MARONI VA ALL’ATTACCO:MONTI? E’ UN INGANNO PER FAR FUORI BERLUSCONI
Pubblicato il 22 novembre, 2011 in Politica | No Comments »
E’ tornata la Lega di lotta. E adesso che i lumbard sono all’opposizione, non la mandano certo. “Ho grande stima per il presidente Napolitano che ha colmato un vuoto che la politica ha lasciato – ha tuonato l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni – è solo responsabilità nostra, se avessimo avuto una maggioranza coesa non sarebbe successo.
Napolitano ha fatto ciò che doveva fare. Nessuna critica”. A detta dell’ex titolare del Viminale, il leader leghista Umberto Bossi avrebbe cercato di convincere l’ex premier Silvio Berlusconi fin dallo scorso anno di andare al voto: “Nel Pdl si è preferito cercare qualche voto in parlamento. Subito dopo elezioni regionali del 2010 e l’uscita di Fini avevamo sollecitato Berlusconi a prendere atto che non c’era la maggioranza solida. Con le elezioni avremmo rivinto”.
Secondo Maroni, la mossa del capo dello Stato Giorgio Napolitano per mandare a Palazzo Chigi Mario Monti è stato “un grande inganno per far fuori Berlusconi e il suo governo”. Parlando a Radio Padania libera, l’esponente del Carroccio si è detto d’accordo con il direttore del Foglio, Giuliano Ferrara, nel condannare le strumentalizzazioni della sinistra: “Si era detto che bastavano le dimissioni del governo Berlusconi e lo spread sarebbe sceso. Invece non è cosi, anzì”. Proprio per questo, a detta dell’ex titolare del Viminale, sarebbe stato “meglio andare al voto come in Spagna. Da ministro dell’Interno avevo fatto i conti che in 45 giorni era possibile votare”. “Nessun ripensamento – ha, però, aggiunto Maroni – per tutte le cose che il governo sta facendo ci fa dire che abbiamo fatto bene a passare all’opposizione”.
Per quanto riguarda le politiche del governo tecnico, la Lega intende aspettare al varco l’ampia maggioranza che sostiene Monti. “La patrimoniale è nel governo Monti, il Pdl la voterà? – ha detto Maroni – L’Ici l’abbiamo abolita noi e il Pdl voterà la reintroduzine? E le pensioni il Pd le voterà? Se tutti voteranno tutto e il contrario di tutto si scoprirà il bluff”. Sulle prossime mosse che la Lega farà in parlamento, Maroni è chiaro: “Adesso che siamo all’opposizione dobbiamo concentrarci sul nostro core business: la Padania. Il nostro progetto è l’unico serio che può dare un futuro alla gente del nord”. Il Giornale, 22 novembre 2011

“Come democratico non condivido la grande gioia per un governo che non è il prodotto della diretta volontà popolare, che ha la fiducia del Parlamento ma che è un’espressione non politica. Credo che il paese, tutto il paese, abbia bisogno di politici”. L’ex premier spagnolo José María Aznar
Quanto manca al voto? La data del 2013 è corretta, ma al netto della pausa natalizia ed estiva e della campagna elettorale, i mesi che ci separano dall’apertura delle urne sono al massimo dodici. Mario Monti nel frattempo ha iniziato l’avventura a Palazzo Chigi e ha un’agenda precisa. Quali anime convivono nell’esecutivo del Professore? Un’area azionista, di matrice torinese, ricollegabile a un pezzo importante del Partito democratico. E poi c’è un’area cattolica che si ispira alle tesi esposte a Todi dal rassemblement dei cattolici. Se in questi mesi il bipolarismo non viene smontato da operazioni di trasformismo e riforme elettorali che hanno nelle «mani libere» la parola d’ordine, queste due anime presenti nel governo, oggi cooperanti nel segno dell’emergenza economica, al momento del voto diventeranno nuovamente alternative e confluiranno, naturalmente, nei due partiti che rappresentano i satelliti principali della galassia bipolare: il Pdl e il Pd. Questo accadrà solo se il governo farà il suo lavoro in piena sintonia con i partiti che lo appoggiano, senza cedere a strappi. L’alternativa a questo scenario è la nascita di un neocentrismo che non ha più – come invece aveva la Democrazia Cristiana – il fondamento e il vincolo dell’anticomunismo. Questa prospettiva è inseguita dall’Udc di Pier Ferdinando Casini? Non ne sarei così sicuro, ma è un’opzione sul tavolo della politica e non si può scartare. Riusciranno il Pdl e il Pd a non farsi smontare? Questa è la vera domanda, il resto è tattica di tutti i giorni, non proiezione sul futuro. Il Parlamento – come ha detto lo stesso Monti – sarà il vero banco di prova non solo per l’azione di governo, ma per i partiti. Pdl e Pd devono dimostrare di essere in grado di disegnarlo, il futuro. E lo possono fare coinvolgendo anche l’Udc. Come? Riformando i regolamenti delle Camere, la legge elettorale e varando una riforma istituzionale che chiuda l’era del bicameralismo perfetto e riduca il numero dei parlamentari. È quello che manca finora: un nuovo inizio. Mario Sechi, Il Tempo, 22 novembre 2011
Uno degli argomenti addotti per giustificare la scelta del governo tecnico è la presunta convergenza su questo percorso da parte delle forze sociali. Per la verità la Cgil aveva espresso una preferenza per il ricorso alle urne, ma la confederazione rossa si è talmente autoesclusa dal dialogo che anche quando ha ragione nessuno le dà retta. Ora, però, si tratterà di passare dalle enunciazioni di principio, dalle giaculatorie sull’equità, la responsabilità, il futuro dei giovani e delle donne e così via, a scelte di merito che, a differenza delle esortazioni moralistiche, è difficile che vadano bene a tutti. Monti ha annunciato, a quel che si capisce, una manovra sull’Ici, che era stata giudicata antipopolare dalla Cgil e una sulle pensioni che non piace a nessun sindacato. In cambio, si promette un impulso alla ripresa e si riprende il solito discorso sulla possibilità di ridurre le tasse per effetto del recupero dell’evasione. A Silvio Berlusconi dissero che bisognava invertire l’ordine per dare una scossa all’economia: magari in modo più garbato, è probabile che lo ripeteranno a Mario Monti.
Ieri lo spread della Francia ha toccato il picco di 204 punti rispetto al Bund. Era a quota 37 il primo luglio, a 100 il 28 ottobre. In quattro mesi si è più che quintuplicato, con un rush che nelle ultime tre settimane ha portato al raddoppio. L’asta di titoli a medio termine francesi è andata male: 6,9 miliardi richiesti rispetto ai 7 previsti, rendimenti in aumento di mezzo punto. Immediatamente gli Oats, i decennali di riferimento, sono saliti intorno al 3,8 per cento. Nettamente più della metà dei Btp italiani, non molto distante dalla media di rendimento dell’intero nostro debito pubblico. Poco prima anche Madrid aveva offerto le sue obbligazioni, anch’esse bocciate dai mercati: i Bonos decennali sono stati collocati per 3,5 miliardi rispetto ai 4 offerti; con rendimenti reali, tra cedole e prezzi, al 7 per cento.