PDL CONTRO PROFESSORI POLITICIZZATI: SOSPESI PER 3 MESI

Pubblicato il 12 maggio, 2011 in Costume, Cultura | Nessun commento »

Roma - Tre mesi di sospensione ai prof politicizzati che scambiano le aule per palchi da comizio. I professori che faranno propaganda politica o ideologica nelle scuole potranno essere puniti con la sospensione dall’insegnamento “per almeno 1-3 mesi”. Lo prevede la proposta di legge presentata alla commissione Cultura della Camera dal deputato del Pdl Fabio Garagnani. “L’importante – sottolinea il parlamentare – era inserire nel Testo unico sulla scuola il divieto di fare propaganda politica o ideologica per i professori. Le sanzioni dovranno essere contenute poi in dettaglio in un provvedimento attuativo. La propaganda politica non può trovare tutela nel principio della libertà dell’insegnamento enunciato dall’articolo 33 della Costituzione. Un conto infatti è tutelare la libertà di espressione del docente, un’altra è quella di consentire che nella scuola si continui a fare impunemente propaganda politica”.

A vigilare che questo non avvenga, spiega ancora il deputato del Pdl nella sua proposta, dovrà essere “il responsabile della scuola”, cioè il dirigente scolastico. Garagnani, modificando il Testo unico sulla scuola, propone anche una norma che specifichi come l’insegnamento della religione non possa essere considerato semplicemente “lo studio della storia delle religioni”.

.…In astratto la proposta ci vede d’accordo. Il problema è la sua pratica attuazione. Purtroppo, a meno che tutte le lezioni non siano videoregistrate, sarà molto difficile dimostrare che il tal professore ha fatto propaganda in aula a sostegno delle sue idee politiche che è giusto che abbia ma che è bene che le tenga per sè. D’altra parte non è poi tanto necessario per propagandare le proprie idee che il tal professore le espliciti espressamente, gli basta dare un certo taglio piuttosto che un altro ad un fatto o ad una tesi perchè indirettamente trasmetti agli alunni il suo punto di vista piuttosto che un altro. Ci pare che siamo in un vicolo cieco e che non è tanto a valle che si deve intervenire quanto a monter, nel senso che il Valore dell’insegnamento deve tornare  ad essere precipuamente quello di trasmettere agli alunni  la capacità di autonoma valutazione e di personale critica dei fatti. A dirlo ci vuol niente, è a farlo che appare ed è una difficile scalata del Monte Bianco non avendo gli arnesi adatti. g.

INCREDIBIULE: AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO SCOMPAIONO I GRANDI DELLA LETTERATURA E SI SPAZIO AL SOLITO SAVIANO E AL SUO GOMORRA

Pubblicato il 12 maggio, 2011 in Cultura | Nessun commento »

Il Salone del Libro di Torino Noooo, Saviano nooo. Il guru anticamorra, il divo delle inchieste giornalistiche rigirate in romanzo mettetelo ovunque – in tv, negli editoriali di Repubblica, nelle giurie dei premi letterari. Ma nell’olimpo dei testi «fondativi» dell’Italia no. E invece oggi a Torino, in quello storico Lingotto che dalle utiliarie Fiat è passato ai libri, Roberto da Napoli s’è spaparanzato nel posto più ambito. Nella mostra «1861-2011. L’Italia dei libri» che disegna la biblioteca essenziale dello Stivale.

La faccenda funziona così. Nella rassegna sono stati inventati tre livelli. Diciamo dantescamente l’empireo, dove stanno i libri a un passo da Dio; il piano delle stelle fisse ovvero dei santi; gli altri cieli, che raccolgono gli angioletti di serie c. Ebbene, tra i 15 titoli eccelsi si è infilato «Gomorra». I «campioni» sono spalmati ciascuno su un decennio, con confini piuttosto labili e criteri non condivisibili (li hanno scelti prof, rappresentanti delle istituzioni e della filiera del libro). E allora eccoli qua sopra i «superautori»: Nievo, Collodi, De Amicis, Pascoli, Ungaretti, Svevo, Montale, Moravia, Primo Levi, Guareschi, Calvino, Gadda, Tomasi di Lampedusa, Eco e appunto Saviano.

Ohibò, e gli altri? Nel secondo livello, in un truppone di 150 nomi dove si cerca di fare ammenda e si infilano i libri che hanno contribuito a plasmare «il gusto e il costume». Ci hanno infilato, bontà loro, colossi che dovevano stare nella prima scelta: il Verga dei «Malavoglia» (1881) e «Canne al vento» della Deledda (1913); i «Lirici greci» tradotti nel 1940 da Quasimodo, e l’Eduardo di «Filumena Marturano» (1947). E Pirandello? E Marinetti? E D’Annunzio? Nel terzo livello, tra i quindici che hanno «formato l’identità italiana». Come dire: sono importanti sì, però i loro scritti stufano. Ergo, prendiamoli come bandiera ma senza osannarli. Già, osanniamo Saviano. A prescindere. Lo impone il pensiero unico. Sul piazzamento di Roberto c’è molto altro da dire. Pubblica «Gomorra» nel 2006; nella lista, prima di lui, c’è Eco, con «Il nome della rosa» datato 1980. Vuol dire che per 26 anni non spunta nessuno degno di nota? Che conta meno Sciascia, autore di inchieste e romanzi di denuncia? O, per voler rimanere nel territorio della sinistra, Antonio Tabucchi? Se poi ragioniamo in termini di vendite, il posto di Saviano toccherebbe a Camilleri. Ogni suo libro è un best seller (e ne scrive a iosa, non si sa come). E poi ha rilanciato il giallo italiano. Il fatto è che al Lingotto si è voluta fare la graduatoria ma senza osare, con la fissazione del politicamente corretto. Moravia è un mostro sacro, ma al suo posto ci doveva andare la moglie, Elsa Morante, con quel monumento che è «La storia». E non è più suggestivo, arcano, stimolante «Il deserto dei tartari» di Buzzati rispetto a «Il barone rampante» di Calvino? E perché non sistemare tra i primi quindici l’«Estetica» di Croce? O il Gobetti del manifesto «Intellettuali fascisti e antifascisti» e il Gramsci di «Lettere dal carcere»? Altro grande escluso, il futurismo: Marinetti è nel terzo elenco e di Palazzeschi si sceglie «Le sorelle Materassi» e non il futurista «Perelà uomo di fumo».

Ci sono poi delle assenze gravi: dimenticato Stefano D’Arrigo di «Orcynus Orca» così come Guido Morselli, che sconta ancora oggi l’oblio che lo portò a suicidarsi. Niet per l’universo magico di Alberto Savinio, idem per Elemire Zolla che urtò assai l’intellighentia di sinistra con «Eclisse dell’intellettuale». Vabbè, per lavarsi la coscienza il «catalogo» del Lingotto ha lanciato anche il giochino del «Pozzo degli esclusi» in cui i visitatori possono ripescare il volume a loro caro, nel puro stile delle gare tivvù. Invece Il Tempo chiama a raccolta i suoi lettori. Scegliete voi il libro del cuore, quello «fondamentale» e indicatelo da oggi al nostro sito www.iltempo.it. Per fare giustizia.Lidia LombardI, 12 MAGGIO 2011


IN ATTESA DI DOMENICA: RISCHIANO DI (RI)PERDERE, di Mario Sechi

Pubblicato il 12 maggio, 2011 in Politica | Nessun commento »

I candidati alla poltrona di sindaco di Milano Letizia Moratti e Giuliano Pisapia con il direttore di Sky tg24 Emilio Carelli Giorgio Napolitano auspica che nella politica italiana ci sia rispetto reciproco. A parole nessuno dei partitanti è contrario, ma nei fatti il clima è pessimo. E chi scrive ne è testimone diretto tutti i giorni.
C’è gente che ha il coraggio di invocare la tua morte perché sei il direttore di un giornale storicamente conservatore. Ti scrivono mail di insulti e si augurano una fine dolorosa per la tua famiglia. Immaginate un po’ che bel mestiere tranquillo è il mio. Ci sono menti confuse che hanno scambiato il duro confronto delle idee per un terreno dove è lecito accoppare l’avversario. Scenario in cui il candidato del Pdl a Napoli, Gianni Lettieri, fa campagna elettorale tra bombe carta e sputi, mentre a Milano tra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia volano i materassi. Ma l’opposizione che accusa di «killeraggio» la Moratti è la stessa che presenta la sfida come l’occasione finale per ghigliottinare Berlusconi e liberarsi del suo personalissimo incubo.
Tutto questo è frutto di un pregiudizio antico: la presunta superiorità antropologica della sinistra che non accetta il verdetto delle urne. Se perde, pensa di esser vittima di un golpe videocratico frutto del voto di una massa di lobotomizzati dalla tv. Sulla base di questo ragionamento c’è chi sale per li rami a teorizzare la rivoluzione e sogna la piazzale Loreto per Berlusconi. Non so come andrà il voto di domenica e lunedì, ma conosco la maggioranza silenziosa, la forza tranquilla che decide chi governa in Italia: non sceglie gli estremisti. Può darsi che mi sbagli, ma comunque vada, in questo voto qualcuno rischia di (ri)perdere non solo le elezioni ma anche la faccia. Mario Sechi, Il Tempo, 12 maggio 2011

LETTERA DI MINACCE AL VICEDIRETTORE PORRO: FARAI UNA BRUTTA FINE

Pubblicato il 11 maggio, 2011 in Costume | Nessun commento »

Una lettera di minacce è giunta ieri alla redazione milanese de “Il Giornale” indirizzata al vicedirettore Nicola Porro. Nella missiva oltre ad una serie di insulti c’è scritto: “Farai una brutta fine fra mille dolori una pallottola in testa”. La lettera riporta il timbro postale del 7 aprile scorso ed è stata spedita da Venezia. Il testo è stato scritto al computer su un foglio bianco. La lettera è stata ora acquisita dalla Digos di Milano.
……Porro è il vicedirettore de Il Giornale, è l’esperto economico del quotidiano milanese di proprietà del fratello di Berlusconi, è spesso presente in TV dove non le manda a dire: le dice e le canta  con durezza e competenza, anche con chiarezza, agli avversari del Cavaliere. Perciò potrebbe apparire spiegabile la lettera di minacce che gli è stata mandata da Venezia (chissà poi perchè da Venezia e non da altrove…), nella quale  però manca materialmente la pallottola, o proiettile che dir si  voglia, ma viene evocata per spiegare che tipo di morte  sarebbe stata riservata al destinatario della minaccia. Che volete, ci viene da ridere, sebbene comprenderemmo la giusta preoccupazione di Porro  (se ne avesse!) che però non ha rilasciato terrorizzate dichiarazioni alla stampa per condividere la sua  (eventuale) paura con i suoi lettori, nè ci risulta si sia precipitato a dimettersi dall’incarico e dal lavoro.  Ci viene da ridere perchè  chi minaccia (per lettera! per giunta anonima) è come il cane che abbaia: non morde. Quindi da non temere.  Non sappiamo se  anche Porro è cacciatore per cui non azzardiamo l’ipotesi che anche  nel suo caso (come in altro del quale ci siamo occupati) ci sia qualche “cacciato”  che si sia presa la briga di  ritorcersi contro il “cacciatore”, ma nel suo caso siamo certi che  nulla ha di preoccuparsi  Porro  che per quanto ne sappiamo è un autentico galantuomo, cioè una persona di retti principi e di onesti comportamenti (secondo la nuovissima Trccani), diversamente da altri  che si piccano di esserlo e magari se lo fanno dire  e al più sono dei cialtroni. g.

ELEZIONI COME UN RING. E’ GIUSTO SUONARLE

Pubblicato il 11 maggio, 2011 in Politica | Nessun commento »

Tra quattro giorni in molte città italiane si vota. Come noto, si rin­novano, tra gli altri, i consigli comunali di Milano, Torino, Bologna e Napoli. Quando sente aria di elezio­ni, Berlusconi diventa come lo squalo che sente l’odore del sangue: attacca a testa bas­sa senza andare tanto per il sottile. Qualche benpensante assiste allo spettacolo e resta scettico. Si sbaglia. La politica non è un salotto, è un ring, e su quello italiano ci sono pure arbitri di parte. Berlusconi non ha scelta. Lui, come la Le­ga e tutto il centrodestra, non ha dalla sua parte le lobby di Confindustria e dell’alta fi­nanza, non può contare sul­l’occhio benevolo dei mezzi di informazione e dei talk show televisivi che, anzi, gli so­no ostili a prescindere, sulla mobilitazione di intellettuali, artisti e comici. Se vuole vince­re le elezioni, e ne ha vinte fi­no a ora tante, Berlusconi de­ve soltanto convincere la gen­te della bontà del suo proget­to. Per farlo deve parlare chia­ro e semplice, come facciamo noi con colleghi ed amici.

Che se poi ci scappa anche la parolaccia o l’insulto nessu­no si scandalizza. E allora ecco la verità nuda e cruda: la sinistra è triste, de­pressa, senza guida e proget­to; per governare bene ci vuo­l­e una riforma che dia più po­teri a chi governa e meno al capo dello Stato; per risolve­re velocemente i problemi ci vogliono meno deputati, se­natori e più ministri e sottose­gretari; ci vuole una riforma delle tasse che renda il fisco più equo e meno pesante; per fare tutto questo serve una magistratura che non in­­terferisca strumentalmente nella politica e nell’azione di governo, come, per esempio, hanno fatto nelle ultime ore i pm di Napoli che hanno se­questrato le discariche appe­na individuate per smaltire l’immondizia (facendo un di­spetto più che al premier ai cittadini).

A me sembrano cose di as­soluto e banale buon senso, per realizzare le quali è però necessario che dalle urne dei comuni esca lunedì un segna­le chiaro che secondo la gente questa è la strada giusta da battere. Fini sta con i magistra­ti, Bersani con la Cgil, Casini fa solo i fatti suoi, Il Corriere della Sera difende i banchieri e ha a cuore il futuro del suo consigliere Diego Della Valle, La Repubblica da due anni si occupa soltanto di sesso e di collezionare intercettazioni telefoniche. Ci vuole che qual­cuno faccia i nostri interessi. Se qualcuno ha buone idee si faccia avanti. L’amico dei rom e dei centri sociali (il co­munista Pisapia), è una buo­na idea per Milano? Uno che si vanta di fumare spinelli (Merola) è la soluzione per Bo­logna? Un vecchio arnese rot­tamato pure dal Pd (Fassino) è il nuovo che merita Torino? C’è da fidarsi a votare gente (i finiani) che ha tradito i suoi elettori? E ancora: è un’alter­nativa al Pdl uno schieramen­to, la sinistra, che ha al primo punto del programma l’inten­zion­e di inserire la tassa patri­moniale, cioè quella sui no­stri risparmi?

Non scandalizziamoci per alcune frasi colorite (a sini­stra non si lavano) del presi­dente Berlusconi. Badiamo al sodo e andiamo avanti. Tra pochi giorni alcuni milioni di italiani avranno in mano la matita per permettere a tutti noi di continuare, almeno, a sperare.

QUIRINALE: LA CORSA E’ INIZIATA

Pubblicato il 11 maggio, 2011 in Politica | Nessun commento »

DI MARIO SECHI

Quirinale Non ci voleva uno scienziato della politica per capire che l’orologio istituzionale sta spostando le sue lancette verso il Quirinale e la successione alla presidenza della Repubblica. La fine della legislatura si incrocia con la scadenza del settennato di Giorgio Napolitano e per forza i ragionamenti che si fanno sullo scenario politico (successione o no al Cav, candidati premier, alleanze) finiscono per investire anche il Colle e i suoi poteri. Ipotizzare una riforma che tocchi anche il Quirinale è da cortocircuito ora, ma Berlusconi fa Berlusconi, non si muove come un travet della politica. Lui spiazza e spazza. Corre e frena. Incendia e spegne. Dietro le quinte la corsa è già partita. In tanti sperano e gufano. Berlusconi non ha mai detto di puntarci e interpellato smentirà un secondo dopo. Così pure farà Gianfranco Fini e altrettanto Massimo D’Alema, Pier Ferdinando Casini o il professor Romano Prodi. Potremmo aggiungere anche altre figure e ricordare che spesso al Quirinale sale un outsider. In ogni caso, la Presidenza della Repubblica con il passare delle settimane sarà interessata da due fenomeni: 1. il crescente uso dell’esternazione e degli altri poteri del Capo dello Stato; 2. le manovre per costituire nel prossimo parlamento la maggioranza che serve per farsi eleggere al Quirinale. Berlusconi per riuscire nell’impresa dovrà vincere le elezioni, tessere nuove alleanze, conservare il «pacchetto di mischia» dei voti dei presidenti di Regione e trovare un’occasione di conciliazione sulla sua figura separando leadership e premiership. Non è candidato, ma Bersani ha già gli incubi. Diciamo la verità: se il Cav corre per il Colle, ci divertiamo da matti.  Mario Sechi, Il Tempo, 11 maggio 2011

L’ONORE DEI GIUDICI, E DELLA POLITICA

Pubblicato il 10 maggio, 2011 in Giustizia, Politica | Nessun commento »

Nei terribili anni di piombo numerosi magistrati sono stati uccisi dal terrorismo rosso, in prevalenza, ma anche dell’estrema destra. A questi eroici difensori dello stato è doveroso rivolgere un ricordo riconoscente, come è avvenuto ieri nel Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo. Anche alla loro azione coraggiosa in difesa della legalità assalita dalla violenza politica si deve la tenuta, in quegli anni, del sistema democratico. Come ha detto Giorgio Napolitano ricordandone il sacrificio al Quirinale, “la loro lealtà fu essenziale” e “la battaglia della giustizia penale contro il terrorismo fu decisiva”. Insieme a loro sono stati uccisi anche esponenti politici, a cominciare da Aldo Moro, giornalisti che non accettavano la vulgata che parlava di “sedicenti” Brigate rosse, poliziotti, imprenditori, persino un sindacalista della tempra di Guido Rossa.

Dedicare la Giornata del ricordo delle vittime del terrorismo in particolare a quelle provenienti dalla magistratura è stata quest’anno una scelta del capo dello stato che, evidentemente, puntava anche a evitare che le polemiche in corso su una parte specifica di questa categoria finissero con l’investire l’intero ordine. Si tratta di una scelta apprezzabile, che tende a creare un clima di maggiore rispetto istituzionale e a contrastare eccessi, come l’assurda identificazione di questi stessi settori della magistratura con quel terrorismo di cui, invece, giudici e magistrati hanno subito i colpi. Dunque Napolitano ha ricordato che, anche in vista delle “riforme necessarie”, bisogna “parlare responsabilmente della magistratura e alla magistratura nella consapevolezza dell’onore che ad essa deve essere reso”. Parole che hanno trovato la piena condivisione di Silvio Berlusconi: “Mi inchino con rispetto e gratitudine per ricordare le vittime del terrorismo, unendomi idealmente alle nobili parole pronunciate dal capo dello stato”.

Le parole di Napolitano, e il clima di responsabilità che hanno generato, servono anche a liquidare equivoci in senso opposto: se è assurda l’equazione tra terroristi e magistratura, lo è parimenti quella suggerita, più o meno implicitamente, da chi vorrebbe far pensare che gli attacchi di carattere politico (o la legittima difesa) del centrodestra ad alcuni settori specifici della magistratura si possano idealmente collegare agli assassini di magistrati perpetrati dai criminali brigatisti. Non sono certo stati i moderati, quelli che oggi sostengono Silvio Berlusconi e il suo governo, a uccidere i magistrati. Rispettare la memoria di giudici e procuratori morti tragicamente significa anche non delegittimare chi critica oggi (con le parole e l’azione politica, non con le armi in pugno) una certa concezione invasiva della giustizia con un apparentamento tanto infame. IL FOGLIO, 10 maggio 2011

SCUOLA: ENTRO IL 2012 WI-FI PER TUTTI

Pubblicato il 10 maggio, 2011 in Cultura | Nessun commento »

L’annuncio del ministro Brunetta

Renato Brunetta (ImagoEconomica)
Renato Brunetta

MILANO – «Da oggi alle 12 (lunedì, ndr), diecimila scuole si potranno prenotare per avere la dotazione wi-fi». Lo annuncia il ministro della Pubblica Amministrazione ed Innovazione, Renato Brunetta, nel corso del forum Pa, parlando dell’arrivo della rete wi-fi a tutte le scuole italiane fino a coprire le stesse aule e quindi raggiungere gli studenti stessi. Si punta a completare l’operazione entro metà del 2012. Infatti, ha spiegato Brunetta, il piano toccherà «cinquemila scuole nei prossimi sei mesi e le restanti cinquemila nei restanti sei mesi successivi». Le scuole che si sono prenotate per avere il kit wi-fi sono già 800. L’investimento pubblico è di 5 milioni di euro per la prima fase e il progetto prevede il contribuito anche da parte di Regioni, fondazioni e altri enti per consentire una copertura totale. «Il mio sogno è quello di dare il kit per tutti i bambini delle scuole elementari» ha sottolineato ancora il ministro Brunetta. Fonte Il Corriere della Sera, 10 maggio 2011

BERLUSCONI AL COLLE. E FINI INIZIA A GUFARE…

Pubblicato il 10 maggio, 2011 in Politica | Nessun commento »

Gianfranco Fini La corsa è già partita. Anche se forse sarebbe più giusto dire la battaglia. La battaglia per il Quirinale. Mancano due anni alla fine del mandato di Giorgio Napolitano, ma a leggere le dichiarazioni di alcuni esponenti dell’opposizione sembra manchino pochi mesi. Merito, o demerito se preferite, di Silvio Berlusconi. Lo scorso dicembre sembrava arrivato al capolinea. Destinato a chiudere anticipatamente la sua avventura a Palazzo Chigi e, con essa, la stagione che lo ha visto protagonista della vita politica italiana per 17 anni. Ma i «profeti» hanno sbagliato le loro previsioni e oggi, a distanza di 5 mesi, il Cavaliere appare più in salute che mai. Anzi, si è gettato a capofitto nella campagna per le amministrative, ultimo scoglio da superare per arrivare al 2013. Berlusconi stesso lo ha dichiarato: «Dando al centrodestra la vittoria, voi avrete dato anche sostegno e forza al governo nazionale. Così il governo potrà continuare a lavorare nell’interesse della comunità per altri due anni». L’impressione è che la sua analisi sia piuttosto vicina alla realtà. Quello di sabato e domenica è l’ultimo test elettorale della legislatura. A meno di sorprese l’opposizione non avrà altre occasioni per assestare la spallata. Forse per questo comincia già a pensare al futuro e a «gufare». L’incubo si chiama «Silvio Berlusconi al Quirinale». Un incubo che, secondo Gianfranco Fini, non si realizzerà mai: «Berlusconi non diventerà presidente della Repubblica perché non controllerà la maggioranza del prossimo Parlamento. Qualsiasi cosa si possa inventare: leggi elettorali, responsabili che lo supportino. Non credo di sbagliarmi». Per la cronaca va ricordato che il leader di Fli era lo stesso che, lo scorso 12 dicembre, si dichiarava certo del fatto che il Cavaliere non avrebbe ottenuto la fiducia. Non proprio un precedente felice. Ma stavolta Gianfranco non ha dubbi. «Il berlusconismo – spiega durante la registrazione della trasmissione Potere di Lucia Annunziata – è in fase di superamento perché credo che l’opinione pubblica abbia ben compreso che il miracolo italiano e tutto ciò che ha rappresentato il sogno berlusconiano, si sia infranto contro la realtà. Lui non vuole rassegnarsi, ma tutto ha un termine». Certo, aggiunge, «probabilmente» terminerà la legislatura perché «ha una maggioranza in Parlamento e ha un certo consenso», ma il dopo è già segnato: niente Quirinale e niente successione di Marina («Francamente non penso sia nel novero delle cose possibili»). Il tempo dirà se il «profeta» Gianfranco stavolta ha visto giusto, di certo la sua è molto di più di una semplice «gufata». E lo spiega bene Carmelo Briguglio. Il vicepresidente vicario dei deputati di Fli chiama a raccolta tutte le forze politiche invitandole a «sbarrare» a Berlusconi la strada verso il Quirinale. «Alle prossime elezioni politiche – osserva – si eleggerà di fatto il Presidente della Repubblica e con questa legge elettorale, se si andasse ad elezioni con tre poli, Berlusconi potrebbe conquistare la maggioranza dei circa 1000 grandi elettori tra deputati, senatori e delegati regionali. Questo è il disegno al quale lavora il premier». «Ma, a partire dal risultato delle amministrative di Milano – prosegue Briguglio – se la Lega capisce che questa alleanza col Cavaliere la allontana dal suo elettorato, alle elezioni politiche potrebbe andare da sola e così i poli potrebbero essere quattro, o anche, se monta il clima di emergenza istituzionale che Berlusconi sta costruendo giorno dopo giorno, gli schieramenti potrebbero diventare solo due». «In questi ultimi due casi – insiste il deputato di Fli – Berlusconi non ce la farebbe a occupare il Quirinale ed è questo lo scenario al quale le forze politiche, tutte le forze politiche, devono puntare per sbarrargli la strada verso il Colle più alto che metterebbe a rischio le istituzioni e comprometterebbe definitivamente l’immagine internazionale dell’Italia». Scenari fantapolitici? Forse. Di certo Fini e i suoi non sono gli unici che si pongono il problema e si muovono alla ricerca di una soluzione. Anche il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, infatti, mostra preoccupazioni molto simili a quelle del presidente della Camera. Anzi, ad essere sinceri, la proposta della «Santa Alleanza» anti-Cavaliere rilanciata da Briguglio sarebbe tutta farina del suo sacco. Peccato che la sola idea abbia agitato, e non poco, Pier Ferdinando Casini. Così Bersani, intervistato dal Mattino, è costretto a spiegarsi meglio: «Io non voglio sante alleanze difensive, come dice Casini. Ma avverto: attenzione, se Berlusconi fa il presidente della Repubblica, io non rincorro lui ma chi è stato schizzinoso».Nicola Imberti, Il Tempo, 10/05/2011

IL CINGHIALE E IL CACCIATORE, OVVERO….

Pubblicato il 9 maggio, 2011 in Gossip, Notizie locali | Nessun commento »

Cacciatore: perchè ce l’hai con me?

Cinghiale:  perchè tu ce l’hai con noi…