Archivio per la categoria ‘Politica’

LE TASSE PESANO, LE LENZUOLA NO, l’editoriale di Mario Sechi

Pubblicato il 4 febbraio, 2011 in Politica | No Comments »

Silvio Berlusconi Cos’è successo ieri in Parlamento? Tutto e niente. Tutto perché sono in corso le grandi manovre per assestare il colpo da ko a Berlusconi, niente perché qualsiasi mossa finora è andata a vuoto. Il piano finiano di aprire il varco tra Bossi e Berlusconi bocciando in commissione il testo sul federalismo ha mostrato la miopia dei tattici: solo uno sprovveduto poteva pensare che bastasse appendersi al voto e alla barba di Mario Baldassarri per metter fine alla legislatura. Il decreto uscito da una bicameralina senza potere, è rientrato in consiglio dei ministri la sera e ora passa al vaglio del Presidente della Repubblica.

Bossi ha condiviso questa procedura solo dopo aver verificato che la maggioranza tiene. Se gli chef della procura di Milano non riescono a cucinare il Cavaliere subito – e stanno aumentando la fiamma sotto il pentolone – il suo consenso parlamentare si allargherà. Alla Camera e al Senato nessuno vuole votare, la poltrona è preziosa, la candidatura incerta e il piano della magistratura è senza veli. E così i pm si sono visti dire no dai deputati. Restano solo due modi per far saltare Berlusconi: o la via giudiziaria o l’eliminazione fisica. La prima è praticata con insuccesso da diciassette anni, la seconda l’hanno già tentata una volta, ma la dentiera del Cav ha resistito. Gli italiani sanno da anni che Silvio – parole sue – «non è un santo», ma Berlusconi prende i voti. Le retate della Buon Costume non sono la politica. All’elettorato non gliene importa un fico secco delle sue prestazioni sopra e sotto le lenzuola. Se ne infischia delle seratone con Ruby, ma vuole dormire senza l’incubo della patrimoniale. Mario Sechi, Il Tempo, 4 febbraio 2011

LA CASA DI TULLIANI:BAGARRE ALLA CAMERA

Pubblicato il 4 febbraio, 2011 in Cronaca, Giustizia, Politica | No Comments »

Sulla vicenda Montecarlo «deve essere più preoccupato Frattini di Fini». Era chiaro che sarebbe finita così: per Italo Bocchino, per Futuro e Libertà, tutto ciò che dovrebbe restare dello scandalo della casa di boulevard Princesse Charlotte ereditata da An e finita nelle mani del cognato di Gianfranco Fini, Giancarlo Tulliani, non sono le responsabilità giuridiche o quanto meno politiche del presidente della Camera, ma quelle del ministro degli Esteri che ha cercato di far luce sulla vicenda. Un rovesciamento acrobatico della realtà che Bocchino – oplà – ha esibito in un’intervista a Repubblica, assieme a un tono vagamente minaccioso: «I documenti di Santa Lucia sulla casa di Montecarlo Frattini li ha ottenuti in maniera non ufficiale, usando degli intermediari che sveleremo al momento opportuno». L’argomento ieri ha tenuto banco in una seduta calda alla Camera, dove i futuristi hanno presentato un’interpellanza e il Pdl ha replicato con una contro-interpellanza per difendere Frattini da «attacchi politicamente inaccettabili».
Il clou della seduta è stata la risposta dello stesso Frattini, che sulla vicenda è indagato. Il ministro ha ricordato che fu Carmelo Briguglio di Fli a «chiamare in causa esplicitamente e formalmente» la Farnesina nella vicenda, chiedendo «chiarimenti» sulle carte prodotte dal governo di Santa Lucia e ha spiegato di essersi mosso con il governo caraibico «per fugare, anche sul fronte internazionale, ogni dubbio suscitato da false ricostruzioni sulla manipolazione del documento». Frattini ha ricordato che a New York, in occasione dell’assemblea generale dell’Onu, preavvertì il primo ministro di Santa Lucia che avrebbe scritto «per chiedere la conferma dell’autenticità del documento contestato». Risposta giunta il 28 dicembre a confermare «l’autenticità del documento». Frattini ha confermato di «aver inviato la lettera e la documentazione alla procura» come atto «di corretta collaborazione tra istituzione e non come notizia di reato». Frattini in aula ha anche parlato del caso Ruby, rivelando che «come confermato dai servizi di sicurezza e dalla rete diplomatica, non vi sono ipotesi circa una presunta ricattabilità del premier Berlusconi, né notizie di tentativi di forme di pressione da parte di potenze straniere o di organizzazioni criminali».
Tornando al caso Montecarlo, le parole di Frattini secondo Bocchino valgono come auto-accusa: «Frattini si è detto reo confesso, come complice di un’azione di dossieraggio». Sarcastica la replica di Daniele Capezzone, portavoce del Pdl: «L’insuccesso vi ha dato alla testa, cari signori di Fli…»
……………..L’on. Bocchino, bombardiere politico di Fini, continua a non perdere occasione per rivolgere insulti e minacce agli uomini del PDL. E di certo ha ragione Capezzone quando osserva, giustamente sarfcastico, che quella dfi Bocchino e compagni è evidentemente la conseguenza dei tanti insuccessi che hanno collezionato negli ultimi mesi nella guerra santa contro Berlusconi. Anche questa contro Frattini alla fine risulterà una pistola scarica, specie dopo che Frattini ha ricordato all’immemore Bocchino, che fu l’altro pasaradan finiano, Briguglio a sollecitare il Minstero degli Esteri a fare chiarezza sulla lettera del paese caraibico. Ebbene, ora che luce è stata fatta, che vogliono i finiani e lo stesso Fini che li manda avanti come facevano gli ufficiali con i fanti che uscivano dalle trincee sotto il fuco nemico….A proposito di Fini, ultimamente si sofferma sempre più spesso sui giovani e sui doveri che lo Stato ha nei loro confronti e l’obbligo di assicurare loro un avvenire. Ovviamente, come tanti, Fini si limita a fare diagnosi ma mai che indichi una terapia o una soluzione al problema che esiste e che è destinato ad aggravarsi se chi siede in Parlamento, e come lui sullo scranno più alto, passa il tempo ad ordine congiure e assalti al governo che dovendosi difendere talvolta si distrae dagli affari urgenti per non soccombere dinanzi ai guardoni di stato.  Eppure proprio Fini dovrebbe conoscere le soluzioni, visto che in famiglia cìè un baldo giovane che pare abbia risolto il problema della soppravvivenza. Ci riferiamo al giovane cognato, il noto Giancarlo, che vive a Montecarlo, gira in Ferrari, siede nei ristoranti esclusivi di Montecarlo. Per fare tutto ciò deve disporre di un sostanzioso reddito. Ci piacerebbe sapere da dove attinge e a quanto ammonta tale reddito, considerato che per vivere a Montecarlo non basta lo stipendio da impiegato o similari. E poichè è assai difficile che le domande si rivolgere al cognato che da mesi è irreperibnile, basterebbe che a rispondere sia lo stesso Fini che di certo, vivendo in casa dei genitori del cognato, qualche cosa dovrebbe pur saperla. E se non lo sa, evidentemente si conferma, come per la casa di Montecarlo, che Tulliani cntinui  aprednerlo per il naso. Poco edificante per chi tutti i giorni sale in cattedra e vorrebbe dare lezioni di via, di stile, di morale, di legalità e per di più si candida alla guida del Paese, magari “dove il Paese vorrà“. Ecco, il Paese non lo vuole da nessuna perte, al più a fare il cognato del cognato. g.

I GUARDONI ALLA FINI E ALLA BERSANI ORA POSSONO VEDERE LA MAGGIORANZA CHE TORNA ASSOLUTA

Pubblicato il 4 febbraio, 2011 in Politica | No Comments »

La verità è nei nume­ri. E i numeri dico­n­o che questa mag­gioranza è sempre più stabile, votazione dopo votazione. Ieri, per la prima volta dopo la scissione finiana, è tornata a essere qualifi­cata, cioè a quota 316 (315 voti più Berlusconi che non ha votato),il nu­mero che decreta l’auto­nomia assoluta dall’op­posizione. Il progetto del Fli di essere ago del­la bilancia insieme con Casini e Rutelli è quindi ufficialmente fallito. Nei prossimi giorni, stando alle indiscrezio­ni, e analizzando pre­senti- assenti-astenuti del voto di ieri, il vantag­gio dovrebbe aumenta­re ancora. Se il Parla­mento perde tempo ri­spetto ai problemi del Paese non è quindi col­pa di una maggioranza che non c’è,come si vuo­le lasciare intendere, ma di una opposizione che ingolfa le Camere con tentativi di spalla­ta: ben sei voti di fiducia (tali devono essere con­siderati anche quelli su Bondi e sul caso Ruby di ieri) che sono stati re­spinti, tutti meno uno con ampio margine.

Bersani e soci se ne do­v­rebbero fare una ragio­ne: Berlusconi al massi­m o è come la torre di Pi­sa, pende ma non va giù. Merito suo e della Lega, alleato fedele an­che in un momento così delicato. Bossi è sotto ri­catto di Fini che ancora ieri gli ha proposto lo scambio indecente: tu mi dai Berlusconi, io ti do il federalismo. Il ri­catto è improponibile, e quindi irricevibile, non soltanto per motivi eti­ci. Il federalismo, Fini lo abolirebbe un secondo dopo aver ottenuto lo scalpo del premier con­sumando così l’ennesi­mo tradimento della vi­ta dopo quelli del fasci­smo, del post fascismo, di Casini, Berlusconi, più in generale degli elettori. La Lega sareb­be soltanto l’ennesimo bus sul quale il presi­dente della Camera sali­rebbe per farsi traspor­tare qualche metro e dal quale scenderebbe la fermata successiva.
La vera anomalia è che, grazie a meccani­smi obsoleti e ingiusti, nelle commissioni par­lamentari (vero motore della legislatura) i finia­ni sono ancora in carico alla maggioranza. Sono stati messi in quei posti con e per la maggioran­za ma votano con l’op­posizione.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: governo e parlamento decidono una cosa, le commissio­ni la bocciano, come è successo ieri per il fede­ralismo. Il problema del Paese è questo, non Ruby, non le notti a d Ar­core. Rispetto alle quali c’è da aspettarsi, dopo la bocciatura della Ca­mera alla richiesta dei pm milanesi di perquisi­re gli uffici politici di Berlusconi, un ultimo, disperato tentativo di colpire il premier per via mediatica. Come? Lo sapremo nei prossi­m i giorni, forse già nelle prossime ore. È questa l’ultima speranza alla quale si stanno aggrap­pando i guardoni alla Fi­ni e Bersani. I due non hanno voti in parlamen­to sufficienti a disarcio­nare il premier, non hanno voti per sperare di vincere eventuali ele­zioni. Il loro progetto po­litico è esibire al mondo una chiacchiera tra due ragazze intercettata da spioni di Stato, una foto scattata col telefonino in una casa privata. Su questo pensano di co­struire la loro fortuna politica e personale. Un po’ poco per candidarsi a guidare il Paese. Il Giornale, 4 febbraio 2011

LA CAMERA CONFERMA: NO AI GIUDICI

Pubblicato il 3 febbraio, 2011 in Giustizia, Politica | No Comments »

L’aula ha approvato il parere della giunta per le autorizzazioni di Montecitorio che proponeva di restituire gli atti con cui la procura di Milano aveva chiesto di poter perquisire l’ufficio di Giuseppe Spinelli, amministratore privato del premier. Gli atti tornano a Milano: schiaffo ai giudici. Pdl e Lega compatti: 315 sì, 298 no. E Fli perde un altro pezzo: si astiene Barbareschi. Che poi giura: “E’ un errore”

St
Uno smacco ai pm. Un boato di applausi e di grida di giubilo che si leva dai banchi della maggioranza di governo accoglie la decisione dell’aula di Montecitorio di rinviare alla procura di Milano gli atti sul caso Ruby che ha coinvolto il premier Silvio Berlusconi. Fallisce il tentativo di spallata al governo. E all’opposizione non rimane altro che la delusione e il disappunto.Mentre si va sgonfiando l’inchiesta sul caso Ruby, la maggioranza risponde compatta. L’aula della Camera ha approvato il parere della giunta per le autorizzazioni di Montecitorio che voleva la restituzione degli atti con cui la procura di Milano ha chiesto di poter perquisire l’ufficio di Giuseppe Spinelli, amministratore privato di Silvio Berlusconi, nell’ambito dell’inchiesta sul caso Ruby. Hanno votato a favore 315 deputati, i no sono stati 298. Un solo astenuto: si tratta di Luca Barbareschi del Fli, il quale però ha poi chiarito che si è “trattato di un problema di contatto elettrico nel pulsante di voto” e che lui ha votato con il partito di Fini.

“Ogni volta che provano a dare una spallata sbattono al muro e si fanno pure male”, dice il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl Ignazio La Russa. Che poi aggiunge: “Eravamo 316 (315 più Berlusconi assente, ndr) più un astenuto, Luca Barbareschi che continua ad astenersi perché io non lo voglio”. «Sia chiaro che io ho votato con Fli, è agli atti, basta guardare i resoconti stenografici». Luca Barbareschi ci tiene a chiarire alla agenzie che «il problema della sua apparente astensione è dovuto solo a un contatto elettrico nel pulsante di voto». E quindi, «mi raccomando – dice – andate a guardarvi lo stenografico». Il ’giallò di Barbareschi e del suo tormentato rapporto con Futuro e libertà insomma, almeno per stasera, è chiuso.

I numeri in aula alla Camera con il sì alla richiesta della giunta di rinvio degli atti alla procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta Ruby “sono buoni”, dunque per ora il governo “va avanti”. Ha commentato così il leader della Lega e ministro delle Riforme, Umberto Bossi, interpellato al termine della seduta di Montecitorio.

Intanto l’inchiesta si sta sgonfiando. Le prove che avrebbero dovuto far cadere il governo non ci sono. Il procuratore milanese Edmondo Bruti Liberati smentisce le voci sull’esistenza di nuove fotografie hard sulle cene ad Arcore. L’indagine sembra, infatti, impantanarsi in una fase difficile. La soluzione verrà trovata solo all’inizio di settimana prossima, ma si fa sempre più difficile il rinvio a giudizio immediato.

IL PAREGGIO SUL FEDERALISMO FISCALE NONSFOCIA NELLE ELEZIONI ANTICIPATE: BOSSI NON MOLLA BERLUSCONI

Pubblicato il 3 febbraio, 2011 in Politica | No Comments »

Un vertice lungo due ore. Poi la decisione. Si va avanti. “Non penso al voto anticipato, Berlusconi vuole vedere il risultato delle votazioni di oggi” sulla vicenda Ruby. Così il leader del Carroccio Umberto Bossi ha accontanto la richeista di elezioni anticipate avanzata ieri in caso di pareggio in bicamerale sul federalismo. E il premier si è confidato con i suoi dopo il faccia a faccia con lo stato maggiore leghista: “Il patto con la Lega è saldo. Il governo va avanti”. E non arretra sul federalismo. Questa la posizione emersa al termine del vertice tra Pdl e Lega a palazzo Grazioli. “Si va avanti, nessuna retromarcia, non facciamo precipitare la situazione, il federalismo è una riforma prioritaria per l’azione dell’esecutivo” è l’invito rivolto da Berlusconi a Bossi. Il presidente del Consiglio ha spiegato al Senatùr che la maggioranza ha i voti per poter proseguire la legislatura.

Nonostante l’ultimo tentativo della Lega, la maggioranza viene respinta. Senza perdite, per ora. Ma le conseguenze politiche del pareggio sul federalismo sono tutte da studiare. La mela si divide a metà. La maggioranza con i suoi 15 voti da una parte. L’opposizione con gli altri 15 dalla parte opposta. Decisivo in bicameralina il parere negativo del finiano Mario Baldassarri. Nonostante i tentativi del governo, che ha cercato di scongiurare fino all’ultimo momento questo risultato modificando il testo più volte, la commissione per l’Attuazione del federalismo fiscale si è espressa sul parere del relatore con 15 voti favorevoli e 15 voti contrari. A questo punto, il parere formulato dal relatore è sostanzialmente respinto.

La Lega ha tentato di votare per parti separate i pareri al provvedimento sul federalismo municipale in esame alla bicamerale. Il tentativo, però, è stato bocciato dall’opposizione. Per evitare il blitz Massimo Barbolini e Felice Belisario (Idv) hanno ritirato le loro relazioni e quindi la Lega ha ritirato la propria proposta. Dimostrazione di quanto il Carroccio tenesse alla riforma cardine del suo programma di governo. Ora si attendono le reazioni ufficiali di Bossi e dello stato maggiore leghista. Il Senatùr nella serata di ieri aveva chiuso all’ipotesi pareggio: “O un sì o alle urne”. Mentre stamattina, entrando a palazzo San Macuto per la riunione della commissione, il leader della Lega si era lasciato sfuggire solo uno: “Spero che il federalismo passi”.

Lo aveva annunciato e non molla la presa. Il Pdl vuole andare avanti lo stesso. “È solo un parere consultivo. Si può andare avanti ” spiega Antonio Leone, parlamentare del Pdl, lasciando palazzo San Macuto. “Il pareggio sul voto in bicamerale non ci preoccupa, nel senso che rimanderemo l’approvazione del decreto nell’aula di Montecitorio, tra circa 30 giorni” è l’analisi fatta da Osvaldo Napoli, vicepresidente vicario dell’Anci e vicecapogruppo Pdl alla Camera. “Vorrei tranquillizzare soprattutto – ha aggiunto – i colleghi della Lega, a cui ribadisco di stare tranquilli e di attendere il voto in aula”. Sicuro anche il presidente della bicameralina, Enrico La Loggia: “Adesso si va a fare il decreto. Ma quale casa… È come se il parere non fosse stato espresso. Quindi andiamo avanti, andiamo a lavorare. Andiamo avanti – specifica ancora – con il testo del decreto modificato che ha già avuto l’ok della commissione bilancio al Senato”. E ad assicurare che il Goveno non si stopperà, c’è anche uno dei coordinatori del Pdl, Denis Verdini. Lasciando la residenza del premier, poi, il presidente vicario dei senatori Pdl, Gaetano Quagliariello, ha risposto “No” ai giornalisti che gli chiedono se vi sia un problema, dopo il voto, finito in pareggio, sul federalismo municipale. FONTE: IL GIORNALE 3 FEBBRAIO 2011

LA CASA DI MONTECARLO: FINI ANDRA’ DA INDAGATO AL PRIMO CONGRESSO DEL SUO PARTITO PERSONALE

Pubblicato il 3 febbraio, 2011 in Giustizia, Politica | No Comments »

Gian Marco Chiocci – Massimo Malpica

Ha sbagliato i calcoli un’altra volta. Travolto dallo scandalo della casa di Montecarlo (di proprietà del cognato Giancarlo Tulliani) il presidente della Camera era certo di presentarsi al congresso fondativo del Fli dell’11 febbraio libero dalla pendenza giudiziaria che lo vede a tutt’oggi sott’inchiesta per truffa. E invece, purtroppo per lui, l’indagato neo-giustizialista Gianfranco Fini, quello che dispensa consigli all’indagato Berlusconi, arriverà all’appuntamento con quest’onta poiché il gip Figliolia ha preferito rimandare al 2 marzo la decisione sull’archiviazione richiesta da una procura sin qui molto attenta a non esporre alla gogna mediatica e giudiziaria l’ex delfino di Giorgio Almirante. Sarà dunque curioso vedere come si comporterà il Grande Moralizzatore di fronte ai suoi fedelissimi, lui che da un po’ di tempo ha scoperto una vena giustizialista «che – per dirla con Storace – porta a chiedere le dimissioni di chiunque sia sotto indagine. Se crede nelle parole che pronuncia, questo è il momento di far seguire i fatti».
Ieri mattina bastava mettere a confronto le facce degli autori dell’esposto de la Destra (Marco Di Andrea e Roberto Buonasorte) con quella, attonita, dell’avvocato-deputato finiano Giuseppe Consolo, per capire come la decisione del gip abbia scombussolato i piani del massimo inquilino di Montecitorio che dal 28 luglio, giorno dello scoop del Giornale sull’appartamento monegasco, si è espresso in ogni sede possibile, per 48 volte, a favore della magistratura. Il giudice ha accolto l’istanza presentata dall’avvocatessa Mara Ebano per conto dei denuncianti de La Destra per vagliare la documentazione proveniente da Santa Lucia che i solerti pubblici ministeri avevano invece bollato come «irrilevante».
Ora non sappiamo se corrisponda al vero quel che minaccia Storace («in questo mese sarà possibile produrre ulteriore documentazione e Fini resterà indagato») ma è sicuro che da Montecarlo rischiano di uscire, a brevissimo, ulteriori rivelazioni sull’affaire immobiliare del Principato. Se saranno rilevanti per la decisione del gip è presto per dirlo. Di sicuro potrebbero avere una certa attinenza col filmato del Tg1 – preannunciato ieri dai ricorrenti contro la richiesta d’archiviazione – nel quale l’imprenditore italomonegasco Garzelli riferisce di aver ricevuto mandato direttamente dal principe Alberto di mettersi a disposizione dell’autorità giudiziaria. Nell’intervista alla tv di Stato Garzelli parla dei suoi rapporti con Tulliani e con la sorella Elisabetta per la sistemazione dell’alloggio al 14 di rue Boulevard Charlotte, e rileva che in una telefonata il cognato più famoso d’Italia gli disse che il giorno prima Fini e la compagna erano stati a Montecarlo e si erano lamentati per aver trovato la casa non abitabile. Se le cose stanno come le racconta Garzelli, siamo di fronte a un altro testimone che smentisce Fini sulla sua presenza a Montecarlo. Il Giornale, 3 febbraio 2011

IL PARTITO DI RUBY HOOD, l’editoriale di Mario Sechi

Pubblicato il 3 febbraio, 2011 in Politica | No Comments »

Silvio Berlusconi Il partito di Ruby Hood, tutto Bunga Bunga e Patrimoniale, vive momenti difficili. Finché Berlusconi cedeva alle sirene che gli consigliavano lo scontro totale con la magistratura e un’azione fuori dal profilo istituzionale, l’opposizione, i guardoni del Palazzo, i teletribuni e i giornali-partito avevano gioco facile nel dipingerlo come il dittatorello dello Stato di Bananas. Ma se ti trovi davanti un Cavaliere che plaude all’appello di Napolitano, trova un compromesso sul rilancio economico con Giulio Tremonti, va al Tg1 a parlare di politica e non di reggiseni e collant, allora la musica cambia.
Berlusconi è in un videogame che presenta due schermate di gioco:
1. La prima schermata somiglia a un classico, «Space Invaders», in cui il Cav deve respingere gli assalti in massa della magistratura;
2. La seconda schermata è un raffinato gioco di strategia, un Risiko politico in cui le truppe parlamentari di Berlusconi sono un po’ più numerose di quelle dell’avversario, hanno buone probabilità di crescere, ma Capitan Silvio deve stare attento a non esaurire le scorte di cibo e munizioni perché è una campagna lunga.
In questo videogioco non si deve inseguire l’avversario, ma anticipare i tempi e fare in modo di essere seguiti. Per questo Berlusconi ha finalmente lasciato perdere le «piazzate» e ha ripreso in mano il timone del governo. Le reazioni dell’Agenzia Patrimoniale (Pd e alleati) al suo piano di rilancio della crescita economica sono il segnale che questa è l’unica strada possibile per salvare la legislatura.
Il videogame ha un altro elemento di difficoltà: la prima schermata, quella degli «Space Invaders» vuole cancellare la seconda, quella del Risiko politico. Ma tolta quest’ultima, Berlusconi non resta in gioco nella prima. Va direttamente in «game over». Ecco perché il Cav deve stare incollato alla PlayStation del Palazzo e continuare a fare politica. Altrimenti, vince il bizzarro partito di Ruby Hood. Mario Sechi, Il Tempo, 3 febbraio 2011

CARO BERLUSCONI, FACCIA POLITICA, l’editoriale di Mario Sechi

Pubblicato il 2 febbraio, 2011 in Politica | No Comments »

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi Quando una cronista de Il Giornale, Anna Maria Greco, una collega con i fiocchi, viene perquisita e invitata a denudarsi, quando la magistratura pensa di disporre del tuo corpo, della tua mente e della tua penna, allora significa che la libertà personale è ridotta a una povera cosa. Quando il ministro degli Esteri che compie il suo dovere nel rispondere a un’interrogazione parlamentare finisce indagato, allora significa che il Parlamento è ridotto a una povera cosa. Quando violare la riservatezza delle indagini sulle mutande pazze del Presidente del Consiglio è considerato un atto degno del premio Pulitzer, mentre raccontare le documentate effusioni della magistratura provoca blitz delle forze dell’ordine, allora significa che la libertà di stampa è ridotta a una povera cosa. Quando si scatena una faida all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura e un suo componente viene inquisito su segnalazione dello stesso organo di cui fa parte, allora significa che la giustizia è ridotta a una povera cosa. È uno scenario orribile, ma il regalo più grande che il Cavaliere possa fare ai suoi nemici è quello di perdere il controllo.

La miglior risposta all’assalto dei pm e dei loro corifei non è la rissa nel fango, ma la politica. Lo scriviamo da mesi, il presidente del Consiglio sta giocando a scacchi con la morte, pensi in grande – come ha dimostrato di saper fare – ascolti Giuliano Ferrara, detti l’agenda, metta al lavoro il governo, chiami il Parlamento a esprimersi sul piano nazionale di crescita economica e sbugiardi il partito della rapina patrimoniale. Il premier non è un totem da mostrare alla massa vociante e informe. Lasci agli avversari le piazze piene e le urne vuote. Berlusconi è ancora il capo del governo. Mario Sechi, Il Tempo, 2 febbraio 2011

IL GOVERNO HA NUOVI FAN. SPUNTA ANCHE BARBARESCHI

Pubblicato il 2 febbraio, 2011 in Gossip, Politica | No Comments »

L’operazione allargamento continua. La maggioranza di Pdl, Lega e il neonato gruppo dei responsabili è destinata ad allargarsi. In Transatlantico molti scommettono che nuove forze siano pronte ad arrivare per sostenere il governo. I rinforzi arriverebbero dalle opposizioni e c’è chi dice siano addirittura in cinque. Domenico Scilipoti giura: «Ci sono ancora altri deputati che stanno valutando di passare dalla nostra parte. Li accomuna lo stesso desiderio di stabilità».
Vietato fare nomi anche se si parla insistentemente di due deputati dell’Mpa: Aurelio Misiti e Ferdinando Latteri. Il primo nega a metà: «Macché Responsabili! Io sto tanto bene nel gruppo misto. Certo, io sono in lite con Lombardo, e questo si sa, ma resto nell’Mpa. Poi se mi vogliono cacciare dall’Mpa…». Il secondo, invece, sta ancora sottocoperta. E poi i radicali, convinti che l’ipotesi elezioni anticipate sia da scongiurare. In più l’assalto giudiziario della procura di Milano spaventa non poco i pannelliani, garantisti nel Dna. Infatti il Cavaliere punterebbe a un accordo politico con Marco Pannella sulla base di alcuni temi cari alla «causa radicale» come quello della giustizia.
Per finire c’è il «giallo Barbareschi», l’onorevole finiano che lunedì scorso ha fatto visita a Berlusconi ad Arcore. «Abbiamo parlato di politica – dice al Giornale -. Certo, se ci fossimo parlati prima…». Poi la presa di distanza dall’inchiesta su Ruby: «Ci sono foto fatte in casa di Berlusconi con strumenti professionali usati per lo spionaggio – dice Barbareschi -. Nelle notizie importanti, ad esempio sulle stragi di Bologna, di Piazza Fontana, non sono mai uscite foto o intercettazioni, ma quando si vuole esistono e sono fatte con strumenti professionali per lo spionaggio e strumenti per le intercettazioni. Sappiamo che questi apparecchi costano più di 25.000 euro l’uno. Gli investigatori hanno fatto delle foto e sono notizie certe. Non sono foto fatte dalle ragazze con i telefonini ma foto scattate con strumenti professionali. Non è più un paese libero. Se dovessi vedere una foto di Berlusconi io come cittadino italiano mi sentirò offeso». Insomma, 007 interessati alla caduta di Berlusconi?
Di più non dice, Barbareschi, che comunque resta critico nei confronti delle ultime scelte di Fini. Al deputato attore non vanno giù molte cose all’interno del Fli: era contrario al tentativo di impallinare il ministro Bondi attraverso la mozione di sfiducia; resta scettico sulla creazione del Terzo Polo; contesta l’affossamento del bipolarismo; denuncia il poco coinvolgimento nelle scelte di partito. Tallonato dai cronisti, Barbareschi non ha però sciolto la riserva sul suo futuro politico: «Io ho declamato, commuovendomi, a Bastia Umbra, il manifesto di Fli. Se quei 10 punti vengono rispettati noi siamo lì. Sennò può essere pure che io non sarò nemmeno più in Parlamento». E ancora: «Credo ancora in Fli. Sempre se è Fli… Se devo andare alle elezioni con Ciriaco De Mita, anche mia figlia mi fa una pernacchia… Quindi non escludo le dimissioni da deputato». Anche perché «Io con Rutelli mai».
Parole riferite anche a Gianfranco Fini prima e Pier Ferdinando Casini poi. Poi, sibillino: «Ho parlato con Fini ed ho avuto modo di spiegargli diverse cose che al termine mi ha detto di non aver capito, prima. Lunedì si capiranno meglio le ragioni delle mie preoccupazioni». Esclusa l’ipotesi di un ritorno nel Pdl, resta quella delle dimissioni che avrebbe però lo stesso effetto: un uomo in meno per Fini, uno in più per Berlusconi. Qualora dicesse addio a Montecitorio, infatti, gli subentrerebbe il primo dei non eletti in Sardegna; ossia Giovanni Marras, fedelissimo del Pdl. Risultato: i militanti finiani lo hanno già fatto a pezzi sul sito di Generazione Italia: «Distinguere il grano dal loglio… Loglio sono i tanti Scilipoti, Moffa, Barbareschi…».

IL BRACCIO VIOLENTO DEI MAGISTRATI, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 2 febbraio, 2011 in Giustizia, Politica | No Comments »

Il braccio violento della magistratura ieri ha col­pito noi del Giornale . Una bravissima colle­ga, Anna Maria Greco, è sta­ta svegliata da poliziotti in­viati da una pm di Roma. Gli uomini della Procura so­no entrati nella sua camera da letto, l’hanno fatta spo­gliare e hanno eseguito una perquisizione corporale. Sotto la sua biancheria cer­cavano le fonti di una noti­zia, quella che la cronista ha portato e pubblicato sul Giornale nei giorni scorsi. Come mai tanta ferocia? Semplice, la notizia non ri­guardava Berlusconi, non svelava segreti personali di qualche politico di centro­destra, ma interessava Ilda Boccassini, la pm di Milano impegnata nella caccia al premier sul caso Ruby.

Par­liamo non di gossip, ma di atti giudiziari, quelli del pro­cesso cui fu sottoposta la Boccassini anni fa perché sorpresa in atteggiamenti imbarazzanti in luogo pub­blic­o con un giornalista di si­nistra. In un Paese dove i pm foraggiano regolarmen­te giornalisti amici, alla fac­cia del segreto istruttorio, non è possibile pubblicare notizie che la casta delle to­ghe non voglia. Anche se ve­r­e dalla prima all’ultima pa­rola. Quello di ieri non è stato soltanto un attentato alla li­bertà di stampa.

È stato un atto di violenza privata ordi­nato da una donna, la pm di Roma,contro un’altra don­na in nome di un’altra don­na (la Boccassini). Cioè la giustizia trasformata in un fatto personale, una squalli­da e vigliacca vendetta, per­petuata con l’uso della for­za dello Stato. Questa pm non è un magistrato, si com­porta da mascalzona che abusa del suo potere: fa toc­care una donna giornalista, fa sequestrare i computer di suo figlio, curiosa nella vi­ta degli altri senza motivo. Che cosa pensava di trova­re la maestrina del diritto? Un indizio sulle fonti delle nostre notizie? Povera illu­sa, lei e quegli arroganti di Repubblica che due giorni fa hanno aizzato, per nome e per conto della Procura di Milano, i magistrati a darci la caccia indicando la possi­bile talpa all’interno del Csm. Roba da radiazione dall’Ordine dei giornalisti, che ovviamente non ci sarà perché fra prepotenti ci si protegge. Ormai siamo alla dittatu­ra delle Procure.

Che deci­dono che cosa si deve pub­blicare sui giornali. Via libe­r­a a tutto quello che può in­fangare Berlusconi e il suo governo, nulla che possa gettare un’ombra su lorsi­gnori. La Boccassini amo­reggiava con un giornalista in luogo pubblico e per que­sto è finita sotto processo? Che cosa pretendevano, di tenerlo segreto? Mi spiace per loro, non è stato così e non sarà così in futuro. I ma­gistrati hanno già tante im­munità, non saremo noi a rendere il loro scudo tom­bale. Scriveremo tutto ciò che riusciremo ad accertare, e penso anche molto presto. Ci arrestino, se credono, questi pm senza senso del­lo Stato che continuano a chiudere gli occhi davanti allo scempio perpetuato ogni giorno dai giornalisti amici. Non mi meraviglie­rei visto che ieri sono arriva­ti a indagare un ministro, Frattini, per un discorso pronunciato davanti al Se­nato, pur di tentare di salva­re la faccia all’amico Fini. Se così siam messi, della magistratura non possia­mo avere più né rispetto né fiducia. Il Giornale, 2 febbraio 2011

……………….E’ superfluo, ma ugulmente esprimiamo tutta la nostra solidarietà al Giornale, alla giornalista Annamaria Greco, al direttore Akessandro Sallusti, e con loro ci dmandiamo: possono i magistrati considerarsi non più un Ordine come stabilisce la Costituzione e trasformarsi in un Potere che scavalca anche la volontà popolare in un sistema di democrazia rappresentativa? Certamente no, ma asta accadendo e tutti, davvero tutti, dobbiamo preoccuparcene. g.