INTERVISTA TRA L’IRONICO E IL SARCASTICO A DOMENICO SCILIPOTI, L’EX DEPUTATO DI DI PIETRO PASSATO AL CENTRO DESTRA
Pubblicato il 22 novembre, 2011 in Costume, Politica | Nessun commento »
Domenico Scilipoti, come si trova nell’era della sobrietà targata Monti?
«Dal 18 novembre sono in nero lutto».
Verde loden dovrebbe vestire, invece.
«Ho il cappottino normale io, sono figlio del popolo e ho studiato alla Statale».
Il Bocconi style non le piace.
«Poi cosa vogliono dirci? Che il figlio di un operaio o di un ingegnere vale meno di un figlio della Bocconi?».
Eppure lei al primo congresso del Movimento di responsabilità nazionale in ottobre diceva: «Il Signore mi ha dato questa croce: voglio una nazione che parli un linguaggio mite».
«Questo governo parla il linguaggio della lobby dei banchieri, ed è violento».
Violento.
«Non è violenza il golpe che ha ucciso la democrazia parlamentare e espropriato la sovranità del popolo? Avanti così e non ci faranno più votare».
Fuori i nomi degli assassini.
«Il centrosinistra tutto ha abdicato alla politica perché è incapace di governare».
Guardi che Sua Eccellenza, come lo chiama lei, sostiene Monti, dice pure che deve arrivare al 2013.
«Berlusconi è obbligato a dire così, o dopo averlo accusato perché amministrava lo accuserebbero di non amministrare».
Lei invece è un uomo libero.
«Sto all’opposizione. E mi batterò fino alla fine per restituire il potere al popolo e per i valori per cui faccio politica: Stato, famiglia, cristianità».
A proposito di famiglia: lei ha detto a Klaus Davi che le banche favoriscono le lobby gay…
«Ezra Pound: “Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee…».
Vabbè, quindi?
«Immagini il sesso fra due uomini».
Prego?
«Lo faccia. È un rapporto anale».
Scilipoti!
«È anomalo, più che fra due donne, lo dico da ginecologo: ha mai visto un uomo partorire?».
Suvvia onorevole!
«Sto dicendo che abbiamo il dovere di tutelare la famiglia naturale. E che invece le banche hanno più interesse a favorire i single, che consumano di più. E la massoneria: quanti in questo governo ne fanno parte?».
Senta…
«So che parlo troppo, mi interrompa pure, però finisco: questo governo è al servizio dei poteri forti, non del popolo».
Monti però ha parlato di equità, sostegno alle donne, asili nido…
«Le parole non contano. Che mi dice dell’Ici? E l’anatocismo bancario? Questo governo si impegnerà come il precedente nella lotta che io sto portando avanti contro gli abusi da parte delle banche? Lo scopriremo, domani scrivo a Monti».
E cosa gli scrive?
«Glielo dico domani, così avrò altro spazio sul suo prestigioso giornale. Eh eh, Le piace questa astuzia?».
Lino Banfi avrà il suo bel da fare a interpretarla in un film…
«Banfi è un professionista, speriamo non faccia come il pelato lì, come si chiama, Crozzetti…».
Crozza?
«Non informa e non fa ridere, denigra. Spero che Banfi darà la vera immagine di me, non quella inventata da quei mediocri dei giornalisti, ops, scusi, esclusa lei».
E qual è il vero Scilipoti?
«Vada su vu vu vu punto medicine, all’inglese…»
È come in italiano…
«Trattino basso multiterapy, inglese».
E che ci trovo?
«Io sono un rivoluzionario anche nel campo dell’agopuntura, sono stato premiato ieri dall’Università giapponese, ho fatto conferenze in tutto il mondo, ho scritto 12 libri tradotti in portoghese, in Brasile mi hanno dato la cittadinanza carioca e le medaglie Pedro Ernesto e Tiradentes, a Juazeiro di Bahia mi hanno dedicato una sala di lettura perché con le Suore Luigine ho salvato orfani…»
È finito lo spazio, onorevole.
«Lei è di destra o di sinistra? Non importa sa? L’importante è ridare la parola ai cittadini, anche a lei».
Non se lo compra il loden, allora?
«Resto me stesso, costi quel che costi».
Intervista a cura di Laura Setti, Il Giornale, 22 novembre 2011

Quanto manca al voto? La data del 2013 è corretta, ma al netto della pausa natalizia ed estiva e della campagna elettorale, i mesi che ci separano dall’apertura delle urne sono al massimo dodici. Mario Monti nel frattempo ha iniziato l’avventura a Palazzo Chigi e ha un’agenda precisa. Quali anime convivono nell’esecutivo del Professore? Un’area azionista, di matrice torinese, ricollegabile a un pezzo importante del Partito democratico. E poi c’è un’area cattolica che si ispira alle tesi esposte a Todi dal rassemblement dei cattolici. Se in questi mesi il bipolarismo non viene smontato da operazioni di trasformismo e riforme elettorali che hanno nelle «mani libere» la parola d’ordine, queste due anime presenti nel governo, oggi cooperanti nel segno dell’emergenza economica, al momento del voto diventeranno nuovamente alternative e confluiranno, naturalmente, nei due partiti che rappresentano i satelliti principali della galassia bipolare: il Pdl e il Pd. Questo accadrà solo se il governo farà il suo lavoro in piena sintonia con i partiti che lo appoggiano, senza cedere a strappi. L’alternativa a questo scenario è la nascita di un neocentrismo che non ha più – come invece aveva la Democrazia Cristiana – il fondamento e il vincolo dell’anticomunismo. Questa prospettiva è inseguita dall’Udc di Pier Ferdinando Casini? Non ne sarei così sicuro, ma è un’opzione sul tavolo della politica e non si può scartare. Riusciranno il Pdl e il Pd a non farsi smontare? Questa è la vera domanda, il resto è tattica di tutti i giorni, non proiezione sul futuro. Il Parlamento – come ha detto lo stesso Monti – sarà il vero banco di prova non solo per l’azione di governo, ma per i partiti. Pdl e Pd devono dimostrare di essere in grado di disegnarlo, il futuro. E lo possono fare coinvolgendo anche l’Udc. Come? Riformando i regolamenti delle Camere, la legge elettorale e varando una riforma istituzionale che chiuda l’era del bicameralismo perfetto e riduca il numero dei parlamentari. È quello che manca finora: un nuovo inizio. Mario Sechi, Il Tempo, 22 novembre 2011
I conservatori del Partito popolare di Mariano Rajoy hanno conquistato la maggioranza assoluta del parlamento di Madrid. Il Pp ha ottenuto il 44,5 per cento dei voti, conquistando 186 seggi, 32 più del 2008 e tre più del suo massimo storico nel 2000.

Uno degli argomenti addotti per giustificare la scelta del governo tecnico è la presunta convergenza su questo percorso da parte delle forze sociali. Per la verità la Cgil aveva espresso una preferenza per il ricorso alle urne, ma la confederazione rossa si è talmente autoesclusa dal dialogo che anche quando ha ragione nessuno le dà retta. Ora, però, si tratterà di passare dalle enunciazioni di principio, dalle giaculatorie sull’equità, la responsabilità, il futuro dei giovani e delle donne e così via, a scelte di merito che, a differenza delle esortazioni moralistiche, è difficile che vadano bene a tutti. Monti ha annunciato, a quel che si capisce, una manovra sull’Ici, che era stata giudicata antipopolare dalla Cgil e una sulle pensioni che non piace a nessun sindacato. In cambio, si promette un impulso alla ripresa e si riprende il solito discorso sulla possibilità di ridurre le tasse per effetto del recupero dell’evasione. A Silvio Berlusconi dissero che bisognava invertire l’ordine per dare una scossa all’economia: magari in modo più garbato, è probabile che lo ripeteranno a Mario Monti.
