POLIZIOTTI VIOLENTI? LA FINOCCHIARO DICE BALLE AFFERMA IL MINISTRO DELLA GIOVENTU’ GIORGIA MELONI IN UNA INTERVISTA AL GIORNALE
Pubblicato il 16 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »
di Andrea Cuomo
Gli infiltrati nelle manifestazioni? Balle. I Black bloc? Leggende metropolitane. Il ministro della Gioventù Giorgia Meloni sgombera il campo dai tanti equivoci alimentati, dopo i violenti scontri di martedì a Roma, da chi ha interesse a «buttarla in caciara» e a coprire i veri responsabili dei disordini.
Chi sono?
«Appartengono a una realtà che noi conosciamo bene e che ha vari nomi: No Tav, No G8, no a tutto quello che sappiamo. E sono sempre gli stessi, ovvero la rete dei centri sociali, Autonomia operaia eccetera. Sono loro che vanno in giro e che puntualmente pensano di dover organizzare una distruzione sistematica della città, di doversi scontrare con la polizia. Del resto quando uno va a manifestare con i caschi anche senza motorino, bardato per nascondere il volto…».
E gli infiltrati?
«Ma questa degli infiltrati è una balla vecchia, che va avanti con una certa scientificità almeno dal G8 di Genova e ogni volta si riaffaccia puntualmente. Dire che tra quelli che mettono a ferro e fuoco le città ci sarebbero poliziotti infiltrati equivale a dire che c’è la complicità se non la regìa del ministro dell’Interno, cioè del governo. E la cosa incredibile di questa tesi, sostenuta da giornali come Repubblica, è che viene energicamente smentita dai diretti interessati, cioè da quelli che hanno provocato gli incidenti alle manifestazioni, che protestano in rete: ma come, ci siamo presi le manganellate, ci hanno arrestato e ora il merito se lo prendono i poliziotti fascisti? Basta ascoltare le radio dei collettivi, o andare sul sito di Indymedia per capirlo».
Su Indymedia si dice anche chiaramente: il ragazzo con la pala e il giaccone beige fotografato in vari momenti con in mano delle manette «non è uno sbirro, ma uno di noi».
«Questa vicenda, sostenuta anche da Anna Finocchiaro, è geniale! Repubblica pubblica delle foto in cui si vede questo personaggio con delle manette in mano, quindi – concludono loro – un poliziotto. Poi sul Corriere della Sera si vede questo tipo che viene trascinato via dalle forze dell’ordine. Peraltro, cuor di leone rivoluzionario, avrebbe piagnucolato: non mi potete toccare, sono minorenne…».
Passiamo ai Black bloc.
«Altra leggenda metropolitana. Ne parliamo come se fossero una squadra specializzata che esce fuor dal nulla, si infiltra nelle manifestazioni e distrugge le città. Ma in Italia non c’è nulla di simile, è uno strumento inventato a uso e consumo di chi vuole nascondere i veri responsabili degli incidenti perfino contro la volontà di questi ultimi».
Ma perché la violenza è sempre fascista?
«Mi fa sorridere che tal Enzo Letizia, segretario nazionale dell’Associazione nazionale funzionari di polizia, commentando gli scontri dica: bene la polizia contro la violenza fascista. Ma questa gente è tutt’altro che fascista! Il tentativo che si fa è di dire che chi è violento, anche se è di sinistra, assume atteggiamenti che sono di destra e quindi è di destra anch’egli. Ma non è così: questa gente si proclama antifascista».
La Finocchiaro chiede anche: chi paga questi distruttori?
«A questa domanda è facile rispondere: questi signori sono finanziati da tutte quelle amministrazioni che per decenni hanno permesso che occupassero stabili abusivi facendo poi sanatorie, fornendo loro luce e utenze, patrocinando o sponsorizzando le loro iniziative. E la Finocchiaro questo dovrebbe saperlo piuttosto bene come dovrebbe saperlo bene tutta Italia».
Si dovrà pur fare un distinguo, però, tra manifestanti pacifici e frange violente…
«Certo, anche perché i violenti sono i primi nemici di chi scende in strada per le sue idee, cancellano completamente slogan e concetti. Però chi ha un po’ di esperienza delle piazze sa che quando c’è un movimento ampio e forte che vuole escludere una minoranza violenta è in grado di farlo perfettamente. Soprattutto quando gli incidenti sono annunciati. Mi auguro di vedere in futuro quelli che manifestano pacificamente cacciare questa gente dai propri cortei e mi auguro che la stampa gli dia la giusta visibilità».
Pasolini diceva, a proposito degli scontri di Valle Giulia, nel 1968: io sto con i poliziotti, sono più proletari loro. È ancora così?
«Sì, questo fatto di giocare a fare la rivoluzione pretendendo di essere blanditi dalla intellighenzia più borghese e coperti dal potere politico è francamente patetico. Spesso questi signori sono figli di papà che distruggono la città, le auto, le edicole e i negozi della povera gente, fanno la guerra a gente che guadagna due lire per fare un lavoro pericolosissimo. Tra queste due facce dei giovani italiani non ho dubbi su chi scegliere».
Il Giornale, 16 dicembre 2010


Berlusconi ha vinto, Fini ha perso. È questo il risultato del voto di fiducia ed è bene scriverlo nella sua brutale semplicità perché in queste ore è già partita la surreale gara dei «ma, però…», della «vittoria numerica ma non politica», della «maggioranza che non c’è più» e altra varia umanità con la quale si fa un bel gioco di fumo e specchi ma nessun passo avanti nell’analisi politica, cioè in quella materia che serve a capire cosa sta accadendo nel Palazzo. Mentre nei giornaloni suonavano le campane a morto del governo e del Presidente del Consiglio, mentre nelle case degli intelligenti a prescindere si metteva in frigo lo champagne e si ordinavano le tartine per festeggiare la defenestrazione del Cav, qui su Il Tempo abbiamo cercato di spiegare nei giorni scorsi perché è molto pericoloso scambiare i propri desideri per fatti compiuti, perché le aspirazioni e gli incubi di un leader non sono la rappresentazione esatta del mondo che c’è là fuori, perché un’ossessione non sempre diventa la migliore azione. Cose semplici, dettate dalla logica, dal buonsenso, dalla frequentazione della realpolitik. Cose ritenute inutili da naviganti futuristi e non. Risultato: la flotta invincibile della nuova destra europea, moderata, raffinata, colta, europea, si è fracassata sugli scogli e ora è alla deriva, in balìa di una tempesta politica che è appena iniziata. Volevano affondare il perfido Silvio e ora sono loro che rischiano di colare a picco.










Uno dei due cadrà. Questa è la brutale sintesi del voto di fiducia in Parlamento. Il duello tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini è giunto al suo epilogo. Finalmente. Comunque vada, siamo di fronte a un punto di svolta della nostra storia politica: Fini ieri ha annunciato che dal 15 dicembre il suo gruppo passerà all’opposizione e con un colpo netto d’ascia, senza alcuna discussione interna, con quei modi spicci che lui ha sempre rinfacciato al Cavaliere, ha reciso brutalmente il filo che le «colombe» di Fli avevano tessuto per tenere in piedi almeno la speranza di un accordo nella maggioranza che fu. Fini svela il suo vero volto: un Futuro senza Libertà. Mi hanno colpito le parole di Silvano Moffa, un moderato, uno che ha dimostrato lealtà a Fini, nel commentare la dichiarazione di guerra del presidente della Camera. Sono colme di «profonda amarezza», hanno il tono dell’addio e vi traspare tutta la delusione per l’occasione perduta e la preoccupazione per una parabola senza alcuna prospettiva. Moffa è un vero signore, coerente, garbato, colto, si era illuso che il suo leader fosse fatto della stessa pasta. E invece ha visto con i suoi occhi il panorama arroventato della terra di mezzo in cui il Gianfranco furioso ha scaraventato Fli e coloro che onestamente ci hanno creduto.