INTERVISTA TRA L’IRONICO E IL SARCASTICO A DOMENICO SCILIPOTI, L’EX DEPUTATO DI DI PIETRO PASSATO AL CENTRO DESTRA

Pubblicato il 22 novembre, 2011 in Costume, Politica | Nessun commento »

Domenico Scilipoti, come si trova nell’era della sobrietà targata Monti?

«Dal 18 novembre sono in nero lutto».

Verde loden dovrebbe vestire, invece.

Domenico Scilipoti

Domenico Scilipoti
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«Ho il cappottino normale io, sono figlio del popolo e ho studiato alla Statale».

Il Bocconi style non le piace.

«Poi cosa vogliono dirci? Che il figlio di un operaio o di un ingegnere vale meno di un figlio della Bocconi?».

Eppure lei al primo congresso del Movimento di responsabilità nazionale in ottobre diceva: «Il Signore mi ha dato questa croce: voglio una nazione che parli un linguaggio mite».

«Questo governo parla il linguaggio della lobby dei banchieri, ed è violento».

Violento.

«Non è violenza il golpe che ha ucciso la democrazia parlamentare e espropriato la sovranità del popolo? Avanti così e non ci faranno più votare».

Fuori i nomi degli assassini.

«Il centrosinistra tutto ha abdicato alla politica perché è incapace di governare».

Guardi che Sua Eccellenza, come lo chiama lei, sostiene Monti, dice pure che deve arrivare al 2013.

«Berlusconi è obbligato a dire così, o dopo averlo accusato perché amministrava lo accuserebbero di non amministrare».

Lei invece è un uomo libero.

«Sto all’opposizione. E mi batterò fino alla fine per restituire il potere al popolo e per i valori per cui faccio politica: Stato, famiglia, cristianità».

A proposito di famiglia: lei ha detto a Klaus Davi che le banche favoriscono le lobby gay…

«Ezra Pound: “Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee…».

Vabbè, quindi?

«Immagini il sesso fra due uomini».

Prego?

«Lo faccia. È un rapporto anale».

Scilipoti!

«È anomalo, più che fra due donne, lo dico da ginecologo: ha mai visto un uomo partorire?».

Suvvia onorevole!

«Sto dicendo che abbiamo il dovere di tutelare la famiglia naturale. E che invece le banche hanno più interesse a favorire i single, che consumano di più. E la massoneria: quanti in questo governo ne fanno parte?».

Senta…

«So che parlo troppo, mi interrompa pure, però finisco: questo governo è al servizio dei poteri forti, non del popolo».

Monti però ha parlato di equità, sostegno alle donne, asili nido…

«Le parole non contano. Che mi dice dell’Ici? E l’anatocismo bancario? Questo governo si impegnerà come il precedente nella lotta che io sto portando avanti contro gli abusi da parte delle banche? Lo scopriremo, domani scrivo a Monti».

E cosa gli scrive?

«Glielo dico domani, così avrò altro spazio sul suo prestigioso giornale. Eh eh, Le piace questa astuzia?».

Lino Banfi avrà il suo bel da fare a interpretarla in un film…

«Banfi è un professionista, speriamo non faccia come il pelato lì, come si chiama, Crozzetti…».

Crozza?

«Non informa e non fa ridere, denigra. Spero che Banfi darà la vera immagine di me, non quella inventata da quei mediocri dei giornalisti, ops, scusi, esclusa lei».

E qual è il vero Scilipoti?

«Vada su vu vu vu punto medicine, all’inglese…»

È come in italiano…

«Trattino basso multiterapy, inglese».

E che ci trovo?

«Io sono un rivoluzionario anche nel campo dell’agopuntura, sono stato premiato ieri dall’Università giapponese, ho fatto conferenze in tutto il mondo, ho scritto 12 libri tradotti in portoghese, in Brasile mi hanno dato la cittadinanza carioca e le medaglie Pedro Ernesto e Tiradentes, a Juazeiro di Bahia mi hanno dedicato una sala di lettura perché con le Suore Luigine ho salvato orfani…»

È finito lo spazio, onorevole.

«Lei è di destra o di sinistra? Non importa sa? L’importante è ridare la parola ai cittadini, anche a lei».

Non se lo compra il loden, allora?

«Resto me stesso, costi quel che costi».

Intervista a cura di Laura Setti, Il Giornale, 22 novembre 2011

IL BIPOLARISMO HA BISOGNO DI UN NUOVO INIZIO

Pubblicato il 22 novembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Montecitorio, la Camera dei deputati Quanto manca al voto? La data del 2013 è corretta, ma al netto della pausa natalizia ed estiva e della campagna elettorale, i mesi che ci separano dall’apertura delle urne sono al massimo dodici. Mario Monti nel frattempo ha iniziato l’avventura a Palazzo Chigi e ha un’agenda precisa. Quali anime convivono nell’esecutivo del Professore? Un’area azionista, di matrice torinese, ricollegabile a un pezzo importante del Partito democratico. E poi c’è un’area cattolica che si ispira alle tesi esposte a Todi dal rassemblement dei cattolici. Se in questi mesi il bipolarismo non viene smontato da operazioni di trasformismo e riforme elettorali che hanno nelle «mani libere» la parola d’ordine, queste due anime presenti nel governo, oggi cooperanti nel segno dell’emergenza economica, al momento del voto diventeranno nuovamente alternative e confluiranno, naturalmente, nei due partiti che rappresentano i satelliti principali della galassia bipolare: il Pdl e il Pd. Questo accadrà solo se il governo farà il suo lavoro in piena sintonia con i partiti che lo appoggiano, senza cedere a strappi. L’alternativa a questo scenario è la nascita di un neocentrismo che non ha più – come invece aveva la Democrazia Cristiana – il fondamento e il vincolo dell’anticomunismo. Questa prospettiva è inseguita dall’Udc di Pier Ferdinando Casini? Non ne sarei così sicuro, ma è un’opzione sul tavolo della politica e non si può scartare. Riusciranno il Pdl e il Pd a non farsi smontare? Questa è la vera domanda, il resto è tattica di tutti i giorni, non proiezione sul futuro. Il Parlamento – come ha detto lo stesso Monti – sarà il vero banco di prova non solo per l’azione di governo, ma per i partiti. Pdl e Pd devono dimostrare di essere in grado di disegnarlo, il futuro. E lo possono fare coinvolgendo anche l’Udc. Come? Riformando i regolamenti delle Camere, la legge elettorale e varando una riforma istituzionale che chiuda l’era del bicameralismo perfetto e riduca il numero dei parlamentari. È quello che manca finora: un nuovo inizio. Mario Sechi, Il Tempo, 22 novembre 2011

CONFERMATO: E’ TRIONFO DEI POPOLARI IN SPAGNA

Pubblicato il 21 novembre, 2011 in Politica estera | Nessun commento »

I conservatori del Partito popolare di Mariano Rajoy hanno conquistato la maggioranza assoluta del parlamento di Madrid. Il Pp ha ottenuto il 44,5 per cento dei voti, conquistando 186 seggi, 32 più del 2008 e tre più del suo massimo storico nel 2000.

I socialisti si sono fermati al 28,6 per cento dei voti, conquistando 110 seggi, 59 in meno del 2008. Stanotte Rajoy ha dichiarato che “il popolo ha deciso per il cambiamento” in maniera inequivocabile. Al neo primo ministro, che assumerà il potere il prossimo 13 dicembre, spetta il difficile compito di guidare il paese fuori dalla crisi economica.

Il candidato socialista, Alfredo Perez Rubacalba, ha ammesso la sconfitta. “I cittadini hanno deciso che i socialisti devono passare a guidare l’opposizione”, ha affermato, chiedendo poi la
convocazione di un congresso starordinario del partito.

Il nuovo Parlamento spagnolo presenta importanti cambiamenti ed è più frammentato, con sette gruppi paralmentari e un gruppo misto di cui fanno parte sei formazioni. L’estrema sinistra di Izquierda Unita approfitta del crollo socialista, passando da due a 11 deputati.

E infine va registrato il successo di Amaiur, la sinistra radicale indipendentista dei paesi baschi, entra in parlamento con 6/7 deputati, mentre perdono un seggio i nazionalisti baschi moderati di Pmv e cresce anche il piccolo partito centrista Upyd di Rosa Diez, con 3/4 seggi invece di 1. ANSA, 21 novembre 2011

LE PENSIONI DELLA CASTA? NON LE TAGLIANO I TECNICI

Pubblicato il 21 novembre, 2011 in Costume, Politica | Nessun commento »

«Aboliremo i privilegi», promette il premier Mario Monti. «Aboliremo i vitalizi dei parlamentari», promette il presidente Fini. Dov’è la novità? Le promesse sono le solite, anche se adesso nell’Anno Primo dell’Era Sobria bisogna crederci per forza.

Chi non ci crede è un nemico della patria, un attentatore dell’euro, forse anche un agente al servizio dello spread. Siccome vogliamo evitare ogni sospetto che rompa l’illusione dell’Italia coesa e tecnicamente fiduciosa, c’iscriviamo anche noi d’ufficio alla pia setta dei credenti. Del resto si sa, i miracoli esistono come testimonia il biglietto secondo Enrico Letta. Figuriamoci se rischiamo l’accusa di blasfemia.
Però, ecco, siccome la vera fede si nutre di dubbi, ci permettiamo di rivolgere agli apostoli della Sobrietà alcune domande che ci aiuteranno nell’opera ardua di convertire anche gli ultimi scettici.
1) Il presidente della Camera Fini che ora vuole l’abolizione dei vitalizi dei parlamentari dev’essere lo stesso presidente della Camera Fini che a inizio agosto ha impedito la discussione in aula della mozione sull’abolizione dei vitalizi dei parlamentari. Perché quello che meno di quattro mesi fa non poteva essere messo all’ordine del giorno, ora diventa per lui all’improvviso una priorità?
2) Sempre a inizio agosto la Camera ha varato una riduzione delle spese che suona a beffa degli italiani: appena lo 0,71 per cento. Perché il presidente Fini, così sensibile ai costi della politica, quando ha avuto la possibilità davvero di tagliarli si è fermato allo zero virgola per cento? Glielo ha imposto qualcuno? E lui nel frattempo soffriva in silenzio? E perché in poche settimane è cambiato tutto?
3) Il premier Monti che chiede di abolire i privilegi dev’essere lo stesso che, come senatore a vita, ha appena avuto uno stipendio mensile di 25mila euro al mese. Perché come beau geste, non comincia a rinunciare a quel vitalizio?
4) Ogni mattina veniamo informati dagli organi ufficiali della Sobrietà di quanto lo stile di vita del nuovo governo tecnico sia parsimonioso: usano auto blu italiane, rifiutano il lusso, dormano su letti di paglia e quando vanno alla buvette del Parlamento si guardano attorno stupiti chiedendosi l’un l’altro «ma davvero si può prendere da mangiare?». Ora non vorremmo rompere l’incantesimo di questi Alici nel Paese delle meraviglie, ma Monti potrebbe farci sapere perché, in tutta questa parsimonia, il ministro Piero Giarda per andare a giurare ha usato, da Trento a Roma, l’elicottero dei vigili del fuoco pagato con i soldi della Provincia? I tagli ai privilegi non sarebbero più credibili se avesse preso un volo di linea, come tutti?
5) Perché il presidente Fini quando parla di «abolire i vitalizi dei parlamentari» fa riferimento solo ai parlamentari della prossima legislatura? Lo sa che la riforma farebbe sentire i primi effetti nel 2018? E che riguarderebbe solo i nuovi eletti nel 2013? Perché vengono salvati tutti gli attuali parlamentari? In fondo quando si fa una riforma delle pensioni si applica a tutti i lavoratori, mica solo a quelli che inizieranno a lavorare da domani… Perché non vale la regola che viene applicata al resto degli italiani?
6) Se il vitalizio è sbagliato perché non lo si abolisce anche per i 2.330 parlamentari pensionati che già lo incassano ogni mese (costo: 219 milioni di euro l’anno)? Perché dobbiamo continuare a pagare 8.836 euro al mese a Pecoraro Scanio che ha 52 anni? Perché dobbiamo continuare a pagare 3.108 euro al mese all’onorevole che è stato in Parlamento un solo giorno? Perché il 26 novembre cominceremo a pagare la pensione da parlamentare anche a Cicciolina?
7) Anche la Conferenza delle Regioni, rapita dal fervore della Sobrietà, ha annunciato l’abolizione dei vitalizi per i consiglieri regionali. Ottimo. Ma davvero sono sicuri di riuscirci, visto che tutto deve passare per provvedimenti delle singole Regioni? E perché hanno chiarito subito che i provvedimenti riguarderanno solo i consiglieri delle future legislature? Perché i consiglieri in carica non verranno toccati? E perché non verranno toccati nemmeno i 3.183 che già regolarmente incassano il vitalizio?
8) Quelle di cui abbiamo parlato fin qui sono misure per lo più simboliche.

COMMENTA

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Il grande risparmio per le casse pubbliche si farà attraverso l’abolizione delle Province e il dimezzamento dei parlamentari. Il premier Monti è sicuro di riuscire a far approvare questi provvedimenti dalla maggioranza composita che lo sostiene? E come? Perché i partiti che a inizio luglio hanno votato contro l’abolizione delle Province, ora dovrebbero cambiare idea? Com’è possibile che la legge di riforma costituzionale che si è già arenata nelle commissioni riprenda slancio per essere approvata in pochi mesi?
Per l’amor della Sobrietà, noi abbiamo una fiducia sconfinata nel professor taumaturgo Mario Monti e nelle sue capacità miracolistiche. Aspettiamo di vedere la sua bacchetta magica, che sarà sicuramente di plastica, poco costosa, un po’ grigia ma molto efficiente. Però abbiamo l’impressione che più che abolire i privilegi, la casta stia cercando di metterseli al sicuro. Per questo ci siamo permessi di porre queste domande che, come avete visto, sono 8 anziché le solite 10. Ne abbiamo risparmiate due. Scusateci, ma è l’unico modo per essere sicuri che in tutta questa storia almeno un risparmio vero ci sia…Mario Giordano, 21 novembre 2011, Il Giornale

SPAGNA, EXIT POLL: IL PARTITO POPOLARE VINCE CON IL 43,5%, I SOCIALISTI RAGGIUNGONO APPENA IL 30%

Pubblicato il 20 novembre, 2011 in Politica estera | Nessun commento »

Spagna, Exit poll: Pp vince col 43,5%, socialisti al 30%

Il conservatore Partido Popular ha vinto le elezioni politiche spagnole con il 43,5% dei voti contro il 30% del partito Socialista: questo il risultato degli exit poll diffusi da Radio Nacional, che darebbe al partito di Mariano Rajoy la maggioranza assoluta (tra 181 e 185 seggi su 350). Il Pp si confermerebbe in tal modo sui livelli del 2000, quando José Maria Aznar ottenne la sua seconda vittoria; per il Psoe invece si tratterebbe del peggior risultato elettorale dal 1977 ad oggi, il che aprirebbe verosimilmente una corsa alla leadership di Alfredo Perez Rubalcaba. Per quello che riguarda le altre forze politiche, i nazionalisti conservatori catalani di CiU otterrebbero fra i 13 e i 15 seggi, il Partito Nazionalista Basco fra 4 e 5 seggi e i radicali indipendentisti (“abertzale”) di Amaiur fra i 6 e 7 seggi. Il dato definitivo relativo all’affluenza dovrebbe aggirarsi attorno al 70%, circa cinque punti in meno rispetto al 2008. ANSA, 21 NOVEMBRE 2011

PERCHE’ L’EQUITA’ SOCIALE DI MONTI, ALLA PROVA DEI SINDACATI, FALLIRA’ SUL LAVORO

Pubblicato il 20 novembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Uno degli argomenti addotti per giustificare la scelta del governo tecnico è la presunta convergenza su questo percorso da parte delle forze sociali. Per la verità la Cgil aveva espresso una preferenza per il ricorso alle urne, ma la confederazione rossa si è talmente autoesclusa dal dialogo che anche quando ha ragione nessuno le dà retta. Ora, però, si tratterà di passare dalle enunciazioni di principio, dalle giaculatorie sull’equità, la responsabilità, il futuro dei giovani e delle donne e così via, a scelte di merito che, a differenza delle esortazioni moralistiche, è difficile che vadano bene a tutti. Monti ha annunciato, a quel che si capisce, una manovra sull’Ici, che era stata giudicata antipopolare dalla Cgil e una sulle pensioni che non piace a nessun sindacato. In cambio, si promette un impulso alla ripresa e si riprende il solito discorso sulla possibilità di ridurre le tasse per effetto del recupero dell’evasione. A Silvio Berlusconi dissero che bisognava invertire l’ordine per dare una scossa all’economia: magari in modo più garbato, è probabile che lo ripeteranno a Mario Monti.

Tuttavia, visto che alla fine qualcosa bisognerà cedere, è probabile che si ripeterà anche in presenza degli stimati tecnici il solito scenario: i sindacati moderati accetteranno i sacrifici, la Cgil li rifiuterà, ampliando il solco che la divide ormai in modo strutturale dal Partito democratico. Monti ripete la parola coesione in ogni paragrafo dei suoi interventi, ma non sembra propenso a tradurla in concertazione, cioè in una prassi negoziale che contrasta con l’urgenza che c’è, e con quella che gli conviene sottolineare per coerenza con la retorica dell’emergenza su cui si basa il suo stesso mandato. Su Ici e pensioni, alla fine, con o senza accordo con le confederazioni sindacali, si marcerà. In cambio, probabilmente, resterà nel limbo delle buone intenzioni il riequilibrio dei diritti del lavoro, comprese le “eccessive tutele” dei garantiti cui Monti si è riferito nel suo discorso al Senato. IL FOGLIO QUOTIDIANO, 20 NOVEMBRE 2011

19 NOVEMBRE 1969: INIZIA L’INVERNO ROSSO DELLA DEMOCRAZIA ITALIANA

Pubblicato il 19 novembre, 2011 in Storia | Nessun commento »

Il 19 novembre 1969 è una data che non si può dimenticare. Quel giorno, organizzato dalla Triplici Sindacale -CGIL, CISL UIL – uno sciopero generale, il primo di una lunga serie di scioperi generali  che avrebbero paralizzato l’economia e distrutto un grande patrimonio imprenditoriale,   fermò l’Italia  del dopo boom economico dei primi anni 60. In tutta Italia le città e le fabbriche furono paralizzate dalla violenza organizzata che dapprima impedì a chi voleva lavorare di farlo e poi imperversò su tutto ciò che incontrava sulla propria strada. A Milano, la città più rossa e più calda di quell’inverno indimenticato, cadde sul selciato, vittima della violenza organizzata nell’ambito delle manifestazioni sindacali, un giovane poliziotto neppure ventenne, si chiamava Antonio ANNARUMMA. Ne ricordiamo il nome e il sacrificio per rendere omaggio a tutti coloro che in divisa da allora in poi hanno difeso le Istituzioni dello Stato e hanno impedito che la violenza avesse il sopravvento. Il sacrificio del giovane poliziotto non fu purtroppo nè l’unico nè l’ultimo perchè nel decennio  successivo, sino alla barbara uccisione di Aldo Moro, il Paese fu vittima di una indiscriminata violenza e di altrettanti esacrandi atti di terrorismo ad opera delle Brigate Rosse e dei loro epigoni. Solo il coraggio e la grande determinazione degli italiani impedì che  tutto ciò sfociasse in una vera e propria guerra civile, salvando la democrazia liberale e la libertà di tutti.

LA STANGATA DI MONTI TRA ICI E ALTRI AUMENTI COSTERA’ 500 EURO A FAMIGLIA

Pubblicato il 19 novembre, 2011 in Economia, Politica | Nessun commento »

Roma – Tra i 97 ed i 483 euro in più all’anno. Stima a cantiere aperto e per difetto quella della Cgia di Mestre su quanto potrebbe pesare sulle famiglie il nuovo governo. Il premier Mario Monti non è entrato nel dettaglio delle misure d’emergenza che saranno approvate.

Il governo Monti

Qualche particolare in più dovrebbe uscire nei prossimi giorni e si tratterà di «decisioni non facili e non gradevoli», ha precisato ieri il premier.

Non è un mistero che ritornerà l’Ici sulla prima casa. Meno scontato un nuovo aumento dell’aliquota ordinaria dell’Iva, che il premier-professore vorrebbe scambiare con un alleggerimento delle imposte sul lavoro.

Incombe una patrimoniale mentre sono certe le riforme delle pensioni e del lavoro. Ma se questo governo in piena luna di miele parlamentare ha già sperimentato qualche mal di pancia, lo si deve soprattutto al ritorno dell’imposta comunale sugli immobili e al ritocco verso l’alto di quella sul valore aggiunto.

Silvio Berlusconi giovedì ha sostenuto che gli interventi sul mattone non vanno bene perché penalizzano l’edilizia e fanno calare le quotazioni degli immobili, che restano il principale capitale degli italiani. «Siamo una società di proprietari che ha scelto di destinare i propri risparmi alla casa di abitazione e credo che una grande platea di questi debba rimanere esente», ha ribadito ieri l’ex ministro del Welfare Maurizio Sacconi.

Le associazioni dei proprietari confermano: sugli immobili, argomenta il presidente dell’Unione piccoli proprietari immobiliari, Giacomo Carini, «già ci sono balzelli di ogni tipo che superano il 60 per cento della rendita immobiliare».

Molto più alta, insomma, dell’imposizione fiscale sugli investimenti finanziari.
Giuseppe Bortolussi – segretario della Cgia di Mestre – spiega che quando si aggiungerà la cura Monti, «noi stimiamo un possibile aggravio fiscale per le famiglie italiane che potrebbe oscillare tra i 97 ed i 483 euro l’anno». Siamo sul campo delle ipotesi, precisa la Cgia, ma è possibile calcolare il peso sulle famiglie prendendo in considerazione diversi scenari che si basano sull’ipotesi di compromesso più realistica. Cioè l’applicazione dell’Imu (Imposta municipale unica), imposta prevista dal federalismo comunale, che sostituirà l’Ici e l’Irpef sugli immobili. Per quanto riguarda gli immobili, tutto dipende, insomma, da come Monti applicherà gli strumenti che già ci sono. Per quanto riguarda l’Iva – spiega ancora Bertolussi – «si sono considerate due diverse ipotesi: aumento dell’aliquota del 21 per cento di 1 e di 2 punti percentuali».

Con l’Imu al 3 per mille e l’aumento dell’Iva di un punto ogni famiglia pagherà 97 euro all’anno in più. Con l’imposta al 6,6 per mille e l’Iva aumentata di due punti, si arriva a 390 euro. Che potrebbero diventare 483 se si dovesse applicare anche la Res, tassa sui servizi comunali.
Stime per difetto, visto che gli artigiani di Mestre non hanno tenuto conto del probabile ritocco delle rendite catastali che farebbe lievitare l’imposta sugli immobili.

Contro un ulteriore aumento dell’Iva, oltre alle associazioni dei commercianti, si sono schierati i consumatori. Il Codacons ha calcolato quanto costerebbe per ogni famiglia il solo aumento di un punto di Iva, cioè l’ipotesi meno forte tra quelle allo studio del governo. Il Giornale 19 novembre 2011

COMPOSTAGGIO: IMBARAZZATO (E OPPORTUNO) DIETROFRONT

Pubblicato il 18 novembre, 2011 in Notizie locali | Nessun commento »

Sulla ipotesi di un impianto di compostaggio nelle immediate periferie di Toritto segnalata dal PDL con un comunicato è intervenuto il PD con un suo comunicato nel quale ha negato negava quanto emergeva da un verbale dell’ATO che secondo il PD sarebbe stato trascritto male. Replica ora il PDL con il comunicato che riportiamo.

IMBARAZZATO (e opportuno !) DIETROFRONT

(dietro l’alibi  di un verbale presunto “scorretto”  sull’impianto di compostaggio)

In fondo a questo comunicato riproduciamo  il  verbale dell’assemblea dell’ATOBA4  del 23 maggio 2011 nel quale si legge che il sindaco Geronimo “propone possibili localizzazioni alternative ….ipotizzando anche una eventuale disponibilità di una area nella Z.I. del Comune di Toritto”.

Parole chiare ed inequivocabili,  scritte non in russo antico,  ma in italiano corrente e corretto, che non lasciano spazi a dubbi di sorta: Geronimo candida la zona industriale di Toritto quale possibile sito per l’impianto di compostaggio dell’ATOBA4.

Ora la ”santa alleanza” che governa il nostro Comune,  in un comunicato diffuso dopo il nostro documento-segnalazione, sostiene che la disponibilità  manifestata da Geronimo ad ospitare l’impianto nell’area industriale di Toritto  è stata verbalizzata male e che non è vero niente: ne prendiamo atto, respingendo  però ai mittenti l’accusa di falso, visto che le parole di Geronimo, sono, tutti possono ampiamente constatarlo, assolutamente chiare, e, ripetiamo, inequivocabili.

E se, come si sostiene, con malcelato imbarazzo, sono state “verbalizzate scorrettamente” avrebbe dovuto essere cura di Geronimo, che riceve copia dei verbali,  chiedere la immediata rettifica ove davvero le sue parole fossero state mal riportate.

Alla luce di questo sostanziale dietrofront, possiamo ritenere conclusa  qui la nostra  “missione” che era quella di togliere il “tappo” ad una notizia che comunque circolava nel paese, creando panico e preoccupazione, cogliendo l’obiettivo di costringere,  chi ne ha il dovere,  a smentire e ad addossarsi la responsabilità  di non fare scelte scellerate.

Riguardo, poi, alla possibilità di allocare l’impianto presso la cosiddetta astronave, la avevamo fermamente stigmatizzata con una interrogazione presentata al Comune, a mezzo posta certificata, in data 16 giugno 2011,  dal nostro gruppo consiliare, per cui risulta anche falsa l’accusa di non essercene  occupati e preoccupati.

A proposito, poi, di alcune opere pubbliche, richiamate, come il classico cavolo a merenda, nel suddetto  comunicato, la caserma dei carabinieri, la centrale telefonica, l’ufficio postale, che  sarebbero state realizzate dall’ex sindaco Gagliardi (20 anni fa!) nella cosiddetta Lama Ovest che taglia il territorio comunale  con  presunto grave pericolo per i cittadini,  è appena il caso di alcune precisazioni.

LA PRIMA. Al momento della loro progettazione e costruzione,  della cosiddetta Lama Ovest non v’era traccia neppure sulle “carte” e così è stato sino a quando  la sua esistenza  non è stata certificata nel 2004 dal PAI ( Piano di assetto idrogeologico), e ovviamente non si poteva avere consapevolezza di una sua presunta pericolosità.  E  tanto ciò è vero, che il sindaco Geronimo, ancora con lettera del dicembre 2006, chiese all’Autorità di Bacino di “esprimere un parere sulla potenziale pericolosità della Lama” (Ovest).

LA SECONDA. Se quelle opere pubbliche, fatte “male”, ma fatte!, possono ( e non è vero!) determinare quel po’di danni che col senno di poi si denunciano,  ben potevano, “e dovevano!”, gli unti del Signore, nei circa 15 anni da che comandano loro, provvedere alla loro messa in sicurezza,  o, in alternativa,  alla loro demolizione, per cui, per esempio:

  1. Demolendo la Caserma dei Carabinieri, realizzata a totale carico  del Ministero degli Interni, previo concessione da parte del Comune del terreno al prezzo simbolico di una lira,  avrebbero rimandato i carabinieri nei fatiscenti locali di Palazzo Stella, il quale a sua volta non avrebbe potuto essere destinato al mai realizzato progetto dei Bollenti Spiriti:
  2. Demolendo l’Ufficio Postale, costruito a totale carico dell’Italpost, organismo preposto dal Ministero delle Poste alla costruzione degli uffici postali,  avrebbero rimandato gli impiegati e  soprattutto i cittadini- utenti delle Poste negli angusti ed inospitali locali del piano terra comunale;
  3. Demolendo la Centrale telefonica), realizzata dalla SIP con un investimento a fondo perduto di 5 miliardi di lire dell’epoca,  su terreno ceduto dal Comune per 99 anni al prezzo simbolico di una lira,  avrebbero privato i cittadini di questo Comune dell’utilizzazione dei servizi che la moderna centrale telefonica numerica, rispetto all’allora esistente e  obsoleta  centrale analogica (c’è qualcuno nella “santa alleanza” che capisca la differenza?) ha messo a disposizione degli utenti.

Quanto al ponte radio, installato dalla SIP per assicurare la ricezione della telefonia mobile di cui tutti facciamo uso, è appena il caso di ricordare che i controlli dell’ARPA di tre anni fa, hanno certificato l’assoluta sicurezza dell’impianto rispetto alla salute dei cittadini che non potrebbe in alcun modo essere barattata nè con  24 mila euro (i soldi pagati da VODAFONE per installare i suoi ripetitori) nè con qualsiasi cifra si dichiarasse disponibile a pagare la TELECOM oggi per mantenere il ponte radio ove questo risultasse pericoloso.

Ponte radio ( e centrale telefonica ) che rimangono lì dove sono,   visto che in primo grado, nella causa promossa dal Comune contro la Telecom per chiedere il pagamento di  un canone in alternativa alla loro rimozione, la richiesta del Comune è stata rigettata dal giudice (che fortunatamente per le esangui casse comunali  ha compensato le spese)   con sentenza n. 24/2011 e argomentazioni  che rilevando la natura di “servizio pubblico” della centrale telefonica, da sole sburgiardano i calunniatori di professione a proposito di presunti “regali”.

Naturalmente alla sentenza del Tribunale di Modugno è stato proposto appello dal Comune di Toritto, con grande gioia dell’avvocato incaricato che incasserà una sostanziosa parcella a spese dei contribuenti torittesi e per questo,  grato,  ringrazia!

Toritto, novembre 2011                                                                            IL PDL DI TORITTO

P.S. Il verbale di cui si fa cenno nel comunicato è visionabile sul sito www.torittonline.it

VARATO IL GOVERNO MONTI: IL COMMENTO AMARO DI GIULIANO FERRARA

Pubblicato il 18 novembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Ci siamo battuti con i nostri argomenti, e senza pretendere di avere ragione, contro la fine ingloriosa della parabola del cavaliere, della parabola di Berlusconi. Siamo stati sconfitti; sconfitti come dei piccoli Napoleone in una piccola Waterloo senza rimedio, senza possibilità di riscatto, molto probabilmente. L’unico riscatto sarà continuare a vivere, a lavorare e  ad essere ciò che siamo sempre stati, gente non ipocrita che sa dire la verità. Alla Camera si è celebrata nella forma più incredibile la fuga ingloriosa dei berluscones da ogni loro residua possibile responsabilità. Una classe dirigente che non è una classe dirigente, che ha perso il governo che aveva vinto dopo regolari elezioni politiche, che ha perso la faccia dando il la a un governo tecnico-politico ambiguo in cui la rispettabilità di chi lo presiede e dei ministri che lo compongono non riscatta la pessima qualità dell’operazione politica che rappresenta, fatta di violazione della sovranità nazionale italiana, fatta di violazione e sospensione della democrazia politica. Questa non classe dirigente è arrivata fino al punto di ammazzare in effige, imbavagliandolo, il suo capo; impedirgli di pronunciare un discorso che avrebbe forse potuto dare una minima nota di finale dignità alla catastrofe del cosiddetto Pdl, quel Popolo delle libertà che si è acconciato a lasciare che le libertà, e la principale delle libertà, il diritto di voto, esercitato in Grecia, in Irlanda, in Islanda, in Portogallo, in Spagna, fosse invece negato agli italiani. Una tremenda, inappellabile vergogna che richiede un forte giudizio di condanna di tutte le persone perbene che hanno difeso in questi anni, nel bene e anche nel male, gente che non valeva la pena di essere difesa. GIULIANO FERRARA, 18 NOVEMBRE 2011.

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