SCONGELARE L’ITALIA CON LA FANTASIA

Pubblicato il 4 febbraio, 2012 in Costume | Nessun commento »

Neve a Roma Roma bloccata per neve, Berlusconi chiude per sempre con Palazzo Chigi, Monti apre la partita dell’articolo 18. Cos’hanno in comune questi tre fatti? Una sola parola: l’emergenza, metafora dell’Italia di ieri e di oggi. Mentre passeggiavo per le vie della Capitale imbiancata, con la mente sospesa tra la poesia dell’inverno e la prosa del caos pensavo che sul nostro Paese fiocca senza pietà un po’ di tutto. È la nostra storia. Terra di conquista per gli imperi, poi divisa in staterelli con un «volgo disperso che nome non ha» e infine unita nel segno del campanile e della fazione. Eppure gli italiani in fondo riescono a cavarsela sempre, anche quando la loro sorte dipende da un inesorabile stato d’eccezione: la crisi politica, quella economica, la disoccupazione, l’ondata di freddo. Roma congelata, simbolo di un Paese che si risveglia quando c’è lo shock. E allora ecco che nei 280 chilometri di coda, nel traffico in tilt, nei bus senza gomme da neve, nel Grande Raccordo Anulare paralizzato, si consuma la nostra storia collettiva, si realizza la dimensione piccola e grande del nostro «carattere nazionale». Lo ritroviamo nel bene e nel male ogni volta che la cronaca ci offre il materiale buono per la rotativa, la prova, l’evidenza, l’indizio da seguire per capire come siamo fatti e disfatti, apparentemente vinti, perduti e invece mai domi e infine ritrovati. Ieri il naufragio del prode Capitan Schettino che scappa dalla nave Concordia, oggi la nevicata polare sulla Città Eterna. Abbiamo sempre una «via di mezzo» per separarci, unirci, litigare e poi fare la pace. Scuole chiuse, no aperte a metà, perché non si sa mai e in fondo serve a trovare il riparo per i figli, far andare la macchina sulla neve, discutere sul posto di lavoro della gran tormenta e poi la Roma non giocherà e accidenti nevica, governo ladro. E provate voi a spiegare tutto questo a quel buontempone che alla Balduina s’è improvvisato Alberto Tomba, ha messo gli sci, gli occhiali e s’è buttato in slalom tra le macchine parcheggiate. Ma quali Suv, macchè Cortina, questa è l’Italia. I sessantottini non hanno mai capito nulla: qui la fantasia è al potere da sempre. Mario Sechi,Il Tempo, 4 febbraio 2012

……………. E’ come dire che sognare aiuta a vivere, o a soppravivere.  Alla faccia di Monti e della Fornero, delle Banche e delle bollette, degli sceriffi di Equitalia e dei tanti  catoni che si aggirano come corvi intorno a noi per mangiarci vivi ma finiscono nella padella. Della fantasia. g.

GIUDICI, PACCHIA FINITA. ORA CHI SBAGLIA PAGA.

Pubblicato il 3 febbraio, 2012 in Giustizia, Politica | Nessun commento »

Scherzi della politica. Da diciotto anni si cerca di mettere argine all’abuso di potere della magistratura ma niente: nonostante lodi e progetti di legge, non si era mossa foglia.

Responsabilità civile dei giudici

Responsabilità civile dei giudici
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Ogni tentativo era andato a sbattere sulla casta delle toghe e sui loro alleati politici e mediatici, che avevano il comune obiettivo di abbattere Berlusconi. Ricordate? Toccare i giudici era considerato un attentato alla Costituzione. Poi all’improvviso, quando meno te lo aspetti, cioè ieri, ecco arrivare un voto segreto che introduce la responsabilità civile dei magistrati: chi sbaglia pagherà di persona, come avviene per qualsiasi cittadino lavoratore.

L’idea, cioè l’emendamento, è della Lega, ma coperti dal segreto l’hanno sostenuta in massa a destra come a sinistra. Quei furbetti del governo Monti, per bocca del Guardasigilli, hanno fatto la parte degli indignati perché anche a loro i pm fanno un po’ paura.Prima hanno chiesto al parlamento di votare contro. Poi, smentiti dalla loro maggioranza Pd-Pdl, si sono augurati, sempre per bocca della ministra della Giustizia Severino, che il Senato bocci la legge. I magistrati sono furenti, ovviamente. Traditi pilatescamente dal governo dei professori e da una parte della sinistra che dopo averli usati in chiave antiberlusconiana adesso li scarica. Ma hanno poco da urlare, le toghe.

Non si capisce perché possano essere toccati presunti privilegi di tassisti, benzinai, farmacisti, pensionandi e non i loro. Del resto la Camera non ha fatto altro che accogliere, con 25 anni di ritardo, la volontà degli italiani che in un referendum del 1987 avevano (invano) deciso che i magistrati dovevano pagare personalmente per i loro errori. Ma adesso bisogna andare avanti: intercettazioni e separazione delle carriere sono questioni non più rinviabili. I magistrati dovranno rimpiangere i governi Berlusconi. Alessandro Sallusti, Il Giornale 3 febbraio 2012

.…..Non si illuda troppo Sallusti. La casta, anzi le caste, le tante caste che la fanno da padrone nel nostro povero Paese, non si lasciano mettere al muro tanto facilmenete. Come ricorda sul Tempo di oggi Francesco Damato,  la casta dei parlamentari sta facendo di tutto per difendere i suoi  privilegi. Altrettanto farà la casta dei giudici. Già sono partite le prime bordate e già ci sono le prime crepe nel Parlamento, da parte del PD e dello stesso governo che per bocca del Ministro della Giustizia ha già auspicato che il Senato provveda a mettere una toppa al buco apetto dal voto sull’emendamento leghista. E poi non vanno ignorati i “pronunciamenti” degli interessati che suonano come avvertimenti alle orecchie dei parlamentari che dopo l’abolizione dell’art. 68 della Carta iono molto, molto vulnerabli. Nè va dimenticato che la legge sulla responsabilità civkle dei magisrrati già c’era e fu abrogata dallo stesso Parlamento. Per cui….g

QUELLA CASTA CHE NON MOLLA

Pubblicato il 3 febbraio, 2012 in Politica | Nessun commento »

La politica, questa benedetta politica della quale ogni tanto viene la voglia di auspicare la ripresa di fronte al rischio che cresca troppo la fiducia nei tecnici, e si ceda quindi alla perversa tentazione di preferirli in assoluto agli eletti dal popolo, si è messa a fare concorrenza al freddo che viene in questi giorni dal cielo. Gela infatti la sfrontatezza con la quale essa difende, nei piani bassi ed alti, quel groviglio di privilegi che l’hanno fatta tra le più costose e insopportabili del mondo, e non solo d’Europa. Anche se la solita commissione di studio stenta a chiudere i suoi lavori e a certificare quello che tutti abbiamo già capito.

I 26 ricorsi sinora presentati, e destinati probabilmente ad aumentare, contro i pur limitati e spesso anche finti tagli ai cosiddetti vitalizi da parlamentari ed ex parlamentari di un po’ tutti gli schieramenti, attaccati come ostriche alle loro specialissime pensioni d’anzianità segate invece ai cittadini comuni, gridano vendetta per la loro sfrontatezza. Che potete riscontrare nei particolari esposti dal nostro Alberto Di Majo. Ma anche per le procedure su cui i ricorrenti possono contare, studiate e difese per non fare uscire le decisioni dai perimetri parlamentari. Tutto si deve continuare a fare in casa, nei palazzi della politica, con una esasperata visione della cosiddetta autonomia che autorizza poi altri a fare lo stesso: per esempio, i magistrati. Che si fanno notoriamente giustizia da sé e gridano come polli spennati quando rischiano di perdere qualcosa della loro illimitata autonomia, appunto, e dei loro privilegi. Come hanno fatto ieri con i rappresentanti sindacali, e i soliti difensori d’ufficio a sinistra, per la breccia che si è improvvisamente aperta a Montecitorio nel muro che da troppo tempo li protegge dal dovere di rispondere civilmente dei danni procurati con il cattivo esercizio delle loro funzioni. Un dovere che, su iniziativa referendaria dei radicali, i cittadini sancirono abolendo nel 1987 le norme ostative, ma che i politici in pochi mesi tornarono a vanificare con una legge che i magistrati si scrissero praticamente da soli. Così come da soli i partiti hanno scritto e riscritto l’esosa legge in vigore sul loro finanziamento pubblico, che pure era stato abolito referendariamente dai cittadini nel 1993.  Francesco Damato, Il Tempo, 3 febbraio 2012

PIOGGIA DI SOLDI (NOSTRI) SUI PARTITI

Pubblicato il 2 febbraio, 2012 in Politica | Nessun commento »

Una veduta esterna di Palazzo Montecitorio Elezioni politiche 2008. I partiti si preparano alle urne. Campagna elettorale. Molti comizi, gazebo, strette di mano e un ingente impegno economico. La posta in palio è alta: vincere e governare oppure perdere e soccombere. Tutto però con la consapevolezza che anche soltanto il partecipare può garantire un ricco premio di consolazione. Si chiama rimborso elettorale e viene elargito a tutte quelle forze politiche che alle elezioni abbiano superato l’1% dei consensi. E per capire quanto ambito sia questo premio basta fare qualche conto: nel 2008 i partiti hanno dichiarato di aver speso complessivamente 136 milioni e ne hanno ricevuti indietro 503. Come è possibile? Beh, basta vedere come si accede al rimborso delle spese elettorali. Questo è diviso in quattro fondi per il rinnovo del Senato, della Camera, del Parlamento europeo e dei Consigli regionali. Ciascuno dei quattro fondi è ripartito tra i partiti in proporzione ai voti presi. L’accesso alla ripartizione spetta ai partiti che abbiano ottenuto un candidato eletto, ma per le elezioni parlamentari occorre rispettivamente: l’1% su base nazionale per le elezioni della Camera e il 5% su base regionale o un candidato eletto per il Senato. Ma la cosa che più è significativa è che ciascun fondo è determinato, per ogni anno di legislatura, moltiplicando questo importo di un euro per il numero dei cittadini iscritti nelle liste elettorali nel territorio interessato alla consultazione. Cosa significa? Significa che, anche se una legislatura dura solamente due anni, come avvenne nel caso del governo Prodi dal 2006 al 2008, i partiti che avevano concorso a quelle elezioni hanno potuto godere dei rimborsi elettorali per i restanti tre anni. E a questi andavano comunque aggiunti i rimborsi per i seguenti cinque anni di legislatura. Quindi, prendendo ad esempio il caso della Margherita, partito confluito nel 2008 nel Pd, questo ha preso per il periodo del governo Prodi i rimborsi e da quell’anno, per altri tre, nonostante il partito si fosse fuso con i Ds, ha continuato a percepirli. Solo dalla prossima legislatura verrà soppressa la norma che prevedeva il versamento delle quote annue anche in caso di scioglimento anticipato di Camera, Senato, Regioni, ma intanto lo Stato ha pagato e, numeri alla mano, nel 2010 i rimborsi complessivamente erogati sono stati di circa 285 milioni di euro dei quali 93 milioni dovuti alla doppia erogazione dei rimborsi relativi alle Camere in essere e a quelle interrotte. Uno scandalo? Sicuramente sì soprattutto leggendo le cifre riportate dall’articolo di Sergio Rizzo sulla ripartizione dei contributi alla politica: dal 1999 al 2008 le retribuzioni dei dipendenti pubblici sono cresciute del 42,5%, i rimborsi del 1.110%. Nel 1996 An e Forza Italia dichiararono spese complessive per 5,1 milioni di euro, nel 2008 il Popolo delle Libertà ha documentato spese per 68,5 milioni. Una lievitazione del 1.239%. Quanto ai rimborsi elettorali, spiega Rizzo, «decollavano del 1.008% da 18,6 milioni a 206,5 milioni». Nel passaggio dall’Ulivo all’Unione le cose non sono andate tanto diversamente: da 17 a 180,2 milioni, una crescita del 960%. E intanto la politica continua a gridare allo scandalo. C’è chi, come i Radicali, ammonisce: «Il finanziamento pubblico ai partiti deve essere azzerato, altro che dimezzamento». Chi, come Domenico Scilipoti, annuncia: «Se mai il Movimento di Responsabilità Nazionale dovesse diventare un grande partito politico, sarei contrario a rimborsi elettorali» e chi come l’Idv Felice Belisario ha presentato, nel 2008, un ddl che propone l’interruzione dei rimborsi per consultazioni elettorali in caso di fine anticipata della legislatura. Tanti impegni. tante promesse, ma nessuno sembra intenzionato a rinunciare al «ricco» premio di consolazione. Alessandro Bertasi, Il Tempo, 2 febbraio 2012

..………….E questi sono quelli che votano silenti e consenzienti i decreti di Monti che ci sommergono di tasse, imposte e minacce. Quelle di Befera che ci promette sangue e (dis)onore  spiandoci fin nelle mutande (guai a chi le porta griffate e non sa spiegare come le ha comprate!).

SUPERMARIO PIU’ TEDESCO DELLA MERKEL

Pubblicato il 2 febbraio, 2012 in Politica | Nessun commento »

Il premier Mario Montio ospite a Matrix L’intervista di Mario Monti ieri sera a «Matrix» ha confermato alcune cose importanti: 1) non ci sono alternative a questo governo; 2) Monti è l’unico comunicatore presente nell’esecutivo dei tecnici che senza di lui non esisterebbe; 3) ha una forte competenza sul piano europeo, una buona dose di ottimismo, ma sottovaluta la vischiosità del sistema italiano, il suo neocorporativismo; 4) l’azionista di maggioranza del governo resta Silvio Berlusconi, non a caso il presidente del Consiglio ha ringraziato più volte il predecessore, confessando di sentirlo regolarmente. Monti l’ha fatto con una buona dose di furbizia politica. Gli servono i voti del Cavaliere e non deve dare all’opinione pubblica moderata l’idea di uno “strappo” totale dall’esperienza berlusconiana. Machiavellico? Sì ed è meglio così. Ha i piedi per terra. Sul resto, quella di Monti è un’opera in fieri che dovrà essere continuamente messa alla prova dei fatti. Il premier s’è mostrato più abile che in altre occasioni, segno che sta acquisendo familiarità con quel formidabile mezzo che si chiama televisione. È l’unico che nell’esecutivo dà un messaggio coerente, mentre la sua truppa di governo qua e là mostra qualche sfilacciamento. Alcune cose dette da Monti sono condivisibili (meritocrazia, cambio di mentalità, fine delle caste e corporazioni) ma se andiamo nel concreto è chiaro che il provvedimento sulle liberalizzazioni è carente, l’ottimismo sulla crescita eccessivo e quello sull’Europa e sul ruolo della Germania è facilmente contestabile da chiunque conosca le reali intenzioni di Berlino sui destini del Vecchio Continente. Lo stesso Monti sa bene cosa aleggia nella mente della Germania: una nuova egemonia tedesca. Un lapsus è stato rivelatore dello scenario quando Monti ha detto che i tutori del rigore sono la Germania e la Banca centrale tedesca! Si riferiva alla Banca centrale europea, ma da un luogo remoto del suo cervello che aveva registrato la verità è venuta fuori la Buba, la Bundesbank. Ancora un po’ e tornava a circolare il marco. Più tedesco della Merkel. Per fortuna, dopo lo spot, il premier torna italiano.  Mario Sechi, Il Tempo, 2/2/2012

………Sechi dell’esibizione di ieri sera a Matrix di Monti ha dimenticato, forse per non infierire,  la banale quanto squallida ironia sul posto fisso a cui i giovani devono rinunciare anche perchè, ha detto col mezzo sorriso Monti, “il posto fisso è monotono”. Certo, è monotono per lui e per i suoi figli che il posto ce l’hanno e che posti, ma non lo è per i giovani, i meno giovani,  gli attempati quarantenni che non avendo uno stipendio fisso, conseguenza diretta del posto fisso, non possono aspirare neppure a farsi una famiglia. Ironia, quella di Monti, che assomiglia troppo al sarcasmo di chi è abituato a guardare gli altri dall’alto in basso,  il che è forse il ritratto più corrispondente a Monti, più tedesco della Merkel,  sostiene Sechi, a sua volta ironico e sarcastico. Ma a buona ragione. g.

CROSETTO (PDL): DA BEFERA SPREZZO PER LE ISTITUZIONI. MONTI LO CONVOCHI

Pubblicato il 1 febbraio, 2012 in Cronaca | Nessun commento »

Crosetto“Penso sia opportuno che il ministro del Tesoro convochi Befera, si faccia chiarire le gravissime affermazioni fatte ieri nell’intervista a Repubblica, e venga a riferire in Parlamento, prendendosi la responsabilita’ di avvallare la permanenza in un incarico di tale rilevanza e peso di una persona che ha chiaramente dimostrato di agire con pregiudizi, con sprezzo totale delle istituzioni e con un delirio di onnipotenza preoccupante”.

Lo ha dichiarato il deputato del Pdl, Guido Crosetto. “Alcuni di noi conoscono la storia di Attilio Befera e sanno valutarne l’operato tenendo conto di tutto e non delle cronache nelle quali si e’ lanciato nelle ultime settimane. Le cose dette ieri, non sull’evasione e sulla lotta all’evasione, che e’ e deve essere una battaglia di tutti, ma gli editti, le minacce, le diffamazioni, il senso di onnipotenza di cui e’ costellata l’intervista, non possono e non devono passare inosservate”. “So perfettamente di espormi, con questa dichiarazione, al rischio di vendette e ritorsioni da parte sua e della macchina che ha costruito a sua immagine e somiglianza senza rispettare anzianita’, titoli, meriti ne’ interventi della magistratura amministrativa, ma la lotta per la giustizia, contro l’evasione va fatta da persone con un profondo senso della giustizia e dell’equita’ e del cui equilibrio psicologico si sia certi”. Fonte ANSA, 1° febbraio 2012

IL PIU’ PURO CHE TI EPURA

Pubblicato il 1 febbraio, 2012 in Politica | Nessun commento »

Leggo che il Pd vuole mobilitarsi per la nomina di un direttore di telegiornale. Perbacco, quale grande obiettivo. Un modesto consiglio agli amici democratici: si mobilitino per fare chiarezza sulla storia dell’ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, che ha dirottato 13 milioni di euro del partito su conti di società italiane ed estere. Tredici milioni di euro, circa ventisei miliardi lire non quattro stecche da tangentaro per caso. Ecco, se proprio vogliono mobilitarsi, i progressisti hanno un buon argomento per farlo e dimostrare che la politica non è un bipartisan arraffa arraffa. Mi pare una causa decisamente più seria sulla quale impegnarsi per il bene di tutti. Spero anche che il centrodestra, per una volta, mostri un po’ di maturità e memoria. Non è il caso di partire lancia in resta, di strumentalizzare, di mettere la baionetta e partire all’assalto all’arma bianca. Se si ritorna all’antico, alla delegittimazione dell’avversario attraverso l’uso improprio della giustizia, allora gli ultimi diciotto anni di storia non hanno insegnato niente a nessuno. Conosco Francesco Rutelli, Walter Veltroni e Pierluigi Bersani e non posso immaginare che qualcuno di loro sapesse del Lusi manolesta e lasciasse fare. Non credo neppure alla favoletta che ieri girava nelle stanze del Palazzo: quella del «Compagno G» della Margherita, del Primo Greganti bianco che faceva per il partito ma stava silente e pagava per gli altri. È tempo di costruire e non di demolire.

Ma è anche giunto il momento di non buttare la sabbia sotto al tappeto. La sinistra italiana ha fatto della giustizia la sua clava. Una strategia suicida. E ora si vede, perché la vicenda dei quattrini della Margherita che entrano nelle casse del partito e passano nelle tasche del tesoriere fa a pezzi ogni presunta superiorità antropologica delle sinistre. La storia si diverte a scambiare i ruoli e annodare i destini. Mentre il Pd nasceva scoppiò lo scandalo Unipol. Ricordo bene quei giorni di battaglia tra Margherita e Ds. Ci risiamo. Ma le posizioni sono ribaltate rispetto a ieri. Oggi la fazione postdemocristiana è in difesa, mentre l’establishment cresciuto a Botteghe Oscure attacca per tamponare il pasticciaccio con la pubblica opinione. È un deja vù. Brutto segno. Perché alla fine c’è sempre qualcuno più puro che ti epura.  Mario Sechi, Il Tempo, 1° febbraio 2012

.……….E’ la legge del contrappasso o, se si vuole, del “chi la fa l’aspetti”. La sinistra italiana, dal centro alla periferia, ha usato la clava della giustizia e, peggio ancora, del falso moralismo, per criminalizzare gi avversari e costringerli alla resa e, qualche volta, alla morte. Tutto ciò in nome di una presunta superiorià etica di cui s’era fatto bandiera Enrico Berlinguer, dimentico, non certo in buona fede, che il PCI aveva sempre visssuto con i rubli di Mosca, così come la DC s’era foraggiata con i dollari americani. Ma ciò riguardava i partiti e apparteneva  alla necessità delle guerre che non si fanno  con i fichi secchi ma con i quattrini (tanti rivoluzionari, da Lenin a Mussolini,  le loro guerre le hanno combattute con i denari “capitalistici”) . Invece le storie di questi anni hanno riguardato gli uomini che dietro le bandiere hanno pensato solo all’arricchimento personale. E questo è vergognoso. g.

LA CASTA DEI DEPUTATI SI TAGLIA LO STIPENDIO. MA E’ SOLO UNA FINTA.

Pubblicato il 31 gennaio, 2012 in Costume, Politica | Nessun commento »

Casta taglia lo stipendio Ma è solo una finta
liberoquotidiano.it

La Camera ha annunciato lunedì sera il taglio di 700 euro netti al mese di stipendio. Peccato che sia l’ennesimo bluff della Casta e di sforbiciate immaginarie: il provvedimento sbandierato in realtà è soltanto la rinuncia a un altro aumento non ancora entrato in vigore. In pratica non c’è nessun taglio. E’ solo una partita di giro: non è un taglio ma è la rinuncia a un altro aumento. Perché passando dal sistema retributivo a quello contributivo, i deputati si sarebbero visti lievitare la busta paga di circa 700 euro netti al mese, perchè non è più loro chiesto di versare tutti e due i contributi che versavano prima. Non si sono tagliati lo stipendio, i deputati in realtà hanno solo rinunciato a un aumento. I settecento euro in meno in busta paga sono compensati dal mancato versamento delle ritenute che ammontava a 780 euro.  Confermato invece il giro di vite per le spese relative ai collaboratori parlamentari: il rimborso di 3690 euro sarà erogato a forfait per il 50% mentre il restante 50% dovrà essere giustificato. Si tratta di un regime transitorio visto che a partire dalla prossima legislatura la materia sarà disciplinata da una proposta di legge che sarà presentata entro un mese. Libero, 31 gennaio 2012

…….Per una volta vogliamo citare Fini: siamo alle comiche finali. Ed è una vergogna. g.

I PRODIGI DI “NONNO MARIO”

Pubblicato il 31 gennaio, 2012 in Costume | Nessun commento »

Il premier mette sul sito del governo le lettere dei fan. Compare una bimba di 2 anni: “Fa le cose giuste per il futuro”.

Lettere dei cittadini sul sito del governo. Spicca quella che cita le parole di una bimba di due anni: Ascolti «nonno Mario», faccia una cosa utile a sé, agli italiani e all’umanità che ancora riesce a ridere e inorridire: licenzi su due piedi il soggetto che è riuscito a mettere nel sito della presidenza del Consiglio, sotto lo stellone della Repubblica, una lettera in cui si sostiene che una bimba di due anni (povera innocente) la riconosce come «nonno Mario, quello che dice le cose giuste per il futuro». Perché vede, gentile Signor presidente del Consiglio, senatore a vita e professor Mario Monti, esiste un limite al rincitrullimento, ma mettere in bocca queste cose a una bimba di quell’età, solennizzarle in una pubblicazione governativa, porta con sé un ridicolo potente, talché, nel breve volgere di poche ore, lei potrebbe divenire assai meno sobrio del suo predecessore. E non so se mi spiego. Credo, voglio credere, e voglio chiarirlo in modo inequivocabile, che lei non c’entri nulla. Che certi zelanti leccapiedi uno se li trova sulla strada e neanche li riconosce. Sono sicuro, voglio esserlo, che lei non ha mai visto quella pagina vergognosa (questo è l’indirizzo: http://www.governo.it/GovernoInforma/dialogo/estratti.html, controlli e agisca in prima persona). Ma ciò non toglie che ora noi la stiamo informando e che lei è tenuto a provvedere subito, al volo, prima che si possa anche solo supporre un qualche suo compiacimento. Perché in un Paese civile quella roba non è consentita. E se non provvederà a tambur battente sarebbe autorizzato il sospetto circa il passo successivo: chiedere alla bambina di denunciare i genitori, ove non assolvano onestamente agli obblighi fiscali o commettano una quale che sia infrazione al codice del vivere in pace con la legge. A utilizzare quel sistema fu Pol Pot, in una sfortunata Cambogia. Confesso di non avere fatto una ricerca specifica, ma credo d’indovinare se affermo che neanche in quel disgraziato regime nessuno s’è mai spinto a immaginare che i bimbi da usare come spie potessero avere meno di tre anni. Immediatamente prima del citato, e disgustoso, messaggio se ne trova un altro, adulto, di chi afferma d’averla vista ospite di Lucia Annunziata e di averne dedotto che lei è persona degna di fiducia. Per quel che può contare, lo penso anch’io. Ma penso anche che se il suo predecessore avesse pubblicato messaggi di tale natura sarebbe stato sommerso da meritate pernacchie. E siccome non posso escludere che l’abbia fatto, ove così sia gli dedico anche la mia. Sentitamente. Però, oggi, in quel posto c’è lei, e, oggi, è lei a prendere spazio nei salotti della televisione di Stato, che quando cesserà di essere tale sarà sempre troppo tardi, ed è oggi che il sito della presidenza del Consiglio pubblica, sotto la dicitura “dialogo con i cittadini”, roba di tal fatta. La faccia rimuovere. Sul serio, e ci faccia sapere che il responsabile sarà assegnato a compiti più consoni alla sua natura, possibilmente non pagati con i soldi delle nostre tasse. A proposito di mestieri, la bambina di due anni non ha scritto la lettera a lei indirizzata, perché, com’è facile intuire, se fosse di così prodigiosa intelligenza e precocità non si dedicherebbe ad un’adulazione così rozza e imbarazzante. A riportare il suo (presunto) pensierino è, così si firma: «una coordinatrice pedagogica di una cooperativa sociale». Faccia cosa di cui tutti le renderanno merito: individui tale sabotatrice d’infanzia, smascheri quest’agente provocatore e, assieme a chi ha messo in pagina cotanto delirio, li avvii verso il loro destino. Servirà anche a chiarire che non sempre strisciando e sbavando s’ottiene il risultato di commuovere e usare il potente di turno. Chiudiamo questo capitolo, attendendo che lei provveda. Grazie, ci faccia sapere. Più in generale, però, occorre guardarsi da un mondo che, come sempre, pratica il servo encomio in attesa di dedicarsi al codardo oltraggio (sintesi perfetta che dobbiamo ad Alessandro Manzoni, il quale discettava di Napoleone, mica cotiche). Mario Monti gode di ottima stampa, e non è difficile supporre che gli faccia piacere. Farebbe piacere a chiunque. Ma il potere è una strana bestia, una mantide che pratica l’amore preparando la morte. Se quando lo spread arriva al 420 i giornali scrivono che va alla grande, che bene così, che solo ora si respira, poi sarà difficile spiegare che a quei livelli facciamo rotta verso il naufragio. E siccome i lecchini odierni saranno feroci, proprio perché vili, domani scriveranno che il governo ha fallito, laddove, invece, la questione era, è e sarà del tutto diversa: o si ristruttura l’euro e l’Unione europea o nulla di quel che vediamo è destinato a durare. Se quando il governo annuncia che si farà un’autorità nazionale per stabilire quante licenze taxi ci vogliono a Bari i giornali scrivono che questa è l’alba delle radiose liberalizzazioni, domani saranno pronti a gettare l’onta del fallimento su chi ebbe l’idea bislacca di chiamare in quel modo ciò che somiglia, più che altro, ad un incubo centralista, statalista e programmatore. Se per mettere le tasse si procede decretando e per cancellare il rudere del valore del titolo di studio si avvia una «consultazione pubblica» (ma che è?), mentre chi commenta omette d’osservare che la cosa è vagamente dissennata, va a finire che il massimo delle contestazioni si concentrerà su quel che non esiste, resuscitando l’estremismo sconclusionato. Se si lascia che il presidente del Consiglio continui a ripetere, con un vezzo di falso imbarazzo simile alla pudicizia dell’amante focoso, che pare, sembra, mi dicono che nei sondaggi il governo è popolarissimo, e nessuno fa mostra di volere ricordare che le democrazie non funzionano con l’applausometro, va a finire che quando poi si vota e il Parlamento si riempie d’antagonisti taluno, per non ammettere la propria imbecillità, sosterrà essere colpa del governo in carica. Con tutti i suoi pregi, che ci sono, e i suoi difetti, che non mancano punto, il governo Monti è il migliore possibile in questo scorcio di legislatura. Sappiamo tutti che non ha legittimazione elettorale, mentre è affollato d’ambizioni politiche. E passi. Ma è un grave errore lasciarsi cullare dal dondolio del consenso acritico e un po’ buffonesco, perché è vero che nessuno resiste all’adulazione, ma è anche vero che chi si lascia andare con tanta lascivia rischia di precipitare in un incubo. Quindi, gentile «nonno Mario»: le si offre una ghiotta occasione, consistente nel far vedere che certe cretinerie non le sono solo estranee, ma anche odiose. Che le ripugna anche la sola idea si possa praticare questo genere di pedofilia lecchina e che, quindi, il responsabile va a casa. Davide Giacalone, Il Tempo, 31 gennaio 2012

……………E dire che Monti ogni volta che apre bocca lo fa sciorinando tutto il vocabolario della sobrietà. Ci ha pensato Gaicalone a smascherarlo perchè se non lui almeno uno di famiglia quel sito di certo lo vede ogni secondo e non può essergli sfuggito l’appello, chiamiamolo così, della bimba di due anni. Che tristezza per questo paese essere passato dalla nipotina di Moubarak alla “nipotina” di Monti.  Ma qualche cugina di pari età non c’è in circolazione ? g.

MOODY’S BOCCIA MONTI: TROPPE TASSE, L’ITALIA AFFONDA

Pubblicato il 30 gennaio, 2012 in Economia, Politica | Nessun commento »

Moody's boccia la linea Monti: Troppe tasse, l'Italia affonda

La manovra e i primi decreti di Mario Monti non hanno spazzato via il timore che l’Italia possa cadere in una profonda spirale recessiva: gli indicatori economici, in primis il rapporto tra debito e Pil, non permettono di dormire sonni tranquilli. Inoltre, la manovra tutta tasse del professore rischia di generare recessione e di abbattere i consumi. Ma il governo dei tecnici, almeno fino a questo momento, non ha pensato a tagliare la spesa per cercare così di ridurre di qualche punto l’insostenibile pressione fiscale che soffoca il Paese. Gli investitori e gli osservatori internazionali mostrano preoccupazione per la scelta di Monti, ossia quella di correggere i conti pubblici aumentando le tasse e non tagliando la spesa. Ridurre il deficit grazie a nuove imposte, osservano Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera di oggi lunedì 30 gennaio, porta a una contrazione del potere d’acquisto, oltre a battaglie sindacali per l’adeguamento di salari che farebbero così lievitare il costo del lavoro. In sostanza si hanno più costi e meno consumi. Dopo il primo timido piano di liberalizzazioni, che cosa aspetta Monti per dare una sforbiciata alla spesa pubblica?

Allarme Moody’s – La conferma sull’inappropriatezza della manovra ad alto voltaggio fiscale di Monti è arrivata dall’agenzia di rating americana Moody’s, che per il 2012 prevede un calo del Pil italiano pari all’1% dopo una crescita di appena lo 0,6% nel 2011. In un rapporto l’agenzia annuncia una previsione di crescita della disoccupazione dall’8,2% dell’anno passato all’8,8%, un elemento che – si legge ancora – potrebbe provocare un aumento dei mancati rimborsi dei prestiti. Infatti, spiega Moody’s, la manovra Salva-Italia varata da Monti “ridurrà il reddito a disposizione delle famiglie” e i debitori “avranno maggiori difficoltà nei loro pagamenti”. L’agenzia, inoltre, prevede ripercussioni sui “prezzi immobiliari a causa dell’aumento delle tasse sulla proprietà“. E questo “aumenterà le perdite sulle proprietà” soggette a ipoteca. Libero, 30 gennaio 2012