L’APPELLO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ON. BERLUSCONI
Pubblicato il 17 dicembre, 2010 in Politica | Nessun commento »
Pubblichiamo l’appello che il presidente del Consiglio ha indirizzato ai militanti e simpatizzanti del PDL all’indomani del voto di fiducia del Senato e della Camera dei Deputati.
Cari Amici,
con il voto sulla fiducia al Senato e alla Camera, ancora una volta il senso di responsabilità ha avuto la meglio.
Riprendiamo da oggi il cammino del buongoverno, proseguendo su tre linee fondamentali. Innanzi tutto il completamento dei cinque punti strategici sui quali avevamo avuto una fiducia ampia dal Parlamento il 29 settembre. Voglio sperare che su questi cinque provvedimenti tutti i parlamentari che li hanno votati poche settimane fa siano coerenti con l’impegno assunto allora. In particolare spero che il Senato approvi definitivamente entro l’anno il decreto sicurezza e, nel minor tempo possibile, la riforma dell’università.
Come ho detto nei miei interventi al Senato e alla Camera, intendo proseguire il cammino per riunificare i veri moderati in un unico grande movimento politico, ovviamente senza quei pasdaran che si schierano con Di Pietro e usano i toni, le calunnie e le false argomentazioni del Fatto quotidiano e di Repubblica e. Considero il consolidamento di una unica grande forza politica che sia la sezione italiana del Partito dei Popoli europei uno dei compiti fondamentali che devo assolvere nel mio impegno in politica.
A questo compito se ne accompagna un altro, altrettanto decisivo per il futuro del nostro Paese. Dare finalmente all’Italia istituzioni in grado di funzionare in modo adeguato ai tempi, superando il bicameralismo perfetto, riducendo il numero dei parlamentari, rinforzando i poteri del premier per garantire stabilità al governo e impedire ribaltoni e colpi di palazzo, una legge elettorale che garantisca bipolarismo e governabilità. Su questo punto faccio appello a tutte le forze responsabili presenti in Parlamento, con cui abbiamo proficuamente lavorato su questo tema nella prima metà della legislatura ed anche a quelle con cui è cominciato il nostro cammino politico nel 1994: riprendiamo il lavoro dai punti che abbiamo condiviso. E’ un dovere che abbiamo nei confronti di tutti i cittadini.
Possiamo e dobbiamo realizzare questi tre grandi obiettivi nei due anni che mancano alla fine della legislatura. Io, come al solito, mi impegnerò con dedizione e passione. Oggi, come sedici anni fa, sento su di me il dovere di non deludere le attese e le speranze degli italiani, che qui in forzasilvio.it, nei gazebo e nelle numerose manifestazioni di queste ultime settimane mi hanno confermato il loro sostegno. Per loro e per tutti gli italiani lavorerò per completare queste grandi riforme, per consolidare e rafforzare la casa di tutti i moderati e per realizzare un nuovo assetto istituzionale. Questa è la risposta che daremo a chi, inutilmente, ha cercato di sconfiggerci con una congiura di palazzo.


E così Berlusconi ce l’ha fatta ancora una volta. È una vittoria importante anche e soprattutto per il futuro. È una vittoria che porta chiarezza in un quadro politico che sembrava aver rinverdito l’antica prassi delle congiure e delle manovre di palazzo tipiche della prima repubblica. Ha ragione da vendere, insomma, il ministro Brunetta quando, con la sua solita franchezza e senza mezzi termini, ha sostenuto che il risultato delle votazioni sulla fiducia e/o sfiducia al governo ha sancito la fine definitiva della prima repubblica. In realtà, queste votazioni – contrariamente a quanto sottolineano alcuni interessati commentatori che pongono l’accento soprattutto sulla esiguità del margine di sicurezza del governo alla Camera – hanno contribuito al rafforzamento del bipolarismo.
Berlusconi ha vinto, Fini ha perso. È questo il risultato del voto di fiducia ed è bene scriverlo nella sua brutale semplicità perché in queste ore è già partita la surreale gara dei «ma, però…», della «vittoria numerica ma non politica», della «maggioranza che non c’è più» e altra varia umanità con la quale si fa un bel gioco di fumo e specchi ma nessun passo avanti nell’analisi politica, cioè in quella materia che serve a capire cosa sta accadendo nel Palazzo. Mentre nei giornaloni suonavano le campane a morto del governo e del Presidente del Consiglio, mentre nelle case degli intelligenti a prescindere si metteva in frigo lo champagne e si ordinavano le tartine per festeggiare la defenestrazione del Cav, qui su Il Tempo abbiamo cercato di spiegare nei giorni scorsi perché è molto pericoloso scambiare i propri desideri per fatti compiuti, perché le aspirazioni e gli incubi di un leader non sono la rappresentazione esatta del mondo che c’è là fuori, perché un’ossessione non sempre diventa la migliore azione. Cose semplici, dettate dalla logica, dal buonsenso, dalla frequentazione della realpolitik. Cose ritenute inutili da naviganti futuristi e non. Risultato: la flotta invincibile della nuova destra europea, moderata, raffinata, colta, europea, si è fracassata sugli scogli e ora è alla deriva, in balìa di una tempesta politica che è appena iniziata. Volevano affondare il perfido Silvio e ora sono loro che rischiano di colare a picco.









