Archivio per la categoria ‘Politica’

FINI SI RIVELA PER QUEL CHE E’: SOLO UN DITTATORELLO SUDAFRICANO

Pubblicato il 12 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »

L’esibizione pomeridiana di Fini nella terza rete TV, attovagliato difronte alla signora Annunziata, ha rivelato, per chi ancora nutrisse dubbi,  il vero carattere  di Fini che la  cosiddetta evoluzione dal fascismo all’antifascismo l’ha fermata alla superficie, giacchè sotto le belle parole  si nasconde il vero carattere dell’uomo: dittatoriale.

Non lo dice, ma lo fa intendere il primo firmatario della  lettera – appello alla trattativa previo rinuncia alla sfiducia, violentemente respinta da Fini che l’ha definita tardita e superata.  E’ l’on. Silvano Mossa, ex presidente della Provincia di Roma, che dal primo giorno dopo la scissione è stato fra quelli che ha tentato di arginare la deriva comunista della operazione di Fini e dei suoi kapò, Bocchino, Briguglio,Granata.

Anche l’appello di ieri rientra in questa logica. Mossa, dopo le trancianti parole di Fini in TV,  ha commentato così: “All’amarezza (del rifiuto)si aggiunge la constatazione della assoluta ineluttabilità della decisione annunciata da Fini ai microfoni della trasmissione “In 1/2 ora” di votare la sfiducia al governo e di passare all’opposizione a prescindere dall’esito del voto di martedì. Decisione che, per quanto mi riguarda, rende praticamente superflua la riunione dei gruppi parlamentari di Fli fissata per domani sera, vanificando di fatto ogni serio confronto con quanti hanno aderito a Futuro e libertà senza rinunciare alla propria libertà di pensiero e di coscienza.”.

Libertà di pensiero e di coscienza, appunto, è proprio ciò che Fini lamentava non ci fossero nel PDL e che ora viene denunciato,  alto e forte,  mancano proprio nel partito di Fini, visto che Fini  ha deciso tutto lui, nonostante che,  come ha ricordato Moffa nella sua amara dichiarazione,  era stato stabilito che le decisioni finali sulla posizione del FLI sarebbero state assunte nella riunione del gruppo parlamentare nella serata di lunedì, domani sera, dopo aver ascoltato il presidente del Consiglio.

Fini, incurante almeno  della forma e del tutto indifferente ad ogni forma di rispetto per la dignità delle  persone che lo hanno seguito,  credendogli allorchè aveva assicurato che mai avrebbero rotto con il governo, o peggio che mai sarebbero andati all’opposizione, o peggio che mai avrebbero fatto comunella con il PD e Di Pietro,  non si è minimamente  preoccupato, lui che ciancia da mesi di destra nuova e moderna, di centro destra rispettoso della democrazia e delle persone, come un dittatorello di stile sudafricano (la matrice sudameraica è copyright di Bocchini!)  e ha stabilito da solo ed egli solo che “il FLI non si dividerà e voterà compatto la sfiducia al premier”. Nemmeno a dare la soddisfazione ai suoi poveri peones di discuetere e magari farsi convincere. Lui, Fini, non perde tempo, decide da solo, come faceva nel MSI ereditato senza merito da Almirante, come faceva in AN, dove in tre minuti cacciò tutti quelli che lo avevano criticato, come voleva fare anche nel PDL, e non avendolo potuto fare hainiziato  a rumoreggiare come fanno i bambini sui banchi dell’asilo, sino a quando ha deciso di andarsene. Salvo poi vestire i panni della vittima e mentre si accinge a divenire l’utile idiota della sinistra, e accusare Berlusconi di averlo cacciato. L’uomo è così e la sua staura di statista sta solo nei centimentri che madre natura gli ha dato, non certo nelle qualità politiche delle quali le ultime vicende mostrano esserne piuttosto carente, a meno che non si volglia definire qualità politica la propensione alla prepotenza e all’arroganza,  elevate a metodo di comportamento politico.

E’ ovvio ora attendersi che quei deputati finiani,  che come dice Moffa “hanno aderito a Futuro e libertà senza rinunciare alla propria libertà di pensiero e di coscienza”, ci ripensino e martedì si sottraggono ai diktat finani, votando la fiducia al governo e al presidente Berlusconi, non prestandosi alle manovre di Fini che pur di far cadere Berlusconi  è pronto a vendere l’anima del centrodestra alla sinistra becera, parolaia  e inaffidabile di sempre e nel nome dell’interesse nazionale che Fini è pronto a sacrificare sull’altare delle sue bizze e delle sue ritorsioni personali g.

UN MARZIANO E’ SCESO SULLA TERRA, MA PER FORTUNA SE L’E’ PORTATO IL VENTO

Pubblicato il 12 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »

Per la verità, metà marziano e metà lunare, quanto lo può essere uno che appunto ha scoperto la luna alla bella età di 58 anni, quando di solito alla luna si guarda con nostalgia. L’esibizione oggi di Fini su RAI3 alla trasmissione della giornalista Lucia Annunziata è stato un spettacolo per metà penoso e per metà metafisico. Fini, che evidentemente consigliato da qualche press-agent (l’Annunziata ci ha tenuto a dire che fuori dello studio c’era sor Bocchino, quasi a rassicurare Fini) si sforzava di mettere da parte la consueta aria di chi pensa di avere su di sè il peso del mondo, non ha risparmiato agli spettatori sguaiate risate anche lì davvero occorreva serietà anche visiva. Paralre della situazone economica del Paese buttandola in risata per sostenere che a Berlusconi non interessa il Paese ma solo se stesso, la dice lunga sul Finpensiero che vale quanto quella di un caramellaio che vuole vendere la sua mercanzia a bambini ignari. Cattivo come sempre, specie perchè,  come al solito privo di contraddittorio, Fini non ha esitato, squallido maramaldo, a maramaldeggiare sul conto del presidente del Consiglio accusandolo di voler rimanere a Palazzo Chigi per evitare i processi. Cattivo,  come quando soffiò nell’orecchio di un interessato procuratore della Repubblica che il mafioso e pluriomica Spatuzza, lo stesso che partecipò a sciogliere nell’acido un ragazzino di 12 anni solo perchè figlio di un mafioso di una cosca concorrente, con le sue rivelazioni contro Berlusconi poteva essere una “bomba” su cui poteva saltare Berlusconi; cattivo e squallido quando nonostante la Annunziata mostrasse scarso interesse per la questione, ha introdotto il caso della  presunta compravendita di voti in parlamento e la decisione, che Fini ha chiaramente mostrato di apprezzare, della procura di aprire una inchiesta che, ha detto questo maramaldo, la procura avrà avuto le sue ragioni per aprire, aggiungendo che “a sua memoria”, questo non era mai acaduto, neanche quando, bisognava ricordarglielo,  nel 1999, 29 parlamentari eletti nel centrodestra passarono al centrosinsitera per consentire a D’Alema di diventare il primo  e, per ora, l’unico presidente del consiglio ex o post comunista. E nemmeno quando pochi mesi fa 37 parlamentari eletti sotto il simbolo ei il nome di Berlusconi sono passati dall’atltra parte. E’ ovvio che a Fini non conviene ricordare questi precedenti perchè gli torna utile insinuare che Berlusconi stia compiendo reati  per difendersi dai suoi (di Fini!) tradimenti che tra una risata e l’altra non è riuscito a spiegare, nè è riuscito ad esser chiaro sul dopo 14 dicembre. Sul dopo Fini,  che ha tentato di far credere che egli creda alla possibilità che l’operazione sfiducia vada in porto, ha sostenuto tutto e il contrario di tutto esponendo tesi che davano l’impressione di uno in preda alla più totale isteria antiberlusconiana. Cosicchè ha annunciato per il dopo Berlusconi: a) nel caso che Berlusconi rimanga in sella,  il passaggio del Fli  dall’area della “maggioranza critica” all’area della opposizione, ma rimanendo nellarea di centrodestra ( e la dichiarazione, ridicola e grottesca,  non ha bisogno di commenti); b) nel caso che Berlusconi abbia la sfiducia,ha escluso il ritorno alle urne cosicchè mostrando di essersi già issato da Montecitorio al Quirinale,  e quindi la formazione di un nuovo governo di centro destra senza Berlusconi e ovviamente senza la sinistra “perchè le accuse di ribaltoni sono barzellette” .  E qui il marziano è stato rispedito su Marte dalla stessa Annunciata che benchè notoriamente di sinistra non ha mancato di cogliere le incredibili contraddizioni oltre che le  fantasiose saccenze di questo personaggio che non riesce a controllare neppure i suoi pochi adepti e pretende di poter essere il regolo di una grande forza politica quale il PDL a cui devesi aggingere la Lega. Nè va dimenticato  infine che Fini, tra i tanti palloni che nella breve mezz’ora con l’Annunziuata ha lanciato nello spazio, c’è anche quello relativo alla preannunciata OPA (offera pubblica di acquisto, proprio così, di ACQUISTO! ha detto Fini) che lo stesso Fini intenderebbe lanciare sul centrodestra ormai orfano di  Berlusconi. Quesgta si una vera e propria barzelletta stratosferica. L’Annnunziata ha stropicciato gli occhi e ha fatto l’unica cosa che forse Fini non si aspettava in una trasmisisone a lui”amica”: Gli ha chiesto la Annunziata: se Berlusconi ottiene con dieci voti di vantaggio la fiducia, lei si dimetterà da presidente della Camera perchè è stato sconfitto il suo disegno politico? Smarrimento di Fini, strabucchiamento degli occhi, risata nervosa nel bel  mezzo del faccino abbronzato (forse a Montecarlo?) e risposta: neanche se credessimo a Babbo Natale questo può accadere (cioè i dieci voti in più per Berlusconi). Insiste la Annunziata: facciamo una scommessa, lei l’accetta? Se Berlusconi vince con dieci voti di scarto, Babbo Natale o meno, lei si dimette? Altra risata nervosa, al limite del’isteria del glaciale Fini, tic nervoso che attraversa la fronte e infine…..infine non risponde e quindi non accetta la scommessa. Eppure  aveva già detto che se si scopriva che la casa di Montecarlo era del cognato si sarebbe dimesso da presidente della Camera, perciò cosa gli costava accettare la scommessa salvo poi rimangiarsela nel caso, da lui ritenuto impossibile, che l’avesse perduta? Ma Fini sa che la scommessa l’ha già perduta e lui è destinato a finire,  come le scorreggia,  nello spazio infinito della vacuità politica. g.

I TRISTI IPOCRITI CHE VEDONO I DISONESTI SOLO A DESTRA

Pubblicato il 12 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »

di Marcello Veneziani

Che differenza c’è tra il figlio del caposcorta di Veltroni assunto all’Atac quando era sindaco Veltroni e il figlio del caposcorta di Alemanno assunto all’Atac quando è sindaco Alemanno? Un abisso. Il primo è ordinaria amministrazione, il secondo è una vergogna e Alemanno deve dimettersi.
Che differenza c’è tra un deputato eletto nelle liste del Pdl che cambia partito e ritira la fiducia al premier a cui era abbinato e un deputato eletto nelle liste dell’Idv che cambia partito e fa il percorso inverso al suo collega? Un abisso. Il primo è un eroe ravveduto, il secondo un infame traditore. E se dietro all’uno come all’altro si può supporre che ci sia un interesse personale (garantirsi un futuro incerto con seggi, incarichi, prebende), il primo resta un incensurabile politico, il secondo è un corrotto da destinare alla gogna e al tribunale.
E ancora. Che differenza c’è tra un direttore del Tg1 che spende 7mila euro al mese di spese di rappresentanza e un direttore del Tg1, suo predecessore, che ne spendeva ventimila al mese per una suite? Un abisso, il primo è un delinquente da cacciare e da censurare in azienda, in commissione di vigilanza, in tribunale e in comitato di redazione; il secondo è un galantuomo che doveva pur trovarsi un tetto per esercitare il suo mestiere.
Gli esempi potrebbero andare all’infinito, tra parenti di politici di sinistra sistemati nelle pubbliche amministrazioni e poi parenti di politici di destra che hanno goduto degli stessi privilegi. Se davvero fossimo tra persone oneste, quelli di sinistra che pagano di tasca propria le loro opinioni dovrebbero indignarsi soprattutto con quelli di sinistra che campano alle spalle loro; e viceversa quelli di destra. Invece la Repubblica dei disonesti lancia giudici, gogna e condanne per quelli di destra che imitano i loro predecessori di sinistra e si adeguano all’andazzo. Ma esonera i predecessori.
Questa campagna contro la corruzione fa vomitare. Non ho altre parole per riassumerla meglio. Mi vergogno per loro. Ma chi va con Fini, dicono, crede a una destra moderna e democratica? Non vi sfiora il dubbio che chi vota Berlusconi preferisca responsabilmente il governo in carica a una crisi al buio? Ma no, è solo un servo pagato. Voi che tenete tanto alla Costituzione, non è uno strappo alle sue regole negare il governo a chi è stato eletto dal popolo o lasciare che il presidente della Camera agisca anche da capo fazione e voglia sfasciare il governo? Che schifo. Disonesti ce ne sono sempre stati, ma la novità dei nostri giorni è che i disonesti hanno il monopolio dell’Onestà.
Dai giornali di questi giorni sembra che da pochi mesi si sia imposto in Italia uno spregevole malcostume: il clientelismo, il nepotismo, la corruzione, il mercato dei voti, il trasformismo. Tutte malattie sconosciute a questo sano e onestissimo Paese, importate da Berlusconi, dai leghisti e addirittura dagli ex-fascisti. Intendiamoci, i fascisti andati con Fini sono fior di galantuomini redenti perché il loro codice d’onore prevede al punto uno, anzi unico: sfasciare Berlusconi e il suo governo, pentirsi di aver vissuto per tutti questi anni con quel leader, con quel programma, e di essere stati perciò eletti, diventando perfino maggioranza e forza di governo (chi l’avrebbe mai detto, camerati). Ora, si sa bene che la corruzione non nasce con la destra al governo o con Berlusconi e nemmeno con la sinistra, a essere onesti. C’era già dai tempi della Dc e anche prima. Anzi se volete l’onestà estrema, l’unico periodo in cui la corruzione non prevalse sull’onestà e il merito fu durante il fascismo. Scoccia dirlo ma è così. Ma qualcuno è disposto a rinunciare alla libertà e alla democrazia e beccarsi un regime autoritario per avere onestà ed efficacia, meno mafia e più opere pubbliche, meno ladri e più politica sociale? No, e allora il discorso si chiude lì, torniamo al presente. Dunque, che famo? Colpiamo la corruzione in sede penale, il malcostume in sede civile e culturale, il clientelismo in sede politica, ma evitiamo di stabilire teoremi ideologici e razzismo etico: non c’è la razza dei corrotti a destra e degli incorrotti a sinistra. La responsabilità è personale e si proceda caso per caso e non secondo razza.
Sul malaffare a destra, lasciatemi invece dire una cosa: sconforta sapere che i «propri» eletti non sono migliori degli altri, si adeguano agli standard di potere precedenti, Dc e sinistra. E non c’è nemmeno l’alibi consolatorio per dire: sì sul piano clientelare e nepotistico agiscono come gli altri, ma almeno lasciano segni mirabili in altri campi, impronte di grandi imprese, esempi fulgidi, simboli, idee e principi finora calpestati. No, è tutto così scarso, dappertutto.
Poi vedi quel che scrivono i giornali, quel che dice la partitocrazia, quel che fanno i magistrati, vedi quella disonestà cieca, unilaterale e militante che stabilisce chi sono i corrotti e chi gli esonerati, e sei costretto a preferire i mali minori, e a chiedere perfino l’arbitrato di Mastella. Italia, ora pro nobis.

Il Giornale, 12 dicembre 2010

FINI E’ PREDESTINATO COMUNQUE ALL’INSUCCESSO, l’editoriale di Mario Sechi

Pubblicato il 12 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »

Gianfranco Fini e Fabio Fazio Comunque vada, per Fini il voto di fiducia sarà un insuccesso. La politica offre molte chiavi di lettura, ma le cose sono più forti degli uomini e se le mettiamo in fila, non è affatto complicato vedere quale sarà la strada che si aprirà dopo il 14 dicembre. Silvio Berlusconi avrà la fiducia? Ce la farà? È la domanda che tutti noi ci poniamo. La risposta non arriva in anticipo, ma possiamo disegnare lo scenario e fare un’analisi politica assai vicina alla realtà. I conteggi dicono che il Cavaliere dovrebbe avere in tasca 313/314 voti. Con il gioco del quorum, sono più che sufficienti per passare il guado e andare avanti. Avendo compreso che Berlusconi ha la possibilità concreta di fare strike a Montecitorio, l’opposizione ha cominciato a dire che quello che accade il 14 non è poi così importante e la partita vera si comincia a giocare il 15 dicembre. Sbagliato. Il calendario qui è decisivo. La sceneggiatura del film della legislatura s’inizia a scrivere con quel voto.

Se il governo porta a casa il risultato, il film diventa un western in cui Berlusconi è il Settimo Cavalleggeri, mentre Fini, Casini e Bersani sono tre piccoli indiani che l’hanno combinata grossa credendo di abbattere il capo delle giacche blu con un paio di frecce spuntate. Incassata la fiducia, Silvio comincerà a giocare un partitone a poker dove il mazzo delle carte è quasi tutto nelle sue mani e in quelle del Presidente Giorgio Napolitano. Il Cav deve fare i conti con il Quirinale, ma una sua affermazione in Aula rende tutto molto più semplice e lineare e leverebbe al presidente della Repubblica parecchi impicci. Una volta scavalcato l’ostacolo, Berlusconi tirerà fuori il pallottoliere e farà due conti per vedere che numeri ci sono per la governabilità. È altamente probabile una maggioranza risicata e, a quel punto, il colloquio con il Quirinale sarà su questo tema: come allargare la maggioranza. Comincerà un’operazione di moral suasion coordinata tra Palazzo Chigi e il Colle che punterà o sul rientro (improbabile) di Futuro e Libertà o sull’ingresso dell’Udc di Pier Ferdinando Casini nella maggioranza. Napolitano vuole e cerca un governo stabile per il Paese, non ha alcuna intenzione di esporre l’Italia alle raffiche della speculazione sul debito sovrano e farà quel che è in suo potere per impedire scossoni dannosi per il portafoglio dei cittadini.

Molto a questo punto dipenderà dalla risposta di Casini, dalla sua reale volontà di rientrare in gioco, recuperare il rapporto non tanto con Berlusconi ma soprattutto con l’elettorato del centrodestra di cui Casini è espressione storica. Questo consentirebbe a Pier di riprendere quel cammino interrotto verso «la naturale successione» al Cav e lasciare Fini nelle classiche braghe di tela. Se invece il leader dell’Udc risponde picche e si fa suggestionare da chi ipotizza scenari in pieno stile «presa della Bastiglia», allora si apre una partita in cui senza apporti di voti di un certo peso le soluzioni sul tavolo del Presidente della Repubblica diventano due: 1. Napolitano prova a convincere Pdl e Lega ad accettare la designazione di un altro capo del governo, ma rigorosamente proveniente dal Pdl; 2. tutto il castello di carte salta in aria e si va dritti verso il voto anticipato. Fuori da queste strade non c’è altro. Il ribaltone con un governo frutto di improvvisate alchimie non esiste, non è sul tavolo di un presidente come Napolitano. Le conseguenze di questo scenario sono in tutti i casi dannose per Futuro e Libertà. I sondaggi sono impietosi e man mano che i cittadini sentono aria di elezioni vediamo i voti potenziali andare verso i partiti maggiori e lasciare i finiani con le briciole.

L’idea di un Terzo Polo in queste condizioni è un’operazione da suicidio per chiunque si aggreghi a Fini. Rischia di portare qualche voto a Fli e ritrovarsi poi con le ruote sgonfie. Questo le colombe finiane lo hanno capito benissimo e il tentativo di mediazione portato avanti ieri ne è la dimostrazione più lampante. Non sappiamo cosa faranno i finiani di buona volontà in Aula al momento del voto di fiducia, ma la crepa politica dentro il nascente partito del presidente della Camera è di quelle che richiedono il cemento a presa rapida, solo che il capocantiere Bocchino è uno che ama usare il martello pneumatico, non la cazzuola. Mentre Berlusconi ha dichiarato la sua disponibilità a discutere, Fini ha chiuso il cancelletto del giardino futurista. Brutto segno. Non per il Cav, ma per lo stesso Fini. È un leader navigato che in questo caso sta dimostrando di non essere lucido, di anteporre la sua personalissima scommessa – far cadere Berlusconi – di fronte a tutto e a tutti. È un comportamento che non ha a che fare con la politica e il potere, ma con una dimensione puramente psicologica, quasi edipica. In caso di semaforo verde per il governo, sarà davvero interessante osservare l’espressione del suo volto quando dai banchi della maggioranza si alzerà una richiesta corale di dimissioni. E se il Cav non becca la fiducia?

La via per lui si fa indubbiamente più stretta, ma per nulla impossibile. Un conto è andare al Quirinale con la fiducia, un altro è presentarsi da Napolitano con l’aura della sconfitta. Il Capo dello Stato potrebbe azzardare un incarico esplorativo da subito – ma solo con l’accordo di Pdl e Lega – e cercare dunque una soluzione post-berlusconiana a Palazzo Chigi. Operazione molto difficile, forse quasi disperata visto il contesto politico. L’esito finale di tutto questo giro di consultazioni e tentativi sarebbe con grande probabilità quello delle elezioni anticipate. Cioè lo scenario peggiore per tutti. Tranne che per Berlusconi. Mario Sechi, Il Tempo, 12 dicembre 2010

GIOVANILISMO E ROTTAMAZIONE, di Giovanni Sartori

Pubblicato il 11 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »

Se Berlusconi non ride (perlomeno sino al 15 dicembre) la sinistra di Bersani e dintorni può solo piangere. Quando il Pd era il Pc—da Togliatti a Berlinguer — il cursus honorum, la carriera, era rigidamente disciplinata: prima una esperienza nelle amministrazioni locali, poi, per i più bravi, il parlamento nazionale. Il tutto era deciso dalla segreteria del partito e, in ultima istanza, dal suo segretario. Allora nessuno osava dire, e nemmeno pensare, che i Pajetta e i Terracini di quel tempo fossero da «rottamare», da pensionare perché vecchi. E se Togliatti non fosse deceduto anzitempo, nessuno lo avrebbe contestato nemmeno a 90 anni. Eppure quel Pc, nel complesso «anzianotto», arrivò a conseguire un terzo del voto degli italiani e quasi a sorpassare la Dc.

Rispetto alla sua epoca d’oro la nostra sinistra post-comunista di oggi esibisce leader relativamente giovani, da D’Alema a Fassino a Veltroni e Bersani. Nessun vegliardo. Eppure il sindaco di Firenze Matteo Renzi (35 anni) e il governatore della Puglia Vendola (52 anni) li definiscono «roba vecchia», materiale da pensione. La loro parola d’ordine è avanti i giovani, e cioè sé stessi. Nella storia, da sempre e dappertutto, il giovanilismo è raro. Le irrequietezze giovanili cominciano con lo Sturm und Drang (tempesta e assalto) dei primi romantici e, in Italia, con il futurismo e il fascismo. Ma furono fuochi fatui. Le rivoluzioni sono spesso promosse dai giovani; giovani che però si attaccano al potere sino alla morte. Quando l’Urss si dissolse esibiva la più straordinaria gerontocrazia (governo dei vecchi) al mondo.

Dicevo che il giovanilismo non dura. È così per forza, perché i giovani diventano vecchi. Ma è anche bene che sia così. I giovani apportano un elemento — l’energia — che gli anziani non hanno più, mentre gli anziani apportano l’elemento che i giovani ancora non hanno, e cioè esperienza e conoscenze. Insomma, gioventù è energia senza sapere, anzianità è sapere senza energia. Le civiltà decadono per senescenza e quando diventano gerontocrazia. Però, nessuna civiltà è mai emersa da una paidocrazia, dal potere dei giovani. In questo momento la scuola è in subbuglio e i giovani si battono contro la riforma dell’Università. È una riforma senza soldi, e questo è il suo più grave limite. Ma, soldi a parte, la riforma Gelmini non è una cattiva riforma. Ed è una riforma necessaria perché affronta le insensatezze legislative e gli abusi «baronali » degli ultimi decenni.

Non so se la generazione in agitazione sia, come scrive Barbara Spinelli su Repubblica, una «generazione bruciata». Ma è certamente una generazione allevata dalla promessa insensata delle «aspettative crescenti». Sì, i giovani di oggi avranno una vita dura. Ma fu dura anche la vita dei giovani che si trovarono, dopo la fine dell’ultima guerra, con un Paese distrutto e un avvenire che sembrava senza avvenire. Noi, i giovani di allora, ce la siamo cavata. Ma i giovani di oggi che si battono contro la riforma universitaria Gelmini si battono a proprio danno e per il proprio male. Giovanni SARTORI, Il Corriere della Sera, 11 dicembre 2010

……..Per una volta ci troviamo perfettamente d’accordo con Sartori. Per una volta Sartori riesce ad essere savio ed equilibrato, per una volta riesce anche a dire la verità superando la faziosità (la riforma Gelmini dell’Università, è una buona riforma…). E benchè nutriamo il dubbio che il suo equilibrio sia dovuto alla sua vecchiaia e quindi sia interessato,  ciònonostante ci riconosciamo nelle sue parole a proposito di “giovanilismo e rottamazione”, senza nascondere il nostro…di interesse. g.

TUTTE LE REGOLE CHE FINI HA CALPESTATO

Pubblicato il 11 dicembre, 2010 in Costume, Politica | No Comments »

La crisi di governo tanto reclamata da Fini e dalle opposizioni è marcita prima ancora di aprirsi, se mai si aprirà davvero dopo le votazioni di fiducia in programma martedì prossimo in Parlamento. Essa è marcita nelle mani del presidente della Camera un po’ per i tempi lunghi imposti da Napolitano a tutela della legge di bilancio, della cui “inderogabilità” Fini si era dimenticato chiedendo il 7 novembre le dimissioni del presidente del Consiglio, e un po’ per l’ostinata resistenza opposta da Berlusconi a minacce e lusinghe. L’ultima delle quali è stata «il reincarico entro 72 ore» che il presidente della Camera ha fatto offrire al Cavaliere dallo sprovvedutissimo Bocchino in cambio delle dimissioni prima, anzi senza le votazioni di martedì. Come se fosse diventata sua la prerogativa del capo dello Stato di affidare, in caso di crisi, il mandato di formare un nuovo governo.
Ormai non si contano più le regole che Fini ha calpestato nella sua guerra a Berlusconi, cominciando col restare al vertice di Montecitorio. Dove di solito si accantonano le insegne di partito, non se ne creano di nuove abusando della visibilità e del prestigio di una carica di garanzia e di equilibrio. Penso con sgomento, fra l’altro, alla disinvoltura con la quale Fini, se non avvertirà il buon gusto di astenersene, presiederà lunedì e martedì le sedute della Camera in cui si svolgerà la partita contro il governo da lui stesso promossa. In un paese normale uno al posto suo si sarebbe dimesso almeno adesso, non foss’altro per assumersi direttamente l’onere e l’onore dell’assalto, intervenendo nel dibattito e votando. Lui evidentemente indossa abiti di stoffa e taglio diversi da quelli immaginati dai nostri cosiddetti padri costituenti. Alcuni dei quali, per esempio Scalfaro, sono ancora vivi ma stranamente tacciono.
Nella lunga vigilia della fiducia o sfiducia al governo tutti gli avversari del Cavaliere hanno perduto per strada credibilità e pezzi, persino Di Pietro. Che anche in questa vicenda ha chiesto aiuto alla solita Procura della Repubblica, dove continua a ritenersi di casa, per cercare di sbattere alla sbarra d’imputato i parlamentari che hanno osato voltargli le spalle e tentennare all’idea di una crisi al buio mentre incombe quella che viene descritta dalle stesse opposizioni come una possibile tempesta finanziaria. Bersani, si sa, è già salito sui tetti e teme di scenderne per non essere preso a pernacchie dai vari Renzi e Vendola. Quel campione di furbizia che sembrava Casini è corso dal medico per l’attacco di bile procuratogli dalla notizia della missione di Bocchino dal Cavaliere.
Fini infine, sempre lui, non sa se temere di più la fiducia della Camera a Berlusconi o la sfiducia. La fiducia, prevedibilmente frutto anche di una divisione fra i suoi, segnerebbe l’umiliazione di Fini. La sfiducia certificherebbe il suo passaggio dalla destra ad uno schieramento opposto, capeggiato per incontrovertibili ragioni numeriche dal Pd-ex Ds-ex Pds-ex Pci. È proprio a questa imbarazzante, direi nefasta certificazione, premessa di una sua scomparsa o quasi al primo appuntamento con le urne, che il presidente della Camera ha cercato di sottrarsi reclamando le dimissioni di Berlusconi prima e senza voto di fiducia. Ma al tempo stesso egli ha partecipato autolesionisticamente, su istigazione di Casini, alla presentazione delle mozioni contro il governo: un’autentica pazzia politica. Senza un manicomio dove poterla curare. Francesco Damato, Il Tempo, 11 dicembre 2010


IL CORTO CIRCUITO POLITICA-GIUSTIZIA FA ANCORA SCINTILLE

Pubblicato il 11 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »

Sulla intromissione, anomale e pericolosa, della Magistratura nella vicenda dei cambi di casacca parlamentare, pubblichimo l’editoriale di questa mattina del direttore de Il Tempo, Mario Sechi, i cui giudizi collimano, salvo il linguaggio,  sempre elegante quello di Sechi, con i nostri. g.

Le lancette dell’orologio sono ferme. La sabbia nella clessidra cristallizzata. La politica italiana continua ad essere inchiodata al 1992, agli anni di Mani Pulite e della (finta) rivoluzione giudiziaria. Finché un buon elettricista parlamentare non ripara il cortocircuito tra politica e giustizia questo Paese non farà alcun passo in avanti. E dunque non mi sorprende che sulla scena del voto di fiducia del 14 dicembre compaiano anche le toghe, sarebbe un’eccezione il contrario.


Tutta la storia dell’era berlusconiana è costellata dai colpi di tacco, di punta, di petto, di testa e di piede della magistratura. Il vero giocatore che in questi sedici anni ha avuto campo libero per fare le sue manovre, dare spesso dei calcioni e non beccare mai un cartellino giallo. La storia si ripete. Anche negli errori. E mentre la Corte Costituzionale saggiamente e con spirito di collaborazione e rispetto tra poteri dello Stato, rinvia la decisione sul legittimo impedimento, la procura della Capitale indaga sul passaggio dei parlamentari da uno schieramento all’altro. E naturalmente lo fa a senso unico, controllando cioè quelli che dall’opposizione pensano di votare la fiducia al governo.


Quella della magistratura è una sortita molto pericolosa. Interviene a piedi uniti nel processo parlamentare e rischia di coartare la libera volontà di deputati e senatori. Non si era mai visto niente del genere. E chi si straccia le vesti per i cambi di idea, opinione e casacca è non solo un ipocrita ma anche un cattivo interprete della Costituzione alla quale si richiamano i presunti Padri della Patria. La nostra Carta, sul divieto di mandato imperativo, è molto chiara. L’articolo 67 spiega che «ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato», cioè non può essere sottoposto ad alcuna pressione da parte del partito, le sue opinioni e idee sono libere e se sono in difformità dal suo gruppo la sanzione può essere solamente politica. Sarà l’elettore a giudicarlo quando si vota. Non un magistrato di turno con qualche idea approssimativa e faziosa della politica.


Il trasformismo può essere criticato duramente, ma è rigorosamente bipartisan. La lista che pubblichiamo a pagina 3 parla da sola. Si vuole ridurre la politica a roba da cancelleria e verbale di questura? Benissimo. Allora si apra un fascicolo anche sugli eroi che sono passati dalla maggioranza all’opposizione. Scopriremmo di che pasta umana sono fatti i liberatori dal Regime dei Regimi. E non ci sarebbe da ridere, ma da piangere.

Mario Sechi, Il Tempo, 11 dicembre 2010

SI INFIAMMA IL CLIMA ALLA VIGILIA DELL’ORA X

Pubblicato il 11 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »

Mentre si avvicina l’ora X, si fa sempre più incandescente il clima tra i contendenti che si affronteranno maretì alla Camera sul voto di sfiducia (o fiducia?) al governo Berlusconi. Ad infiammare il clima, già acceso, la notizia che il governo Berlusconi sta recuperando consensi da parte di parlamentari che, secondo gli irritati capataz del fronte del no, sarebbero stati acquistati.  Come rileva Sallusti nel suo editoriae di oggi, sinora sono stati 89 i parlamentari che hanno cambaito casacca e ben 50 sono quelli che hanno abbandonato il PDL conteggiando i 36 che con Fini hanno dato vita al FLI. Cambi di casacca che sono stati deplorati e stigmatizzati, ma nessuno ha mai detto che gli 89 sis arebbero venduti per danaro. Per scelte politiche sbagliate, certo, m anon per danaro. Invece,  ora che alcuni parlamentari,  alla luce del sole hanno deciso di non ritrovarsi fra quanti in un momento così gravido di problemi per il Paese, per la sua economia, per il rischio di diventare oggetto di speculazioni internazionali, vogliono far cadere il governo con una ammucchiata che non è un buon viatico per il futuro immediato,   e hanno deciso di sfilarsi da questa sorta di sicidio cllettivo e di sostenere il govenro, apriti cielo, si è scatenata la caccia con la chiamata in soccorso della Magistratura alla quale non è parso vero di poter ancche in questo caso svolgere il ruolo, anomalo, di sostituto dei soggetti delegati dalla Costituzione a governare il Paese. E’ sceso in campo anche l’ex procuratore di Milano, Borrelli, del quale si ricorda l’invio a Berlusconi, a Napoli, nel 1994, durante il vertice mondiale contro la criminalità, dell’avviso di garanzia che si rivelò una bufala per reati dai quali Berlusconi fu assolto senza peraltro che Borrelli che prima del racapito dell’avviso di garanzai a Berlusconi, lo fece tenere al Corriere della Sera. Ebbene Borrelli, cavallerizzo pensionato, si è affrettato a dire la sua sulla questione sostenendo che il cambio di casacca in cambio di soldi è corruzione: ecco, appunto, in cambio di soldi ma di ciò non c’è nè traccia, nè prova. E allora perchè mai la Magistratura si è lanciata nella mischia, dimenticando che per gli 89 casi precedenti, senza dimenticare le centinaia di altri casi che pure si sono registrati nella storia parlamentare e non del Paese, mai era scesa in campo? Alla fine degli anni 50, a Napoli, 7 consigleiri comunali monarchici eletti nelle lista del Comandante Lauro, dalla sera alla mattina cambiarono casacca, aderirono alla DC e firmarono la siducia al mitico comandante che fu costretto alle dimisisoni. I “sette puttani”,  come li chiamò all’indomani Alberto Giovannini, grande giornalista e direttore del quotidiano laurino Roma, storica testata del giornalismo meridionale, non ancora caduto nelle mani di Bocchino, decretarono la fine del laurismo e mai nessuno, al di là delle deploraszioni politiche, acnhe forti, come appunto quella di Giovannini, si sognò di scomodare la Magistratura, nè la Magistratura, allora e dopo, si è mai sognata di scendere in campo sulla scorta di dichiarazioni che hanno più sapore diffamatorio che probante. D’altra parte, e vienme ricordato, la Costituzione non vincola al mandato i parlamentari che rispondono solo alla loro coscienza. E’ così solo quando si tratta di votare contro Berlusconi e non è così quando si tratta di votargli a favore? Davvero c’è da rimanere stupefatti dinanzi a questa distorsione applicatica della Carta Costituzionale a secona di chi sia il soggetto destinatario o vittima dei cambiamenti di casacca. Certo, anche questa previsione costituzionale meriterebbe una rivisitazione e una riparapetrazione nell’ambito del contesto attuale rispetto al momento in cui la Costituzione fu scritta. Ma in questo caso il signor Fini, il regista principale della crisi atraverso la quale si vuole  porre fine, traumaticamente, alla esperienza non solo del governo Berlusconi, mapiù vastamente  alla sua esperienza politica e ancor più al grande sogno di un fronte conservatore capace di opporsi e di vincere il fronte pseudoprogressista, non avrebbe avuto la possibilità di realizzare il suo progetto. Ma abbiamo fondata speranza che nonostante tutto il progetto di getare nel caos il Paese e la democrazia rappresentativa che sta nella testa di Fini comunque non si realizzerà. Anche grazie al libero pensiero di uomini liberi. g.

….E’ di poche minuti fa la notizia  che una decina di parlamentari del FLI (8 deputati e 2 senatori) hanno sottoscritto una lettera insieme a dieci parlamentari del PDL con cui chiedono a Fini e ovviamente  a Berlusconi di avviare una seria trattativa, previo rinuncia di Fini a votare la sfiducia. Anche questi dieci parlamentari del FLI sono “venduti”?

IL FLI (e Fini) ORA CHIAMANO IN CAMPO I PM

Pubblicato il 11 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »

L’ultimo assalto, come spesso accade, è il più violento, cattivo, colpisce sul piano personale. A quarantotto ore dal voto di sfiducia che davano per scontato e che invece scontato non è, gli uomini di Gianfranco Fini, Antonio Di Pietro e i vertici della sinistra minacciano di fare arrestare chi martedì non alzerà la mano per fare cadere il governo e Silvio Berlusconi. Sono alla frutta, con la bava alla bocca, come direbbe Bocchino, si sono accorti che potrebbero aver sbagliato conti e progetto politico. Così, in zona Cesarini, chiamano in loro soccorso i magistrati: indagate su chi sta dalla parte del premier, è il loro appello trasformato in iniziativa giudiziaria. Un atto di terrorismo messo in campo da gente che, tra l’altro, in vita ha tradito e rinnegato tutto e tutti per calcolo e convenienza. D’Alema, Fassino e Bersani negano di essere mai stati comunisti, Fini, Bocchino e Granata hanno rimosso dal loro curriculum prima il fascismo e poi il berlusconismo. Tutti politici di professione che del calcolo personale e dei benefici della politica hanno fatto una religione, traendone vantaggi economici non irrilevanti per loro stessi, amici e parenti.

Adesso tutti questi signori fanno le vergini: in politica non è lecito cambiare idea, dicono, e se lo fai sei per forza corrotto. Oggi pubblichiamo un’intervista a Clemente Mastella, uomo che di salti di alleanze se ne intende. Ci racconta come da sempre la politica sia anche questo. La prassi fu inaugurata nel 1882 da un uomo della sinistra, Agostino Depetris, il premier che per primo governò convincendo parlamentari della destra conservatrice a passare dalla sua parte. Così nacque il trasformismo, pratica non disdegnata neppure dai suoi successori, tali Crispi e Giolitti. Tutta gente a cui abbiamo intitolato strade e piazze.

I trasformisti, poi, sono traditori e mascalzoni quando abbandonano, eroi quando arrivano. Dall’inizio della legislatura 89 parlamentari hanno cambiato casacca senza tanto clamore. Il Pdl ne ha persi 50, il Pd 18, l’Idv 7. Casini ieri ha detto che lui non vende, però evidentemente gli piace comperare, e ha un saldo attivo: in due anni di campagna acquisti ha fatto crescere l’Udc di 5 parlamentari, uno strappato (oggi si direbbe corrotto) al Pdl, Gabriella Mondello.
Vogliamo che la magistratura indaghi su tutti questi 89 casi? Apriamo le porte del Parlamento a carabinieri e pm d’assalto? Noi siamo per il libero arbitrio degli eletti, così come prevedono la Costituzione e la legge ordinaria. Qualcuno dei transfughi avrà fatto i suoi calcoli? Non sarebbero diversi da quelli, per esempio, di Roberto Rosso che ha lasciato il Pdl per diventare coordinatore regionale del Fli in Piemonte. Nelle prossime ore il pressing psicologico si farà ancora più pesante. Prepariamoci a insulti, nuove minacce, il fango girerà a fiumi. E tutto non per un sussulto di moralità. È solo paura delle conseguenze personali del fallimento. La verità è che non c’è mai stato un progetto politico alternativo a questa maggioranza capace di aggregare uomini e idee. Chi di dovere ne prenda atto e si rassegni. IL GIORNALE 11 DICEMBRE 2010

LA PROCURA INDAGA SUI PARLAMENTARI:FARSA O TRAGEDIA

Pubblicato il 11 dicembre, 2010 in Politica | No Comments »

La notizia è su tutti i giornali. La Procura della Repubblica di Roma ha aperto due – non uno,ma due – fascicoli sulla presunta compravendita di deputati alla vigilia del dibattito parlamentare e della conta all’ultimo voto sulla sfiducia al governo Berlusconi. E’ una barzelletta si sono chiesti in tanti, una bufala, un pesce d’aprile anticipato? Macchè! La notizia è vera, verissima, con la precisazione che i fascioli risultano aperti con la velocità della luce a seguito di una denuncia presentata dal capataz dell’Italia dei Valori, Di Pietro, che lamenta il fatto che due deputati eletti nelle sue liste hanno deciso di cambiare idea e mentre uno ha già annunciato che voterà la fiducia a Berlusconi essendo rimasto deluso dalle posizioni di Di Pietro, l’altro si è unito ad altri due parlamentari con i quali ha costituito un nuovo movimento, l’ennesimo da quando ci si è messi a sbraitare, Casini in testa,  contro il falso bipolarismo, annunciando una posizione di attesa circa l’atteggiamento che assumerà il 14 dicembre. Ebbene Di Pietro ha denunciato in Procura che i due sarebbero stati “acquistati”, ovviamente da Berlusconi, perchè, ovviamente, quando si tratta di deputati che da sinistra vanno verso destra, ciò non può che essere conseguenza di corruzione e non già di libera determinazione delle coscienze dei singoli,  mentre, al contrario, quando avviene l’esatto opposto, quando cioè parlamentari vanno da destra sinsitra, essi, come D’Annunzio, il primo trassfuga parlamentare della  nostra storia unitaria, “vanno verso la vita”. E a Di Pietro ha fatto eco il solito Fini che riemergendo da alcune ore di  misterioso letargo ha sentenziato che “ormai siamo al calcio mercato”, ovviamente reagendo così, senza stile, come è nel suo costume,  alla insolita – per lui! – notizia che parlamentari sul cui voto da peones  egli faceva affidamento per completare l’opera di disarcionamento del Cavaliere, stanno invece mandando all’aria i piani e dissovendo nell’aria i sogni del numero uno dei traditori, cioè lo stesso Fini. Il quale, ci pare, che un paio di mesi fa ha spaccato il partito del PDL, ha convinto una trentina di parlamentari a formare un nuovo gruppo parlamentare, con i benefici economici che questo comporta, a schierarsi contro il govenro facendone dimettere alcuni componenti  e a presentare in concorso con altri una mozione di sfiducia al governo per farlo cadere. E questa cos’è per la Procura della Repubblica di Roma e per la  sua zelante  informatrice cioè il quotidiano Repubblica? E’ libera articolazione di idee? Mentre al contrario,  il fatto che singoli parlamentari decidano autonomamente di sostenere il governo diviene atto penalmente perseguibile? La Procura di Roma sa benissimo che non v’è reato, perchè altrimenti dovrebbe anzi avrebbe già dovuto aprire fascicoli per i  tanti cambiamenti di casacca che si sono registrati in Parlamento, sia alla Camera che al Senato, in questi due anni e mezzo di legislatura, e i più numerosi sono stati da destra verso sinsitra e non il contrario. Nè va dimenticato quanto è accaduto anche nelle precedenti legislature e i numerosi cambiamenti di casacca che si sono registrati senza che ciò destasse alcuna azione punitiva salvo una deplorazione verso chi cambia casacca, che per altro verso ha la copertura costituzionale visto che i parlamentari,  secondo la Costituzione,  operano senza vincolo di mandato, cioè non sono legati ad alcun obbligo di conservare le posizioni nell’ambito delle quali sono stati eletti ma sono liberi di mutarle a proprio insindacabile piacimento. E’ quanto è sempre accaduto senza che nessuno si sia sognato di scomodare la Magistratura, è quanto sta accadendo anche ora, con la differenza che certi signori che si riempiono la bocca di democrazia da quando sorge il sole a quando tramonta, non riescono a mandare giù il fatto che tutti i loro sogni stanno per infrangersi  sulle scogliere della realtà e perciò, come i bambini cui è stata strappata via la marmellata, corrono dalla mamma – in questo caso dalla Magistratura – perchè gli si renda la marmellata e anche il pane. Lo ha fatto Di Pietro, lo hanno solo bofonchiato  i pieddini di Bersani e naturalmente, sia pure con la saccenza che gli è consueta, anche Fini che si è rifatto alla metafora del mercato calcistico. E sin qui siamo alla politica. Ma quel che è sicuramente poco “politico” è l’intromissione, sia pure considerata “atto dovuto”, della Magistratura,  la quale scendendo in campo potrebbe finire col nutrire la voglia di risultare condizionante anche delle libere e autonome volontà dei cittadini. E questo  francamente è inaccettabile perchè da qui alla Iran il passo sarebbe breve. g.

P.S. Ovviamente anche questo ultimo disperato tentativo di Fini di non finire impiccato all’albero della sua boria risulterà fallace.