FIDUCIA RECORD AL GOVERNO, di Alessandro Sallusti
Pubblicato il 22 giugno, 2011 in Politica | No Comments »
Bentornato Berlusconi. Ieri il governo ha incassato alla Camera una fiducia record, la maggioranza è tornata a essere assoluta nonostante qualche assenza. Ma soprattutto il Presidente ha fatto al Senato (oggi il bis a Montecitorio) un discorso programmatico come da tempo non accadeva. Non una lamentela, non un’incertezza, neppure un minimo accenno al problema giustizia e ai suoi derivati tossici. Ha aperto la porta delle riforme istituzionali all’opposizione, ha annunciato la riforma fiscale a costo zero (meno aliquote, più equità) per le casse dello Stato, ha accolto le richieste della Lega di sbloccare i bilanci dei Comuni virtuosi e di accelerare l’uscita responsabile dalle missioni di guerra e tanto altro. Insomma, ha dato alcune delle risposte che il Paese chiedeva e ha dimostrato, con la super fiducia, di avere i numeri in Parlamento per tornare a lavorare.
Per carità, nessun trionfalismo. Anzi, la strada della ripresa resta in salita, una delicata manovra economica incombe alle porte e le divergenze con Tremonti probabilmente non sono così appianate come si dice. Ma per la prima volta da mesi si vede un percorso chiaro. Non è poco in questo Paese che era finito in preda al caos, con i Pm a dettare l’agenda politica e mediatica. Riprendere in mano le redini era quello che la gente si aspettava, gli ultimi sondaggi dimostrano che la flessione del centrodestra non avvantaggia nessuno dei concorrenti. È un sintomo di disinnamoramento che ancora non è sfociato nel tradimento. Lo spazio per recuperare c’è ma il tempo stringe.
Del resto la sbornia delle amministrative sta ubriacando più i vincitori di quanto abbia frastornato i vinti. A Napoli il neo sindaco De Magistris sta annegando dentro la sua arroganza oltre che nei rifiuti. Un conto è inventare complotti e teoremi come faceva da pm, altro è risolvere i problemi. Lui, e la sua parte politica, che non voleva discariche e inceneritori sta prendendo atto che la spazzatura non si mangia né volatilizza. Va interrata o bruciata, come fanno in tutte le città del mondo, come voleva fare il governo e gli fu impedito. Se la novità del vento di Napoli è chiedere aiuto senza fare nulla, be’, allora tanto valeva lasciare la Jervolino che in questo era una maestra. Del resto da una opposizione come quella che abbiamo non ci si può aspettare nulla di buono. Vendola è un gigante a sparare ricette miracolose in tv ma la regione che amministra, la Puglia, naufraga nei debiti e nell’inefficienza della cosa pubblica. Così come Bersani non riesce a uscire dalla retorica dell’antiberlusconismo.
Ieri ovviamente ha respinto la mano tesa del premier a ragionare insieme di riforme. Il perché è ovvio. Non saprebbe cosa dire, o meglio qualsiasi cosa dica nel merito spaccherebbe ancora di più il fronte della sinistra. Perché non c’è una sola cosa in nessun campo che vada a bene sia a Vendola sia a Franceschini sia a Di Pietro. Neppure l’idea di far cadere davvero Berlusconi. Il Giornale, 22 giugno 2011


Un sistema con non più di tre aliquote sui redditi delle persone, e non più di cinque imposte. E’ la riforma vagheggiata ieri da Giulio Tremonti all’assemblea della Confartigianato. Il ministro dell’Economia ha dato la sensazione di indicare più un punto d’arrivo – la famosa legge delega – che non il taglio immediato chiesto dal Cav. e da Umberto Bossi per rimettere in sesto il centrodestra e l’alleanza con la Lega, oltre a ritrovare la sintonia con l’elettorato. Ciò che di sicuro è confermato dal dicastero di via XX Settembre è l’approdo oggi sui tavoli di Silvio Berlusconi, del governo e dello stato maggiore del Carroccio del risultato dei lavori delle quattro commissioni istituite da Tremonti per studiare le innovazioni tributarie: si tratterebbe di oltre 600 pagine.
