EFFETTO MONTI: UN FLOP, di Nicola Porro

Pubblicato il 15 novembre, 2011 in Economia, Politica | Nessun commento »

Ma questo spread proprio non lo vuole capire. I barbari sono fuori. Via, raus. È arrivata la Bocconi, laTrilateral, Cernobbio. Ma come diavolo si è permesso di toccare ieri la pericolosissima (almeno così veniva definita fino alla settimana scorsa) quota 500? Ueeee ragazzi sveglia, c’è Monti.

Mario Monti

Ma non avete letto Repubblica ?E il Sole24ore?

E Le Monde ? C’è Monti. Snello (copyright Conchita), elegante, preparato, sobrio, rassicurante, con il trolley… E la Borsa? Quegli sciagurati ieri si sono azzardati a chiudere con un calo del 2 per cento: peggio dei grandi europei. Ma dove vivono? C’è Monti.
I mercati, purtroppo, cosa facilmente prevedibile da chi non abbia i paraocchi, se ne infischiano di Berlusconi e di Monti.

Anzi possiamo con certezza affermare che l’uscita di scena del Cavaliere un primo grande risultato l’ha ottenuto: sarà finalmente chiaro per tutti che la questione finanziaria ha poco a che vedere con la credibilità di chi ci guida. Certo essa ha un grande peso nel nostro giudizio politico. Ma il punto vero si chiama debito e comportamento della Banca centrale europea. Con l’uscita di scena di Berlusconi ci renderemo conto in che pasticcio siamo (questa sì vera omissione del governo, che fino a ieri sottovalutava la tempesta). E di come non sia sufficiente sbarazzarsi del premier per risolvere magicamente i nostri problemi.

Oggi i mercati potrebbero rimbalzare o di nuovo crollare. Non sarebbe merito di Monti, come ieri non era demerito di Berlusconi (ci siamo annoiati ormai a scriverlo). Ma in buona parte nelle incertezze di francesi e tedeschi nell’affrontare una crisi sia economica sia finanziaria che sta investendo rispettivamente l’Europa  e l’euro. Ieri la mazzata finale è arrivata da Wolfgang Schäuble. Il potente ministro finanziario tedesco ha detto: «No al finanziamento del debito attraverso la Bce». Insomma no alla creazione di nuova moneta, così come stanno facendo tutte le altre banche centrali del mondo. E i mercati sono sprofondati. Colpa di Monti? Ma va là.

Tra pochi giorni sarà chiaro a tutti come i mercati siano stati, in fondo, la clava per far fuori un governo politico. Una clava in mano all’opposizione che l’ha utilizzata con spregiudicatezza. Le tensioni sui tassi potranno anche essere una buon incentivo a mettere mano alle riforme che si debbono fare per ridurre strutturalmente la spesa pubblica e dunque essere meno ricattabili in futuro. Ma il giochetto della credibilità alta di Monti, bassa di Berlusconi, già ieri si è ben capito conta poco. Molte delle cose che Monti ha scritto e detto nelle ultime settimane ( non certo la patrimoniale come bene continuano a scrivere Alesina & Giavazzi sul Corriere della Sera) saranno molto utili al risanamento strutturale di questo Paese.

Ci dobbiamo augurare che i temi delle liberalizzazioni, pensioni, mercato del lavoro e giustizia (cosa che caparbiamente i radicali continuano a buona ragione a porre al centro dell’agenda politica) siano affrontati con coraggio da Monti. Che riesca dunque nel miracolo di strappare i voti in Parlamento delle fasce più conservatricidellacoalizioneberlusconiana e dell’opposizione. Questo è il miracolo che ci possiamo attendere dal premier incaricato. Non quello assurdo e mal posto di rimettere in sesto i mercati per il solo fatto di esistere. Quasi avesse una bacchetta magica.

P.s.: gli stessi banchieri che ci raccontavano dell’attacco speculativo all’Italia e di come fosse relativamente irrilevante il suo premier, ieri ci hanno soffiato un’indiscrezione che sta prendendo piede nei consessi che contano.

E cioè che il nuovo governo si appresterebbe a chiedere un prestito monstre al Fmi con il quale finanziare gran parte delle prossime emissioni. Ci auguriamo che sia una remota ipotesi di studio, come spesso se ne sentono in queste ore. Si tratterebbe altrimenti di una follia, di un vero commissariamento internazionale del nostro Paese. Una cambiale che ci darebbe ossigeno per qualche mese e ci strozzerebbe quando portata all’incasso. Nicola Porro, Il Giornale, 15 novembre 2011

OGGI GIU’ LE BORSE, COMPRESA MILANO. SCHIZZA A QUOTA 500 LO SPREAD BTP. E’ GIA’ FINITO L’EFFETTO MONTI?

Pubblicato il 14 novembre, 2011 in Economia, Politica | Nessun commento »

Le borse europee aprono la giornata in grande spolvero, sull’onda delle asiatiche e degli Stati Uniti. Rallentano poi notevolmente, passando in negativo. Anche Piazza Affari chiude in negativo, con lo spread in risalita che raggiunte i 590 punti.

Piazza Affari

La vivacità iniziale mostrata dalla borsa milanese, a +1,3% in apertura, durante la giornata viene limitata verso il basso, scendendo prima all’1%, poi raggiungendo lo 0,39% relativamente all’Ftse Mib e virando infine in negativo, fino a chiudere sotto dell’1,99%, con 15.464 punti. L’Ftse All-Share lascia invece l’1,75% a 16.243,9 punti.  Il grafico negativo riguarda anche lo spread tra Btp e Bund tedeschi, con l’asta sui Btp a 5 anni che evidenzia rendimenti record, del 6,29%.

In chiusura lo spread rimane in aerea 490 punti, in netta salita rispetto a questa mattina, quando la quota era ferma a 456 punti base.

In rialzo erano partiti anche i mercati europei, per poi rallentare, avvicinandosi al pareggio e scendendo infine sotto lo 0. In chiusura Londra segna -0,47% a 5.519 punti, Francoforte -1,19% a 5.985, Parigi -1,28% a 3.108 e Amsterdam -1,36% a 296.

A farne le spese sulla piazza milanese soprattutto le banche, con Unicredit in caduta di oltre il 6% dopo i conti e l’annuncio dell’aumento di capitale; in rosso industriali ed energia, flessioni per Mediaset e i titoli del settore finanziario. Male Campari dopo la trimestrale.

I titolo Unicredit, dopo una partenza molto positiva, hanno ridotto i propri guadagni, finendo sotto del 6%. La percentuale di perdita è comunque diminuita dopo l’annuncio, da parte di Unicredit, del via libera a un aumento di capitale di 7,5 miliardi, secondo indiscrezioni proposto ieri dal comitato permanente strategico della banca al cda e l’approvazione del piano industrale 2012-2016.

Il titolo aveva perso nell’ultimo periodo circa il 20%.

Dopo un inizio di giornata con lo spread tra i titoli di Stato italiani e i Bund tedeschi assestato e quasi stabile, intorno ai 456 punti, si assiste a una crescita notevole, che raggiunge quasi i 500 punti base. I rendimenti dei Btp decennali hanno nuovamente superato la soglia critica di 6,5 punti percentuali, dopo che stamattina erano scesi fino al 6,33 per cento, secondo aluni per una prima reazione all’incarico conferito a Mario Monti. Il calo non ha però tenuto a lungo e, già nel pomeriggio, i tassi sono risaliti.

I tentativi di attenuare la pressione sui titoli di Stato hanno portato la tensione dei mercati sulla Spagna. Anche il rendimento dei titoli spagnoli ha subito un nuovo aumento. Il differenziale dei titoli di Stato spagnoli ha portato lo spread con i titoli tedeschi a un nuovo record, 422 punti base, con un rendimento oltre il 6,02 per cento sui titoli a dieci anni. A salire anche lo spread relativo ai titoli francersi, che tocca quota 165 punti.

E sull’andamento dei mercati arriva anche il parere di Olli Rehn. Il commissario agli affari economici, contraddicendo quanti vedevano in Monti e in generale nei “tecnici”, vista anche la situazione greca, la panacea per la situazione delle borse, ha ricordato che a cambiare la diagnosi sull’economia italiana non basterà la creazione di un nuovo governo.

SARKOZY VORREBBE VENIRE IN ITALIA COSI’ COME E’ ANDATO IN LIBIA: RESTI A CASA PERCHE’ LA FRANCIA STA MESSA PEGGIO DI NOI

Pubblicato il 14 novembre, 2011 in Politica estera | Nessun commento »

Sarkò festeggia la caduta del Cav Resti a casa: sta peggio di noi

Se davvero si presentasse insieme alla Merkel  a Roma per dar prova di sostegno al non ancora nato governo Monti, come minaccia di fare in telefonate inopportune al Quirinale, a Nicolas  Sarkozy bisognerebbe organizzare una bella accoglienza a fischi e pernacchie, e se si sforzano, magari preparandosi per tempo a differenza di quanto hanno fatto in occasione delle dimissioni del Cav, anche i militanti del Pdl in sonno potrebbero farcela a mettere su un bel gruppo di manifestanti contro il Napoleone dei poveri. Se non altro per ricordargli  che da domani potremmo essere noi a ridere, di lui e dei suoi titoli di Stato, noi a ricordargli che ha venduto la Libia all’emiro del Qatar e ai suoi amici fondamentalisti islamici, noi a dire esplicitamente che sappiamo chi è il capo di Stato europeo che ha ordinato l’esecuzione infame di Gheddafi per evitare che, sconfitto, parlasse, noi infine a vederlo fra quelli messi fuori dalla porta dalla Germania neo annessionista. Veniamo ora alla realtà politica francese. Scandali, sondaggi a picco, una campagna elettorale difficilissima, la sconfitta  a opera del candidato socialista più che possibile. Nicolas Sarkozy ostenta euforia e dal punto di vista della comunicazione fa bene, ma anche l’ultimo sondaggio, diffuso da Liberation, rivela che il 75 per cento del campione interrogato giudica «per niente efficace» quel che il presidente ha fatto per contrastare i numeri di un’economia malata, con la Borsa malata, al pari di quelle di tutta Europa. A rischiare di più sono le grandi banche transalpine che hanno fatto incetta di titoli tossici e fanno fatica a rimanere in piedi. La verità è che Sarkozy sta cercando di pilotare l’Europa e il fondo salvastati in loro soccorso, ma non è affatto detto che ci riesca. Ride delle difficoltà altrui Sarkò? Bene, con un’intervista al giornale online Mediapart, un uomo d’affari, Dupuy Dauby, accusa Sarkozy di essere il «commesso viaggiatore di lusso» di quell’imprenditore e finanziere di successo che è Vincent Bolloré. Dauby indica la Libia,  il Togo, il Camerun e altri Paesi.  Sarkozy avrebbe ricattato i dittatori africani facendo loro fra un viaggio e l’altro  questo discorso: «O date gli appalti al mio amico Bolloré o la Francia vi molla al vostro incerto destino». Bolloré è una potenza anche da noi in Italia. È vicepresidente di Generali e consigliere di Mediobanca. Ora si scopre che avrebbe avvelenato anche la politica estera di Parigi, almeno stando alle accuse.La magistratura tiene Sarkò sotto accusa in numerose vicende oscure, su tutte la «saga» che ha come  protagonista Liliane Bettencourt, l’ereditiera dell’Oreal e la donna più ricca di Francia. La Bettencourt avrebbe finanziato illegalmente la campagna elettorale di Sarkozy nel 2007, facendogli arrivare 150mila euro attraverso il ministro del lavoro Erich Woerth. La magistratura ha una gola profonda d’eccezione: l’ex contabile della Bettencourt, Claire T., che ha raccontato in modo molto dettagliato quel che sarebbe avvenuto. E Claire T. ha spiegato i rapporti ambigui fra il presidente e la Bettencourt anche ai francesi, che hanno letto le rivelazioni su Mediapart.Si agita per noi Sarkò?  Bene, le cose in Francia vanno male e per lui ancora peggio. Il debito pubblico, da cifre Eurostat, è di 1947 miliardi di euro contro i 1900 italiani e i 2500 tedeschi. La disoccupazione è del 9,8%, e si calcola che superi il 10% nel prossimo anno. Lo sviluppo registra già da due trimestri una crescita negativa, – 0,6%. Alcune grandi banche francesi sono a rischio fallimento, per aver speculato troppo sul debito greco, parliamo di 56 miliardi di euro. All’incirca 180 mila giovani ogni anno  si ritirano dalle scuole e non si sa dove vadano. Il 53% dei francesi, infine, è contro l’euro. Vogliono venire a dirci come si governa l’Italia, lui e la Merkel?  Quanti vertici straordinari hanno fatto  negli ultimi mesi?  Quanti risultati hanno portato quei vertici? Nessuno. Su ognuno dei punti cruciali della crisi, i due vertici dell’ “asse” dissentono: la natura e l’ampiezza del fondo salva-stati, il ruolo della Bce come prestatore di ultima istanza, il destino della Grecia, la ricapitalizzazione della banche. Non c’è un solo fronte che li trovi d’accordo. Stia attento l’aspirante secondo Napoleone, all’Eliseo di sicuro fino a maggio prossimo.   Il vero problema, spiegano nei corridoi della Commissione europea, è che fra i parenti poveri da lasciare sul pianerottolo, secondo il presunto piano franco-tedesco, fra poco potrebbe esserci proprio la  Francia. di Maria Giovanna Maglie, Libero, 14 novembre 2011

MONTI ALLA PROVA DELLA DITTATURA COMMISSARIATA. E BERLUSCONI TRATTA E NON MOLLA

Pubblicato il 14 novembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Mario Monti è presidente del Consiglio (con riserva) e Silvio Berlusconi non abbandona (non adesso) la “politica”. Il nuovo primo ministro incaricato farà oggi le sue consultazioni “con urgenza e scrupolo” e poi forse, se ci saranno le condizioni, presenterà la lista dei ministri, che saranno tutti tecnici. Ieri ha ricevuto il sostegno – ancora condizionato – delle principali forze politiche rappresentate in Parlamento: il Pd vuole un esecutivo a termine che faccia la legge elettorale; il Pdl non pone condizioni di durata ma chiede che il nuovo governo si occupi solo della crisi finanziaria e che sia Monti sia i suoi colleghi tecnici assicurino l’indisponibilità a candidarsi una volta conclusa l’opera di “risanamento e crescita” (parole di Monti). Ma ieri non è stata esclusivamente la giornata di Monti. Berlusconi ha chiarito che non si ritirerà, e ha invece individuato una nuova strada che conduce – pensa lui e pensano i suoi– a un’uscita ordinata dal berlusconismo che conservi integro il Pdl. “Da domani raddoppierò l’impegno per rinnovare l’Italia”, ha detto il Cavaliere.
Dunque Monti da ieri sera è presidente del Consiglio, ma sul suo non ancora nato governo si addensano già troppi veti, dubbi, rischi. Non solo il rifiuto del Pd di veder seduto Gianni Letta sulla poltrona di vicepremier (che corrisponde a un veto assoluto del Pdl nei confronti di Giuliano Amato), né soltanto la minaccia del referendum elettorale sul quale dovrà decidere a gennaio la Corte costituzionale.

“Sarà la sinistra a fare cadere Monti, ammesso che questo governo si faccia sul serio”, dice uno degli esponenti più in vista del partito del Cavaliere. La situazione la spiegano bene nel Pdl quando raccontano che Angelino Alfano, di fronte a Giorgio Napolitano, ha voluto rassicurare il presidente della Repubblica: “Noi non poniamo condizioni sulla durata di un governo che dovrà avere tutto il tempo necessario per le complesse riforme richieste dalla lettera inviata dalla Bce”. Dietro le parole di Alfano c’è un ragionamento che il gruppo dirigente del Pdl ha condiviso con Berlusconi: abbiamo bisogno di tempo, ci siamo alienati molti consensi per le manovre di Tremonti, adesso anche il centrosinistra si sporchi un po’ le mani; abbiamo ancora la maggioranza al Senato e dunque, se si mettesse male, possiamo staccare la spina quando vogliamo recuperando così anche la Lega.

Insomma il Pdl si consola scommettendo sugli effetti dei probabili conflitti interni alla sinistra, tra il Pd e le estreme e la Cgil. Quanto ai problemi interni al partito di Berlusconi, i Franco Frattini, gli Angelino Alfano, i Fabrizio Cicchitto e i Gaetano Quagliariello pensano che la parentesi del governo Monti possa servire per rinsaldare il Pdl (di cui Berlusconi rimarrà sostanzialmente alla guida), prendere tempo, avviare le primarie e prepararsi per un appuntamento elettorale che vedrà la sinistra attraversata da un profondo tramestio interno.

Il colloquio di Alfano, Maurizio Gasparri
e Cicchitto con Napolitano ieri ha convinto Berlusconi a registrare un videomessaggio dai toni istituzionali: un endorsement al governo tecnico che fa da apripista ai negoziati che si apriranno oggi con Monti: vicepremier e lista dei ministri. Il presidente della Repubblica ha garantito che tenterà in ogni modo di inserire nella lista delle figure di “garanti politici” (uno dei quali per il Pdl dovrebbe essere Letta) e ha anche convenuto con gli ambasciatori del Pdl nel censurare le manifestazioni di piazza con le quali Berlusconi è stato contestato sabato sera. Anche il Quirinale si sta impegnando in uno sforzo per la pacificazione, negli stessi termini (o quasi) che Berlusconi ha anticipato ieri sera. Salvatore Merlo, Il Foglio quotidiano, 14 novembre 2011

CON MONTI AL GOVERNO ECCO LE NUOVE REGOLE

Pubblicato il 14 novembre, 2011 in Gossip, Politica | Nessun commento »

Con le dimissioni di Berlusconi, il clima del Paese deve cambiare per legge. Ecco un primo elenco di regole che da oggi saranno adottate da giornali e sinistra (CHE SONO LA STESSA COSA!)

- Se la Borsa sale sarà per merito di Monti, se cala è per colpa della Grecia.

- Se tuo figlio prenderà 9 nel compito in classe è perché con Monti è cambiato il clima culturale del Paese. Se beccherà un 4 la colpa è della riforma Gelmini che ha ucciso la scuola.
- Se c’è il sole è perché anche l’ecosistema approva il governo Monti. Se piove è colpa della dissennata politica ambientale dell’ex ministro Prestigiacomo.
- Se tua moglie ti sorride è perché Monti le ha fatto ritrovare la gioia di vivere. Se tiene il solito muso è solo perché il governo Monti non è ancora insediato.
- Se il tuo fruttivendolo da oggi alza il prezzo dei pomodori è un buon segno, vuole dire che è certo del fatto che con il governo Monti siamo diventati tutti più ricchi.
- Se la tua banca ti ritira il fido è perché il governo dei banchieri ha dato indicazioni a tutte le sue filiali di proteggere la tua famiglia dalle tentazioni spendaccione di tua moglie. Devi essere grato al professor Monti.
- Se chiude una fabbrica Santoro non deve più preoccuparsi. Fino a ieri i disoccupati avevano i paladini nei Bocchino, da oggi nei Bocconi.

BERLUSCONI ALL’ATTACCO: NON MI ARRENDERO’

Pubblicato il 13 novembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Il Cavaliere resta in sella: “Non mi arrendo”. All’indomani delle dimissioni Silvio Berlusconi torna in tv con un videomessaggio. Un Cavaliere emozionato ma combattivo che chiude in cassetto tutte le polemiche di chi, in questi giorni, pensava che l’uscita da Palazzo Chigi significasse anche il tramonto del Berlusconi politico.

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Questo pomeriggio un veloce bagno di folla in via del Plebiscito e poi il Cavaliere è corso a Palazzo Chigi per registrare il messaggio agli italiani. Alcuni minuti di discorso per spiegare al Paese la scelta di consegnare le dimissioni. Un passo indietro ma non fuori dal mondo politico: “Raddoppierò il mio impegno in Parlamento e nelle istituzione” ha detto Berlusconi. “Mi sono dimesso per senso di responsabilità e dello Stato, per evitare all’Italia un nuovo attacco della speculazione finanziaria, senza mai essere stato sfiduciato dal Parlamento alla Camera e al Senato dove abbiamo al fiducia” ha proseguito.

“È stato triste – ha aggiunto il Cavaliere – vedere che un gesto responsabile e, se permettete, generoso come le dimissioni, sia stato accolto con fischi ed insulti. Ma per le centinaia di manifestanti che erano in piazza, milioni di italiani sanno che abbiamo fatto in coscienza tutto il possibile per preservare le nostre famiglie e le nostre imprese dalla crisi globale che ha colpito tutti i Paesi avanzati”. Poi: “Ringrazio comunque gli italiani, grazie per l’affetto, per la forza che ci avete trasmesso e che ci hanno permesso di raggiungere molti degli obiettivi che ci eravamo prefissi fin dal 1994, dal giorno in cui annunciai la mia discesa in campo”.

Un richiamo anche al celebre messaggio della discesa in campo: il Cavaliere ha letto alcuni passi del discorso del 1994 per poi ribadirli: “L’amore per l’Italia è rimasto immutato”. Poi di nuovo uno sguardo al futuro: “Dobbiamo uniti far fronte insieme alla crisi, è venuto il momento di mettere da parte le faziosità. Dobbiamo realizzare le riforme concordate con l’Europa, nessuno potrà portarci via la nostra sovranità e la nostra autonomia nelle decisioni. Siamo un grande Paese e noi saremo al servizio dell’Italia. A quanti hanno esultato per quella che definiscono la mia uscita di scena voglio dire che raddoppierò la mia forza in Parlamento. Non mi attendo riconoscimenti, ma non mi arrenderò finchè non saremo riusciti a liberare il Paese dalle incostrazioni ideologiche e corporative”. spiega l’ex presidente del Consiglio. “Viva l’Italia, viva la libertà“.

.………E mentre lo statista Berlusconi si impegna a continuare a lavorare per il bene dell’Italia, lo stakanovista della faziosità, Bersani, non sa far di meglio, in nome della emergena, che chiedere ai suoi uomini in  Campidoglio perchè facciano ripristinare la fermata dei bus romani in via del Plebiscito, dinanzi alla residenza romana di Berlusconi, fermata che era stata soppressa per ragioni sicurezza. E voilà l’emergenza dei comunisti, quella in nome della quale hanno preteso e ottenuto, complici il loro vecchio sodale Napolitano, che il presidente del consiglio eletto dalla maggioranza degli italiani, mai sfiduciato dal Parlamento, si dimettesse per fare posto ad un tecnocrate appartenente ad una csta più pericolosa di quella dei politici, la casta dei finanzieri che non si fermano dinanzi a nulla. Ma del rullo compressore del nuovo “uomo della provvidenza” Bersani sarà la prima vittima. Del resto lo dice il proverbio: chi la fa, l’aspetti. g.

MONTI, IL PRECARIO di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 13 novembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Silvio Berlusconi si è dimesso. Dalle 21,41 di ieri sera non è più presidente del Consiglio. Tocca a Mario Monti e alla sua squadra di ministri tecnici. Il Pdl lo appoggerà ponendo condizioni di metodo, contenuto e tempo.

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Fino all’ultimo abbiamo sperato in una soluzione diversa della crisi: quelle elezioni subito che lo stesso Berlusconi aveva evocato pochi minuti dopo lo scivolone alla Camera complice un manipolo di traditori. Il presidente,tormentato fino all’ultimo, alla fine ha deciso diversamente. Su questo il Pdl non è unito né entusiasta, se si tolgono alcuni che da tempo lavoravano allo sfascio del partito con mire di successione. La Lega resta fuori, forse di volta in volta darà una mano. Di Pietro entra controvoglia, nel Pd tutti zitti per ordine di partito ma se potessero parlare ne sentiremmo delle belle. Insomma, Monti partirà presto ma da precario. Quel Parlamento di larghe intese che dovrebbe sostenerlo non esiste, né mai esisterà. Ieri in aula, al momento del voto sul decreto anti crisi, ultimo atto del governo uscente, la sinistra ha vomitato odio e rancore contro il centrodestra che non si è tirato indietro. Impossibile fare pace dopo anni di guerra civile che ieri si è riaffacciata pure sulle piazze di Roma con l’assedio di truppe organizzate ai palazzi che di volta in volta ospitavano Silvio, triste e fallita imitazione dell’assalto con le monetine a Bettino Craxi. Se questi sono i presupposti del patto che dovrà salvare il Paese, il neopremier, anche se accetterà le condizioni del Pdl, non avrà vita facile. Il Giornale, 13 novembre 2011

….Le considerazioni di Sallusti sono le stesse che ieri abbiamo scritto a commento delle “adunate” calcistiche per festeggiare la fine del governo eletto dal popolo e salutare il governo nato dal ribaltone e voluto dal nuovo re e imperatore dell’ex Repubblica italiana. Cosa succederà nelle prossime ore, nei prossimi giorni, al massimo nelle prossime settimane, è difficile indovinarlo, neppure un mago ci riuscirebbe. Ma non saranno nè rose nè fiori, sopratutto per le classi medio base del nostro Paese, il 90% dei 60 milioni di italiani che risiedono in Italia, per i quali le prospettive sono davvero gravi. Vedremo se il PD e i suoi sodali assumeranno la responsbailità di varare provvedimenti ben peggioridi quelli concordato da Berlusconi con l’Europa. Se non lo faranno, come è facile prevedere, sarà troppo difficile tornare indietro e ancor più pericoloso. g.

BERLUSCONI SI DIMETTE E DALL’ITALIA DELL’ODIO SPUTI, MONETINE E INSULTI

Pubblicato il 12 novembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

di – 12 novembre 2011, 22:50

Insulti, sputi e poi la festa. Cosa c’entrano i cori da stadio con una giornata come questa? Il morso della crisi si avvicina all’osso del Paese, la politica annaspa ma c’è qualcuno che ci vede qualcosa di buono.

Non è la solita storia del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, questa volta il calice è prosciugato. Ma per gli sfascisti, quelli con la bava alla bocca che vogliono solo la testa del Cavaliere, il miraggio dell’oasi antiberlusconiana ora è realtà. E quindi saltano i tappi e si alzano i cori. Alla faccia di tutto, anche del buon gusto e della razionalità. Ora tocca al revanscismo, lo aspettavano da anni: è l’Italia che si dice indignata perché è politicamente scorretto essere incazzati. Eppure sputano, urlano e lanciano monetine. Insultano qualunque membro del governo abbiano a tiro e assediano i palazzi del potere.

L’idea che le dimissioni di Silvio Berlusconi potessero scatenare il carosello della sinistra serpeggiava da qualche giorno. Ieri sera l’onorevole Giovanna Melandri preannunciava su Facebook: “E’ cominciato il count down… Domani sera comunque si festeggia…”. Non è un messaggio del 30 dicembre del 2010, è proprio lo status del deputato del Pd di ieri e il capodanno da festeggiare sono le dimissioni del premier. Poco dopo si abbandona anche al romanticismo politico: “Ma l’avete vista la luna a Roma stasera? Una luna nuova…….”. E anche i suoi stessi commentatori stigmatizzano la proiezione celeste del desiderio di vendetta della Melandri: “Ma non vi sembra di andare a governare senza meriti?” insinua un commentatore dipietrista. Ma se la Melandri, che alla fine è una colomba della sinistra, prepara già i magnum di champagne gli indignati, il popolo viola e gli antiCav in servizio permanente che cosa faranno? I caroselli da stadio, con la differenza che questa volta la rete non l’ha gonfiata un goal della nazionale italiana… O magari festeggiare per una testata di Zidane, per dirne una…

Fuori dalla Camera la festa è iniziata con il “Bye Bye Silvio, Party…?” del Popolo Viola un circo ambulante che segue il Cavaliere da Palazzo Chigi a Montecitorio fino al Quirinale. “Oggi – ha scritto il blogger Viola Gianfranco Mascia – è il grande giorno. Questo 12 novembre ce lo segneremo nel calendario come il giorno della Liberazione”. In piazza Colonna suona un’orchestrina, per strada intonano Bella Ciao e sotto al Quirinale la “Resistenza musicale permanente” si è data appuntamento per eseguire l’”Hallelujah dal Messiah” di Handel.

Toni enfatici e prosopoea: il grande nemico marca un passo indietro. E poi? Il vuoto. L’interesse del Paese passa in secondo piano, l’importante è scrostare l’immagine del Cavaliere e poi sputarci sopra, come se gli ultimi diciotto anni della storia repubblicana fossero stati un’apnea. La crisi? Le misure lacrime e sangue? I banchieri al governo? C’è tempo, ora si festeggia. Sull’orlo del precipizio. Il Giornale, 12 novenbre 2011

…..Alla cronaca dell’inviato de Il Giornale v’è da aggiungere le deliranti dichiarazioni del segretario del PD, Bersani, che in un improvvisato comizio dinanzi ad una sede storica dei comunisti romani ha dichiarato che “oggi è la liberazione dell’Italia”. Se mancavano ragioni per essere contrari a partecipare insieme agli ex comunisti ad un governo di cosiddetta emergenza nazionale, basterebbero queste parole di Bersani a fornirne una, determinante. Perchè ai postcomunisti, ad iniziare da Bersani il quale è il primo vedovo di questo governo in quanto dall’avvento di Monti abdica per sempre alla possibilità di essere il candidato premier del centrosinistra e quindi  di sedere a Palazzo Chigi, importa poco dell’Italia, della crisi economica, del debito pubblico, dello sviluppo che non c’è, dei precari che aumentano, dei pensionati che non possono vivere, dei giovani che non trovano lavoro, ai postcomunisti interessa solo che l’odiato nemico sia caduto e poco importa che a farlo cadere non siano stati gli elettori, il popppolo, per dirla con il vocione  di Peppone, il pur simpatico sindaco comunista dell’immaginario Brescello di Giovanni Guareschi, bensì una congiura di palazzo insieme  ad alcuni stranieri che hanno preteso di intromettersi nelle cose di casa nostra e lo hanno fatto con il consenso appunto dei postcomunsti e dei peggiori postdemocristiani. Ci riferiamo agli Obama e ai Sarkozy, l’uno a capo dello stato la cui finanza allegra ha dato il via alla più colossale crisi economica del pianeta, l’altro a capo dello stato che per difendere le sue banche dalla bancarotta ha assediato la Grecia, con il concerto della signora Merkel, entrambi, Obama e Sarkozy, responsabili dell’invasione e del bombardamento delle popolazioni civili ed inermi della Libia, paese sovrano e facente parte dell’ONU, ridotto a moderna colonia dei nuovi conquistatori. All’Italia, non potendo riservare lo stesso trattamento usato con la Libia, hanno riservato un trattamento più sofisticato, hanno ridotto in macerie la credibilità del governo eletto dal popolo, costrigendolo alle dimissioni benchè non sfiduciato dal Parlamento che nella nostra democrazia è sovrano, almeno lo era, sino a quando non è stato commissariato dall’ex comunista Napolitano che si è auto proclamato re ed imperatore, e che si è scelto il suo primo ministro, alto esponente della finanza internazionale.  Berlusconi, assediato come un criminale dal cosiddetto popolo viola, insultato e fatto oggetto del lancio di monetine, lo stesso trattamento usato è per Craxi nel 1992 dinanzi all’Hotel Raphael, recandosi a rassegnare le dimissioni al Quirinale aveva annunciato il sostegno del PDL al governo, previo concertazione sulla composizione del governo, sul programma e sulla certezza della data del voto. Dopo lo spettacolo del Quirinale ci auguriamo che abbia compreso che sostenere insieme ai postcomunisti,  che non sono estranei alla organizzazione delle  manifestazioni ostili  contro di lui, il governo di Napolitano  è un errore tattico e strategico e che ha ragione Ferrara: se il governo dovesse cogliere successi si dirà che il merito è il loro, di quelli che non hanno votato i provvedimenti concordati con l’U.E. e se invece dovesse fallire diranno che la colpa è del disastro lasciato in eredità da Berlusconi. Per questo è meglio staccare la spina prima ,anzi è meglio non metterla nella presa e andare al voto subito, anche il giorno di Natale, lasciando che il cerino bruci nella mano di chi l’ha acceso, cioè Napolitano. g.

L’UNICA SOLUZIONE E’ IL VOTO

Pubblicato il 12 novembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Il Giornale e il Foglio in campo a Milano per dire no al governo tecnico. Sul palco del teatro Manzoni di Milano sono saliti Alessandro Sallusti, Vittorio Feltri, Giuliano Ferrara, Gianfranco Rotondi e Daniela Santanchè per dire no all’esproprio della democrazia e ribadire che la strada maestra rimane quella delle urne.

“Dobbiamo smascherare un grandissimo imbroglio: affidarci a un banchiere economista è come affidarsi a un piromane dopo che è scoppiato un incendio”, ha detto il direttore del Giornale. Attesi anche alcuni ministri e sottosegretari. Un happening, un’assemblea, un dibattito in nome della libertà e dell’opinione che non si piega al pensiero dominante.

Apre le danze Giuliano Ferrara, mentre tra il pubblico rumoreggia qualche contestatore, in platea arrivano anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Daniela Santanché e il ministro per l’attuazione del Programma Gianfranco Rotondi.

Una breve analisi sui diciassette anni di berlusconismo, dalla discesa in campo del 1994 fino alla giornata di oggi, poi il direttore del Foglio attacca: “Non si può sospendere la democrazia politica, una volta per farlo si usavano i carri armati, oggi si usa lo spread”. Poi la parola passa a Vittorio Feltri, Gianfranco Rotondi e Daniela Santanchè. “Il governo tecnico è un golpe bianco – attacca Rotondi -. E’ inquietante che il presidente della Repubblica tratti la nomina a senatore a vita prima di un incarico”.

“La sinistra che risolve la crisi? Una contraddizione comica” Vittorio Feltri va subito all’attacco: “La sinistra si è accorta dopo 40 anni che esiste il debito pubblico e ha una gran fretta di fare un nuovo governo per iniziare ad azzerarlo, ma come si può affidare alla sinistra e a una buona parte di democristiani di risolvere il problema che loro stessi hanno creato?”. E Mario Monti? “Nulla di personale contro Mario Monti, ma il suo sarebbe un governo tecnico per modo di dire. La maggioranza sarebbe politica perché il Parlamento è lo stesso di oggi. La sinistra che ha bocciato la lettera della Bce dovrebbe ora realizzarla. È una contraddizione comica alla quale si aggiunge il fatto che dovremmo affidare la regia a Cirino Pomicino. La sinistra era in piazza fino a ieri per difendere l’articolo 18. È un’operazione che ricorda Zelig”.

Poi tocca al direttore del Giornale: “La cosa che spicca nel curriculum di Monti è il suo ruolo della Goldman Sachs, la Goldman Sachs è un covo di criminali veri”. “No al partito dello spread, trasversale e europeo, al netto degli errori, ha ancora un risultato importante” da difendere, cioè il consenso di tantissime persone comuni, nonostante l’avversione dimostrata dal mondo della finanza. Se Berlusconi non approvasse questa linea avrebbe avuto modo di farcelo sapere. Non l’ha fatto e per questo immagino e credo che sia d’accordo”, ha proseguito Sallusti. 12 novembre 2011

……Non useremo molte parole per dirci totalmente d’accordo con Ferrara, Feltri e Sallusti: l’unica soluzione è il voto. Tutto il resto, compresa l’ipotesi di un governo extraparlamentare guidato dall’uomo venuto dalla luna, cioè Monti, è del tutto inaccettabile. Basta una sola considerazione. In queste ore la parte del Parlamento che uscirebbe schiacciata da un governo del presidente, cioè il centrodestra, sta responsabilmente votando le misure eccezionali richiesteci e concordate con l’unione Europea per uscire dalla crisi mondiale, figlia dei guai finanziari americani, mentre la parte del Parlamento che si atteggia a protettore del governo che dovrebbe venire non partecipa al voto, coerentemente, va detto, con le sue posizioni di netto contrasto con le misure adottate dal governo uscente e volute, lo ripetiamo, dall’Europa. Ma le forze politiche che non partecipano al voto perchè non  condividono ciò che in approvazione, da lunedì mattina sarebbero chiamate a sostenere un governo che deve attuarle, peggiorandole, per esempio con la patrimoniale che Monti vorrebbe imporre, in sintonia con la sua cultura economica, a tutti, patrimoni mobili ed immobili, la cosiddetta patrimoniale,  quindi ancora una volta a carico di milioni di cittadini che dopo aver sudato settecento camicie per farsi la casa la vedrebbero assoggettata all’ennesima imposta. E’ una situazione che qualcuno, più colto di noi, definirebbe kafkiana, per non scendere sul concreto definendola assurda, se non ridicola. E in tutto ciò la dirigenza del  centro destra, o parte di essa, vorrebbe che si facesse parte del governo che verrà a prescindere dal programma e dalla sua composizione,   non rendendosi conto del paradosso nè della stupidaggine di questa scelta. No, noi non ci stiamo. Non condividiamo in alcun modo questo indirizzo che segnerebbe, nel breve,  la morte politica del centrodestra così come abbiamo sperato che si consolidasse. Vedremmo il centrodestra ridotto a reggicoda della sinistra la quale ci tratterebbe così come ha fatto l’altra sera da Vespa il responsabile economico del PD, tal Passina, con disprezzo e disgusto, nei confronti del ministro Gelmini che per una volta abbiamo visto spaesata e disorientata. Ecco, così ci appare ora il centrodestra:  disorientato e spaesato. E magari pronto al karakiri giapponese.  Beh, noi non ci stiamo. Noi pensiamo che dobbiamo reagire, respingendo e vanificando il tentativo di ridurre il nostro Parlamento a zerbino prima di Germania e Francia e poi di un Capo dello Stato, che con passo felpato, ma deciso, vuole imporre al Parlamento eletto dal popolo un governo fatto da lui in barba alla Costituzione che affida ai partiti la scelta del govenro e del suo Capo.Senza dimenticare che quello proposto da Napolitano  sembra debba essere  composto da gerontocrati tipo Amato che con i suoi 31 mila euro al mese di pensione,  in un mese percepisce due anni di una normale pensione di un lavoratore che ha gettato lascrime e sudore e che tra poco sarà ulteriormente vessato da questo stesso signore, lo stesso che nottetempo rapinò gli italiani con il prelioevo forzoso sui conti corrent nel 1992. E tanto basta perchè noi si sia d’accordo con Ferrara e Feltri: al voto, al voto, al voto. g.

C’E’ PUZZA DI RIBALTONE: NON SVENDIAMO IL PDL, di Alessandro Sallusti

Pubblicato il 11 novembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Un possibile governo Monti piace tanto a Bersani, leader di un partito sonoramente sconfitto alle ultime elezioni. Piace tantissimo a Gianfranco Fini e Italo Bocchino, i mancati killer del Pdl e della maggioranza, usciti a pezzi dal complotto fallito.

Berlusconi in aula

Piace molto al comunista Vendola che riporta così la bandiera rossa al potere, dopo che il drappo era stato stracciato dagli elettori. Piace a Obama, il presidente di sinistra che spera così di avere più peso in casa nostra. E allora è lecito chiedersi: ma perché mai dovrebbe piacere anche a noi, moderati e liberali? La risposta: «perché lo richiede la crisi economica », è solo una presa in giro. I mercati (da non confondere con economisti e banchieri, veri responsabili del caos) non chiedono Monti ma chiarezza. Non si fidano più di questo governo? Bene, andiamo a votare e in cinquanta giorni il Paese avrà una guida forte e legittimata, quale che sia, non dai poteri forti ma dagli italiani. La Spagna ha imboccato questa via ed è stata premiata.

Nel Pdl si stanno confrontando due anime. La prima è disposta a riportare Fini, Bocchino, Casini, Bersani e Vendola al governo, violando il mandato elettorale. La seconda non ci sta. Anche perché, a proposito di chiarezza, non si capisce che governo si ha in testa. Se sarà tecnico, come intendono spacciarcelo, di politici non dovrebbe esserci l’ombra. Ma siccome i politici, a quanto pare, ci saranno (anche Monti lo è dopo il trucco del senatore a vita), il futuro esecutivo avrebbe più il sapore di un colpo di mano del Quirinale, di un ribaltone mascherato, che di una salvifica emergenza.

Hanno ragione Bossi e Di Pietro a non fidarsi. Sbaglia chi nel Pdl sposa la linea dell’adesione incondizionata al progetto Monti. Sento puzza di interessi e ambizioni private, di un patto col diavolo pur che sia. Berlusconi è cauto, ascolta tutti, tenta di tenere insieme, poi, a tempo debito deciderà, probabilmente dopo essersi dimesso, cioè con le mani libere da responsabilità istituzionali. Non so come andrà a finire, so che dodici milioni di voti affidati a Berlusconi e 18 anni di storia politica non possono essere regalati a nessuno, non sono proprietà privata dei notabili Pdl. La strada maestra resta quella delle elezioni anticipate. Non abbandoniamola anzitempo sulla spinta di pressioni mediatiche interessate e disegni oscuri. Alessandro Sallusti, 11 novembre 2011

.………..Chiunque ieri sera abbia assistito in TV alla ennesima trasmissione di Bruno Vespa sulla crisi ha potuto constatare di persona la impossibilità di conciliare il diavolo e l’acqua santa. Lasciamo a ciasuno stabilire chi è il diavolo e chi l’acqua santa,  ma non v’è dubbio che le parole del responsabile economico del PD, Passina, grondavano disprezzo nei confronti del governo in carica, dei suoi esponenti ministeriali e di quelli  politici, salvo pretendere che il governo tecnico che si vorrebbe far nascere, auspice Napolitano, deve essere un governo che deve comprendere tutto il PDL. Per far cosa?  Per farsi ingiuriare ad ogni piè sospinto, per farsi ricordare ogni giorno che la causa della crisi è Berlusconi, che la malattia mondiale di cui è affetta  anche l’Italia, nel csao italiano non ha agganci con la crisi mondiale ma risiede nell’untore n.1, cioè Berlusconi. Non sappiamo se davvero Berlusconi è sulla linea di Napolitano o non si tratti invece di prettatica per smarcarsi da scelte che, quelle si, provocherebro lo smottamento nel PDL non degli eletti ma degli elettori. A sostegno dei dubbi intorno alle vere intenzioni del premier uscente c’è la proposta di inserire nella compagine governativa Lamberto Dini, cioè un matusalemme della preistoria, esattamente come l’altro proposto dalla sinistra, cioè Giuliano Amato.  Entrambi appartengono alla lista di quelli che ritornano, non appena alla politica si sostituiscono gli alambicchi degli inciuci e alla fine inciucio ci sembra essere quello che sta per andare in scena sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, cioè di Napolitano che a sua volta è uno di ieri, il quale se non fosse appartenente per storia, cultura, passato politico, alla nomenclatura dell’ex PCI, si sarebbe trovato, ora, nel bel mezzo di una accusa di indebita intromissione negli affari che non appartengono alla sua competenza, essendo la nostra una Repubblica parlamentare e non uno stato presidenziale. Per molto meno un altro presidente, Cossiga, sia pure perchè usò toni non sommessi che invece sono quelli di Napolitano, si trovò accusato di alto tradimento. Non dubitiamo che Napolitano sia mosso da preoccupazione per la tenuta del Paese ma ciò non giustifica scelte già fatte, quella di Monti per intenderci, che sia pure con  passo felpato si vorrebbe imporre al Parlamento, spogliandolo delle sue prerogative. Prerogative che, all’interno del bilanciamento dei poteri così come disegnati dalla Carta Costituzionale, non prevedono che altri organi dello Stato, sia pure il più alto, si sostituiscano a quelli del Parlamento. g.