UN BOCCONE AMARO, MA IL PDL TIENE, di Alessandro Sallusti
Pubblicato il 18 novembre, 2011 in Politica | Nessun commento »
Il governo Monti rappresenta una sospensione della democrazia e il Pdl ha l’interruttore per spegnerlo se le cose non andranno come concordato.
Sono queste le parole usate ieri da Silvio Berlusconi, nel giorno della prima fiducia (al Senato) al nuovo esecutivo. Che è arrivata, perché così era nei patti. Il Pdl resta unito, nonostante lo tsunami, e la leadership di Berlusconi salda. Sono due notizie importanti, le uniche positive in una giornata che lascia l’amaro in bocca. Per due motivi. Il primo. La promessa rivoluzione montiana ha in sé tratti di berlusconismo. Cioè riforme liberali che la vecchia maggioranza avevanel suo programma e che sono rimaste incompiute, in tutto o in parte, per la follia suicida di Gianfranco Fini, che ha messo in atto una scissione per pure ambizioni personali, e per un accanimento mediatico-giudiziario criminale.
La seconda. Vedere i senatori del Pdl votare insieme alla sinistra sconfitta alle elezioni è un boccone amaro da digerire. È vero che sono Bersani e Di Pietro a dover scendere su posizioni liberali e a rimangiarsi gran parte delle loro urla, ma la cosa non ci consola.
Paghiamo dunque il prezzo, ma non caliamo le braghe. Aiutiamo questo esecutivo fino al limite invalicabile dei principi non negoziabili. Tra iquali c’è anche che un governo non eletto dal popolo non deve e non può forzare la volontà della maggioranza dei cittadini. Dobbiamo salvare l’euro ma anche una storia. Scommetto che Berlusconi saprà trovare il punto di sintesi. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 18 novembre 2011
……………….E’ vero, tiene, per il momento, cioè dinanzi ad annunci che sono atti sostanziali ma teorici. Ma quando si dovesse passare a fatti concreti, a dover dire non alla ipotesi della patrimoniale, allla ventilta reitroduzione dell’ICI sulla prima casa, al rimodellamento delle pensioni con l’annunciato annullamento delle normative introdotte con la riforma Dini, cioè l’applicazione del sistema contributivo solo per gli assunti dopo il 1995 con la possibilità per questi di crearsi forme di previdenza integrativa, mantenendo invece il doppio regime – retributivo e contributivo – per gli assunti prima del 1995, allora bisognerà vedere cosa potrà accadere e se all’”ordine” di Berlusconi di alzare bandiera “rossa”il PDL, o meglio i deputati e i senatori del PDL, risponderanno “signorsì” oppure preferiranno alzare le spalle e continaure a sostenre il governo dei tecnici per assicurarsi la continuità della legislatura sino alla scadenza naturale. Le parole di qualche spocchioso, tipo Scaiola, quello che ha sulle spalle la colpa di aver fatto perdere al PDL, d’un colpo, molto più di quanto non vi abbiano contribuito le svolazzanti serate di Berlusconi, sono un avvertimento che non può prendersi sottogamba. Speriamo che di Scaiola e di quelli come lui resti solo la spocchi, e Berlusconi rieswca amantenere il timone di quel che resta del PDL perchè riprenda a navigare in mare apertoe guadagni porti sicuri nel cuore enel cervello degli italiani. g.

Ieri lo spread della Francia ha toccato il picco di 204 punti rispetto al Bund. Era a quota 37 il primo luglio, a 100 il 28 ottobre. In quattro mesi si è più che quintuplicato, con un rush che nelle ultime tre settimane ha portato al raddoppio. L’asta di titoli a medio termine francesi è andata male: 6,9 miliardi richiesti rispetto ai 7 previsti, rendimenti in aumento di mezzo punto. Immediatamente gli Oats, i decennali di riferimento, sono saliti intorno al 3,8 per cento. Nettamente più della metà dei Btp italiani, non molto distante dalla media di rendimento dell’intero nostro debito pubblico. Poco prima anche Madrid aveva offerto le sue obbligazioni, anch’esse bocciate dai mercati: i Bonos decennali sono stati collocati per 3,5 miliardi rispetto ai 4 offerti; con rendimenti reali, tra cedole e prezzi, al 7 per cento.
C’è un solo dato che Silvio Berlusconi guarda da giorni con attenzione quasi maniacale: quello dello spread. E a ogni sussulto esclama: «Avete visto? Non era colpa mia se era così alto. Anzi». È il suo nuovo chiodo fisso: dimostrare che la crisi non è colpa sua. Non era una questione di mancanza di credibilità internazionale. Prova ne è che in serata, come commiato. L’ufficio stampa del presidente del Consiglio ormai uscente diffonde una nota con la quale si rende che il Cavaliere ha parlato a telefono con Barak Obama. Nel comunicato si fa sapere anche che «la telefonata con il presidente americano è giunta al termine di una serie di contatti telefonici che il presidente Berlusconi ha avuto in questi giorni con alcuni dei principali leader internazionali: il cancelliere tedesco Merkel, il presidente francese Sarkozy ed i primi ministri della Gran Bretagna Cameron, della Turchia Erdogan, di Israele Netanyahu e della Russia Putin. Infine con l’ex-presidente degli Stati Uniti, George W. Bush». Con una postilla: «Il presidente Berlusconi ha inoltre parlato con il presidente della Federazione Russa Dimitri Medvedev. Questi gli ha anche inviato una lettera nella quale lo ringrazia personalmente per il prezioso lavoro svolto a favore dello sviluppo delle relazioni bilaterali e per l’apprezzato contributo d’esperienza in ambito internazionale “nella sua qualità di uno dei politici più esperti ed autorevoli del mondo”». Un modo per dire: visto che non avevo perso alcuna credibilità? E anche per rimarcare che Berlusconi sulla crisi ha ben poche responsabilità. Giuliano Ferrara, in un editoriale che pubblicherà oggi Il Foglio, scrive: «La grande menzogna è saltata. In modo drammatico, ora per ora. I numeri dicono che l’attribuzione di una crisi del debito italiano alla credibilità fragile del governo Berlusconi era una mascalzonata propagandistica di cui gli italiani potrebbero essere chiamati a breve a pagare il conto». Un concetto che ribadiscono per tutto il giorno i fedelissimi del premier. Come Fabrizio Cicchitto: «Va dato alla stampa un libricino per amatori, con la raccolta di tutte le dichiarazioni di esponenti della sinistra che dicevano che l’aumento dello spread dipendeva in larga parte da Berlusconi. Inutilmente abbiamo sempre rilevato che, purtroppo, il problema era molto più complesso. Adesso la realtà smentisce tutta questa propaganda». Gli fa eco Ignazio La Russa: «Siamo preoccupati perché lo spread continua ad aumentare e confidiamo sia temporaneo. Se non ci fosse da essere seri, verrebbe da sorridere a rileggere le dichiarazioni dei leader dell’opposizione che attribuivano la colpa al governo». Chiosa anche Maurizio Lupi: «Quello che sta accadendo sui mercati e l’andamento dello spread confermano il grande senso di responsabilità dimostrato in questi giorni dal presidente Berlusconi e dalla maggioranza impegnata oggi nel sostenere, lealmente, il tentativo del professor Monti. Sono convinto che con il passare del tempo e con l’abbassarsi dei toni del dibattito emergerà in maniera ancora più chiara la verità e cioé che il nostro Paese è oggetto di una speculazione che sta colpendo anche altri, in primis la Francia. E sono sicuro che emergerà anche l’ottimo lavoro fatto dall’esecutivo guidato dal presidente Berlusconi per affrontare la crisi economica». E Berlusconi? Si guarda gli ultimi sondaggi e si sfrega le mani. Rivela Angelino Alfano: le contestazioni che sono seguite alle dimissioni di Berlusconi, «hanno prodotto il risultato, stando all’ultimo sondaggio, di un aumento della fiducia nel Cavaliere di 6 punti in 3 giorni». E un balzo in avanti del consenso «per il partito di un punto e mezzo». Il Cavaliere pensa a sparire per un po’, almeno dal punto di vista mediatico. Vuole lasciare lasciare a Monti. E ricaricare le pile. Poi si occuperà del partito, di ricostruire il Pdl. Andrà più spesso alla Camera, incontrerà i deputati. I molti che ha sentito in queste ore gli hanno soprattutto consigliato di disimpegnarsi completamente dall’esecutivo Monti, di non partecipare nemmeno indirettamente con Gianni Letta. Bensì di riprendere la via movimentista e tornare a tuonare a zero. Riprendere più che lo spirito del ‘94 quello del 2006 e sopratttutto del 2007, l’anno del predellino. Quattro anni dopo il Pdl potrebbe essere rifondato o potrebbe nascere qualche altra cosa.Fabrizio dell’Orefice, Il Tempo, 16 novembre 2011
Sciogliendo la riserva sull’incarico affidatogli dal capo dello stato il 13 novembre scorso, Mario Monti ha comunicato la lista dei ministri che formeranno il nuovo governo. Il giuramento dell’esecutivo Monti si svolgerà questo pomeriggio al Quirinale alle 17.

