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IL GOVERNO HA NUOVI FAN. SPUNTA ANCHE BARBARESCHI
Pubblicato il 2 febbraio, 2011 in Gossip, Politica | No Comments »
Vietato fare nomi anche se si parla insistentemente di due deputati dell’Mpa: Aurelio Misiti e Ferdinando Latteri. Il primo nega a metà: «Macché Responsabili! Io sto tanto bene nel gruppo misto. Certo, io sono in lite con Lombardo, e questo si sa, ma resto nell’Mpa. Poi se mi vogliono cacciare dall’Mpa…». Il secondo, invece, sta ancora sottocoperta. E poi i radicali, convinti che l’ipotesi elezioni anticipate sia da scongiurare. In più l’assalto giudiziario della procura di Milano spaventa non poco i pannelliani, garantisti nel Dna. Infatti il Cavaliere punterebbe a un accordo politico con Marco Pannella sulla base di alcuni temi cari alla «causa radicale» come quello della giustizia.
Per finire c’è il «giallo Barbareschi», l’onorevole finiano che lunedì scorso ha fatto visita a Berlusconi ad Arcore. «Abbiamo parlato di politica – dice al Giornale -. Certo, se ci fossimo parlati prima…». Poi la presa di distanza dall’inchiesta su Ruby: «Ci sono foto fatte in casa di Berlusconi con strumenti professionali usati per lo spionaggio – dice Barbareschi -. Nelle notizie importanti, ad esempio sulle stragi di Bologna, di Piazza Fontana, non sono mai uscite foto o intercettazioni, ma quando si vuole esistono e sono fatte con strumenti professionali per lo spionaggio e strumenti per le intercettazioni. Sappiamo che questi apparecchi costano più di 25.000 euro l’uno. Gli investigatori hanno fatto delle foto e sono notizie certe. Non sono foto fatte dalle ragazze con i telefonini ma foto scattate con strumenti professionali. Non è più un paese libero. Se dovessi vedere una foto di Berlusconi io come cittadino italiano mi sentirò offeso». Insomma, 007 interessati alla caduta di Berlusconi?
Di più non dice, Barbareschi, che comunque resta critico nei confronti delle ultime scelte di Fini. Al deputato attore non vanno giù molte cose all’interno del Fli: era contrario al tentativo di impallinare il ministro Bondi attraverso la mozione di sfiducia; resta scettico sulla creazione del Terzo Polo; contesta l’affossamento del bipolarismo; denuncia il poco coinvolgimento nelle scelte di partito. Tallonato dai cronisti, Barbareschi non ha però sciolto la riserva sul suo futuro politico: «Io ho declamato, commuovendomi, a Bastia Umbra, il manifesto di Fli. Se quei 10 punti vengono rispettati noi siamo lì. Sennò può essere pure che io non sarò nemmeno più in Parlamento». E ancora: «Credo ancora in Fli. Sempre se è Fli… Se devo andare alle elezioni con Ciriaco De Mita, anche mia figlia mi fa una pernacchia… Quindi non escludo le dimissioni da deputato». Anche perché «Io con Rutelli mai».
Parole riferite anche a Gianfranco Fini prima e Pier Ferdinando Casini poi. Poi, sibillino: «Ho parlato con Fini ed ho avuto modo di spiegargli diverse cose che al termine mi ha detto di non aver capito, prima. Lunedì si capiranno meglio le ragioni delle mie preoccupazioni». Esclusa l’ipotesi di un ritorno nel Pdl, resta quella delle dimissioni che avrebbe però lo stesso effetto: un uomo in meno per Fini, uno in più per Berlusconi. Qualora dicesse addio a Montecitorio, infatti, gli subentrerebbe il primo dei non eletti in Sardegna; ossia Giovanni Marras, fedelissimo del Pdl. Risultato: i militanti finiani lo hanno già fatto a pezzi sul sito di Generazione Italia: «Distinguere il grano dal loglio… Loglio sono i tanti Scilipoti, Moffa, Barbareschi…».
IL VICE SINDACO FASANO SI E’ DIMESSO: PER MANCANZA DI RISPETTO….( e si prega di non ridere!)
Pubblicato il 14 gennaio, 2011 in Gossip, Notizie locali, Politica | No Comments »
ll vice sindaco Fasano, che di mestiere fa il medico di famiglia, si è dimesso dalla carica.
La notizia, che circolava già da qualche giorno fra gli addetti ai lavori, tra sussurri e grida, fra sorrisi e sogghigni, ha trovato conferma con la diffusione della lettera con cui Fasano (GIAMBY per gli intimi) si è dimesso, e la cui lettura ha interrotto per un attimo, solo per un attimo, la sonnolenta vita quotidiana dei torittesi che hanno scoperto, divertendosi un mondo, una nuova categoria di polemica politica: il mancato rispetto…..
Perché Fasano ha lamentato proprio questo: il mancato rispetto a lui e alla sua famiglia da parte, pare, di alcuni componenti della eterogenea maggioranza che amministra il Comune e che proprio Fasano aveva aiutato a vincere nel 2009.
Non c’era traccia, sinora, nella pur ricca e variegata casistica delle tante specie di dimissioni all’italiana, di questa nuova specie di cui è ora inventore e titolare effettivo Fasano (di qualcosa deve pur essere effettivo il nostro eroe, dopo aver fatto, orrore!, lo scodinzolante supplente di Gagliardi e ora anche quello di Geronimo), cioè le dimissioni per “mancanza di rispetto” con tanto di riferimento alla famiglia come in ogni farsa che si rispetti.
Che richiama alla memoria “il familismo amorale”, fenomeno sociologico di stampo mafioso che fu oggetto negli anni 50 del secolo scorso di uno approfondito studio da parte di un sociologo americano che all’uopo si trasferì in Basilicata ove il fenomeno aveva, all’epoca, vistosi riscontri. Da allora ad oggi, in verità, il fenomeno non è più tale perché nel frattempo è divenuta pratica costante in ogni parte del pianeta e consiste nel favorire da parte dei potenti i propri familiari, da cui, appunto, il “familismo amorale”.
Ma è la prima volta che qualcosa di simile viene praticato non già per favorire un familiare, ma per difenderlo dalla…… mancanza di rispetto (che nel concetto un qualche vago sapore mafioso pur riecheggia…).
La mancanza di rispetto, a quel che è dato sapere per averlo lo stesso Fasano ripetuto a più persone, si sarebbe concretizzata in qualche critica, un po’ salace, forse, sulla recente intitolazione di una strada cittadina, la ormai ex via Solferino, al padre di Fasano ( a proposito, proprio nel 150° dell’Unità Nazionale, è stata rimossa dalla toponomastica cittadina la strada intitolata alla epica battaglia che nel 1859, il 23 giugno, per la cronaca, concluse, vittoriosamente, la seconda guerra d’indipendenza, aprendo la strada all’unità nazionale!).
La cosa, così si mormora, non sarebbe stata vista di buon occhio (non per ragioni patriottiche, quando mai!, ma solo per ragioni di interessi di bottega all’interno della maggioranza) da parte di alcuni che, pare, sarebbero andati ben oltre la critica al fatto in sé, scavando volutamente nella mente di chi ha qualche capello grigio qualche ricordo non proprio piacevole.
Di qui la reazione di Fasano (che come è noto considera se stesso e la sua “gens” al di sopra di qualsiasi critica), sfociata nelle dimissioni.
Potremmo limitarci a constatare che, dopotutto, Fasano ha avuto quel che si meritava e magari registrare, per la curiosità di chi ci legge, i tanti commenti, alcuni salaci e altri decisamente irridenti, comunque non commendevoli, che hanno accompagnato la lettera da parte di tutti e, sorpresa, anche, e soprattutto, da parte di quelli che si fingono suoi “consigliori”, fino al punto di suggerirgli le dimissioni, ma che dietro e alle sue spalle se la ridono a crepapelle, inciuciando per prenderne il posto, magari con il suo stesso “sostegno”.
Ma, tutto sommato, la cosa non ci interessa per nulla , come del resto lascia indifferente la gran parte della gente che ha cose un po’ più serie cui pensare che non le lacrimevoli oltre che assai risibili lagnanze di Fasano, che per di più riguardano cose private che poco hanno a che fare con il ruolo pubblico rivestito, senza lode e senza infamia, dal Fasano, oggi come nel passato.
Piuttosto. Fasano si era candidato alle amministrative del 2009 per aiutare i traballanti ex comunisti e i loro variopinti alleati a vincere contro Gagliardi; operazione riuscita, sul fil di lana, anche grazie a lui, che galoppava come un asinello sardo durante i giorni della campagna elettorale e che ha anche usato, allo scopo, il suo mestiere.
Per questa ragione Fasano, presuntuoso qual’è e quale è sempre stato, benchè nella suddivisione categoriale degli uomini può al massimo aspirare politicamente ad essere collocato tra la penultima (la quarta) e l’ultima (la quinta) delle categorie degli uomini individuate dall’indimenticato Leonardo Sciascia, si aspettava di essere sistemato in una specie di nicchia privilegiata, e lì ricevere l’omaggio devoto e perenne dei suoi “compagni” di ventura, quasi fosse un santo.
Invece ci hanno pensato proprio i “compagni” di strada a riportarlo brutalmente con i piedi per terra, contestandone il ruolo in Giunta e, per ottenerne la rimozione, scaraventandolo nella mischia della più insulsa e risibile delle polemiche, che non riguarda la vita pubblica e amministrativa della quale a Fasano, ma anche ai suoi antagonisti, notoriamente poco importa, anche perché poco ne capisce, ma fatti personali e privati. Che però tali avrebbero fatto bene a rimanere. Per rispetto della gente a cui di queste faccende poco o punto interessa. g.
P.S. Per non costringere tra chi ci legge i pochi che non le conoscono a ricercare la quarta e la quinta delle cinque categorie in cui Sciascia, il grande e indimenticato scrittore siciliano, suddivide gli uomini, lo precisiamo noi: nella quarta Sciascia colloca i “piglianculo” e nella quinta, l’ultima, i “quaquaraqua’”. g
COME RISOLVERE LA CRISI…
Pubblicato il 7 gennaio, 2011 in Economia, Gossip | No Comments »
………la crisi finanziaria.
Una sera d’inverno, in uno sperduto paesino, arriva un turista accompagnato da una bella bionda inpelliciata.
Si reca all’unico albergo in paese e chiede al gestore se c’e’ una camera disponibile.
“Certo” rispose il gestore. “Eccole le chiavi delle nostre piu’ belle stanze site tutte al terzo piano. Prego controlli e scelga lei.”
Il turista tiro’ fuori il portafogli e mise una banconota da 100 euro sul bancone e con la bionda si avvio’ al terzo piano.
Allora il gestore prese la banconota e corse dal macellaio e saldo’ il suo conto.
Il macellaio corse dal salumiere e saldo’ il suo conto.
Il salumiere corse dalla prostituta per darle quanto le doveva per le prestazioni ricevute.
La prostituta corse in albergo per pagare quanto doveva per l’uso di una stanza.
Qualche minuto dopo il turista ritorno’ dal gestore dicendo che non gli piaceva nessuna delle stanze, si riprese i 100 euro e se ne ondo’.
Crisi risolta!!
…non l’ha raccontata Berlusconi ma viene dal Canadà, da un conterraneo, Nick Pinto, che ci segue con affetto. g.
Pubblicato il 31 dicembre, 2010 in Gossip, Politica | No Comments »
Diamo i voti ai protagonisti dell’agenda politica del 2010. Silvio BERLUSCONI si conferma “inaffondabile”. Fini bocciato.

Il migliore 10 Silvio Berlusconi. Sembrava la volta buona. Almeno per chi, nonostante 16 anni di onorata carriera, non ha ancora imparato a conoscerlo. Ma il Cavaliere non è il Titanic, non basta certo qualche iceberg messo qua e là per affondarlo definitivamente. E così il 2010 diventa indubbiamente l’anno di Silvio. Vittorioso alle Regionali (anche nel Lazio dove il Pdl non è riuscito a presentare la propria lista in provincia di Roma) e vittorioso anche in Parlamento dove il 14 dicembre, nonostante i pronostici dei suoi avversari, è riuscito a strappare il voto di fiducia (il secondo consecutivo dopo quello di settembre). Inaffondabile.
Il peggiore 0+ Gianfranco Fini. Fosse uno studente i suoi professori non avrebbero dubbi: il ragazzo si applica, anche parecchio, ma proprio non ce la fa. Per questo, nonostante il votaccio, si merita un “+”. E dire che c’ha provato in tutti i modi. Si è anche inventato un «nuovo» partito, ma niente da fare. Alla fine, nel braccio di ferro con Silvio Berlusconi, è uscito inesorabilmente sconfitto. Non solo, è riuscito nell’impresa impossibile di non indovinare nemmeno una mossa. E anche sulle sue previsioni ci sarebbe molto da dire. Insomma, nel 2011 può solamente migliorare. Nostradamus.
6– Pierluigi Bersani Il segretario ci ha messo impegno e costanza ma il Pd fa acqua da tutte le parti. La prima volta che ha aperto al Centro, in Italia ha nevicato. Sfortunato
7 Nichi Vendola Se Marx fosse ancora vivo forse cambierebbe l’incipit del suo Manifesto: «Lo spettro di Nichi si aggira per l’Italia». E agita i sonni del Pd. Spaventoso.
2 Antonio Di Pietro Il leader dell’Italia dei Valori si merita un bel “due”. Proprio come i deputati che hanno lasciato il suo partito per votare la fiducia al governo. Babbo Natale.
9 Domenico Scilipoti Ha trasformato Antonio Di Pietro nel «salvatore» del governo Berlusconi. Alzi la mano chi sarebbe riuscito a fare di meglio. Straordinario.
5 Pier Ferdinando Casini Lui non vuole muoversi. Il suo posto è sempre e comunque il centro. E siccome in una scala da 0 a 10 il centro è il 5…. Mediano.
n.c. Luca Montezemolo Mi si nota di più se vengo e mi metto in disparte o se non vengo affatto? Si agita, si agita, ma non scende mai in campo veramente. Mistero.
7 Anna Finocchiaro I suoi commenti sugli scontri tra polizia e studenti sono un capolavoro di masochismo. Neanche il Pdl sarebbe riuscito a fare meglio. Infiltrata.
8 Italo Bocchino Se qualcuno era affascinato dal leader di Fli Gianfranco Fini, lui è riuscito a fargli cambiare idea del tutto. Mister Simpatia.
7 Paolo Bonaiuti Passa il 99% del suo tempo a smentire e rettificare le dichiarazioni del Cavaliere. Giobbe, in confronto, è un principiante. Paziente.
5 Massimo D’Alema Sognava il lettone di Putin si è dovuto accontentare di una brandina a via del Nazareno. Ormai non lo ascoltano più neanche nel Pd. Disco rotto.
8 Umberto Bossi Nonostante il suo S.P.Q.R. (Sono porci questi romani) ha il merito di aver difeso il governo. Fedelissimo.
4 Roberto Calderoli Il ministro leghista ha chiesto a Gesù di trasferire i ministeri in Padania. Secessionista.
8 Giulio Tremonti È l’uomo del secondo miracolo italiano: la crisi non ha distrutto il Paese. Unico neo: la voce. Rigoroso.
8 Sandro Bondi Dopo il crollo di Pompei, la Sinistra lo incolperebbe anche per gli tsunami. Ma lui resiste. Kamikaze
6 Franco Frattini Ha fatto il suo lavoro con competenza ma sconta l’inevitabile ombra di Berlusconi. A rimorchio.
8,5 Mariastella Gelmini Con determinazione e tenacia è riuscita a vincere la sua battaglia sull’università. Riformatrice.
7,5 Giorgia Meloni Sufficienza piena per il ministro che pur essendo stato molto legato a Fini ha deciso di non tradire il mandato elettorale e rimanere nel Pdl. Coerente.
7 Mara Carfagna Ineccepibile nel suo ruolo di ministra, è stata determinata anche nel criticare le scelte del governo sulla gestione dei rifiuti a Napoli, pronta pure a dimettersi. Pugnace.
4 Stefania Prestigiacomo «Resto o non resto. Questo è il dilemma». Il ministro dell’Ambiente ormai non si riconosce più nel Pdl ma quando il Cav la richiama lei ci ripensa. Obbediente
10 Julian Assange Ha messo in crisi le cancellerie mondiali pubblicando i segreti della diplomazia Usa. Lo hanno fermato due ragazze svedesi. Priapo.
8,5 Muhammar Gheddafi Senza di lui non esisterebbero la tenda, i cavalli berberi, le hostess che studiano il Corano, le amazzoni, il «bunga, bunga». Showman.
10 Vladimir Putin In Italia il suo «lettone» è entrato nell’immaginario collettivo. Ma sotto il letto ecco spuntare gli affari. E tutti invidiano l’amico Silvio. Gasatissimo.
6 Roberto Saviano Se sapesse fare televisione si meriterebbe un voto più alto. Ma quaranta minuti ad ascoltarlo parlare sono troppi per chiunque. Soporifero.
10 Michele Santoro Meno male che Santoro c’è. Ecco l’inno coniato per il conduttore di Annozero. Grazie alle sue puntate antiCav, Silvio diventa sempre più forte. Stratega.
8 Augusto Minzolini Sarà forse per la sua «pettinatura», fatto sta che Il direttore del Tg1 s’è trasformato in parafulmine. Fino a diventare un simbolo. Ma lui non molla. Tenace.
DA DAGOSPIA UN PO’ DI GOSSIP
Pubblicato il 14 dicembre, 2010 in Costume, Gossip, Politica | No Comments »
Riceviamo e pubblichiamo:
Lettera 1
Caro Dago , allora , se ho capito bene : la sinistra si è alleata con l’ex successore di Almirante per essere ancora sconfitta da Berlusconi , giusto ?
OBSERVER
Lettera 2
Dago darling, anche i titolisti di “Il Messaggero” (de Roma, ovviamente) sono bravissimi nel fare satira. Ecco oggi, mentre Roma “brucia”, il sottotitolo “Le tre partorienti in Aula alla Camera: applausi e carezze”. Non ho letto l’articolo e quindi a tutt’ora non so se poi si sono sgravate lì a Montecitorio e se hanno fatto in tempo ad andare in ospedale.
Natalie Paav
Lettera 3
Egregio Direttore, “Due traditori nell’Idv” . Il Pd ha garantito 206 voti su 206 deputati. “Se non ci fossero stati due traditori dell’Idv avremmo vinto”. Così il capogruppo Pd alla Camera Dario Franceschini. Allora anche il Pd ha scoperto che il problema di questa democrazia è l’Idv di Di Pietro? Era ora, ma come sempre in ritardo: qualcuno, prima di loro, l’aveva detto da tempo e non solo il Pdl. Anche l’Udc e la Lega non vedono di buon occhio il molisano ” Trattorista”. Certo, se questo pensasse di più a casa sua e non a quella altrui…ma questa è altra storia! Grazie per l’attenzione e buon lavoro
L. C. G. – Montepagano (Te)
Lettera 4
Caro Dago, come agente immobiliare Fini è un fallito, si è fatto occupare l’appartamento di Montecarlo dal cognato e non è riuscito a sfrattare Berlusconi da Palazzo Chigi. E come politico invece? Beh, aspettiamo almeno che cominci prima di giudicare…
Zadeu
Lettera 5
Le Spa italiane dovrebbero proporre, oltre a talassoterapia e tradizionali bagni di fango, fieno, cioccolato, miele ed alghe, anche la “coproterapia”. Nella merda gli italiani ci sguazzano da tempo, ed è di oggi la (fiduciosa) conferma che piace. Shitty business but business.
Marina
Lettera 6
L’unica soluzione rimasta a Fini è quella di ripresentare “Bocchino” non come capo gruppo Fli ma,come un ben più pragmatico punto di programma
Giulia Buongiorno entra alla Camera in sedia a rotelle
Lettera 7
Fini: quella di Berlusconi è una vittoria di Pirro. La sua è una sconfitta da pirla.
Lettera 8
Caro Dago, un’esclamazione per riassumere la giornata: FINI-TOH!!!
Giorgio
Lettera 9
Caro Dago, dopo la débâcle sulla sfiducia, Fini ancora più patetico di prima: “Vittoria numerica, vedremo se politica”. E per lui invece, sconfitta numerica ma non politica? Gianfry vada a farsi una doccia fredda
M.Godiani
Lettera 10
Caro Dago, Berlusconi incassa la fiducia per tre voti di scarto, 314 a 311. Ora Silvio può venderne uno a Di Pietro…
F.K.
Lettera 11
Riassunto della giornata dopo il voto di fiducia: Berlusconi cerca di allargare, a Fini glielo hanno allargato per bene.
Little Tonno
Lettera 12
caro Dago, un tempo, nel Carosello TV, abbiamo avuto una bellissima donna (Virna Lisi)
alla quale era concesso da tutti dire quel che volesse: “con quella bocca può dire ciò che vuole…” Come poteva pretendere di essere ascoltato Fini parlando con un Bocchino. Come siamo caduti in basso. Ciao.
Lettera 13
Caro Dago, stasera tutti sotto Palazzo Chigi con Fini, Bersani, Di Pietro e D’Alema a guardare il “tramonto” di Berlusconi…
Tuco
Lettera 14
Fini è stato sconfitto. Questi sono i numeri. Per il resto, nonostante abbia avuto l’appoggio dei grandi giornali e nonostante i tentativi, oggi, di inficiare il risultato del voto con storie immaginate di corruzione o di pressioni politiche, la storia del Parlamento registreà come una sconfitta l’arroganza di un leader che ha avuto la stessa disavventura della rana di Fedro. La rana si gonfia per apparire più grossa fino a scoppiare. Voleva prendere il posto di Berlusconi ma non ha avuto la forza. Si è inimicato i suoi stessi elettori di AN, me compreso, che per 2/3 non lo sopportano più per i suoi errori fatti di arroganza e di scorrettezza politica nell’occupare un posto istituzionale e usarlo come come soggetto politico. Cosa volete? I giardinetti lo attendono, perdendo la credibilità che la sinistra gli assegnava fino a quando disturbava il manovratore. Ma ora? Lo abbandoneranno al suo destino. Tanti saluti
Giovanni Gennaro
Lettera 15
La Polidori contraria alle Case Chiuse …in Camera si spuntano prezzi migliori.
P@°L°
Lettera 16
Caro D’Agostino, gli oppositori hanno tirato un enorme respiro di sollievo: ieri avevano davvero temuto che il governo fosse finito.
Larry Svizzero
Lettera 17
Fini è stato capace di uccidere Msi An Fli, accusato di tentato omicidio di Pdl! roba che nemmeno Rosa e Olindo…
Lettera 18
Caro Dago, alla fine è arrivata la fiducia al governo anche alla Camera con 314 voti contro 311. Non mi pare davvero una maggioranza schiacciante. A determinarla tre voti di aderenti al Fli e soprattutto i parlamentari Scilipoti, Calearo e Grassano. Da osservatore dell’estrema periferia, mi sembra una “vittoria di PIrro” che non risolve i problemi dell’Italia. Cordiali saluti.
Giovanni Attinà
Lettera 19
Caro Dago, Silvio ha cinque figli naturali. Con un po’ di pazienza e oculatezza Gianfranco Fini avrebbe potuto essere il figlio politico di Berlusconi. Ma invece, stupidamente, ha gettato alle ortiche tutto quello che il destino gli stava consegnando su un piatto d’argento. Solo gli stolti non sanno riconoscere la fortuna quando gli capita tra le mani!
M.P.
Lettera 20
Caro Dago, A proposito di nomignoli : l’Onorevole ( si fa per dire) Guzzanti, che incassa da Camera e Giornale due lauti stipendi dob ( d’origine berlusconiana) e poi sfiducia i Cavaliere, è la prova provata del pecunia non olet. Che ne dici, pertanto, di chiamarlo Paolo Puzzanti ? Salve
Natalino Russo Seminara
Lettera 21
Bocchino ha detto che Berlusconi può dare lezioni su come si dioventa ricchi. Lui invece può prendere lezioni su come si può evitare di parlare con la bava alla bocca.
Lettera 22
Dopo il tenente Garcia De Gregorio, Baffetto Razzi e Cicciobombolo Scilipoti proporrei all’attento selezionatore Di Pietro di cambiare il nome del suo partito….magari l’Italia Dei Voltagabbana.
Vaquiña
Lettera 23
Egregio Direttore, Con riferimento alla maggioranza avuta alla Camera da Berlusconi, Bersani e D’Alema dichiarano: scandalosa compravendita. Ora, finché lo dice Bersani passi pure, ma D’Alema non credo abbia dimenticato come ottenne di fare il Presidente del Consiglio, dove prese la maggioranza e con il soccorso di Chi ( pace all’anima sua). La politica è tutto, a partire dall’arte del compromesso, ma pretendere o di dimenticare il giorno prima o di essere circondati da smemorati, mi sembra troppo!
Grazie per l’attenzione e buon lavoro
Valeria Monteforte – Siracusa (Sr)
Lettera 24
Nel 2005, si profetizzava che i berluscones, se perdevano le elezione, avrebbero fatto le barricate e chissà quali altri orrori. Sappiamo come andò: non accadde niente di niente. E Prodi andò tranquillamente al governo. Oggi invece le maggiori città italiane sono state messe in ginocchio dai cortei anti-cainano. Ma ovviamente questo non è squadrismo, non è intimidazione, non è violenza antidemocratica contro i rappresentanti del popolo, non è un’offesa alla sacra costituzione: è invece giusta e benedetta espressione dei sentimenti altamente democratici della parte sana della nazione.
Francesca
Lettera 25
caro DAGO, se cito Pascal (“stupido è colui che fa l’altrui male senza ricavarne vantaggio”) chi viene subito in mente fra le massime cariche dello stato? quanto a quello che succede in aula e per le strade della povera cara Roma, come dar torto a Flaiano (“in Italia i fascisti si dividono in fascisti propriamente detti e antifascisti”)?
un caro preoccupato saluto
BLUE NOTE
MENTRE FINI DISCETTA SUI MASSIMI SISTEMI, A MONTECARLO IL COGNATINO SE LA SPASSA IN FERRARI MANGIANDO FILETTO DA 139 EURO ALL’ETTO: DA DOVE PRENDE I SOLDI?
Pubblicato il 8 dicembre, 2010 in Gossip, Politica | No Comments »
Il noto appartamento scovato dal Giornale che An ricevette in eredità per la «buona battaglia» nel 1999 da Anna Maria Colleoni. E che nel 2008 cedette per appena 300mila euro alla Printemps, società off-shore con sede a Saint Lucia, ai Caraibi, che a sua volta la cedette alla «gemella» Timara. Il bello, si fa per dire, è che a viverci, poi, ci è andato Giancarlo Tulliani, «cognato» di Fini. Identificato da un documento del governo di Saint Lucia come beneficiario effettivo di Printemps e Timara.
L’affaire immobiliare ha incendiato l’estate. Ed è costato a Fini e al suo ex tesoriere Francesco Pontone l’iscrizione nel registro degli indagati. E l’inchiesta della procura di Roma, che ha chiesto ma non ancora ottenuto l’archiviazione, ha peraltro confermato tutti i lati oscuri di quella storia, sollevati da questo quotidiano: l’appartamento, svenduto a meno di un terzo del suo valore, è occupato da Tulliani in virtù di un contratto d’affitto in cui le firme di locatore e locatario sono identiche.
Con queste premesse, è comprensibile che l’ancora indagato Fini (il quale è arrivato a promettere le proprie dimissioni in caso fosse provato che la casa è del fratello di Betta) si augurasse un rapido trasloco del cognato, sperando forse che la vicenda sedimentasse così più facilmente. Ma il giovane Giancarlo evidentemente si è affezionato al Principato e ai suoi lussi, e pare abbia ignorato il «non rientrate in quella casa».
In estate il settimanale Chi l’aveva già pizzicato intento a scorrazzare per i tornanti monegaschi sulla sua Ferrari, fidanzata bionda al suo fianco, per poi lavare il bolide al self service, pompa alla mano. Ma erano altri tempi. Il terremoto mediatico e quello giudiziario che hanno puntato sulla casa a due passi dal Casinò l’hanno però costretto per qualche mese nell’ombra: le imposte della maison di Palais Milton sono rimaste chiuse, nonostante la bella stagione il terrazzino era desolatamente vuoto, e qualcuno aveva persino staccato la targhetta col suo cognome dal citofono.
Ora, col freddo e le luci sull’affaire più basse, torna anche lui, monsieur Giancarlo: in grande spolvero e in dolce compagnia. Sono ancora i paparazzi di Chi a sorprendere il «cognato» a Montecarlo, sorriso smagliante come non lo si vedeva da tempo, e immancabile camicia bianca.
Tullianino è con due bionde, la sua fidanzata e un’amica, seduto fronte vetrina a uno dei tavoli dell’esclusivo «Beef Bar», panoramicissimo ristorante specializzato in carni d’importazione, affacciato sul porticciolo turistico di Fontvieille, il quartiere costruito sottraendolo al mare, appena sotto la fortezza del Principe.
A giudicare dalle foto, il fratellino di Elisabetta non ha dunque mollato l’osso immobiliare, non ha assecondato l’auspicio di Gianfranco a restituire le chiavi al «padrone di casa», chiunque sia. È di nuovo lì, ancora in pista, forse per non sprecare quella «conoscenza del mercato immobiliare del Principato» che Fini gli aveva attribuito all’inizio della storia. Forse solo per godersi le mollezze del Principato: in fondo, la residenza gli è stata data su garanzia di un deposito bancario, non per la sua attività professionale. Di certo è tornato: immortalato bicchiere in mano, intento in chissà quale brindisi, nell’elegante ristorante (il Beef Bar ha sedi anche a Nizza, Mosca e in Lussemburgo) gestito da italiani, che vanta tra le proprie specialità carni provenienti da tutto il mondo, tra le quali il pregiato manzo «Kobe»: 139 euro per un filetto da tre etti fatto arrivare dall’Australia. Giancarlo, invece, arrivava da più vicino: la casetta che fu di Colleoni è ad appena 2,5 chilometri di distanza dal ristorante. Una mezz’oretta di camminata, una decina di minuti in automobile. In Ferrari, poi, anche meno. Il Giornale, 8 dicembre 2010
L’ALTRUISTA CON PROBLEMI DI…CONGIUNTIVITE
Pubblicato il 7 dicembre, 2010 in Gossip, Politica | No Comments »
L’ALTRUISTA: Gianfranco Fini :”Berlusconi pensa solo a se stesso”. Lui, invece, pensa pure al cognato e alla suocera.
CONGIUNTIVITE : Fini “Se qualcuno fosse più umile le cose sarebbero state migliori”. Oh, ancora non si è alleato con Di Pietro, ma già massacra la consecutio come Tonino.
LA TULLIANI CI CONFONDE: CI HA PRESO PER GAUCCI
Pubblicato il 16 novembre, 2010 in Gossip | No Comments »
La compagna di Fini ha chiesto 10 milioni di danni a Libero, Il Giornale e Panorama
Ecco il commento di Libera lla notizia pubblicata da Dagospia.
Elisabetta Tulliani ha chiesto dieci milioni di euro di risarcimento a “Il giornale” di Feltri, “Libero” di Belpietro e “Panorama” di Mulè e ai giornalisti Amadori, Maragnani e Paladini. Secondo il sito di gossip politico Dagospia, che ha pubblicato la notizia, non è stata indicata la cifra dei danni ai giornalisti. Non è chiaro nemmeno se la somma, ingente, comprenda pure i presunti danni morali. Di certo, la Tulliani è abituata a spillare quattrini da chi la circonda, quasi si trattassero di bancomat ambulanti… Chiedere per conferma all’ex patron del Perugia Luciano Gaucci e al presidente della Camera Gianfranco Fini.
16/11/2010
GLI UOMINI DI FINI: IL SEN. STRANO E L’ON. CATONE
Pubblicato il 9 novembre, 2010 in Cronaca, Gossip, Politica | No Comments »
Il neo capo del neo partito del FLI, cioè Fini, a Perugia, come a Mirabello, si è riempito la bocca della parola “legalità“, innalzandola a bandiera del nuovo schieramento. E però ciò non gli ha impedito di arrulare nella sua nuova truppa due personaggi che rispondono ai nomi del sen. Nino Strano e dell’on. Giampiero Catone.Chi siano costoro lo apprendiamo dalle colonne del Fatto Quotidiano, giornale di Travaglio, che li descrive nel modo che segue.
NINO STRANO: DALLE INCHIESTE ALLA MORTADELLA…
Giuseppe Lo Bianco per “il Fatto Quotidiano“
Se gli si parla di “bunga bunga” il senatore Nino Strano pensa subito ai bronzi di Riace: “Mi squaglio davanti a una creatura di marmo”. Precisando: “Ma non ho mai avuto un rapporto sessuale con un gay”. In Parlamento lo ricordano con la bocca piena di mortadella celebrare la sconfitta del governo Prodi in un pomeriggio di “bon ton” a palazzo Madama arricchito dall’offesa al collega Nuccio Cusumano, chiamato “checca squallida”.
“A me piace il turpiloquio, mi afferra, mi tira per un braccio” rivelò il senatore che si definisce oggi “esteta fottuto, amico di travestiti, troie e omosessuali”. Chissà se utilizzava lo stesso linguaggio all’inizio della sua carriera politica, negli anni del dopo stragi, quando, sotto l’ombrello della mafia stragista, si candidò, nel ‘94, nel movimento indipendentista Lega Sicilia, fondato da lui stesso e da Nando Platania, quest’ultimo accusato dal pentito Tullio Cannella di cambiare “pizzini” che lo stesso collaboratore avrebbe recapitato a Bagarella.
Una stagione ancora oscura durante la quale il boss corleonese invaghito di separatismo voleva duplicare l’esperimento leghista catanese a Palermo, racconta il pentito, che parla anche della candidatura di Strano alla presidenza della provincia di Catania. L’inchiesta finì in un’archiviazione, lui proseguì l’avventura politica in An: l’anno scorso è stato assessore regionale al Turismo della giunta Lombardo e lanciò tra le polemiche la Sicilia come meta del turismo gay.
Poi tentò la riconferma, ma Lombardo gli negò la qualità di “tecnico”, lasciandolo fuori dalla sua quarta giunta. Si consola con la Film Commission, decidendo di finanziare film in base a criteri turistici, piuttosto che culturali. L’indagine per mafia lo sorprende a Perugia, alla convention di Fli, ma il suo motto ricorda passioni di altri leader: “Frequento con piacere i locali dove ogni desiderio è possibile. Le mie donne sono sempre con me. Vivo dannatamente di contraddizioni”.
2 – GIAMPIERO CATONE: RICICLATO E PLURINDAGATO…
Chiara Paolin per “il Fatto Quotidiano“
Chissà cosa farà nella sua prossima vita l’onorevole Giampiero Catone: già ne ha vissute molte. Napoletano di nascita e abruzzese d’adozione, 54 anni ben portati, uomo Dc devoto a Rocco Buttiglione sin dalla più tenera età, Catone è un virtuoso dello slalom politico-istituzionale.
Mentre la Prima Repubblica cadeva a pezzi, lui riuscì fortunosamente a impossessarsi del simbolo scudocrociato assicurandolo in dote all’amico Rocco, il quale lo premiò nominandolo suo capo di Gabinetto al ministero delle Politiche Comunitarie con delega particolare allo sviluppo economico. Un posto ideale per Catone, ormai approdato a una felice vita Udc: economia, lavoro e relativi fondi lo hanno sempre appassionato moltissimo. Al punto da inventarsi attività inesistenti per cui richiedere lauti finanziamenti al Ministero dell’industria.
Per questo nel 2001 fu arrestato con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, falso, false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta pluriaggravata. In pratica, due bancarotte da 12 milioni di euro l’una, e 6 milioni di finanziamenti ottenuti a fondo perduto. Dopo una serie di pericolosi rinvii a giudizio, arrivò la manna della prescrizione, ma ancora nel 2003 e nel 2007 la giustizia tornò a occuparsi di lui per bancarotta fraudolenta ed estorsione. Accuse da cui venne assolto, e subito promosso al Pdl: un seggio sicuro in Lombardia, una lussuosa poltrona da deputato che però non gli ha fatto passare la voglia di cambiare ancora.
È infatti entrato in Fli il 24 settembre, nei giorni più caldi del divorzio libertario: in cambio è arrivata la nomina a responsabile del movimento per l’Abruzzo. Ma la base locale ha reagito malissimo, dimissioni a raffica e una domanda: come parlare di legalità con un rappresentante plurindagato? Il 4 novembre il clamoroso dietrofront: Daniele Toto, nipote dell’avioimprenditore (e a sua volta indagato) Carlo, ha scalzato Catone.












