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MARONI VA ALL’ATTACCO:MONTI? E’ UN INGANNO PER FAR FUORI BERLUSCONI

Pubblicato il 22 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

E’ tornata la Lega di lotta. E adesso che i lumbard sono all’opposizione, non la mandano certo. “Ho grande stima per il presidente Napolitano che ha colmato un vuoto che la politica ha lasciato – ha tuonato l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni – è solo responsabilità nostra, se avessimo avuto una maggioranza coesa non sarebbe successo.

Il leghista Roberto Maroni

Il leghista Roberto Maroni
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Napolitano ha fatto ciò che doveva fare. Nessuna critica”. A detta dell’ex titolare del Viminale, il leader leghista Umberto Bossi avrebbe cercato di convincere l’ex premier Silvio Berlusconi fin dallo scorso anno di andare al voto: “Nel Pdl si è preferito cercare qualche voto in parlamento. Subito dopo elezioni regionali del 2010 e l’uscita di Fini avevamo sollecitato Berlusconi a prendere atto che non c’era la maggioranza solida. Con le elezioni avremmo rivinto”.

Secondo Maroni, la mossa del capo dello Stato Giorgio Napolitano per mandare a Palazzo Chigi Mario Monti è stato “un grande inganno per far fuori Berlusconi e il suo governo”. Parlando a Radio Padania libera, l’esponente del Carroccio si è detto d’accordo con il direttore del Foglio, Giuliano Ferrara, nel condannare le strumentalizzazioni della sinistra: “Si era detto che bastavano le dimissioni del governo Berlusconi e lo spread sarebbe sceso. Invece non è cosi, anzì”. Proprio per questo, a detta dell’ex titolare del Viminale, sarebbe stato “meglio andare al voto come in Spagna. Da ministro dell’Interno avevo fatto i conti che in 45 giorni era possibile votare”. “Nessun ripensamento – ha, però, aggiunto Maroni – per tutte le cose che il governo sta facendo ci fa dire che abbiamo fatto bene a passare all’opposizione”.

Per quanto riguarda le politiche del governo tecnico, la Lega intende aspettare al varco l’ampia maggioranza che sostiene Monti. “La patrimoniale è nel governo Monti, il Pdl la voterà? – ha detto Maroni – L’Ici l’abbiamo abolita noi e il Pdl voterà la reintroduzine? E le pensioni il Pd le voterà? Se tutti voteranno tutto e il contrario di tutto si scoprirà il bluff”. Sulle prossime mosse che la Lega farà in parlamento, Maroni è chiaro: “Adesso che siamo all’opposizione dobbiamo concentrarci sul nostro core business: la Padania. Il nostro progetto è l’unico serio che può dare un futuro alla gente del nord”. Il Giornale, 22 novembre 2011

I LEADERS EUROPEI CONTRO LA DOMINAZIONE TECNOCRATICA, STUPITI PER LA FIACCA REAZIONE IN ITALIA

Pubblicato il 22 novembre, 2011 in Economia, Politica | No Comments »

“Come democratico non condivido la grande gioia per un governo che non è il prodotto della diretta volontà popolare, che ha la fiducia del Parlamento ma che è un’espressione non politica. Credo che il paese, tutto il paese, abbia bisogno di politici”. L’ex premier spagnolo José María Aznar ha risposto così a Sky Tg 24 che ieri gli chiedeva una valutazione sul nuovo esecutivo italiano, a margine di un’intervista sulla vittoria dei Popolari in Spagna.
Meno fair, nonostante sia inglese, il giornalista Brendan O’Neill parla sull’Australian del nuovo spettro che “si aggira per l’Europa, lo spettro della tecnocrazia. Definitivamente stanca della democrazia, l’élite europea ne sta decretando la fine, a vantaggio di cricche di esperti spediti a governare le nazioni europee”. Invita a immaginare “quante congratulazioni internazionali ci sarebbero se, per esempio, Nigeria e Sudafrica decidessero di organizzarsi e fare pressione straordinaria sullo Swaziland per sbarazzarsi dei suoi leader eletti, per sostituirli con fantocci non eletti”.

E’ sicuro che “i politici occidentali convocherebbero conferenze stampa per denunciare un grottesco colpo di stato sul continente nero, all’Onu si terrebbe una sessione d’emergenza. Ma quando questo accade in Europa nessuno ci fa caso”. Quanto è accaduto in Grecia e in Italia, continua O’Neill, “non è una ‘svolta’ ma l’estrema e logica conclusione del progetto comunitario”, della sua “ostilità verso la sovranità nazionale e la democrazia”: “Nell’Unione europea la tecnocrazia è stata sempre messa al di sopra della democrazia e la competenza al di sopra dell’impegno”. E’ stato costruito “un forum nel quale l’élite culturale può sfuggire alla pazza folla” e anche “alla necessità di consultarla”. “In un momento di crisi economica, questo processo è stato accelerato”, e in Grecia e in Italia possiamo vedere il progetto europeo “in tutta la sua nuda, tirannica, oligarchica gloria”. Il filosofo tedesco Jürgen Habermas, la scorsa settimana, aveva detto al Monde di vedere in atto sia un processo di lenta asfissia del “polmone della democrazia su scala nazionale, senza che questa perdita sia compensata a livello europeo”, sia “un passaggio da un’Europa del governo a un’Europa della governance. Ma il grazioso termine ‘governance’ è un eufemismo che indica una dura forma di dominazione politica, basata sul fondamento, debolmente legittimato, dei trattati internazionali”.

Nel Daily Mail di domenica, sul tema è intervenuto il parlamentare conservatore Daniel Hannan: “Due governi dell’Unione europea sono stati rovesciati da colpi di stato – gentili e senza spargimento di sangue, ma comunque colpi di stato. In Grecia e in Italia, i primi ministri eletti sono stati rovesciati dagli eurocrati”, e “solo ora, forse, vediamo fino a che punto l’Unione europea, oltre a essere antidemocratica nelle proprie strutture, richieda agli stati membri di rinunciare anche alla loro democrazia interna”. Hannan si chiede in particolare come facciano “gli italiani a sopportarlo”, come mai “un pezzo sorprendentemente ampio dell’elettorato sembra tranquillo per la sconfitta della democrazia dei partiti. Come può un popolo che si è liberato di una dittatura essere così indifferente?”.

L’eurodeputato inglese Nigel Farage, del gruppo Europa della libertà e della democrazia, in un intervento all’Europarlamento il 16 novembre, al cospetto di Barroso, del commissario economico Olli Rehn e di Van Rompuy, chiede retoricamente chi siano i responsabili del disastro in corso: “La risposta è: nessuno, perché nessuno di voi è stato eletto. Nessuno di voi ha una legittimazione democratica per il ruolo che ricoprite in questa crisi… E devo dire, signor Van Rompuy, quando ci siamo incontrati per la prima volta un anno e mezzo fa, mi ero sbagliato sul suo conto. La definii un ‘assassino silenzioso delle democrazie degli stati nazionali’. Non è più così, lei è piuttosto rumoroso nel suo operare. Lei, non eletto, è andato in Italia e ha detto: ‘Questo non è il tempo di votare, è il tempo di agire’. Ma chi le dà il diritto, in nome di Dio,  di dire queste cose agli italiani?”. Il Foglio Quotidiano, 22 novembre 2011

INTERVISTA TRA L’IRONICO E IL SARCASTICO A DOMENICO SCILIPOTI, L’EX DEPUTATO DI DI PIETRO PASSATO AL CENTRO DESTRA

Pubblicato il 22 novembre, 2011 in Costume, Politica | No Comments »

Domenico Scilipoti, come si trova nell’era della sobrietà targata Monti?

«Dal 18 novembre sono in nero lutto».

Verde loden dovrebbe vestire, invece.

Domenico Scilipoti

Domenico Scilipoti
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«Ho il cappottino normale io, sono figlio del popolo e ho studiato alla Statale».

Il Bocconi style non le piace.

«Poi cosa vogliono dirci? Che il figlio di un operaio o di un ingegnere vale meno di un figlio della Bocconi?».

Eppure lei al primo congresso del Movimento di responsabilità nazionale in ottobre diceva: «Il Signore mi ha dato questa croce: voglio una nazione che parli un linguaggio mite».

«Questo governo parla il linguaggio della lobby dei banchieri, ed è violento».

Violento.

«Non è violenza il golpe che ha ucciso la democrazia parlamentare e espropriato la sovranità del popolo? Avanti così e non ci faranno più votare».

Fuori i nomi degli assassini.

«Il centrosinistra tutto ha abdicato alla politica perché è incapace di governare».

Guardi che Sua Eccellenza, come lo chiama lei, sostiene Monti, dice pure che deve arrivare al 2013.

«Berlusconi è obbligato a dire così, o dopo averlo accusato perché amministrava lo accuserebbero di non amministrare».

Lei invece è un uomo libero.

«Sto all’opposizione. E mi batterò fino alla fine per restituire il potere al popolo e per i valori per cui faccio politica: Stato, famiglia, cristianità».

A proposito di famiglia: lei ha detto a Klaus Davi che le banche favoriscono le lobby gay…

«Ezra Pound: “Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee…».

Vabbè, quindi?

«Immagini il sesso fra due uomini».

Prego?

«Lo faccia. È un rapporto anale».

Scilipoti!

«È anomalo, più che fra due donne, lo dico da ginecologo: ha mai visto un uomo partorire?».

Suvvia onorevole!

«Sto dicendo che abbiamo il dovere di tutelare la famiglia naturale. E che invece le banche hanno più interesse a favorire i single, che consumano di più. E la massoneria: quanti in questo governo ne fanno parte?».

Senta…

«So che parlo troppo, mi interrompa pure, però finisco: questo governo è al servizio dei poteri forti, non del popolo».

Monti però ha parlato di equità, sostegno alle donne, asili nido…

«Le parole non contano. Che mi dice dell’Ici? E l’anatocismo bancario? Questo governo si impegnerà come il precedente nella lotta che io sto portando avanti contro gli abusi da parte delle banche? Lo scopriremo, domani scrivo a Monti».

E cosa gli scrive?

«Glielo dico domani, così avrò altro spazio sul suo prestigioso giornale. Eh eh, Le piace questa astuzia?».

Lino Banfi avrà il suo bel da fare a interpretarla in un film…

«Banfi è un professionista, speriamo non faccia come il pelato lì, come si chiama, Crozzetti…».

Crozza?

«Non informa e non fa ridere, denigra. Spero che Banfi darà la vera immagine di me, non quella inventata da quei mediocri dei giornalisti, ops, scusi, esclusa lei».

E qual è il vero Scilipoti?

«Vada su vu vu vu punto medicine, all’inglese…»

È come in italiano…

«Trattino basso multiterapy, inglese».

E che ci trovo?

«Io sono un rivoluzionario anche nel campo dell’agopuntura, sono stato premiato ieri dall’Università giapponese, ho fatto conferenze in tutto il mondo, ho scritto 12 libri tradotti in portoghese, in Brasile mi hanno dato la cittadinanza carioca e le medaglie Pedro Ernesto e Tiradentes, a Juazeiro di Bahia mi hanno dedicato una sala di lettura perché con le Suore Luigine ho salvato orfani…»

È finito lo spazio, onorevole.

«Lei è di destra o di sinistra? Non importa sa? L’importante è ridare la parola ai cittadini, anche a lei».

Non se lo compra il loden, allora?

«Resto me stesso, costi quel che costi».

Intervista a cura di Laura Setti, Il Giornale, 22 novembre 2011

IL BIPOLARISMO HA BISOGNO DI UN NUOVO INIZIO

Pubblicato il 22 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Montecitorio, la Camera dei deputati Quanto manca al voto? La data del 2013 è corretta, ma al netto della pausa natalizia ed estiva e della campagna elettorale, i mesi che ci separano dall’apertura delle urne sono al massimo dodici. Mario Monti nel frattempo ha iniziato l’avventura a Palazzo Chigi e ha un’agenda precisa. Quali anime convivono nell’esecutivo del Professore? Un’area azionista, di matrice torinese, ricollegabile a un pezzo importante del Partito democratico. E poi c’è un’area cattolica che si ispira alle tesi esposte a Todi dal rassemblement dei cattolici. Se in questi mesi il bipolarismo non viene smontato da operazioni di trasformismo e riforme elettorali che hanno nelle «mani libere» la parola d’ordine, queste due anime presenti nel governo, oggi cooperanti nel segno dell’emergenza economica, al momento del voto diventeranno nuovamente alternative e confluiranno, naturalmente, nei due partiti che rappresentano i satelliti principali della galassia bipolare: il Pdl e il Pd. Questo accadrà solo se il governo farà il suo lavoro in piena sintonia con i partiti che lo appoggiano, senza cedere a strappi. L’alternativa a questo scenario è la nascita di un neocentrismo che non ha più – come invece aveva la Democrazia Cristiana – il fondamento e il vincolo dell’anticomunismo. Questa prospettiva è inseguita dall’Udc di Pier Ferdinando Casini? Non ne sarei così sicuro, ma è un’opzione sul tavolo della politica e non si può scartare. Riusciranno il Pdl e il Pd a non farsi smontare? Questa è la vera domanda, il resto è tattica di tutti i giorni, non proiezione sul futuro. Il Parlamento – come ha detto lo stesso Monti – sarà il vero banco di prova non solo per l’azione di governo, ma per i partiti. Pdl e Pd devono dimostrare di essere in grado di disegnarlo, il futuro. E lo possono fare coinvolgendo anche l’Udc. Come? Riformando i regolamenti delle Camere, la legge elettorale e varando una riforma istituzionale che chiuda l’era del bicameralismo perfetto e riduca il numero dei parlamentari. È quello che manca finora: un nuovo inizio. Mario Sechi, Il Tempo, 22 novembre 2011

LE PENSIONI DELLA CASTA? NON LE TAGLIANO I TECNICI

Pubblicato il 21 novembre, 2011 in Costume, Politica | No Comments »

«Aboliremo i privilegi», promette il premier Mario Monti. «Aboliremo i vitalizi dei parlamentari», promette il presidente Fini. Dov’è la novità? Le promesse sono le solite, anche se adesso nell’Anno Primo dell’Era Sobria bisogna crederci per forza.

Chi non ci crede è un nemico della patria, un attentatore dell’euro, forse anche un agente al servizio dello spread. Siccome vogliamo evitare ogni sospetto che rompa l’illusione dell’Italia coesa e tecnicamente fiduciosa, c’iscriviamo anche noi d’ufficio alla pia setta dei credenti. Del resto si sa, i miracoli esistono come testimonia il biglietto secondo Enrico Letta. Figuriamoci se rischiamo l’accusa di blasfemia.
Però, ecco, siccome la vera fede si nutre di dubbi, ci permettiamo di rivolgere agli apostoli della Sobrietà alcune domande che ci aiuteranno nell’opera ardua di convertire anche gli ultimi scettici.
1) Il presidente della Camera Fini che ora vuole l’abolizione dei vitalizi dei parlamentari dev’essere lo stesso presidente della Camera Fini che a inizio agosto ha impedito la discussione in aula della mozione sull’abolizione dei vitalizi dei parlamentari. Perché quello che meno di quattro mesi fa non poteva essere messo all’ordine del giorno, ora diventa per lui all’improvviso una priorità?
2) Sempre a inizio agosto la Camera ha varato una riduzione delle spese che suona a beffa degli italiani: appena lo 0,71 per cento. Perché il presidente Fini, così sensibile ai costi della politica, quando ha avuto la possibilità davvero di tagliarli si è fermato allo zero virgola per cento? Glielo ha imposto qualcuno? E lui nel frattempo soffriva in silenzio? E perché in poche settimane è cambiato tutto?
3) Il premier Monti che chiede di abolire i privilegi dev’essere lo stesso che, come senatore a vita, ha appena avuto uno stipendio mensile di 25mila euro al mese. Perché come beau geste, non comincia a rinunciare a quel vitalizio?
4) Ogni mattina veniamo informati dagli organi ufficiali della Sobrietà di quanto lo stile di vita del nuovo governo tecnico sia parsimonioso: usano auto blu italiane, rifiutano il lusso, dormano su letti di paglia e quando vanno alla buvette del Parlamento si guardano attorno stupiti chiedendosi l’un l’altro «ma davvero si può prendere da mangiare?». Ora non vorremmo rompere l’incantesimo di questi Alici nel Paese delle meraviglie, ma Monti potrebbe farci sapere perché, in tutta questa parsimonia, il ministro Piero Giarda per andare a giurare ha usato, da Trento a Roma, l’elicottero dei vigili del fuoco pagato con i soldi della Provincia? I tagli ai privilegi non sarebbero più credibili se avesse preso un volo di linea, come tutti?
5) Perché il presidente Fini quando parla di «abolire i vitalizi dei parlamentari» fa riferimento solo ai parlamentari della prossima legislatura? Lo sa che la riforma farebbe sentire i primi effetti nel 2018? E che riguarderebbe solo i nuovi eletti nel 2013? Perché vengono salvati tutti gli attuali parlamentari? In fondo quando si fa una riforma delle pensioni si applica a tutti i lavoratori, mica solo a quelli che inizieranno a lavorare da domani… Perché non vale la regola che viene applicata al resto degli italiani?
6) Se il vitalizio è sbagliato perché non lo si abolisce anche per i 2.330 parlamentari pensionati che già lo incassano ogni mese (costo: 219 milioni di euro l’anno)? Perché dobbiamo continuare a pagare 8.836 euro al mese a Pecoraro Scanio che ha 52 anni? Perché dobbiamo continuare a pagare 3.108 euro al mese all’onorevole che è stato in Parlamento un solo giorno? Perché il 26 novembre cominceremo a pagare la pensione da parlamentare anche a Cicciolina?
7) Anche la Conferenza delle Regioni, rapita dal fervore della Sobrietà, ha annunciato l’abolizione dei vitalizi per i consiglieri regionali. Ottimo. Ma davvero sono sicuri di riuscirci, visto che tutto deve passare per provvedimenti delle singole Regioni? E perché hanno chiarito subito che i provvedimenti riguarderanno solo i consiglieri delle future legislature? Perché i consiglieri in carica non verranno toccati? E perché non verranno toccati nemmeno i 3.183 che già regolarmente incassano il vitalizio?
8) Quelle di cui abbiamo parlato fin qui sono misure per lo più simboliche.

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Il grande risparmio per le casse pubbliche si farà attraverso l’abolizione delle Province e il dimezzamento dei parlamentari. Il premier Monti è sicuro di riuscire a far approvare questi provvedimenti dalla maggioranza composita che lo sostiene? E come? Perché i partiti che a inizio luglio hanno votato contro l’abolizione delle Province, ora dovrebbero cambiare idea? Com’è possibile che la legge di riforma costituzionale che si è già arenata nelle commissioni riprenda slancio per essere approvata in pochi mesi?
Per l’amor della Sobrietà, noi abbiamo una fiducia sconfinata nel professor taumaturgo Mario Monti e nelle sue capacità miracolistiche. Aspettiamo di vedere la sua bacchetta magica, che sarà sicuramente di plastica, poco costosa, un po’ grigia ma molto efficiente. Però abbiamo l’impressione che più che abolire i privilegi, la casta stia cercando di metterseli al sicuro. Per questo ci siamo permessi di porre queste domande che, come avete visto, sono 8 anziché le solite 10. Ne abbiamo risparmiate due. Scusateci, ma è l’unico modo per essere sicuri che in tutta questa storia almeno un risparmio vero ci sia…Mario Giordano, 21 novembre 2011, Il Giornale

PERCHE’ L’EQUITA’ SOCIALE DI MONTI, ALLA PROVA DEI SINDACATI, FALLIRA’ SUL LAVORO

Pubblicato il 20 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Uno degli argomenti addotti per giustificare la scelta del governo tecnico è la presunta convergenza su questo percorso da parte delle forze sociali. Per la verità la Cgil aveva espresso una preferenza per il ricorso alle urne, ma la confederazione rossa si è talmente autoesclusa dal dialogo che anche quando ha ragione nessuno le dà retta. Ora, però, si tratterà di passare dalle enunciazioni di principio, dalle giaculatorie sull’equità, la responsabilità, il futuro dei giovani e delle donne e così via, a scelte di merito che, a differenza delle esortazioni moralistiche, è difficile che vadano bene a tutti. Monti ha annunciato, a quel che si capisce, una manovra sull’Ici, che era stata giudicata antipopolare dalla Cgil e una sulle pensioni che non piace a nessun sindacato. In cambio, si promette un impulso alla ripresa e si riprende il solito discorso sulla possibilità di ridurre le tasse per effetto del recupero dell’evasione. A Silvio Berlusconi dissero che bisognava invertire l’ordine per dare una scossa all’economia: magari in modo più garbato, è probabile che lo ripeteranno a Mario Monti.

Tuttavia, visto che alla fine qualcosa bisognerà cedere, è probabile che si ripeterà anche in presenza degli stimati tecnici il solito scenario: i sindacati moderati accetteranno i sacrifici, la Cgil li rifiuterà, ampliando il solco che la divide ormai in modo strutturale dal Partito democratico. Monti ripete la parola coesione in ogni paragrafo dei suoi interventi, ma non sembra propenso a tradurla in concertazione, cioè in una prassi negoziale che contrasta con l’urgenza che c’è, e con quella che gli conviene sottolineare per coerenza con la retorica dell’emergenza su cui si basa il suo stesso mandato. Su Ici e pensioni, alla fine, con o senza accordo con le confederazioni sindacali, si marcerà. In cambio, probabilmente, resterà nel limbo delle buone intenzioni il riequilibrio dei diritti del lavoro, comprese le “eccessive tutele” dei garantiti cui Monti si è riferito nel suo discorso al Senato. IL FOGLIO QUOTIDIANO, 20 NOVEMBRE 2011

LA STANGATA DI MONTI TRA ICI E ALTRI AUMENTI COSTERA’ 500 EURO A FAMIGLIA

Pubblicato il 19 novembre, 2011 in Economia, Politica | No Comments »

Roma – Tra i 97 ed i 483 euro in più all’anno. Stima a cantiere aperto e per difetto quella della Cgia di Mestre su quanto potrebbe pesare sulle famiglie il nuovo governo. Il premier Mario Monti non è entrato nel dettaglio delle misure d’emergenza che saranno approvate.

Il governo Monti

Qualche particolare in più dovrebbe uscire nei prossimi giorni e si tratterà di «decisioni non facili e non gradevoli», ha precisato ieri il premier.

Non è un mistero che ritornerà l’Ici sulla prima casa. Meno scontato un nuovo aumento dell’aliquota ordinaria dell’Iva, che il premier-professore vorrebbe scambiare con un alleggerimento delle imposte sul lavoro.

Incombe una patrimoniale mentre sono certe le riforme delle pensioni e del lavoro. Ma se questo governo in piena luna di miele parlamentare ha già sperimentato qualche mal di pancia, lo si deve soprattutto al ritorno dell’imposta comunale sugli immobili e al ritocco verso l’alto di quella sul valore aggiunto.

Silvio Berlusconi giovedì ha sostenuto che gli interventi sul mattone non vanno bene perché penalizzano l’edilizia e fanno calare le quotazioni degli immobili, che restano il principale capitale degli italiani. «Siamo una società di proprietari che ha scelto di destinare i propri risparmi alla casa di abitazione e credo che una grande platea di questi debba rimanere esente», ha ribadito ieri l’ex ministro del Welfare Maurizio Sacconi.

Le associazioni dei proprietari confermano: sugli immobili, argomenta il presidente dell’Unione piccoli proprietari immobiliari, Giacomo Carini, «già ci sono balzelli di ogni tipo che superano il 60 per cento della rendita immobiliare».

Molto più alta, insomma, dell’imposizione fiscale sugli investimenti finanziari.
Giuseppe Bortolussi – segretario della Cgia di Mestre – spiega che quando si aggiungerà la cura Monti, «noi stimiamo un possibile aggravio fiscale per le famiglie italiane che potrebbe oscillare tra i 97 ed i 483 euro l’anno». Siamo sul campo delle ipotesi, precisa la Cgia, ma è possibile calcolare il peso sulle famiglie prendendo in considerazione diversi scenari che si basano sull’ipotesi di compromesso più realistica. Cioè l’applicazione dell’Imu (Imposta municipale unica), imposta prevista dal federalismo comunale, che sostituirà l’Ici e l’Irpef sugli immobili. Per quanto riguarda gli immobili, tutto dipende, insomma, da come Monti applicherà gli strumenti che già ci sono. Per quanto riguarda l’Iva – spiega ancora Bertolussi – «si sono considerate due diverse ipotesi: aumento dell’aliquota del 21 per cento di 1 e di 2 punti percentuali».

Con l’Imu al 3 per mille e l’aumento dell’Iva di un punto ogni famiglia pagherà 97 euro all’anno in più. Con l’imposta al 6,6 per mille e l’Iva aumentata di due punti, si arriva a 390 euro. Che potrebbero diventare 483 se si dovesse applicare anche la Res, tassa sui servizi comunali.
Stime per difetto, visto che gli artigiani di Mestre non hanno tenuto conto del probabile ritocco delle rendite catastali che farebbe lievitare l’imposta sugli immobili.

Contro un ulteriore aumento dell’Iva, oltre alle associazioni dei commercianti, si sono schierati i consumatori. Il Codacons ha calcolato quanto costerebbe per ogni famiglia il solo aumento di un punto di Iva, cioè l’ipotesi meno forte tra quelle allo studio del governo. Il Giornale 19 novembre 2011

VARATO IL GOVERNO MONTI: IL COMMENTO AMARO DI GIULIANO FERRARA

Pubblicato il 18 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Ci siamo battuti con i nostri argomenti, e senza pretendere di avere ragione, contro la fine ingloriosa della parabola del cavaliere, della parabola di Berlusconi. Siamo stati sconfitti; sconfitti come dei piccoli Napoleone in una piccola Waterloo senza rimedio, senza possibilità di riscatto, molto probabilmente. L’unico riscatto sarà continuare a vivere, a lavorare e  ad essere ciò che siamo sempre stati, gente non ipocrita che sa dire la verità. Alla Camera si è celebrata nella forma più incredibile la fuga ingloriosa dei berluscones da ogni loro residua possibile responsabilità. Una classe dirigente che non è una classe dirigente, che ha perso il governo che aveva vinto dopo regolari elezioni politiche, che ha perso la faccia dando il la a un governo tecnico-politico ambiguo in cui la rispettabilità di chi lo presiede e dei ministri che lo compongono non riscatta la pessima qualità dell’operazione politica che rappresenta, fatta di violazione della sovranità nazionale italiana, fatta di violazione e sospensione della democrazia politica. Questa non classe dirigente è arrivata fino al punto di ammazzare in effige, imbavagliandolo, il suo capo; impedirgli di pronunciare un discorso che avrebbe forse potuto dare una minima nota di finale dignità alla catastrofe del cosiddetto Pdl, quel Popolo delle libertà che si è acconciato a lasciare che le libertà, e la principale delle libertà, il diritto di voto, esercitato in Grecia, in Irlanda, in Islanda, in Portogallo, in Spagna, fosse invece negato agli italiani. Una tremenda, inappellabile vergogna che richiede un forte giudizio di condanna di tutte le persone perbene che hanno difeso in questi anni, nel bene e anche nel male, gente che non valeva la pena di essere difesa. GIULIANO FERRARA, 18 NOVEMBRE 2011.

...CONDIVIDIAMO! g.

UN BOCCONE AMARO, MA IL PDL TIENE, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 18 novembre, 2011 in Politica | No Comments »

Il governo Monti rappresenta una sospensione della democrazia e il Pdl ha l’interruttore per spegnerlo se le cose non andranno come concordato.

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Sono queste le parole usate ieri da Silvio Berlusconi, nel giorno della prima fiducia (al Senato) al nuovo esecutivo. Che è arrivata, perché così era nei patti. Il Pdl resta unito, nonostante lo tsunami, e la leadership di Berlusconi salda. Sono due notizie importanti, le uniche positive in una giornata che lascia l’amaro in bocca. Per due motivi. Il primo. La promessa rivoluzione montiana ha in sé tratti di berlusconismo. Cioè riforme liberali che la vecchia maggioranza avevanel suo programma e che sono rimaste incompiute, in tutto o in parte, per la follia suicida di Gianfranco Fini, che ha messo in atto una scissione per pure ambizioni personali, e per un accanimento mediatico-giudiziario criminale.

La seconda. Vedere i senatori del Pdl votare insieme alla sinistra sconfitta alle elezioni è un boccone amaro da digerire. È vero che sono Bersani e Di Pietro a dover scendere su posizioni liberali e a rimangiarsi gran parte delle loro urla, ma la cosa non ci consola.

Paghiamo dunque il prezzo, ma non caliamo le braghe. Aiutiamo questo esecutivo fino al limite invalicabile dei principi non negoziabili. Tra iquali c’è anche che un governo non eletto dal popolo non deve e non può forzare la volontà della maggioranza dei cittadini. Dobbiamo salvare l’euro ma anche una storia. Scommetto che Berlusconi saprà trovare il punto di sintesi. Alessandro Sallusti, Il Giornale, 18 novembre 2011

……………….E’ vero, tiene, per il momento, cioè dinanzi ad annunci che sono atti sostanziali ma teorici. Ma quando si dovesse passare a fatti concreti, a dover dire non alla ipotesi della patrimoniale, allla ventilta reitroduzione dell’ICI sulla prima casa, al rimodellamento delle pensioni con l’annunciato annullamento delle normative introdotte con la riforma Dini, cioè l’applicazione del sistema contributivo solo per gli assunti dopo il 1995 con la possibilità per questi di crearsi forme di previdenza integrativa, mantenendo invece il doppio regime – retributivo e contributivo – per gli assunti prima del 1995, allora bisognerà vedere cosa potrà accadere e se all’”ordine” di Berlusconi di alzare bandiera “rossa”il PDL, o meglio i deputati e i senatori del PDL, risponderanno “signorsì” oppure preferiranno alzare le spalle e continaure a sostenre il governo  dei tecnici per assicurarsi la continuità della legislatura sino alla scadenza naturale. Le parole di qualche spocchioso, tipo Scaiola, quello che ha sulle spalle la colpa di aver fatto perdere al PDL, d’un colpo, molto più di quanto non vi abbiano  contribuito le svolazzanti serate di Berlusconi, sono un avvertimento che non può prendersi sottogamba. Speriamo che di Scaiola e di quelli come lui resti solo la spocchi, e Berlusconi rieswca amantenere il timone di quel che resta del PDL perchè riprenda a navigare in mare apertoe guadagni porti sicuri nel cuore enel cervello  degli italiani. g.

ORA SARKOZY NON RIDE PIU’

Pubblicato il 18 novembre, 2011 in Economia, Politica | No Comments »

Il premier francese Sarkozy Ieri lo spread della Francia ha toccato il picco di 204 punti rispetto al Bund. Era a quota 37 il primo luglio, a 100 il 28 ottobre. In quattro mesi si è più che quintuplicato, con un rush che nelle ultime tre settimane ha portato al raddoppio. L’asta di titoli a medio termine francesi è andata male: 6,9 miliardi richiesti rispetto ai 7 previsti, rendimenti in aumento di mezzo punto. Immediatamente gli Oats, i decennali di riferimento, sono saliti intorno al 3,8 per cento. Nettamente più della metà dei Btp italiani, non molto distante dalla media di rendimento dell’intero nostro debito pubblico. Poco prima anche Madrid aveva offerto le sue obbligazioni, anch’esse bocciate dai mercati: i Bonos decennali sono stati collocati per 3,5 miliardi rispetto ai 4 offerti; con rendimenti reali, tra cedole e prezzi, al 7 per cento.
Di conseguenza lo spread della Spagna ha nuovamente superato quello italiano. Tutto ciò può servire da effimera consolazione per Berlusconi: l’Italia e il Cavaliere non sono evidentemente il movente degli spread e della malattia europea, come invece sostenuto da autorevoli banchieri e politici. Ma appunto si tratta di considerazioni molto italocentriche e fini a se stesse. Mentre il governo Monti si insedia tra grandi e giuste aspettative, è il resto d’Europa e del mondo che rischia di andare in default. Martin Wolf, vicedirettore e più influente editorialista di finanza strategica del Financial Times, lo ha scritto senza mezzi termini: «L’Europa rischia una gigantesca crisi di credito, una carenza di liquidità senza precedenti che si trasmetterà all’intero mondo occidentale se la Germania non fa la sola mossa utile: autorizzare la Bce a trasformarsi in prestatore di ultima istanza. L’euro è la sola valuta che non ha una banca centrale che la garantisca. E questo avviene mentre Federal reserve, Bank of England e Bank of Japan utilizzano tutti gli strumenti classici a loro disposizione: dallo stampare moneta a prestare soldi ai rispettivi paesi». Wolf, come molti, punta l’indice contro la sindrome prussiana che sembra paralizzare Angela Merkel e la Cdu, il suo partito. «La sua linea è: fare il minimo indispensabile all’ultimo momento utile. Finora si è tradotto in: troppo poco e troppo tardi».
Di fatto con uno spread a 200 e oltre appare difficile che la Francia possa mantenere la tripla A. E che dunque continui a far parte del nucleo duro del fondo che dovrebbe salvare gli stati periferici. Potrà, come l’Italia, fornire garanzie collaterali per i bond che il fondo emette; ma non contribuire direttamente. E se a sua volta il salva-stati perde la tripla A, viene giù tutto. Il credit crunch è una minaccia reale e globale. Secondo un report riservato della Banca d’Italia, «alcune banche italiane presentano deficit di liquidità».
A settembre la Bce ha fornito loro 91 miliardi, a prezzi salatissimi. Ma non è bastato: «Le banche devono affrontare anche il problema della raccolta. Nel 2012 scadono 88 miliardi di obbligazioni. E in questo momento l’approvvigionamento sui mercati internazionali è bloccato». Non è una questione di alta finanza, è una faccenda che si ripercuoterà sulle famiglie e le imprese. Gli 88 miliardi di bond bancari in scadenza rappresentano un terzo dell’intero debito pubblico da rifinanziare l’anno prossimo. Obbligazioni pubbliche e private entrano quindi in conflitto, in una concorrenza di rendimenti al rialzo che di fatto impedirà agli istituti di credito di sostenere Bot, Btp e Cct. Ma non solo: un altro spread molto più familiare, quello sui nuovi mutui, tocca punte del 4 per cento sommandosi agli indici Irs ed Euribor. Il mercato immobiliare ed il credito al consumo possono essere il prossimo anello della catena. E’ una situazione di gran parte dell’Europa che ricorda pericolosamente quella che precedette il crac dei mutui subprime e della Lehman Brothers. Anche in quel caso la crisi fu preceduta da un giro di vite su mutui e prestiti, che misero in ginocchio prima le famiglie, poi Wall Street. Dopodiché intervennero la Casa Bianca e la Fed, «gettando dollari dall’elicottero», nazionalizzando banche e fondi, imponendo alle altre di fondersi tra loro.

Ora gli Usa sembrano faticosamente riprendersi, sia pure a costo di un debito federale che ha raggiunto il 99 per cento del Pil. Ma l’Europa? Qui non solo non si gettano euro dagli elicotteri, ma la moneta unica si ritira dai mercati. Perfino la Deutsche Bank, che normalmente affianca la Cancelleria, ha chiesto alla Merkel di imporre alla Bce di allentare i cordoni. Una prima risposta è arrivata ieri: la Banca centrale potrebbe prestare soldi al Fondo monetario, che a sua volta li girerebbe ad Eurolandia. Ennio Flajano diceva che in Italia la via più diretta per collegare due punti è l’arabesco: ora il bizantinismo contagia l’Europa. Che cosa ha in mente la Merkel? Lo spread archivia il direttorio franco-tedesco. Oggi avrà un incontro non facile con il premier inglese David Cameron, che da tempo invoca «il bazooka» per ridare liquidità ai mercati. Per carità, non scarichiamo su altri le nostre colpe (ed infatti abbiamo cambiato governo): ma l’idea di una Germania che pianta la propria bandiera sulle macerie dell’Europa non è esattamente ciò che ci aspettavamo dalla moneta unica. Marlowe, Il Tempo, 18 novembre 2011