia!  g.

NON SI VIVE DI SOLE TASSE, di Davide Giacalone

Pubblicato il 31 dicembre, 2011 in Economia, Politica | Nessun commento »

Il presidente del Consiglio Mario Monti esce da palazzo Chigi Il tema del debito pubblico dominerà il 2012. Non è nuovo, ce lo trasciniamo dietro da tempo, ma è giunto quello in cui si deve pagare. Si può arrivarci per disperazione, oppure con intelligenza. Si può lasciarsi trascinare dagli eventi, oppure governarli. Ma il tema prevalente sarà il debito, con quel che comporterà in termini di depressione economica e sorte dell’euro. Per questo è bene parlarne, il giorno in cui ci si scambiano gli auguri. Ne faccio anche io, a tutti, partendo da un fatto: l’Italia è un Paese ricco e forte, il cui futuro non è affatto quello del declino e della marginalizzazione. Ma a un patto: diciamo la verità e comportiamoci da persone responsabili.

Dobbiamo aver chiare tre cose, che servono da premessa del nostro ragionamento. Primo, il debito non è stato creato dal demonio e non è (solo) il frutto di ruberie, ma di una grande e prolungata redistribuzione del reddito. È stata un’arma con cui s’è mantenuta unita e indipendente l’Italia. I suoi effetti perversi non erano affatto imprevedibili (Ugo La Malfa li denunciò per tempo), ma il corpo sociale e quello politico s’erano assuefatti a questa droga, assumendola anche quando aveva perso la sua originaria funzione. Secondo, fino all’avvento dell’euro la gran parte del debito pubblico italiano si trovava nel portafoglio delle famiglie italiane. I tassi erano alti, ma talora ricorreva la svalutazione, mentre l’inflazione era alta. C’era una specie di patto sociale, dietro al debito: le famiglie investono e tengono fermi i soldi, in cambio ottengono sicurezza e guadagni. Terzo, con l’euro sono cambiate due cose: 1) I tassi sono molto scesi, le famiglie hanno diversificato (i risparmiatori italiani finanziano la crescita asiatica, mentre il loro Stato non trova finanziatori), il nostro debito è stato comprato all’estero, perché privo di rischio e comunque più remunerativo di altri; 2) quando è esplosa la crisi dei debiti sovrani ci siamo ritrovati a governare un problema impossibile, perché il debito è in una valuta straniera, denominata «euro», di cui nessun detiene il timone.

Questo è il quadro, veniamo alla contingenza. L’anno che se ne va è stato consacrato allo spread, divenuto divinità oscura e corrusca. S’è creduto che misurasse i nostri peccati, mentre metteva in evidenza quelli dell’euro. Un dato è certo: a questo livello dei tassi d’interesse (compresi quelli delle ultime due aste, che non sono affatto andate come i giornali raccontano, presi da giulivo e incosciente conformismo) quel debito, abbandonato alle regole del mercato, è sostenibile solo con un tasso di crescita superiore al 3%. Ci avviamo a iniziare un anno di recessione, quindi fatevi due conti. Se procediamo ad aumentare la pressione fiscale per onorare il servizio al debito, vale a dire il pagamento degli interessi, c’impoveriamo, recediamo e crepiamo. È la stessa condizione del privato che si trova nelle mani dello strozzino. Ha una sola via per salvarsi: denunciarlo. Nel caso italiano significa denunciare le colpe dell’euro. Ne ho già scritto. Ma ci sono anche le nostre, e a quelle si deve provvedere. In due modi: diminuendo la spesa pubblica e abbattendo il debito.

La prima cosa è complicatissima, perché suscita un miliardo di resistenze, ma va fatta. Significa comprimere la spesa corrente e dare ossigeno agli investimenti. Significa colpire gli interessi di molti che campano di spesa pubblica, lo so. Altre volte abbiamo fatto esempi concreti, qui mi limito al titolo. La seconda cosa si può fare in due modi: dismettendo patrimonio pubblico e reindirizzando il risparmio. Non sono alternativi, vanno usati entrambe. Creare un fondo patrimoniale e venderne le azioni significherebbe valorizzare subito immobili pubblici altrimenti difficilmente, e comunque lentamente, vendibili. Su un fondo di quel tipo si può chiamare, anche forzosamente, il contributo di chi ha liquidità. Si possono conferire beni pubblici alle banche, in conto aumento di capitale, in modo da riaprire i rubinetti del credito. Si può chiedere agli italiani di comprare i buoni del nostro debito pubblico (intanto chiedendo a chi legifera e governa di essere pagato con quelli). Quello che non si può fare, perché è insensato, è chiedere ciò e, al tempo stesso, promettere una più alta tassazione di quegli investimenti. L’Italia ha una bassa tassazione delle rendite finanziarie anche perché piazzava al suo interno il debito pubblico. Economisti e opinionisti che non conoscono la storia sono come meteorologi che non conoscono le stagioni: destinati a dire minchionerie nasometriche. La soluzione della crisi in atto si trova in Europa, ma tocca a noi rimediare ai mali interni. Divenendo più forti, ma anche più puliti. Davide Giacalone, Il Tempo, 31 dicembre 2011

.…..Speriamo che questa analisi pubblicata oggi sul Tempo di Roma la legga anche Monti e ne recepisca le indicazioni, smettendola di atteggiarsi a professore “so tutto io” e cercando di rendersi conto che i suoi rimedi  (tasse, tasse, e ancora tasse) non aiutano il malato a guarire ma a morire prima e fra dolori atroci che nessuna meedicna riuscirà a lenire. E se non è capace dsi rednersne conto, passila mano, tanto il suo compenso se lo è già assicurato, cioè la nomina a senatore a vita che davvero non si capisce perchè gli sia stata concessa, con tanto di ricco e abbondante appannaggio. g.

DAL 2 GENNAIO AUMENTANO GAS, LUCE, AUTOSTRADE. E’ UN BOLLETTINO DI GUERRA.

Pubblicato il 30 dicembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Il 2012 inizia male. Bollette più salate dal primo gennaio: rincari del 4,9% per l’elettricità, del 2,7% per il riscaldamento e del 3,1% per i pedaggi. I nuovi aumenti costeranno 2.100 euro a nucleo familiare. Codacons: Euro, in 10 anni la perdita del potere d’acquisto per il ceto medio è stata del 39,7%.

Stangata bollette Inizio d’anno amaro per i consumatori. Il 2012 si apre infatti con una valanga di aumenti, dalle bollette di luce e gas ai pedaggi autostradali, dal canone Rai alla benzina. E le associazioni dei consumatori lanciano l’allarme: tra prezzi, imposte e tariffe, nel 2012 è in arrivo una stangata da 2.100 euro a famiglia. Ma la corsa dei prezzi è destinata a non fermarsi, visto che l’aumento dei prezzi alla produzione certificato dall’Istat andrà a tradursi in un nuovo aumento dei prezzi al consumo.
Stangata di Capodanno: +4,9% luce e 2,7% gas Dal primo gennaio arrivano nuovi rincari per le bollette energetiche: in base all’ultimo aggiornamento trimestrale dell’Autorità per l’energia, la luce registrerà un aumento del 4,9% e il gas del 2,7%. Con un aumento complessivo di 54 euro della spesa degli italiani in bollette. A partire da gennaio sarà più caro anche viaggiare in autostrada: scattano infatti gli adeguamenti tariffari (che inglobano l’inflazione e gli investimenti fatti e previsti) che comporteranno un aumento medio del 3,1%. Rincari in certi casi anche a due cifre, fino a picchi di oltre 14% (+14,17% per il Raccordo autostradale della Valle d’Aosta; +12,93% per le Autovie Venete e +11,75% per le Autostrade Valdostane). Sulla rete di Autostrade per l’Italia, che si estende su oltre 3 mila chilometri, l’aumento è del 3,51%.
In arrivo nuovi aumenti anche per la benzina che intanto non arresta la propria corsa e segna un nuovo record storico a 1,724 euro al litro. Dal primo gennaio infatti sei Regioni (Marche, dove ci sarà l’aumento più consistente, Piemonte, Toscana, Liguria, Umbria e Lazio) ritoccheranno al rialzo le addizionali sulle accise, appesantendo il carico fiscale sui prezzi dei carburanti. Gli aumenti del 2012 riguardano anche il canone Rai, che sale a 112 euro contro i 110,50 dello scorso anno.  Intanto a novembre i prezzi alla produzione sono cresciuti del 4,2% in un anno, creando le basi per un’inevitabile ricaduta sull’inflazione. Gli aumenti preoccupano i consumatori che sono già sul piede di guerra. Tra prezzi, imposte e tariffe nel 2012 è in arrivo per le famiglie una stangata di 2.103 euro, avvertono Adusbef e Federconsumatori, calcolando le ricadute dell’introduzione dell’Imu, dei rincari dei carburanti e delle varie voci della spesa degli italiani (dagli alimentari ai servizi bancari). «Aumenti insostenibili – denunciano – con pesantissime ricadute sulla vita delle famiglie e sull’intera economia». Contro questa stangata il Codacons chiede misure straordinarie finalizzate a tutelare i redditi del ceto medio-basso, tra cui prezzi amministrati e blocco delle tariffe per 5 anni. Fonte, Il Tempo, 31 gennaio 2011

………….Sembra un bollettino di guerra e per molti versi lo è. Scrive il direttore de Il Tempo, Mario Sechi, dopo essersi per molti giorni scjhierato a fianco del nuovo govenro che il govenro deve intervenire. Come? Bloccando i prezzi, come sostengono le associaizoni dei consumatori. Bloccando i prezzi come hanno fatto per le pensioni, d’imperio, anche perchè se i pensionati possono vivere senza l’adeguamento inflattivo, possono farlo anche i grandi gruppi imprenditoriali che stanno dietro le aziende elettriche, quelle del gas e quelle autostradali. E poi occorre tagliare la spesa pubblica improduttiva. Proprio in queste stesse ore, mentre la gente è pervasa dalla disperazione, nelle città e nei più piccoli borghi ci si prepara alla solita sbronza di feste e di canti cui partecipano in pochi ma che costano un sacco di soldi. E’ vero, non bisogna farsi prendere dallo scoraggiamento, e non perchè ieri lo diceva, sbeffeggiato, Berlusconi, e oggi lo dice in verità  col tono del becchino il nuovo premier mostrando di non crederci, però una cosa è farsi coraggio, un’altra è distruggere risorse che servono a ridurre i disagi delle classi meno abbienti. E poi ci sono le caste, dalla politica, la più squallida, alle altre, a quelle dei magistrati, a quelle dei lobbisti di ogni genere. Il govenro deve inervenire con decreto per porre fine a privilegi e benefit che sono ormai assolutamente incompatibili colla situazione di emergenza che vive il Paese. Privilegi e benefit che possono costituire la miccia che può dare fuoco alle polveri della protesta che non è detto continui ad essere contenuta nei limiti e nei confini del mugugno e non sconfini, invece,  in proteste ben più sonore e non solo. Ci pensi il governo, ma ci pensino anche i partiti per i quali potrebbe suonare la campanella che avverte che la festa è finita. g.

LA CRESCITA C’E’. DELLA RABBIA, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 30 dicembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Sarà l’abitudine dei professori a parlare fino a che non suona la campanella, sarà che i professori hanno alcuni doti ma non quella della sintesi, sarà che stare ore in diretta tv piace non solo ai politici ma anche ai tecnici, sarà anche per tutto questo ma ieri la conferenza stampa di fine anno del premier Mario Monti non finiva davvero più.

Oltre due ore e mezzo per dire quasi nulla. Parole forbite, sfoggio di inglesismi, qualche freddura: il professore ha spiegato a noi cittadini studentelli come gira il mondo. Non che la cosa non ci interessi, anzi. Lezione interessante. Ma volevamo sapere altro. Qualcuno dei giornalisti ci ha anche provato a chiedere cose molto banali, tipo: dopo averci tassato come bestie che cosa intende fare per lo sviluppo? Niente, come accade nelle aule universitarie, i professori rispondono solo se e come vogliono. Così festeggeremo domani Capodanno con alcune curiosità inappagate. Meno una: da ieri sappiamo – giuro l’ha detto lui – a chi parla Monti. Ai tedeschi. Sì, ha proprio detto che lui è lì a Palazzo Chigi per convincere l’opinione pubblica tedesca che lo guarda con apprensione. Ora, a parte la megalomania di uno che pensa che i tedeschi si sveglino al mattino angosciati da che cosa farà Monti, mi chiedo che diavolo ce ne freghi a noi dei tedeschi. Ci abbiamo combattuto contro una guerra mondiale e mezzo, abbiamo contenziosi aperti per stragi di nostri civili e ancora dobbiamo tenerceli buoni?

Io preferirei un presidente del consiglio che parlasse prima agli italiani che ai tedeschi, magari con meno supponenza e reticenza di quanto ha fatto ieri. Io vorrei che oltre al Financial Times leggesse anche i quotidiani italiani, cosa che ha detto di non fare per mancanza di tempo. Perché se li leggesse scoprirebbe un Paese reale che non è quello che incrocia nei club e negli alberghi esclusivi del mondo. I quotidiani italiani raccontano di imprenditori che si sparano perché lo Stato, cioè lui, non paga. Raccontano gli assurdi privilegi delle caste che lui non vuole toccare. Raccontano di un Paese che la pressione fiscale sta mettendo in ginocchio ben più di quanto faccia lo spread manovrato dai suoi amici banchieri. Raccontano di un Paese in cui la rabbia sta salendo e che chiede al suo premier di parlare chiaro, in italiano e, se il caso, che mandi al diavolo i tedeschi. Tutte cose che ieri non sono accadute. Alessandro Sallusti, Il Giornale 30 dicembre 2011

…………..Monti, a proposito dei tedeschi, ha detto anche che per i tedeschi lui è “il genero ideale”, cioè il marito della figlia che i genitori apprezzano perchè è ubbidiente, servizievole, disponibile, etc. etc. Ecco perchè,  al netto di ttuto il resto, da quando c’è lui la Merkel e Sarkozy non irridono più all’Italia e ai suoi governanti: non ce n’è bisogno perchè l’Italia è nelle mani del “genero” e ci pensa lui a non infastidire più di tanto i tedeschi e un pò anche i francesi. Alla faccia degli italaliani, naturalmente, i quali hanno capito da soli cosa frulla nella testa incipriata del sen. Monti. Peccato che pare non l’abbia capito o se l’ha capito non ne prenda le distanze l’ex premier Berlusconi, a meno che lo stesso voglia perseguire la politica del tanto peggio tanto meglio. Ci auguriamo che così non sia, che non butti nel cestino la residua fiducia che ancora molti italiani ripongono in lui e nel suo partito e che si decida a staccare la spina alla peggiore squadra che abbia mai messo piede nei saloni di Palazzo Chigi. prima lo farà e meglio sarà per tutti. g