ELEZIONI, SECONDO TURNO: BERLUSCONI CI RIMETTE LA FACCIA TORNA IN TV. PER SPRONARE I MILANESI A VOTARE PER LA MORATTI
Pubblicato il 20 maggio, 2011 in Politica | Nessun commento »
Milano – Bandiera rossa non trionferà. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rompe il silenzio e rilancia il proprio impegno in vista dei ballottaggi a Milano e a Napoli: “Non consegneremo Milano agli estremisti”. Con toni pacati e moderati, il Cavaliere ha ricordato l’importanza di confermare la fiducia al centrodestra per non consegnare il Paese agli estremisti rossi: “Sono in campo ogni giorno come cittadino di Milano e leader del Pdl, i miei concittadini milanesi vogliono una città abbastanza diversa da quella che preconizza la sinistra estrema che sembrerebbe voler fare diventare Milano la Stalingrado d’Italia”.
La posta in gioco è davvero alta. E il premier si spende in prima persona. Non vuole che il lavoro fatto fino ad oggi a Milano sia spazzato via dalla sinistra né che il sistema di potere che ha regnato per anni a Napoli venga portato avanti dall’Idv Luigi De Magistris, che proprio oggi ha stretto un’alleanza con il Partito democratico. “Il dato di Milano ci dice che i milanesi non hanno premiato né il Pd né il Terzo Polo – spiega lo stesso Berlusconi - il risultato vero è che il Pdl resta il primo partito in Italia e che alleanza Pdl-Lega e l’unica in grado di esprimere governo stabile e credibile”. D’altra parte, è il ragionamento del Cavaliere, risulta “paradossale che il Pd canti vittoria quando invece ha perso il 5% rispetto alle precedenti elezioni comunali”.
Secondo il Cavaliere, infatti, “a sinistra predominano gli estremisti e dunque non c’è nessuna possibilità che esista una maggioranza alternativa alla nostra”. “Forse – ammette Berlusconi – non siamo riusciti a spiegare bene che la sinistra va dai centri sociali al partito delle manette, dai radicali ai cattocomunisti e quindi non sono in grado di governare Milano e si dissolveranno al primo inconveniente”. Berlusconi non nasconde di essere convinto che “tanti milanesi come me sono rimasti turbati dalle bandiere rosse dei centri sociali che hanno festeggiato il risultato del primo turno a Milano”. Pdl e Lega Nord stanno lavorando per questo: per vincere. E Berlusconi è convinto che, nostante i sette punti percentuali di differenza, il centrodestra può ancora farcela e ribaltare il risultato. E’ importante che tutti i moderati vadano a votare.
“Sono convinto che i milanesi non vogliono che Milano vada in mano agli estremisti della sinistra”. Da milanese il premier parla ai suoi concittadini: “Sono persone concrete, sapranno scegliere fra quello che ha fatto e che garantisce di fare la giunta Moratti e il rischioso programma della sinistra”. Berlusconi ricorda che “la giunta Moratti sta portando avanti un piano per 30mila nuovi alloggi a condizioni di favore per i ceti più deboli e realizzerà 3 milioni di metri quadrati di verde in più senza costi per la collettività“. Un piano che verrebbe cancellato se vincesse la sinistra. “L’expò è un’opportunità di lavoro per decine di migliaia di persone e grazie all’expo stanno già avanzando due nuove linee della metropolitana – puntualizza il premier – eppure all’interno della sinistra ci sono i comitati del ‘no’ all’Expo e quindi che fine farebbe con loro questa grande occasione per Milano?”.
E il programma di Pisapia? Berlusconi non ha dubbi: “Spiegheremo ai milanesi il programma di un sindaco sostenuto dalla sinistra estrema e integralista, un programma incompatibile non solo con l’Expo 2015 ma dannoso per famiglie ed imprese perchè prevede più tasse, un grande centro islamico, il voto amministrativo agli immigrati, il blocco degli sgomberi dei rom e il riconoscimento agli zingari della possibilità di autocostruzione”.
Stessa preoccupazione per il capoluogo partenopeo. Il premier lancia un chiaro avvertimento ai napoletano smascherando le intenzioni di De Magistris: “E’ una semplice copertura del vecchio sistema di potere e di clientele che ha governato per 18 anni”. “A Napoli il Pdl ha avuto un buon risultato e Lettieri – afferma il presidente del Consiglio – è un imprenditore che può favorire la soluzione a problemi come quello dei rifiuti e per far tornare Napoli ad essere una capitale europea”. Tuttavia, a Napoli il centrodestra è in vantaggio: “La sinistra estrema ha portato alla ribalta un magistrato d’assalto, uno dei tanti magistrati giustizialisti entrati in politica con la sinistra”.
Per quanto riguarda il governo, Berlusconi conferma la tenuta della maggioranza e, anziché badare alle continue critiche dell’opposizione, preferisce guardare avanti e puntare sulle riforme ancora da attuare: “Il vero risultato politico è che non ci sono alternative alla nostra maggioranza e al nostro governo governo, che rimane forte e con una maggioranza più coesa di prima; un governo che può andare avanti a governare e a fare le riforme che prima non potevamo fare” a causa della presenza di alcune componenti che lo impedivano, mentre “adesso, invece, siamo in grado di è in grado di portare lavorare per la riforma del fisco e per la riforma della giustizia, riforme indispensabili per la modernizzazione del nostro Paese”. E l’opposizione? Per Berlusconi, “nnon ha alcun motivo per esultare ma piuttosto per ridere. Il Pd ha perso voti ovunque, l’Udc quando si è alleata con la sinistra ha dimezzato i voti, hanno guadagnato gli estremisti da Vendola a Grillo”.

I ballottaggi non sono il secondo tempo, sono come il ritorno di una partita di pallone. Tutto si rimette in gioco: tattiche, ruoli, opzioni. Tutto nuovo e dunque tutto possibile. “La partita a Milano e Napoli è ancora aperta, ed è ancora da giocare”, ha detto ieri il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, nel corso della riunione di redazione del suo quotidiano. Sondaggisti, esperti di comunicazione elettorale sono al lavoro per conto dei candidati nei ballottaggi che si terranno tra meno di dieci giorni.
Marco Travaglio, nato a Torino il 13 ottobre 1964. Sposato con Isabella, ha due figli. Prima di occuparsi, con grande profitto, di cronaca giudiziaria ha scritto di esteri, al diocesano Nostro Tempo, di calcio e di economia, al Giornale di Montanelli. Il primo incontro con “il Vecchio” del giornalismo italiano lo organizza lo scrittore torinese Giovanni Arpino, che si porta il giovane Travaglio a Milano, nell’ottobre ’87. Montanelli non può saperlo, ma quel Travaglio a cui dà del “mammòzio” avrebbe assimilato il suo verbo al punto di arrogarsi, quindici anni dopo, la sua intera eredità. Al Giornale si stupiscono per lo straordinario senso catalogatore del giovane cronista, ma per vederlo in azione tra le carte delle procure bisogna aspettare Tangentopoli e l’incontro con il procuratore generale Marcello Maddalena. Nel romanzo di formazione di Marco Travaglio, questo è il momento della maturità: l’efficientissimo cronista tuttofare diventa un “grande inquisitore da far impallidire Vishinsky”, come ebbe a vezzeggiarlo lo stesso Montanelli. Per il suo nome, che allora firmava giusto tre libri, non basteranno interi scaffali di libreria.
Umberto Bossi ha dunque deciso di prendere lui la guida della campagna elettorale per il ballottaggio a Milano dando del «matto», o quasi, a Giuliano Pisapia, il candidato della sinistra a sindaco che ha sorpassato alla grande Letizia Moratti nel primo turno. Vedremo se il leader leghista riuscirà a fare meglio del Cavaliere, che nel primo tempo della partita ambrosiana ha avuto forse coraggio ma non fortuna. Se anche il secondo turno dovesse andare male, la Lega avrebbe ben poco da rimproverare al presidente del Consiglio. E ben poche ritorsioni da minacciare o annunciare, come le opposizioni si aspettavano sino a ieri con l’ansia e la fame degli avvoltoi. Certo, quel «matto», per quanto poi ritrattato senza convincere più di tanto chi lo aveva ben ascoltato in televisione, ha lasciato a prima vista un po’ interdetti, visti i vantaggi procurati al candidato della sinistra milanese dai toni usati nel primo turno da Berlusconi e dalla Moratti. Ma la follia sta prendendo la mano un po’ a tutti, a Milano e altrove. Lo dimostra anche l’uso che sta facendo il segretario del Pd Pier Luigi Bersani del successo conseguito all’ombra della Madonnina, peraltro con un candidato diverso da quello sul quale egli aveva originariamente puntato. Dalla prima vittoria di Pisapia il maggiore partito d’opposizione ha ricavato addirittura l’esigenza di cavalcare i referendum del 12 giugno promossi soprattutto da Antonio Di Pietro. Che è così riuscito a imporgli l’agenda, come del resto ha già fatto a Napoli, dove quel che resta del Pd, dopo tutti i voti che ha perso con il proprio concorrente, corre nel ballottaggio per il dipietrista Luigi de Magistris.

Cosa c’è dietro l’angolo? Uso il titolo di una storica trasmissione televisiva di Maurizio Costanzo per porre la domanda che aleggia nella mente di tutti i cittadini in queste ore. Abbiamo assistito a un terremoto elettorale e non ho paura di esagerare nell’usare questa parola perché le elezioni amministrative sono state un test nazionale e il loro impatto sarà di gran lunga più grande di quel che pensa il Palazzo. Lo scenario può essere così riassunto: Berlusconi ha perso le elezioni, la sua politicizzazione del voto è stata insufficiente per convincere gli elettori di Milano a votare la Moratti; il centrodestra ha subìto un forte arretramento al Nord; la Lega vede per la prima volta uno stop serio alla sua strategia di espansione nordista; il popolo delle partite Iva e delle piccole imprese s’è risvegliato e senza un abbassamento della pressione fiscale vota da altre parti; il centrosinistra gioisce per la breccia di Pisapia ma a sua volta è tra l’incudine della sinistra radicale che impone al Pd i suoi candidati e il martello di una perdita di voti costante; il Terzo Polo è già Quarto, Fini è un marziano; l’Udc è superata ovunque o quasi dai Grillini; il voto di protesta, il voto non coalizzato, il voto giustizialista, gonfia le urne ma è quasi sempre sterile e non produce alternativa di governo. In queste condizioni, cari lettori de Il Tempo, senza opportune correzioni e azioni politiche, dietro l’angolo c’è il caos e se facciamo un paio di logiche considerazioni sul futuro prossimo vedrete che non andremo lontani dalla realtà. Tra due settimane ci saranno i ballottaggi, un secondo round dove per il centrodestra tutto è in salita. Un recupero della Moratti su Pisapia a Milano è davvero difficile, sarebbe un miracolo.