PDL CONTRO PROFESSORI POLITICIZZATI: SOSPESI PER 3 MESI
Pubblicato il 12 maggio, 2011 in Costume, Cultura | Nessun commento »
Roma - Tre mesi di sospensione ai prof politicizzati che scambiano le aule per palchi da comizio. I professori che faranno propaganda politica o ideologica nelle scuole potranno essere puniti con la sospensione dall’insegnamento “per almeno 1-3 mesi”. Lo prevede la proposta di legge presentata alla commissione Cultura della Camera dal deputato del Pdl Fabio Garagnani. “L’importante – sottolinea il parlamentare – era inserire nel Testo unico sulla scuola il divieto di fare propaganda politica o ideologica per i professori. Le sanzioni dovranno essere contenute poi in dettaglio in un provvedimento attuativo. La propaganda politica non può trovare tutela nel principio della libertà dell’insegnamento enunciato dall’articolo 33 della Costituzione. Un conto infatti è tutelare la libertà di espressione del docente, un’altra è quella di consentire che nella scuola si continui a fare impunemente propaganda politica”.
A vigilare che questo non avvenga, spiega ancora il deputato del Pdl nella sua proposta, dovrà essere “il responsabile della scuola”, cioè il dirigente scolastico. Garagnani, modificando il Testo unico sulla scuola, propone anche una norma che specifichi come l’insegnamento della religione non possa essere considerato semplicemente “lo studio della storia delle religioni”.
.…In astratto la proposta ci vede d’accordo. Il problema è la sua pratica attuazione. Purtroppo, a meno che tutte le lezioni non siano videoregistrate, sarà molto difficile dimostrare che il tal professore ha fatto propaganda in aula a sostegno delle sue idee politiche che è giusto che abbia ma che è bene che le tenga per sè. D’altra parte non è poi tanto necessario per propagandare le proprie idee che il tal professore le espliciti espressamente, gli basta dare un certo taglio piuttosto che un altro ad un fatto o ad una tesi perchè indirettamente trasmetti agli alunni il suo punto di vista piuttosto che un altro. Ci pare che siamo in un vicolo cieco e che non è tanto a valle che si deve intervenire quanto a monter, nel senso che il Valore dell’insegnamento deve tornare ad essere precipuamente quello di trasmettere agli alunni la capacità di autonoma valutazione e di personale critica dei fatti. A dirlo ci vuol niente, è a farlo che appare ed è una difficile scalata del Monte Bianco non avendo gli arnesi adatti. g.

Noooo, Saviano nooo. Il guru anticamorra, il divo delle inchieste giornalistiche rigirate in romanzo mettetelo ovunque – in tv, negli editoriali di Repubblica, nelle giurie dei premi letterari. Ma nell’olimpo dei testi «fondativi» dell’Italia no. E invece oggi a Torino, in quello storico Lingotto che dalle utiliarie Fiat è passato ai libri, Roberto da Napoli s’è spaparanzato nel posto più ambito. Nella mostra «1861-2011. L’Italia dei libri» che disegna la biblioteca essenziale dello Stivale.
Giorgio Napolitano auspica che nella politica italiana ci sia rispetto reciproco. A parole nessuno dei partitanti è contrario, ma nei fatti il clima è pessimo. E chi scrive ne è testimone diretto tutti i giorni.

Non ci voleva uno scienziato della politica per capire che l’orologio istituzionale sta spostando le sue lancette verso il Quirinale e la successione alla presidenza della Repubblica. La fine della legislatura si incrocia con la scadenza del settennato di Giorgio Napolitano e per forza i ragionamenti che si fanno sullo scenario politico (successione o no al Cav, candidati premier, alleanze) finiscono per investire anche il Colle e i suoi poteri. Ipotizzare una riforma che tocchi anche il Quirinale è da cortocircuito ora, ma Berlusconi fa Berlusconi, non si muove come un travet della politica. Lui spiazza e spazza. Corre e frena. Incendia e spegne. Dietro le quinte la corsa è già partita. In tanti sperano e gufano. Berlusconi non ha mai detto di puntarci e interpellato smentirà un secondo dopo. Così pure farà Gianfranco Fini e altrettanto Massimo D’Alema, Pier Ferdinando Casini o il professor Romano Prodi. Potremmo aggiungere anche altre figure e ricordare che spesso al Quirinale sale un outsider. In ogni caso, la Presidenza della Repubblica con il passare delle settimane sarà interessata da due fenomeni: 1. il crescente uso dell’esternazione e degli altri poteri del Capo dello Stato; 2. le manovre per costituire nel prossimo parlamento la maggioranza che serve per farsi eleggere al Quirinale. Berlusconi per riuscire nell’impresa dovrà vincere le elezioni, tessere nuove alleanze, conservare il «pacchetto di mischia» dei voti dei presidenti di Regione e trovare un’occasione di conciliazione sulla sua figura separando leadership e premiership. Non è candidato, ma Bersani ha già gli incubi. Diciamo la verità: se il Cav corre per il Colle, ci divertiamo da matti. Mario Sechi, Il Tempo, 11 maggio 2011
Nei terribili anni di piombo numerosi magistrati sono stati uccisi dal terrorismo rosso, in prevalenza, ma anche dell’estrema destra. A questi eroici difensori dello stato è doveroso rivolgere un ricordo riconoscente, come è avvenuto ieri nel Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo. Anche alla loro azione coraggiosa in difesa della legalità assalita dalla violenza politica si deve la tenuta, in quegli anni, del sistema democratico. Come ha detto Giorgio Napolitano ricordandone il sacrificio al Quirinale, “la loro lealtà fu essenziale” e “la battaglia della giustizia penale contro il terrorismo fu decisiva”. Insieme a loro sono stati uccisi anche esponenti politici, a cominciare da Aldo Moro, giornalisti che non accettavano la vulgata che parlava di “sedicenti” Brigate rosse, poliziotti, imprenditori, persino un sindacalista della tempra di Guido Rossa.
La corsa è già partita. Anche se forse sarebbe più giusto dire la battaglia. La battaglia per il Quirinale. Mancano due anni alla fine del mandato di Giorgio Napolitano, ma a leggere le dichiarazioni di alcuni esponenti dell’opposizione sembra manchino pochi mesi. Merito, o demerito se preferite, di Silvio Berlusconi. Lo scorso dicembre sembrava arrivato al capolinea. Destinato a chiudere anticipatamente la sua avventura a Palazzo Chigi e, con essa, la stagione che lo ha visto protagonista della vita politica italiana per 17 anni. Ma i «profeti» hanno sbagliato le loro previsioni e oggi, a distanza di 5 mesi, il Cavaliere appare più in salute che mai. Anzi, si è gettato a capofitto nella campagna per le amministrative, ultimo scoglio da superare per arrivare al 2013. Berlusconi stesso lo ha dichiarato: «Dando al centrodestra la vittoria, voi avrete dato anche sostegno e forza al governo nazionale. Così il governo potrà continuare a lavorare nell’interesse della comunità per altri due anni». L’impressione è che la sua analisi sia piuttosto vicina alla realtà. Quello di sabato e domenica è l’ultimo test elettorale della legislatura. A meno di sorprese l’opposizione non avrà altre occasioni per assestare la spallata. Forse per questo comincia già a pensare al futuro e a «gufare». L’incubo si chiama «Silvio Berlusconi al Quirinale». Un incubo che, secondo Gianfranco Fini, non si realizzerà mai: «Berlusconi non diventerà presidente della Repubblica perché non controllerà la maggioranza del prossimo Parlamento. Qualsiasi cosa si possa inventare: leggi elettorali, responsabili che lo supportino. Non credo di sbagliarmi». Per la cronaca va ricordato che il leader di Fli era lo stesso che, lo scorso 12 dicembre, si dichiarava certo del fatto che il Cavaliere non avrebbe ottenuto la fiducia. Non proprio un precedente felice. Ma stavolta Gianfranco non ha dubbi. «Il berlusconismo – spiega durante la registrazione della trasmissione Potere di Lucia Annunziata – è in fase di superamento perché credo che l’opinione pubblica abbia ben compreso che il miracolo italiano e tutto ciò che ha rappresentato il sogno berlusconiano, si sia infranto contro la realtà. Lui non vuole rassegnarsi, ma tutto ha un termine». Certo, aggiunge, «probabilmente» terminerà la legislatura perché «ha una maggioranza in Parlamento e ha un certo consenso», ma il dopo è già segnato: niente Quirinale e niente successione di Marina («Francamente non penso sia nel novero delle cose possibili»). Il tempo dirà se il «profeta» Gianfranco stavolta ha visto giusto, di certo la sua è molto di più di una semplice «gufata». E lo spiega bene Carmelo Briguglio. Il vicepresidente vicario dei deputati di Fli chiama a raccolta tutte le forze politiche invitandole a «sbarrare» a Berlusconi la strada verso il Quirinale. «Alle prossime elezioni politiche – osserva – si eleggerà di fatto il Presidente della Repubblica e con questa legge elettorale, se si andasse ad elezioni con tre poli, Berlusconi potrebbe conquistare la maggioranza dei circa 1000 grandi elettori tra deputati, senatori e delegati regionali. Questo è il disegno al quale lavora il premier». «Ma, a partire dal risultato delle amministrative di Milano – prosegue Briguglio – se la Lega capisce che questa alleanza col Cavaliere la allontana dal suo elettorato, alle elezioni politiche potrebbe andare da sola e così i poli potrebbero essere quattro, o anche, se monta il clima di emergenza istituzionale che Berlusconi sta costruendo giorno dopo giorno, gli schieramenti potrebbero diventare solo due». «In questi ultimi due casi – insiste il deputato di Fli – Berlusconi non ce la farebbe a occupare il Quirinale ed è questo lo scenario al quale le forze politiche, tutte le forze politiche, devono puntare per sbarrargli la strada verso il Colle più alto che metterebbe a rischio le istituzioni e comprometterebbe definitivamente l’immagine internazionale dell’Italia». Scenari fantapolitici? Forse. Di certo Fini e i suoi non sono gli unici che si pongono il problema e si muovono alla ricerca di una soluzione. Anche il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, infatti, mostra preoccupazioni molto simili a quelle del presidente della Camera. Anzi, ad essere sinceri, la proposta della «Santa Alleanza» anti-Cavaliere rilanciata da Briguglio sarebbe tutta farina del suo sacco. Peccato che la sola idea abbia agitato, e non poco, Pier Ferdinando Casini. Così Bersani, intervistato dal Mattino, è costretto a spiegarsi meglio: «Io non voglio sante alleanze difensive, come dice Casini. Ma avverto: attenzione, se Berlusconi fa il presidente della Repubblica, io non rincorro lui ma chi è stato schizzinoso».Nicola Imberti, Il Tempo, 10/05/2011
