ECCO L’ITALIA DEI SACRIFICI: IL MORALISMO FASULLO DI CELENTANO COSTERA’ A NOI CHE PAGHIAMO LE TASSE SINO A 750 MILA EURO
Pubblicato il 27 gennaio, 2012 in Costume, Cronaca, Politica | Nessun commento »
Adriano Celentano ci sarà. Trecentomila euro a puntata e un tetto massimo di settecentocinquantamila euro. Niente spot pubblicitari, perché il maestro non può essere interrotto dal bieco capitalismo, e blocchi da venticinque minuti.
I termini dell’accordo tra i vertici della Rai e il Molleggiato sono un colpo durissimo. Dopo un lungo teatrino fatto di polemiche, accuse di censura e contrattazioni serrate viale Mazzini ha raggiunto l’intesa con Clan Celentano per riuscire ad avere il cantante al festival di Sanremo. Una presenza che agli italiani costerà oltre diecimila euro al minuto.
Alla fine hanno vinto il Molleggiato e la sua cricca. Un cachet con troppi zero che di sicuro farà imbestialire non pochi italiani. Un cachet con troppi zero come già se ne sono visti per ospiti come Roberto Benigni. Questa volta, però, oltre all’esborso economico Celentano ha messo tutta una serie di paletti che, inizalmente non trovavano il consenso dei vertici di viale Mazzini. Il contratto, oltre ai punti già concordati da tempo come appunto il compenso economico, recepisce l’accordo verbale raggiunto lunedì sera al telefono dal direttore delle Risorse Artistiche Valerio Fiorespino e l’avvocato del Clan Celentano sugli altri punti: dalla massima libertà per il Molleggiato (nel solo rispetto del codice etico) al diktat sugli spot pubblicitari. Insomma, l’intesa comporta solo minime limature dopo l’invio, mercoledì scorso, da parte del Clan a viale Mazzini della bozza definitiva.
“La firma – spiegano fonti vicine alla Rai in una anticipazione della Adnkronos – permette all’organizzazione del festival di arrivare con più serenità all’appuntamento con la conferenza stampa ufficiale del Festival, prevista al Teatro del Casinò di Sanremo martedì prossimo”. Adesso Celentano è stato accontentato in tutto e per tutto. Dopo una settimana di teatrino (con Claudia Mori che accusava la tivvù di Stato di censurare il marito), è stato superato anche l’ostacolo delle interruzioni pubblicitarie separando la prima performance di Celentano da eventuali altri interventi nelle serate successive. Con un piccolo trucco: il primo intervento del cantante milanese sul palco dell’Ariston verrà inquadrato come evento eccezionale e, per questo motivo, non verrà interrotto da alcuna pubblicità. La stessa prassi fu seguita l’anno scorsi per l’esegesi dell’Inno di Mameli fatta da Benigni.
Tutt’altro discorso è stato portato avanti da viale Mazzini per gli interventi che Celentano farà nelle serate successive: questi potranno essere interrotti solo se supereranno i tempi degli intervalli tra un break pubblicitario e l’altro. Tempi che sono comunque corposi: all’incirca 25 minuti. Se da una parte il Molleggiato “schifa” gli spot pubblicitari, dall’altra non disdegna certo i lauti compensi: come già circolato nei giorni scorsi, il Molleggiato percepirà 300mila euro a puntata per un massimo cumulabile di 750mila euro. Una cifra importante, soprattutto se a sborsarla è la televisione pubblica in tempi crisi economica in cui agli italiani vengono chiesti continui sacrifici. Il Giornale, 27 gennaio 2012
…………..Vergogna! Mentre milioni di italiani non ce la fanno più e non riescono a nemmeno più ad arrivare alla seconda settimana del mese per via delle tasse che il govenro dei professoroni issati sul ponte di comando della sgangherata nave Italia, c’è chi se la ride alle loro spalle, alle nostre spalle! Il molleggiato, il supermoralista da barzelletta, Celentano, ha ottenuto dalla RAI qualcosa come 750 mila euro per le sue apparizioni al Festival di Sanremo, qualcosa come diecimila euro al minuto, diecimila, avete capito bene, al minuto, per assistere per lo più ai silenzi angosciosi di un ex cantante trasformatosi in predicatore ma solo dei peccati altrui. Ci piacerebbe che su questo schiaffo alle povertà italiane , ai 12-16 milioni di italiani che non pososno nemmeno più stringere la cinghia perchè anche quella gli è stata pignorata, se non sequestrata, dai ministri e sottosegretari, tutti superburocrati dello Stato, che ogni giorno se ne inventano una per fingere di fare qualcosa ma che alla fine l’unica cosa che riescono a fare è tassare, tassare, e ancora tassare, facesse sentire la sua voce il signor presidente della Repubblica e quanti pretendono di rappresentare il popolo italiano. Che anche questa volta dovrà mettersi una mano davanti e l’altra dietro e che avrà come unica consolazione quella di sedersi davanti al televisore per vedere come sperpera i soldi degli abbonati il più vergognoso carrozzone italiano, la Rai, appunto. g.

“La morte di milioni è stata trasformata in intrattenimento popolare e in una forma di liturgia teologica, persino in una banale piattaforma di educazione civica”. Alvin Rosenfeld, storico americano dell’Università dell’Indiana e pioniere di fama negli studi sull’antisemitismo, è durissimo con i guardiani della memoria dell’Olocausto. Ha scritto un libro, “The end of the Holocaust”, la fine dell’Olocausto, per denunciare e sviscerare la “volgarizzazione”, la “banalizzazione” e i rischi dietro a questa dittatura della memoria.
Piazza Cavour, palazzo d’epoca, quarto piano sopra lo storico cinema Adriano, 150 metri quadrati, posto auto. La lussuosa dimora è stata aquistata nel 2010 al prezzo stracciato di 500mila euro. Poco più di 3.300 euro al metro quadro nel cuore di Prati, uno dei quartieri più chic della Capitale, dove i prezzi degli appartamenti al metro quadro partono minimo da 7.000 euro fino a superare, proprio in piazza Cavour, i 10.000. In questa casa signorile risiede dal 2005 il presidente del X Municipio Sandro Medici (Sel), paladino dei movimenti per la casa nella Capitale, l’uomo che nel 2007 requisì decine di appartamenti ai privati per evitare lo sfratto di altrettante famiglie opponendosi «all’avidità degli speculatori immobiliari che con arroganza vessano fino allo stremo famiglie povere e disagiate». Dal settembre del 2010, dopo 5 anni di affitto, Medici e la sua convivente possono risparmiare sul canone per dedicarsi al pagamento del mutuo di 350mila euro, ereditato dalla società venditrice, di proprietà di un noto impreditore romano particolarmente attivo nel campo immobiliare. Sandro Medici, giornalista e già direttore nei primi anni Novanta del quotidiano comunista Il Manifesto, a forza di combattere l’emergenza abitativa dilagante nella Capitale al fianco dell’amico e leader di Action, Tarzan – al secolo Andrea Alzetta – deve aver fatto tesoro di quelle esperienze «immobiliari». Deve invece aver preso un vero abbaglio l’amministratore della società che ha venduto l’appartamento per una cifra inferiore alla metà del suo reale valore di mercato, lasciando all’acquirente, per il prezzo di mezzo milione di euro, anche un posto per un’automobile nel cortile del palazzo. È più realistico credere che non si tratti di un affare – pur essendolo – ma semplicemente di un considerevole sconto. Per dovere di cronaca, è bene precisare che la compravendita è firmata davanti al notaio dalla signora L.S., con la quale il minisindaco convive come testimoniato anche dalla targhetta sulla cassetta della posta, a nome Sandro Medici.Matteo Vincenzoni, Il Tempo, 27/01/2012
Chiunque saltabeccando con il telecomando da un canale all’altro ieri sera sia capitato su Ballarò- Rai Tre, mancando gli unici minuti da tv libera in libero paese (quelli di Maurizio Crozza), deve avere immaginato di trovarsi davanti a un cinegiornale del ventennio. Cerrto Mario Monti non ha il fisico da Benito Mussolini, e anche Corrado Passera è agli antipodi. Fosse stato però per Giovanni Floris glieli avrebbe disegnati di proprio pugno, pur di ritrarli pettorali in fuori a trebbiare il grano o impettiti in stazione a mostrare i treni che arrivavano in orario. Il culmine da nuovo regimetto tv Floris l’ha toccato però alla fine della trasmisisone, quando in coppia con uno stupefacente Nando Pagnoncelli, ha snocciolato quelli che venivano impudentemente definiti sondaggi. Il più clamoroso era fatto di tue tabelle. Prima domanda: “Che cosa le piace di più del governo Monti?”. Seconda domanda: “Che cosa le piace di meno del governo Monti?”. Li ho voluti vedere e rivedere, perchè non potevo credere che la Rai e uno dei suoi conduttori si abbassassero a operazioncine così da regimetto. Ma le domande erano proprio quelle. Non “che cosa le piace di Monti?”, contrapposto a “cosa non le piace di Monti?”, perchè è vietato anche solo immaginare che qualcosa di Monti possa non piacere a qualcuno. Al limite può piacere un po’ meno, ma per forza deve comunque piacere. Mai visto in trenta anni di giornalismo una cosa così. Incredibili anche tutti gli altri sondaggi, che valevano come il due di picche perchè solo alla fine si è compreso che ogni risultato aveva alla base il fatto che il 45%, quasi uno su due, non rispondeva. Siccome si è liberi di non rispondere a Pagnoncelli-Floris, e non è un reato, come si è liberi di votare come si vuole senza confessarlo ai gerarchi del nuovo regimetto, è chiaro che qualsiasi risultato monco di metà degli italiani va preso con le pinze. Non da Floris, che invece di premettere a ogni sondaggio come era suo dovere che non aveva risposto il 45% degli intervistati, se l’è presa con loro, facendogli pure la ramanzina dalla tv di Stato: “chi non risponde e non decide alla fine non conta nulla. Quindi se si andasse a votare oggi il risultato sarebbe quello deciso dal 55%”. Viva il regimetto, e non preoccupatevi. Tramonterà anche quello…. Franco Bechis, Libero, 26 gennaio 2012

