LA POLITICA PERDE IL PRIMATO, di Mario Sechi

Pubblicato il 10 novembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e Mario Monti Primo squillo della giornata, ore 9.08: «Mario, cosa fanno nel Palazzo? Qui crolla tutto». È un trader che opera sulle piazze di Londra e Milano, il suo mestiere è comprare e vendere titoli del debito pubblico europeo. Secondo squillo del giorno, ore 10.05: «Serve un governo Monti subito, un esecutivo di tecnici». È un giornalista che si occupa di economia. Terzo squillo, ore 12.00: «Siamo già al bivio. O si va al voto anticipato o sosteniamo un governo tecnico». È un parlamentare con tutti i neuroni a posto. In questi tre episodi c’è il senso di una giornata drammatica. Ieri per tutto il giorno mi sono interrogato: ma chi decide le sorti di un Paese? La politica, il Parlamento, i cittadini che votano o i fondi di investimento e gli speculatori? Dove si ridisegnano lo scenario del post-Berlusconi e il destino di una nazione e di un sistema politico? Nelle urne o dentro i caveau delle banche? La politica vacilla sotto i colpi dei mercati. La crisi finanziaria del 2008 aveva fatto squillare il campanello d’allarme e i governi avevano promesso di cambiare le regole della turbofinanza. Tre anni dopo siamo non solo punto e a capo, ma assistiamo inermi alla frantumazione dell’Europa, la più grande area economica del mondo, con la moneta più forte e con più giustizia sociale. Francia e Germania discutono sulla creazione di meccanismi per prevedere l’uscita di un Paese dall’Euro. Il partito della Cancelliera Angela Merkel, la Cdu, sta preparando una bozza da discutere alla prossima conferenza sull’Eurozona. Come avevamo anticipato, siamo a un passo dal breakup, dalla rottura di Eurolandia. Complimenti a Parigi e Berlino. E a Roma che accade? Si cerca di rimettere insieme i cocci. Il presidente Napolitano pensa che un governo Monti sia la soluzione giusta e Berlusconi è sulla stessa linea del Quirinale, un governo di emergenza sostenuto da tutti i partiti che ci stanno. Si chiama realpolitik. Per calmare i mercati si fanno mosse da war game. Vedremo la loro efficacia. Per ora sappiamo che le furbizie di Berlino e Parigi stanno affamando la Grecia, mentre i partiti del Belpaese stanno firmando il loro suicidio di massa. Speriamo si salvi almeno l’Italia.  Mario Sechi, Il Tempo, 10 novembre 2011

………….Non sappiamo se sia vero che Berlusconi sia d’accordo con un nuovo governo che sostituisca il suo, a guida del neo senatore Mario Monti. Ammesso pure che ciò sia vero, ci è bastato vedere ieri sera  durante Porta a Porta lo scontro tra Di Pietro e la Bindi  e poi gli assolo della stessa antipatica, surreale e arrogante esponente del PD per avere dubbi che un nuovo governo, sia pure partorito da inattese “alleanze, determinate da ragioni di mera convenienza tattica, che si dissolverebbero al primo prurito dell’ultimo due di coppe quando la briscola è a denari, possa, dopo essere nato, governare. Per carità, Monti è persona egregia e piena di qualità, ma quante sono sone le persone in Italia, Paese di eccellenze in ogni campo,  che possono vantare le spesse qualità?  Tantissime. Ma non bastano, e spesso sono irrilevanti per guidare un Governo che voglia governare e, nel nostro caso, mettere insieme il diavolo e l’acqua santa. Perchè di questo si tratta: far stare insieme gruppi e singoli che nutrono oltre che  reciproca avversione politica (spesso personale),  diversa opinione rispetto ai problemi che assillano l’Italia e sopratutto diversa opinione rispetto alle soluzioni da dare a questi problemi. Per cui, insieme a Sechi, ci dichiarimao scettici rispetto alla scelta che pare si stia per intraprendere. E’ una scelta che non farà altro che rinviare di qualche mese la scelta obblgata che sono le elezioni anticipate. Si facciano, si facciano le alleanze, si formino, se possibile, le omogeneità rispetto ai problemi e alle soluzioni, si concordino i programmi e poi si chieda agli italiani di scegliere. E’ l’unica strada corretta, politicamente e   democraticamente corretta, per avere un governo che abbia non i voti raccogliticci in Parlamento, ma piena e indiscussa  rappresentatività e credibilità. Senza delle quali,  tanto valeva, a ritenere fondate le critiche della opposizione al governo Berlusconi,  tenersi il governo attuale. g.

L’INTESA TRA BERLUSCONI E NAPOLITANO SCOMBINA I PIANI DEL PD

Pubblicato il 9 novembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Nel pomeriggio tutto sembrava andare per il verso giusto per il Partito democratico: con le opposizioni che si astengono in modo compatto alla Camera, con la maggioranza che non raggiunge la maggioranza alla Camera, con il segretario del maggior partito d’opposizione che parla a Montecitorio come fosse lo speaker di tutte le opposizioni, con i vertici del Pd che chiedono al presidente del Consiglio di andare al Quirinale e con il presidente del Consiglio che a fine giornata decide quatto quatto di presentarsi davvero di fronte al presidente della Repubblica. Tutto insomma sembrava andare per il verso giusto, e invece proprio quando il leader del Pd già si leccava i baffi immaginando concretizzata la propria richiesta di dimissioni succedeva quello che nessuno nel centrosinistra si aspettava: Berlusconi non offre le sue dimissioni a Napolitano, propone al presidente della Repubblica di approvare subito la legge di stabilità alle Camere, si impegna a presentare le sue dimissioni un minuto dopo l’approvazione del maxi emendamento alla Camera e ricorda che in caso di sfiducia (praticamente certa) per quanto lo riguarda non esistono né passi indietro né passi laterali: esistono solo le elezioni. E Napolitano cosa fa? Il Pd era certo che altra soluzione oggi non ci sarebbe stata se non quella delle dimissioni del Cav; e invece Napolitano dimostra di non avere alcuna intenzioni di farsi portavoce delle velleità ribaltonistiche delle opposizioni e dice al Cav. d’accordo, presidente, proviamo. Risultato? Il Pd, naturalmente, va nel pallone e dopo aver vissuto le ultime ore di questa pre crisi di governo puntando forte su un famigerato esecutivo di decantazione ora si ritrova a fare i conti con un presidente della Repubblica che di fronte all’ipotesi di sciogliere le Camere e di andare alle elezioni semplicemente non dice di no. E questo, sinceramente, il Pd proprio non se lo aspettava. Anche perché al momento il partito di Bersani tutto sembra tranne che essere davvero pronto a scaldare i motori per le prossime elezioni. Claudio Cerasa, Il Foglio, 9 novembre 2011


IL REALISMO DI BERLUSCONI, di Mario Sechi

Pubblicato il 9 novembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Silvio Berlusconi Il governo ieri ha fatto un test sulla sua tenuta e il risultato numerico e politico è inequivocabile: 308 voti alla Camera sul rendiconto sono il segnale che la maggioranza non c’è più e la coesione dei gruppi che la compongono è saltata. Ora Berlusconi ha davanti a sé due strade: guidare la crisi o esser guidato dalla crisi. Tra avere in mano il volante e stare sul sedile posteriore c’è una bella differenza. Berlusconi può contare sulla regia attenta di Napolitano e sul fatto che l’opposizione ha mostrato di avere solo il «piano A» (costringerlo alle dimissioni) ma non ha neppure un’idea di «piano B» (che alternativa costruire dopo la sua uscita). Il Cav è salito sul Colle avendo cura di non indebolire la sua posizione.
Non cercherà un altro voto di fiducia per confermare il suo governo, ha capito che si sta uscendo da una fase politica durata 17 anni. Siamo già nel «post», la partita e lo schema sono diversi e mentre i suoi avversari sono ancorati all’antiberlusconismo, lui sta uscendo dal berlusconismo. Per andare dove? Intanto si abbandonano gli scenari degli irriducibili che volevano far sembrare il Cav come il giapponese che nella giungla fa la guerra, ma Tokio è già caduta. Berlusconi ha capito che è ora di fare una scelta politica logica e lineare, la cosa giusta e onorevole per la sua storia, una proposta che poggia sul pilastro del programma e degli impegni che abbiamo preso con l’Europa. Tre sono i punti chiave della svolta: 1. Votare la legge di stabilità con il maxiemendamento chiedendo il concorso responsabile dell’opposizione; 2. approvare un decreto che contiene alcune misure urgenti per il controllo dei conti e il rilancio dell’economia; 3. annunciare le dimissioni da Palazzo Chigi con la richiesta di nuove elezioni.

Tutto questo fa parte di un gioco trasparente in cui gli interessi del Paese vengono tutelati in un momento di straordinaria tensione sul nostro debito pubblico e la volontà popolare non viene calpestata. Un nuovo governo di centrodestra sembra improbabile e le larghe intese si sono già ristrette. Resta il voto ed è mille volte meglio del vuoto. Mario Sechi, Il Tempo, 9 novembre 2011

.………..Se Berlusconi è realistico, le opposizioni sono nel mondo della luna. Perchè l’epilogo della parabola politica di Berlusconi, se pure tanto invocato e atteso, alla fine le ha spiazzate. L’ipotesi di elezioni anticipate non fa dormire sonni tranquilli a nessuno,  specie se esse verranno  subito dopo l’approvazione delle misure anticrisi volute dall’Europa e che dividono proprio le opposizioni, talune delle quali le definiscono macelleria sociale, per cui non le voteranno, contribuendo a rendere ancora più difficile la situazione economica del Paese. Discorso a parte per il PDL o per quel che resta di un sogno della parte moderata della società italiana. La classe dirigente chiamata a realizzarlo e a gestirlo si è dimostrata per la maggior parte inadeguata. La maggiore causa di ciò riviene dal modo in cui la classe dirigente, a tutti i livelli, è stata scelta, cioè  senza partecipazione alcuna da parte della società stessa. La gran parte di questa classe dirigente è il frutto di accordi e sottoaccordi interni tra gruppi e sottogruppi, in un quadro peggiore del tramonto della prima repubblica. E se quella della prima repubblica  alla fine implose per il logorio della lunga gestione del potere, questa non è stata capace di resistere alla preoccupazione della propria salvezza personale. Si spiegano così le defezioni di queste ultime ore, di qualche pseudo  “pezzo da novanta” e di molti peones e qualche subrettina d’avanzpettacolo, che al timore di perdere ciò che avevano conquistato senza sudore e fatica,hanno preferito scappare, non traditori, ma disertori dinanzi al nemico, quelli che in tempo di guerra venivano fucilati alle spalle. Non siamo in guerra, non verranno fuciliati alle spalle, ma porteranno per sempre su di loro stampato il marchio dell’infamia, unito alla più assoluta mancanza di incidenza che la loro diserzione avrà prodotto sugli interessi del Paese. g.

SARA’ VERO? IL SINDACO GERONIMO RISPONDA E CHIARISCA

Pubblicato il 8 novembre, 2011 in Notizie locali | Nessun commento »

Il PDL di Toritto ha diffuso ieri un documento nel quale ipotizza che il sindaco Geronimo vorrebbe allocare un impianto di compostaggio all’intenro della zona industriale di Toritto, a poche centinai di metri dall’abitato. Nel documento viene ampiamente spiegato in cosa consista, cosa faccia, e quali svantaggi produce l’impianto. Ci pare che tocchi al sindaco Geronimo spiegare, chiarire e nel caso smentire la notizia diffusa dal PDL sulla scorta di atti che vengono richiamati  nel documento. Ecco il testo integrale del documentio del PDL.

Il sindaco Geronimo vuole  installare  un impianto di compostaggio di rifiuti a poche centinaia di metri dal centro abitato: ci farà morire dalla puzza….e non solo!

L’antefatto

Nel territorio dell’ATOBARI4 (Ambito Territoriale Ottimale) di cui fa parte Toritto,   deve essere realizzato un impianto di compostaggio per il trattamento e la trasformazione in terriccio e concime della frazione umida dei rifiuti solidi urbani e degli scarti della produzione agricola e industriale biodegradabile, nonché un sito  per la raccolta e stoccaggio della quota di  frazione secca riveniente dall’umido.

Lo svantaggio principale di questo tipo di impianto è costituito  dalla emissione di odori puzzolenti che rendono impossibile la coesistenza con i centri abitati.

Non a caso la norma regionale (Decreto Commissario Delegato n. 41 del 6.3.2001) stabilisce che detti impianti non possono sorgere a meno di 300 metri da case sparse o isolate, a meno di 2000 metri dal limite degli agglomerati urbani, a meno di 2500 metri da ospedali, luoghi di cura, etc.

Il fatto

Nella riunione del 15 aprile 2011 dell’Assemblea dell’ATOBARI4 fu deliberato, benché assente il rappresentante del Comune interessato, che l’impianto venisse realizzato in località “Torre dei Gendarmi”, in territorio di Grumo Appula, presso la cosiddetta “astronave”, ancor oggi sotto sequestro giudiziario, lungo la statale 96, dopo il bivio di Mellitto.

In quella riunione il Comune di Toritto era rappresentato dall’assessore Caterina  Castoro che insieme al rappresentante del Comune di Santeramo, si astenne.

L’assessore Castoro, che rappresentava il sindaco Geronimo, non motivò le ragioni della sua astensione ma lo fece nel corso di una intervista rilasciata al periodico di Altamura “Il Resto” che la pubblicò il 24 giugno 2011. Nell’intervista, l’assessore Castoro, che è assessore all’Ambiente in seno alla Giunta Geronimo, spiegò che la sua astensione era in realtà un “no”, in quanto, ritenendo evidentemente di parlare a nome dell’intera maggioranza e soprattutto del sindaco Geronimo, dichiarò che “Non siamo affatto favorevoli. Ci rendiamo conto che il suo avvio sarebbe un reale danno sia per Toritto che per Quasano”: l’assessore Castoro, però,  (forse!?) non conosceva, al momento del rilascio dell’intervista, quel che invece aveva già fatto il “suo” sindaco.

Quel che ti combina Geronimo (sindaco)

Infatti, poco più di un mese dopo “l’astensione che equivaleva ad un no” dell’assessore Castoro alla realizzazione dell’impianto di compostaggio a 10 chilometri da Toritto, l’assemblea dell’ATOBARI4 si riunisce nuovamente il 23 maggio 2011 e questa volta alla riunione partecipa per il Comune di Toritto lo stesso sindaco Geronimo, il quale,  dopo aver chiesto e ottenuto la revoca della precedente delibera del 15 aprile 2011, si legge nel verbale dell’assemblea che:

“Propone di valutare possibili localizzazioni alternative ( a quella deliberata) ….ipotizzando anche una eventuale disponibilità di un’area nella Zona Industriale del Comune di Toritto”.

Cosicchè, mentre  l’assessore Castoro, appena un mese prima si era dichiarata contraria ad una localizzazione dell’impianto di compostaggio a 10 chilometri da Toritto, per via dei suoi enormi svantaggi ambientali,  Geronimo,  un mese dopo,  si dichiarò invece disponibile a installare l’impianto all’interno della zona industriale di Toritto, la cosiddetta zona PIP, lungo il dismesso  tracciato della statale 96,  che dista meno di 300 metri da case sparse e da significativi insediamenti industriali di Toritto, molto meno di 2000 metri dal limite dell’agglomerato urbano di Toritto, e molto meno di 2500 metri dall’ex presidio ospedaliero di Toritto nel quale sono allocati ambulatori medici e in prospettiva un centro di terapia riabilitativa,  e quindi in aperto contrasto con le norme regionali.

Primo obiettivo (di Geronimo) raggiunto

Nella seduta dell’assemblea dell’ATOBARI4 successiva, il 20 giugno 2011, con la delibera n. 3, presente per il Comune di Toritto il  vicesindaco, si procede alla revoca della deliberazione n. 1 del 15 aprile 2011 e a dare mandato al presidente del consorzio di chiedere formalmente agli altri comuni facenti parte dell’ATOBARI4 la disponibilità per l’eventuale localizzazione degli impianti di compostaggio e stoccaggio”.

Da allora tutto tace,  ma  entro il 31 dicembre prossimo occorre che l’ATOBARI4 individui il sito ove allocare l’impianto perché a quella data  scade  il termine  per la presentazione della domanda  alla Regione per il finanziamento dei costi di costruzione dell’impianto, perciò è possibile  che il Comune di Toritto avvii da un momento all’altro la procedura per insediare questo indesiderabile oltre che “puzzolente  regalo” di Geronimo,  nel nostro territorio e sotto le nostre case.

Cosa prevede la legge

  1. La normativa vigente prevede che gli impianti di compostaggio siano finanziati  a costo zero per i Comuni che li ospitano dalla Regione tramite i fondi europei e la loro gestione è pubblica. La richiesta, che scade il prossimo 31 dicembre, deve essere accompagnata, oltre che dalla delibera di localizzazione da parte dell’Assemblea dell’ATO, anche  dalla delibera del Consiglio Comunale che accetta la localizzazione.
  2. La dimensione di ciascun impianto è direttamente proporzionale alla quantità della frazione umida da trattare e trasformare.

I dati

  1. 1. In  base ai dati 2010 della raccolta differenziata dei Comuni facenti parte dell’ATOBARI4 (Altamura, Cassano Murge, Gravina in Puglia, Grumo Appula, Minervino Murge, Poggiorsini, Santeramo in Colle, Spinazzola, Toritto) l’impianto di compostaggio a servizio della stessa ATO,  impegnerà circa 40 mila metri quadri, cioè il 40% dell’intera area industriale del PIP.
  2. Accanto, o all’interno  all’area dell’impianto, bisogna anche reperire altra area per la raccolta e il “provvisorio” stoccaggio dei residui secchi, statisticamente sempre presenti nella frazione umida, pur con la migliore attenzione prestata dai cittadini nel differenziare la frazione organica biodegradabile,  nella misura che può variare tra il 10 e il 25%.
    1. Questa area “provvisoria”,  andrà ulteriormente a sottrarre aree destinate agli  insediamenti  industriali cui è vocata l’area PIP, peraltro con il rischio reale che da “provvisoria” diventi definitiva con la creazione sul territorio, nei pressi del paese, non solo di un maleodorante impianto di compostaggio, ma anche di una vera e propria discarica di rifiuti.
    2. La ricaduta occupazionale è assolutamente esigua: la gestione dell’impianto, infatti, non potrà occupare più di 8/10 persone, quindi una ricaduta occupazionale estremamente riduttiva rispetto alle potenzialità occupazionali sempre auspicate nel PIP.

GLI SVANTAGGI

  1. Il primo, il più grave per la salute e per l’ambiente, è quello, lo evidenziamo ancora, della emissione per ampi raggi, certo al di sopra delle distanze di sicurezza fissate dalla legge,  di odori puzzolenti e insopportabili;
  2. Proliferazione di batteri ed insetti;
  3. Aumento  pericoloso del traffico veicolare con mezzi pesanti  per il  trasporto;
  4. Masse di prodotto (concime) invenduto, in prossimità dell’impianto;
  5. Gas maleodoranti;
  6. Pericolo di esplosioni di impianto quando vengono adottate misure di insufficiente qualità sia nella realizzazione sia nella conduzione dell’impianto stesso, certo remoto, ma possibile;
  7. Emissioni nocive derivanti dalla combustione del biogas (se previsto);
  8. Destinazione di fatto dell’intera area industriale per il puzzolente impianto di compostaggio che provocherà bassissima ricaduta occupazionale perché è inimmaginabile che industrie particolarmente e negativamente sensibili a condizioni di vivibilità ridotte, possano  insediarsi nella parte residua ( al’incirca il 40%) della zona industriale.

Questo ultimo aspetto ci induce a chiederci e a chiedere cosa ne pensino gli amministratori del consorzio per l’area industriale, concessionario dell’intera area, titolati essi solo a concedere l’area per realizzare l’impianto.

In particolare siamo curiosi di sapere cosa ne pensi  il vicepresidente del consorzio, cioè il consigliere comunale Giorgio (lo stesso delle case abusive di via Leonardo da Vinci): è d’accordo con Geronimo (lo stesso che era vicesindaco all’epoca  delle case abusive di via Fleming e via Leonardo da Vinci)?

Visti i precedenti,  non ci meraviglieremmo che i due siano d’accordo, pronti a  sacrificare gli interessi della nostra comunità, dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Toritto, novembre 2011 IL PDL DI TORITTO

TRE SCENARI UNA SOLA CARTA, di Mario Sechi

Pubblicato il 8 novembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Silvio Berlusconi Le prossime 48 ore non saranno solo le più importanti della legislatura, ma una svolta della storia politica italiana. La parabola di Silvio Berlusconi si sta compiendo e il punto di caduta è ignoto. Nessuno sa cosa accadrà. Un Paese in cui la politica ha ceduto alla speculazione è capace di tutto. I mercati comprano e vendono, in Italia abbiamo dato loro anche il potere di voto, così lo sfregio della democrazia è compiuto, con il sorriso compiaciuto dei «democratici». Soddisfazione breve, perché l’imminente uscita di Berlusconi da Palazzo Chigi già semina il panico. Il «The End» sul film del Cav cade nel momento più convulso della sceneggiatura e gli avversari non sono preparati per gestire una trama così complessa. È bene che Berlusconi lo ricordi e affronti il Parlamento brandendo il programma della lettera di Bruxelles e i tempi di realizzazione scanditi dal monitoraggio del Fondo monetario internazionale. Da questo scenario nessuno può scappare. Quella lettera non è un impegno del governo ma del Paese e i «salvatori della patria» lo sanno. Berlusconi chieda a Senato e Camera di votare quegli impegni e – con la maggioranza o senza – salga al Quirinale per dire al presidente della Repubblica la verità su questa fase autolesionista della politica: «Non voglio più essere il capro espiatorio di tutti i mali italiani, mi impegno a concorrere a una soluzione che mi sollevi da questo ruolo». Vie d’uscita sicure? Nessuna. A un anno dalle elezioni nessun partito vuole prendersi la responsabilità delle riforme, perché sa che pagherebbe un caro prezzo in termini elettorali. Non a caso un politico navigato come Pier Ferdinando Casini invoca l’ingresso del Pd al governo. Per lui sarebbe più logico ricostruire l’area moderata con un nuovo esecutivo di centrodestra. Ma da solo non ci va e non ci sta. Vuole diluire e spalmare l’impatto elettorale dell’agenda europea. Ecco perché il voto è l’unica via di sbocco realistica in questa situazione. Un governo dei moderati con un nuovo presidente del Consiglio è improbabile; l’esecutivo di unità nazionale, l’ammucchiatissima, è uno zombie politico. Sul tavolo per ora c’è una sola carta giocabile da tutti: le elezioni anticipate.  Mario Sechi, Il Tempo, 8 novembre 2011

.…E siano elezioni anticipate, con un solo rammarico: che si facciano con la legge dei nominati, per cui al cittadino è nuovamente sottratto il diritto-dovere di scegliere da chi farsi rappresentare in Parlamento. Per di più taluni dei malpancisti, tra cui Pisanu, ritorneranno in Parlamento coperti dal recente “tradimento” e vi ritorneranno anche taluni che senza essere malpancisti sono del tutto inutili sul piano della raccolta del consenso. Questo è il bel risultato che avranno ragigunto gli oppositori  la cui fregola di mandare a casa Berlusconi impedisce di vedere al di là del proprio naso….salvo che essi sbraitano tanto contro la legge “porcata” ma in fondo al cuore siano i primi a preferirla in modo da poter  “sedere” in Parlamento i prpri “famigli”. Esattamente come il tanto vituperato Berlusconi all’insegna del sempre valido “fai come ti dico, ma non fare come faccio”. g.

BRACCIO DI FERRO PDL- EX DC

Pubblicato il 7 novembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Sono passati quasi trent’anni da quando Luigi Pintor, fondatore del quotidiano il Manifesto , scrisse un celebre articolo intitolato: «Non moriremo democristiani ». Ne era sicuro, ma la storia ha avverato solo in parte quella sinistra (di provenienza) profezia.

Beppe Pisanu

Beppe Pisanu, non ha un voto fuori del Parlamento, ma dentro ne ha uno, il suo, che gli ha regalato Berlusconi

Finita ingloriosamente la gloriosa stagione di comando, i democristiani superstiti alla scomparsa della Dc sono stati salvati dalle ciambelle di salvataggio lanciate da Berlusconi.

Alcuni lo hanno fatto convintamente, altri, la vecchia guardia, si sono comportati da camaleonti in un ambiente a loro in realtà estraneo: il berlusconismo. In molti casi la definizione più giusta è: opportunisti. Sono stati i primi a salire sulla barca di Silvio quando aveva il vento in poppa, sono i primi a scendere sdegnati in vista delle secche. Sono fatti così. Da Cirino Pomicino (esperto di tangenti) a Beppe Pisanu (esperto a coprire banche in fallimento, come l’Ambrosiano) a Vincenzo Scotti (esperto di pasticci coi fondi neri dei servizi segreti), ogni giorno porta un nuovo voltagabbana targato Dc. Chi va diritto con Fini (Pisanu), chi vuole allearsi alla sinistra (Casini), chi basta che non ci sia Berlusconi ( Formigoni), chi basta che salti fuori qualche cosa (Scajola).

Pisanu, Scotti e Cirino hanno 220 anni in tre, da una vita tramano dietro le quinte della politica e ancora non hanno smesso. Ma oggi servono, sono merce preziosa per chi vuole fare cadere il governo. Fini e Casini, quelli del rinnovamento politico ed etico, li accolgono a braccia aperte. Non hanno più voti elettorali ma hanno il loro voto in Parlamento. Saranno usati e poi, comunque vada, rigettati dietro le quinte. Perché non sono affidabili per nessuno. Si accontentano della foto sui giornali, degli applausi dei nuovi fan (fino a ieri nemici). Sono felici come bambini alle giostre. Sono in grado di fare danni, ma non ci faranno morire democristiani. Perché i democristiani veri erano, e sono, cosa diversa da loro. Alessandro Sallusti, 7 novembre 2011

…..E’ vero, Scotti, nella DC,  lo chiamavano Tarzan, per l’abilità che aveva nel saltare da una corrente al’altra, senza farsi male; Pomicino era l’alter ego di Andreotti che non lo stimava; Pisanu era il peggiore di tutti, perchè senza lode e senza infamia si aggregò a Benigno Zaccagnini, divenendone il più vicino collaboratore,  traendone vantaggi e privilegi. Nel 1994, al tracollo del PPI, rimase fuori dal Parlamento nel quale rientrò nel 1996 grazie a Berlusconi che lo ripescò, confermandolo nel 2001, quando lo nominò ministro per l’attuazione del programma, cioè al niente, per passare poi agli Interni dopo il primo “naufragio” di Scaiola. Ma tutti e tre non possono essere l’immagine della DC, che anche quando apparve scalcinata, aveva altri volti e altri nomi, tutti meritevoli di stima e di considerazione per la loro capacità di governo con cui avevano portato l’Italia prima fuori dalle miserie del dopoguerra e poi l’avevano innalzata al ruolo di settima potenza industriale del mondo. No, con quella DC, e con quegli uomini, quelli che si accingono a tradire Berlusconi, dopo esserne stati beneficiati, non hanno nulla a che spartire. Quelli erano Uomini, questi al più sono ominicchi. g.

CERCASI CAMERA. MA CON VISTA DAL COLLE

Pubblicato il 6 novembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

di Marcello Veneziani – 06 novembre 2011, 10:11

A pensarci, la cosa più assurda del­la campagna feroce di Casini, Fi­ni & C. è che vogliono far cadere Berlu­sconi non per andarci loro a Palazzo Chigi e assumersi le responsabilità di governare.

Non ne hanno l’attitudi­ne, la voglia, il curriculum, il program­ma. Furono comizianti, politici da piazza e da congresso, sono dichiaran­ti da tg e furbi navigatori del politiche­se. La loro aspirazione vera è fare il pre­sidente della Repubblica. Perché, con rispetto parlando, là non si lavora, non ci si sporca le mani col Paese, l’emergenze, la quotidianità, l’ammi­nistrazione, il fisco, le alleanze capric­ciose. Una fatica, due palle, tre monti.

Al Quirinale invece c’è da fare solenni dichiarazioni di nobilissima ovvietà all’Italia, c’è da salutare folle, baciare bambini, inaugurare mostre e asse­gnare premi, mai mazzate. E continua­re a manovrare ma dall’alto, sparare senza essere sparati, far politica di soppiatto, godendo dello statuto di in­violabilità, si può rimproverare e non essere rimproverati. Severo monito, accorato appello, alto patrocinio.

Vedete la popolarità, meritatissima peraltro, di Napolitano, in pieno ma­rasma: il Paese crolla sotto il maltem­po e la malapolitica, ma lui è conside­rato un corpo illeso, puro, al di sopra della mischia e della melma. È quel che cercano Casini e Fini, e non solo loro, in verità; non si cimentarono mai ad amministrare, giocarono sem­pre e solo in politica, e il loro fine ulti­mo è il Messaggio alla Nazione. Il pae­se crolla, e loro stanno a gufare per poi immolarsi sul Colle. Eccoli, i Quiri­nauti. Marcello Veneziani

….Il ragionamento di Veneziani non fa una grinza, anzi no, una ne fa. Casini e Fini sono due, ma il Quirinale è uno solo  e dura sette anni, una vita in politica, per cui chi dei due deve mettersi in coda,  può finire come la faccetta nera della canzone: aspetta e spera….Ma Veneziani lo sa bene  chi dei due, nel caso, deve mettersi in coda. E’ Fini che da fare il “secondo” a Berlusconi s’è messo a fare il maggiordomo a Casini che da buon chierichetto se l’è preso sotto la sua ala protettrice e lo usa, anzi lo spreme come un limone, pur sapendo che di succo da quel limone lì,  già abbondantemente spremuto,  ne esce molto poco. Ancor meno ne esce dall’ultimo folgorato sulla strada di Damasco, il sardo Pisanu, il quale a sua volta qualche pensierino al Colle l’avrà anche fatto, data l’alta considerazione che ha di sè, lui che si fece le ossa accanto al buon (e inadeguato) Zaccagnini, e che da Berlusconi, dopo il nefasto 1994,  fu fatto deputato, ministro, senatore, senza avere un voto che sia uno. Pisanu, come Fini, s’è aggregato, per vendetta contro il suo benefattore,  alla cordata del Terzo Polo e invoca una nuova santa allenaza per “salvare il Paese”. Ma a lui che gliene frega dell’Italia? A lui interessa solo la sua poltrona, possibilmente la più alta possibile e vuoi vedere mai, si sarà detto, che ci può scappare anche quella più alta? Non ha capito che per lui, come per i gatti romani, non c’è più trippa da sgraffignare, pur  facendo finta di essere investito di sacro  compito di “salvatore”. g.


LA FAVOLA DEI PEONES TRAVESTITI DA STATISTI, di Vittoro Bruno

Pubblicato il 6 novembre, 2011 in Gossip, Politica | Nessun commento »

Si parla ogni giorno, ultimamente,  sui giornali, specie quelli cosiddetti di opinione (Il Corriere della Sera, Repubblica, etc etc) di “peones” del Parlamento, cioè deputati nominati da Berlusconi,  i quali sarebbero pronti al “sacrificio” di immolarsi sull’altare di una ritrovata “autonomia” per far saltare il governo e con il governo Babbo Natale, cioè Berlusconi. E’ una barzelletta, il solito tam tam agitato per far saltare i nervi della maggioranza e magari ottenere senza sfrozi che Berlusconi tolga il disturbo da sè, magari pronto a ricolmare di “benessere” quewlli che ora vorrebbero, come Bruto, pugnalarlo alle spalle. Le cose stanno un pò diversamente da quello che scrivono i giornali e in attesa di averne la prova in Parlamento, specie alla Camera, leggiamoci questa lettera al Direttore, pubblicata stamani da Il Tempo, che con  ironia e sarcasmo, smonta la tesi del Corrierone e della strega cattiva, cioè Repubblica,  a proposito degli aspiranti suicidi pronti a rinunciare a prebende e privilegi, prima fra tutti la pensione, per uccidere, sicari da operetta,  per conto altrui, il nemico pubblico n. 1. g.

Caro direttore,
meno male, si fa per dire naturalmente, che, in queste ore, ci sono le alluvioni che esondano anche giornali e tg perché almeno chi legge e ascolta ha modo di seguire una cronaca che capisce: fatti e non i fiumi di di parole, di scenette e di microfonate interviste – sempre le stesse – su un governo Berlusconi che ancora c’è, ma domani non si sa perché ora potrebbero mancargli i voti in Parlamento, anzi no, anzi forse, anzi chissà. È comprensibile che i direttori, avendo da qualche giorno un preoccupante vuoto di intercettazioni e di gossip al pepe e sale da dare in pasto alla gente, tentino di tutto per tenere su copie e share ed evitare flop nelle edicole.

Del resto, quando c’è di mezzo la pagnotta, uno è autorizzato a inventarsi la qualunque cosa. Ma che noia, che “déjà vu” voler per forza, in mancanza di altri più freschi argomenti, tentare di annegare di nuovo il povero lettore in pagine e pagine di politica condite da una “suspence” che non esiste e che, se c’è, pare da circo Togni. Meno male però che, per riempire le pagine, ci sono ora i peones. Sentendo aria di prime pagine che non hanno calcato in vita loro, eccoli rifarsi, in fretta, il maquillage e entrare in scena armati di amletici dubbi su un Berlusconi ormai no, ma forse, invece, ancora sì e chi li capisce è bravo. Copioni già visti e che paiono presi dagli armadi della prima repubblica. Eh si, perché i veri thriller da spasmo alle coronarie come quelli di Agata Christie, caro direttore, sono tutt’altra cosa perché, come diceva Carlo M. Cipolla, uno dei pochi economisti che si faceva capire quando scriveva, la politica, signori miei, è pura matematica o, se preferite, trigonometria nel senso che due più due fa sempre quattro almeno per chi ha imparato, fin dalle elementari, a far di conto. Credo che il Cavaliere la pensi come Cipolla e, difatti, quando provano a sparargli addosso, non riesce a prendere troppo sul serio questi peones che ora spuntano come margherite. E per una serie di motivi che i giornali potrebbero riassumere in un colonnino o al massimo due, quanto basterebbe per spiegare ai lettori come stanno veramente le cose. Punto primo. Se cadesse questo governo e si andasse subito alle elezioni, proprio questi peones ora animati da irredentismo, non saprebbero che pesci pigliare perché dove lo troverebbero un altro partito e soprattutto un altro Berlusconi disposti a rieleggerli, in Parlamento, a costo zero, auto blu compresa? Ma ci sarebbe sempre una via di fuga chiamata Casini. Ma via, chi crede davvero alla possibilità che l’Udc, in quattro e quattr’otto, possa trasformarsi da pesciolino in balena? Se, invece, pensassero di aggrapparsi alle maglie della sinistra, potrebbero finire anche peggio perché è probabile che verrebbero fatti a pezzi in un istante. Punto secondo. Anche se si andasse verso un fantomatico governo di larghe intese, che destino avrebbero questi peones? È possibile che possa essere riservato loro, per riconoscenza (che però, in politica, è stata sempre assai pelosa) un qualche strapuntino, ma non certo sottosegretariati o altro. E poi tutto finirebbe lì, in pochi mesi o, al massimo, in un anno perché alle prossime elezioni resterebbero lo stesso in mutande o forse anche peggio. Cioè a casa a sfogliare album di ricordi. Punto terzo. Ma chi è così tonto da poter pensare che un tipo amabile ma di lunga scuola come Gianni Letta, bussi all’improvviso alla porta del grande Capo e osi dirgli: «Guarda, mi devi scusare, caro presidente, ma ora, se non ti dispiace, il Cavaliere lo faccio io e tu torni nella stalla a mangiare fieno?». Tutto questo per dire, caro direttore, che i giornali con le loro cronache bizantine, non sempre, anzi quasi mai la raccontano tutta giusta. E io credo che si dovrebbe fare meno “scherzi a parte” e avere, invece, un po’ più di rispetto per i poveri lettori. Si può non avere alcuna simpatia per Berlusconi ed io, difatti, confesso di non averne mai avuta troppa, ma da questo a dire che lui possa lasciare baracca e burattini dicendo «pardon» a tutti, anche ai recalcitranti peones, mi sembra una barzelletta da ortolano che porta al mercato le zucche. Insomma ci vuole ben altro per tirarlo giù da quella sedia. A meno che all’improvviso non si stufi di suo e decida di dare un calcio nel sedere alla politica e a chi gli vuol male. È possibile, ma bisognerebbe entrare nella sua testa per sapere se abbia qualche fondamento una simile eventualità. Io, a conti fatti, penso di no. Perché il Cavaliere come pistolero si sente ancora imbattibile. Come John Wayne. Vittorio Bruno, Il Tempo, 6 novembre 2011

INCOMPATIBILI CON L’AGENDA DELL’EUROPA, di Mario Sechi

Pubblicato il 6 novembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Il segretario del Pd Pierluigi Bersani Se Berlusconi è bollito, Bersani è congelato. Se il centrodestra è incapace di fare le riforme, il centrosinistra promette di essere la riedizione dell’Unione. Se il Pdl è un partito anarchico-monarchico, il Pd è un monolite d’intolleranza (vedi alla voce Renzi). Se a destra pensano al giorno dopo, a sinistra sono rivolti all’indietro. Il discorso di Pier Luigi Bersani a Roma era il tassello che mancava: l’opposizione è ferma al «piano A» (cacciare Silvio), ma non ha il «piano B» (cosa si fa se resta?), per non parlare del «piano C» (se cade cosa combiniamo e con chi?). Avviso ai naviganti, c’è un’agenda da rispettare. È quella concordata con la Bce, l’Unione Europea e il Fondo monetario internazionale. Piaccia o meno, quella è la bussola non più del governo, ma dell’intero Paese. Per questo l’attacco di Bersani a Merkel e Sarkozy e alla «destra» europea è un boomerang, fa emergere l’incompatibilità dell’opposizione proprio con quell’agenda. Quel messaggio conferma quanto scrivono le agenzie di rating: il problema italiano è di sistema, coinvolge non solo Berlusconi ma un numero di persone e istituzioni che mandano segnali contrastanti su tutto. Cosa accadrà? Berlusconi resisterà, i mercati ci martelleranno fin da domani e l’opposizione chiederà le dimissioni senza dare soluzioni. Passo indietro del Cav? Facciamo un salto avanti: immaginiamo che Berlusconi lasci la poltrona e si apra la crisi. A quel punto cosa faranno Casini e Fini? Ricostruiranno il centrodestra con un nuovo esecutivo dei moderati e un capo del governo diverso? O prevarrà in loro la tentazione di evitare gli impegni impopolari dell’agenda europea per capitalizzare il ruolo di opposizione quando si andrà al voto? Essere o avere? Entra in scena Machiavelli: la politica non sceglie l’ideale, ma la convenienza. Per questo si galoppa verso le elezioni anticipate, cioè il rinvio della soluzione dei problemi. Tutti cercano l’alibi per buttare all’aria l’impopolare agenda. L’Italia (non) può attendere.  Mario Sechi, Il Tempo, 6 novembre 2011

CENTROSINISTRA SENZA PIANO “B”

Pubblicato il 5 novembre, 2011 in Politica | Nessun commento »

Silvio Berlusconi Non bisogna mai confondere i propri desideri con l’analisi politica. Dopo diciassette anni gli avversari di Berlusconi non hanno ancora compreso che cosa frulla nella testa del Cavaliere quando è in difficoltà. Eppure non dovrebbe essere così difficile, l’esperienza serve a questo. Ne ho avuto la prova ieri in tv a «Otto e Mezzo» quando Enrico Letta – politico che stimo – ha liquidato come farneticazioni le parole del premier da Cannes. Ancora una volta il centrosinistra – con un parlamentare che dispone di ottimi strumenti di comprensione – non coglie il sottotesto del messaggio di Berlusconi: le elezioni anticipate. Bastava ascoltare bene Alfano subito dopo la consultazione con Napolitano l’altro ieri e mettere in fila le dichiarazioni di Calderoli per concretizzare lo scenario prossimo venturo. Eccolo qui: Berlusconi andrà in Parlamento a cercare la fiducia e, a dispetto di quel che si crede, ha ottime possibilità di ottenerla. Saltato questo ostacolo, il Cav proverà ad andare avanti, ben sapendo di non essere nelle condizioni ideali, ma forte di un fatto che tutti stanno ignorando: il monitoraggio del Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione Europea è una blindatura alla quale neppure l’opposizione può sottrarsi. Il centrosinistra ha in testa, legittimamente, un solo scenario: la defenestrazione di Berlusconi. Non mette neppure in conto che egli possa farcela. E se il «piano A» non riesce che si fa? La domanda resta inevasa e invece al posto del Pd e soprattutto di Casini io me la porrei. Qual è il «piano B»? Di fronte a un governo che sta in piedi non si può pensare di andare avanti con la strategia dell’ariete. Si rischia la frattura del cranio mentre i mercati martellano il Paese e il portafoglio dei cittadini. Quando il direttore generale del Fmi dice che «l’Italia non è credibile» lancia un’accusa non solo al governo, ma anche al Parlamento incapace di superare lo spirito di fazione e votare riforme comuni. Prima si salva l’Italia, poi si regolano i conti. Non lo faranno. E a quel punto Berlusconi potrà dire che alla sinistra non importa nulla del Paese. E sarà campagna elettorale.  Mario Sechi, Il Tempo, 5 novembre 2011

....Sinora le analisi di Sechi l’hanno sempre azzecata…sarà così anche questa volta! g.